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Archivio per novembre 2013

Zombie di The Walking Dead arrestata per aver minacciato Obama

26 novembre 2013 6 commenti
Shannon Richardson in mezzo al campo di grano e in versione zombie.

Shannon Richardson in mezzo al campo di grano e in versione zombie in The Walking Dead.

Il titolo non rende giustizia alla notizia. Ma non sono brava a fare i titoli (non sono brava a fare un sacco di cose, tra cui i titoli). Comunque. Shannon Guess Richardson, attrice 35enne, l’8 giugno 2013 è stata fermata dalla polizia. In effetti Shannon aveva accusato il marito, Nathaniel, di aver spedito lettere contenenti veleno a Obama e Bloomberg.

Ma le autorità hanno indagato e hanno scoperto, cercando nel computer trovato a casa della coppia, che le ricerche sulla pianta di ricino (i cui semi velenosi sono stati spediti ai due politici) erano state fatte a orari incompatibili con quelli di Nathaniel: lui, infatti, risultava essere al lavoro.

A differenza di Shannon. La donna (che a giugno era incinta del sesto figlio) ha detto di essere stata forzata dal marito a inviare le lettere minatorie. E a fare le ricerche. Nathaniel si è difeso dicendo che non ne sapeva niente. Lo sceriffo, dopo aver indagato ancora, ha scagionato Nathaniel e gli ha affidato anche la custodia dell’ultimo nato (prematuro).

Ha invece ritenuto colpevole Shannon degli invii. Il 25 novembre la donna ha chiesto, tramite un suo legale, un patteggiamento che non superi la pena di 18 anni di carcere.

Shannon, come dice il brutto titolo, ha avuto (secondo quanto riportato dalla sua pagine di Imdb.com) una parte in veste di zombie in The Walking Dead (ha recitato anche in The Vampire Diaries). Le foto che si trovano online ritraggono una piacente rossa attornianta da figli o in pose da vamp.

I messaggi di minaccia inviati insieme al ricino sono piuttosto eloquenti sul grado di rabbia: “Dovrai ammazzare me e la mia famiglia prima che tu riesca ad avere la mia pistola” e ancora: “Chiunque voglia entrare in casa mia si becca uno sparo in faccia. Il diritto di detenere un’arma è un diritto costituzionale dato da Dio e io eserciterò quel diritto fino alla morte”. Prosegui la lettura…

Tutte quelle scarpe rosse: poche idee, ma confuse

Alcuni manifesti della campagna "la violenza ha mille volti".

Alcuni manifesti della campagna “la violenza ha mille volti”.

C’è la violenza sulle donne. C’è chi la denuncia. E c’è chi soffre in silenzio. E poi ci sono tutti quelli che parlano a caso. Per il solo fatto che parlare della violenza sulle donne fa bello. Fa figo. Fa in topic. Ci sono quelli che addirittura si sono inventati la legge sul femminicidio buttando a mare anni di emancipazione e le parole del legislatore.

Il reato di omicidio è già previsto dal codice penale, ma pare che non sia sufficiente. Il legislatore, all’epoca, non ha fatto distinzione, come è giusto che sia, tra vittima donna e vittima uomo. Non è più grave uccidere una donna. L’omicidio è grave, punto. A prescindere da chi sia la vititma (ci sono comunque già previste le aggravanti e le attenunati). Perché?

Perché la legge è uguale per tutti. E se si iniziano a fare differenze di genere, si rischia di non uscirne più. Si sta tornando indietro. Si sta tornando alle povere donne. E da qui a breve le donne che ammazzano avranno uno sconto di pena perché ritenute “isteriche” o “malate di nervi” come nei migliori romanzi dell’Ottocento.

Come la Melania di Via col Vento sempre afflitta da un qualche disturbo psichiatrico che non le permetteva di discernere e di evitare di aggrapparsi ai tendaggi o di cadere svenuta ogni due per tre. Dire che la violenza sulle donne è un problema è dire il vero. Tappezzare le città di cartelloni più o meno creativi su cosa sia la violenza domestica va anche bene. Prosegui la lettura…

Dennis Nilsen e le sue memorie da serial killer

25 novembre 2013 2 commenti
Dennis Nilsen in una foto pubblicata dal Mirror.

Dennis Nilsen in una foto pubblicata dal Mirror.

Nonostante il divieto impostogli dalle autorità britanniche di pubblicare le sue memorie in un libro, il serial killer scozzese Dennis Nilsen, detenuto nelle carceri di sua maestà, è riuscito a eludere qualsiasi sistema di sorveglianza e a far giungere il suo pensiero sul web.

