Domani faccio una strage: convivenze difficili

Michael Douglas nei panni di Bill Foster nel film di Joel Schumacher "Un giorno di ordinaria follia" (1993)
Michael Douglas nei panni di Bill Foster nel film di Joel Schumacher “Un giorno di ordinaria follia” (1993)

Su Facebook leggo quasi ogni giorno frasi negli status che mi fanno sorridere, robe tipo “Sono ostaggio del mio gatto” (mi fa sorridere perché capita anche a me), citazioni da film e da libri (che magari viene voglia di vedere e di leggere), cose a volte tanto sgrammaticate quanto profonde che somigliano a poesie.

E poi ci sono le frasi da brivido. Non tanto per quello che c’è scritto, di base se uno dice che domani andrà in ufficio a fare una strage si sta giusto sfogando e niente di più. Ma sono tanti, tantissimi quelli che sembra non facciano altro che avere a che fare con gli stronzi. E, c’è da pensare, che usino confezioni formato famiglia di Maalox per tenere a bada la gastrite.

Ci sono anche quelli, e le cronache, soprattutto americane, ne sono piene, che dopo aver annunciato la strage l’hanno fatta per davvero. Non che sia una bella cosa, ecco, ma gli stronzi di tutto il mondo sono avvisati. In ufficio pare che gli stronzi siano una caratteristica costante: si trovano a qualsiasi livello, in tutti i campi e a ogni latitudine.

Che non è una buona notizia. Ma è la cruda verità. Ma dove nascono gli stronzi? E perché ci sono? Da dove vengono? Dove vanno? (se avete risposto con una volgarità avete fatto bene, stavo giusto pensandola). Di solito evito di usare parolacce. Sul blog. Nella vita di tutti i giorni sono più simile a un camallo che a un’educanda.Ma certe persone non si limitano a essere solo ostili. O difficili. O incapaci dal punto di vista relazionale. No. Alcuni sono proprio stronzi. Come fare a riconoscerli? E’ semplice: se parla come uno stronzo, si comporta come uno stronzo e fa ragionamenti da stronzo, allora ci sono buone probabilità che sia uno stronzo.

Un po’ mi sento legittimata a usare la parola “stronzi” da quando il professore di scienza dell’ingegneria gestionale Robert I. Sutton ha pubblicato “Il metodo antistronzi”. In ogni caso, tornando alle frasi su Facebook, sembra che in molti al lavoro convivano con gente difficile.

Il siriano cannibale con il cuore del nemico in mano.
Il siriano cannibale con il cuore del nemico in mano.

Cucinare il nemico

Una delle frasi più raggelanti è stata: “Ti strappo le corde vocali e poi ti brucio e ti mangio”. Ho preso paura. Forse chi scriveva è stufo dei continui rimproveri (se no perché nominare proprio le corde vocali?), interessante l’idea di bruciare e mangiare l’altro. Una cosa primitiva e selvaggia. Che travalica ogni tabù e mette il politically correct nell’angolo.

In Siria recentemente un combattente ha mangiato il cuore (crudo) del nemico appena ucciso. Un modo come un altro per annientare l’altro. Verosimilmente il combattente cannibale è affetto da un qualche brutto disturbo psichiatrico.

Tornado a Facebook. Altre frasi sono meno d’effetto, ma infinitamente più tristi, che tanto spesso sembrano grida d’aiuto: “Non ce la faccio più”. Sembrano quasi le ultime parole di uno che abbia in mente di suicidarsi. In tutti i casi, quando la discussione prende vita, si leggono nei vari commenti le motivazioni: “Il capo è uno stronzo”, “Colleghi di merda”, “Lavoro del cazzo”.

Giorni che sembrano anni

Ci sono gli aggressivi e i passivi. Ma tutti sono animati dalla rabbia come reazione alle azioni indegne e malevole di chi li ostacola, li mette in difficoltà, li tratta come nullità. Ci sono anche quelli che non sopportano più niente e se ne escono con puntualità: “Odio il lunedì”, “E’ solo martedì”, “Dai che domani è giovedì”, “La settimana è quasi finita”, “Finalmente venerdì”.

Non dicono altro. Solo questo. Alcuni si lamentano perché è facile ed è gratis. Ma la maggior parte vive un disagio profondo. E forse Facebook è un modo per farlo sapere agli altri. Come il grido d’aiuto di chi non ce la fa più. E verrebbe da dire “Cambia lavoro che la vita è breve, fregatene dei soldi, della crisi, cambia prima di ammalarti”.

Ricky Gervais nei panni di David Brent in The Office (serie inglese di cui è anche ideatore ). Si parla di capi stronzi. E colleghi stronzi.
Ricky Gervais nei panni di David Brent in The Office (serie inglese di cui è anche ideatore ). Si parla di capi stronzi. E colleghi stronzi.

Stronzo e più stronzo

Sembra che in ogni ufficio ci sia uno stronzo pronto a rovinare l’esistenza dei colleghi. Forse dipende dal fatto che la selezione del personale è fatta, nella maggior parte dei casi, basandosi sul cv che, nella maggior parte dei casi, non raccontano tutta la verità e, nella maggior parte dei casi, chi seleziona vuole “il meglio”.

In parecchi casi “il meglio” coincide con “il più stronzo del reame”. Che sa (o crede) di essere bravo, che sa (o crede) di essere “il meglio” e di conseguenza si sente in diritto di trattare male tutti gli altri.

Più utile sarebbe selezionare “il giusto”. Se poi la politica aziendale è rivolta solo al profitto e se ne infischia dei rapporti tra dipendenti la situazione rischia di precipitare. E gli stronzi gongolano.

Uno che è stronzo e trova un ambiente favorevole non farà altro che prosperare. Chi non è stronzo, ma vive la vita lavorativa circondato da stronzi che lo trattano male, prima o poi è facile che diventi anche lui uno stronzo. O, peggio, che venga colto da raptus come Bill Foster (Michael Douglas) in “Un giorno di ordinaria follia” e faccia una strage. Ma speriamo di no.

E voi? Che ne pensate degli stronzi?

1 pensiero su “Domani faccio una strage: convivenze difficili”

  1. Credo che gli sfogli via web lascino il tempo che trovano, da diffusione dei social network sia lo specchio della nostra debolezza e della incapacità di “affrontare il nemico sul campo”.
    Lo sfogo dal il tempo all esternatore di valutare il tempo e la risposta in caso di replica, questo indica poco carattere e sopratutto mancanza di valori forti e capacità di valutare in tempo utile la risposta in caso di attacco o risposta non gradita.
    Ma il disastro totale sta nel fatto che siamo incapaci di affrontare e risolvere i problemi con la necessaria lucidità e senza la minima disponibilità ad ascoltare le ragioni Dell altro.
    Già negli sms si nota la fretta di tagliare la discussione e di inventarsi un linguaggio breve e conciso per manifestare le proprie discussioni e idee, brutto segno.
    In Norvegia qualcuno ha pensato bene di eliminare chi non la pensava come lui a colpi di arma da fuoco, bel linguaggio davvero, e pessimo presagio per il futuro.

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