Dalla fiaba alla tragica realtà: l’orco cattivo Albert Fish

Il serial killer Albert Fish sulla sedia elettrica a Sing Sing.
Il serial killer Albert Fish sulla sedia elettrica a Sing Sing.

Ai bambini vengono raccontate fiabe su orchi cattivi e lupi affamati che, nascosti nel buio, attendono le loro piccole vittime. Nelle fiabe, soprattutto quelle edulcorate da Disney, di solito c’è un bel lieto fine: Capuccetto Rosso e la nonna sono vive e vegete salvate dal cacciatore che ammazza e apre in due il lupo divoratore e la Bella Addormentata si sveglia come per magia.

In realtà queste e molte altre fiabe, in origine, avevano un finale che poco o niente aveva a che fare con il consolatorio “e vissero tutti felici e contenti”. Di solito c’era sempre qualcuno che ci lasciava le penne e gli altri, più che felici, erano rassegnati alla dipartita del loro caro. I bambini erano avvisati: se vai nel bosco, sei un bambino morto.

L’intento pedagogico c’era, solo che era un po’ da sgrezzare. I bambini dell’epoca probabilmente restavano terrorrizzati a tal punto che sì, avevano salva la vita, ma erano colti da incubi notturni fino alla fine dei loro giorni. Fatto sta che le fiabe, un tempo, erano così. Con i secoli sono diventate meno splatter e con una morale a lieto fine.

E forse anche alla piccola Grace Budd di Manhattan erano state raccontate le fiabe. Era il 1928, Grace aveva 10 anni e dei bellissimi occhi grandi. Viveva con suo papà Albert, sua mamma Delia e i suoi fratelli. Edward, 18enne, era in cerca di lavoro così aveva messo un’inserzione sul giornale. Aveva aggiunto anche il suo indirizzo di casa.

Grace Budd.
Grace Budd.

A casa Budd si presentò un elegante signore, tale Frank Howard, che disse alla famiglia di possedere un’industria dalle parti di Farmingdale e di volere assumere Edward. E la famiglia Budd ne era ben contenta: Albert doveva mantenere cinque figli (oltre a Edward e Grace c’erano anche Albert jr, George e Beatrice) e il suo lavoro da facchino non li faceva vivere certo nel lusso.

Quante belle caramelle

Il signor Howard, dopo quel primo incontro, promise che avrebbe assunto Edward e anche un suo amico, Willie. Poi se ne andò. Ma fece ritorno a casa Budd giorni dopo. Edward aveva già perso ogni speranza, invece il signor Howard tornò con la proposta: lo assumeva. In famiglia erano contenti e lo era anche la piccola Grace. Poi fece un’altra proposta.

Proposta che aveva davvero poco o nulla a che fare con gli affari. L’affabile signor Howard chiese il permesso di poter portare la piccola Grace a una festa di compleanno. Aggiunse che il party era per sua nipote, una ragazzina che aveva più o meno la stessa età di Grace e che le bambine sicuramente si sarebbero divertite.

La fine di Grace

Albert sr e Delia erano piuttosto perplessi. Ma quell’uomo aveva appena assunto il loro figliolo e non avevano alcuna intenzione di contrariarlo. Così acconsentirono e lasciarono che Grace andasse alla festa. Il signor Howard disse loro che l’avrebbe riportata a casa presto. Ma Grace non fece mai più ritorno. Era il 3 giugno 1928.

La casa nel bosco in cui fu portata Grace.
La casa nel bosco in cui fu portata Grace.

Passarono gli anni. E nel novembre del 1934 Delia Budd ricevette una missiva, ma Delia non sapeva leggere così dovette chiedere aiuto a uno dei suoi figli per capire cosa ci fosse scritto. Era il racconto di ciò che era successo a Grace: l’uomo che si era presentato come Frank Howard narrava di come aveva rapito, ucciso e mangiato la figliola di Delia.

Il mittente dava ogni dettaglio [il contenuto della traduzione della lettera può essere disturbante]: “Ricordate? Sono venuto da voi al 406 della 15esima strada Ovest portando formaggio e fragole. Abbiamo pranzato insieme e Grace si è seduta sulle mie ginocchia e mi ha dato un bacio. Poi ho chiesto il permesso di portarla a una festa e voi me l’avete concesso. A quel punto l’ho portata in una casa abbandonata che avevo già affittato. Le ho chiesto di stare fuori e lei si è messa a raccogliere fiori. Nel frattempo sono entrato e mi sono tolto tutti i vestiti: diversamente si sarebbero sporcati del suo sangue. Poi l’ho chiamata e mi sono nascosto in un armadio. Quando è arrivata sono uscito e lei, vedendomi nudo, ha iniziato a urlare e a piangere e ha provato a fuggire dicendo che lo avrebbe detto a mamma. Prima le ho strappato i vestiti e poi l’ho picchiata, morsa e graffiata. L’ho strangolata fino a ucciderla e l’ho tagliata in piccoli pezzi in modo da poterli portare a casa mia. L’ho cucinata e mangiata. Il suo culetto è stato arrostito nel forno. Mi ci sono voluti nove giorni per mangiarla tutta. Non l’ho scopata, anche se avrei potuto. E’ morta vergine”.

L’orco in gabbia

Una lettera agghiacciante. Delia avvisò la polizia. In sei anni gli investigatori non era riusciti a trovare un indizio utile per mettersi sulle tracce di Grace. La busta in cui c’era la lettera aveva uno stemma riconducibile a una associazione. Le indagini partirono immediatamante e si conclusero praticamente lo stesso giorno: il sedicente Frank Howard si chiamava Albert Fish e fu arrestato.

Armi trovate su una delle scene del crimine di Fish: investigatori e bambini. Un altro modo di fare indagini.
Armi trovate su una delle scene del crimine di Fish: investigatori e bambini. Un altro modo di fare indagini.

Fish non tentò nemmeno di negare l’omicidio di Grace e anzi, raccontò la sua storia. Era andato a casa dei Budd con l’intenzione di torturare e uccidere Edward (per nessuna ragione in particolare, solo per aver letto l’annuncio e averlo trovato una preda facile), ma una volta incontrata Grace aveva cambiato i suoi piani.

Il serial killer dei bambini

Albert Fish era nato il 19 maggio 1870 a Washington, D.C. e la sua famiglia era un coacervo di patologie psichiatriche. Albert era solito, tra l’altro, infilarsi aghi nel bacino (una radiografia ne evidenzia almeno una ventina). Era un pedofilo. La sua vita fu costellata da periodi di detenzione e violenze. Venne definito dai giornali Il vampiro di Brooklyn.

Era anche un omicida seriale. Disse di aver molestato almeno 400 minori e di averne uccisi un centinaio quasi tutti di colore: “Perché di loro nessuno si cura”. In effetti la giustizia riconobbe Fish colpevole di quattro omicidi tra cui quello di Grace che gli costò la vita: fu giustiziato sulla sedia elettrica a Sing Sing il 16 gennaio 1936.

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