Strano, si sono detti quelli che avrebbero dovuto impedirlo. Strano sì, dato che Dennis Nilsen non ha accesso alla rete internet. Fatto sta che i primi giorni di novembre 2013 un estratto del libro che ha scritto nel 1996 sui delitti che ha commesso è misteriosamente stato pubblicato.

Dennis Nilsen (70 anni) è stato condannato al carcere a vita per sei omicidi e due tentati omicidi. Tra il 1978 e il 1983 ha commesso quindici omicidi tutti ai danni di giovani uomini e di ragazzi. In patria è conosciuto anche come l’Omicida di Muswell Hill (zona in cui era solito attaccare le vittime). Successivamente è stato chiamato Kindly Killer (il Killer benevolo, volendo tradurre).

I sacchi contenti resti umani trovati a casa di Nilsen dalla polizia.

I sacchi con i resti umani trovati a casa di Nilsen.

Dennis Nilsen come Jeffrey Dahmer

Il suo modus operandi è stato definito “agghiacciante” da più di un investigatore. Nielsen strangolava e annegava le sue vittime. Una volta uccise le lavava e le vestiva. Attendeva un po’ prima di sezionarle e smembrarle. I resti finivano bruciati o più semplicemente smaltiti attraverso il lavandino di casa, al 23 di Cranley Gardens, Muswell Hill, North London.

Il fatto che sia stato definito “kindly” non toglie nulla alla sua ferocia. Dennis Nilsen era solito compiere atti di necrofilia. Le sue vittime erano per lo più senza tetto e omosessuali che si prostituivano. Vittime facili, ad alto rischio: se scomparivano, infatti, nessuno correva alla polizia a reclamare un’indagine.

Nilsen è stato definito il Jeffrey Dahmer britannico per il medesimo approccio: avvicinava il disperato di turno con l’offerta di un posto caldo in cui dormire, cibo e sesso occasionale. Una volta ottenuta la fiducia del malcapitato (e c’è da scommetterci che non fosse un’operazione lunga e complicata) lo strangolava e annegava durante la notte. Prosegui la lettura…

JFK quel giorno di 50 anni fa a Dallas. Ma chi era Lee Harvey Oswald?

22 novembre 2013 2 commenti
Il presidente John F. Kennedy con il governatore John Connally e, in fianco, la moglie Jaqueline a Dallas il 22 novembre 1963.

Il presidente John F. Kennedy con il governatore John Connally e, in fianco, la moglie Jaqueline a Dallas il 22 novembre 1963.

Secondo il rapporto redatto dalla commissione Warren è stato Lee Harvey Oswald a uccidere il presidente John Fitzgerald Kennedy il 22 novembre 1963 a Dallas.

La commissione Warren istituita a una settimana di distanza dall’omicidio del presidente per indagare sull’assassinio ha stabilito che Oswald ha sparato tre colpi di fucile (un Mennlicher Carcano 91/38 di fabbricazione italiana – Regia fabbrica d’armi di Terni) in rapida successione.

Sempre secondo il rapporto Warren (dal nome del titolare dell’indagine) Oswald si era posizionato al sesto piano dell’edificio che ospitava il deposito di libri della Texas School. L’edificio era uno degli ultimi sul percorso del corteo presidenziale.

La commissione Warren ha anche fatto notare che il servizio di sicurezza non è stato all’altezza del compito (diversamente il presidente Kennedy non sarebbe stato un bersaglio così facile). Gli uomini della scorta erano tutti su un’altra auto e sulle moto: tutte arretrate e distanti tra loro.

Lee Harvey Oswald con la moglie, Marina e la loro prima figlia.

Lee Harvey Oswald con la moglie, Marina e la loro prima figlia.

C’è da dire che il presidente Kennedy non era tipo da farsi intimidire dagli uomini dei servizi segreti. Aveva passato la sua esistenza a costruire la sua immagine.

E l’immagine, secondo JFK, si costruiva avvicinandosi alla gente, sorridendo, stringendo più mani possibili. Infatti, quel giorno, scese dall’auto più di una volta per stare vicino al suo pubblico.

Negli anni ci sono stati film, libri, saggi e testionianze che, di volta in volta, hanno proposto teorie differenti ma tutte, più o meno, legate a complotti per uccidere Kennedy. E i complotti stanno anche in piedi: tutti quelli tirati in causa, chi più chi meno, avevano le loro buone ragioni per volere il presidente morto.

I periti balisitici si sono scervellati attorno al fatto che Oswald non era un gran tiratore. Solo che l’informazione in loro possesso era falsa: secondo i dati dell’esercito Lee era bravo, aveva un punteggio sufficiente per diventare un tiratore scelto. Certo, non si era guadagnato le simpatie di commilitoni e superiori. Motivo per cui tutti dissero che era un perdente.

Ma chi era Lee Harvey Oswald? La sua figura è rimasta sospesa. Non c’è stato infatti il tempo di sentire la sua voce dato che, arrestato nel pomeriggio del 22 novembre è stato ucciso da Jack Ruby in diretta tv il 24 mentre veniva trasferito dalla stazione di polizia senza alcuna precauzione. Prosegui la lettura…

Starsky & Hutch e la famiglia Manson

Starsky e Gail, la seguace e amante di Simon. Molto simile a Lynette Fromme, seguace di Charles Manson.

Starsky e Gail, la seguace e amante di Simon. Molto simile a Lynette Fromme, seguace di Charles Manson.

Il mercoledì pomeriggio di solito lavoro. Oggi no. Ho pensato di fare poco e niente. Nel poco e niente è compresa la visione di qualche vecchio episodio di qualche vecchia serie tv, tanto per non perdere l’abitudine. Ho scelto, perché era già sul tavolo del soggiorno, la seconda stagione di Starsky & Hutch, episodio 15 “Bagno di sangue”.

La trama è piuttosto semplice: un santone, Simon Marcus, sotto processo per crimini violenti fa rapire dai suoi seguaci il sergente Dave Starsky per ricattare il di lui collega Ken Hutchinson, Hutch per gli amici, minacciando di farlo uccidere dai suoi seguaci e sperando, in questo modo, di essere rilasciato.

Difficile ormai guardare qualsiasi cosa senza fare un qualche collegamento. Simon Marcus, il santone, somiglia in modo piuttosto inquietante a Charles Manson che, sul finire degli anni Sessanta, in California riuscì a circondarsi di giovani seguaci e fece commettere loro una serie di crimini e omicidi che sconvolsero l’America.

Simon Marcus è interpretato da Aesop Aquarian. Il nome mi ha lasciata un po’ perplessa. E anche il viso (ogni tanto è il fantasma di Lombroso a parlare). Aesop, da giovane, nella serie tv (l’episodio è andato in onda, negli Stati Uniti, il primo gennaio 1977), ha lo sguardo rapace, una croce rovesciata sulla fronte (sicuramente dovuta al trucco) e modi di fare fastidiosi. Prosegui la lettura…

Vimocrime: il crimine tra letteratura e realtà

manifesto vimocrime2Una conferenza che è un viaggio nella letteratura-narrativa del crimine con un occhio all’attualità.

Davvero Sherlock Holmes ha scoperto qualcosa? Probabilmente sì. E le nozioni su espressioni del viso e menzogna? Sono contenute  in Cime tempestose!

Un’analisi sui metodi degli investigatori e sulle figure cult della narrativa di indagine e crimine: da Auguste Dupin a Elvis Cole.

Qualche relazione tra casi reali, letteratura e serie tv (tratte da meravigliosi libri).

Alla fine della conferenza chi vorrà potrà entrare sulla scena del crimine, fare congetture sul delitto che è stato commesso, analizzare le macchie di sangue (finto!) e cimentarsi nel rilevamento delle impronte digitali.

Biblioteca di Vimodrone – Sala Carlo Porta – sabato 23 novembre – h. 15 – Ingresso libero

 

Alec Baldwin e la stalker: la sindrome di de Clerambault

15 novembre 2013 2 commenti
Alec Baldwin e Genevieve Sabourin.

Alec Baldwin e Genevieve Sabourin.

C’è chi è famoso. C’è chi vorrebbe esserlo. E c’è chi è convinto di essere il sogno proibito di una star. Volgarmente viene definita erotomania, ma è molto più sofisticato ed elegante chiamarla con il suo nome: sindrome di de Clerambault dallo psichiatra francese che ha studiato la patologia (intorno al 1920).

Monsieur de Clerambault l’ha definita “psicosi passionale”: si tratta di qualcuno (uomo o donna) che abbia la certezza che qualcuno con uno status più elevato del suo (per estensione anche personaggi pubblici e dello spettacolo) nutra nei suoi confronti sentimenti che oscillano tra la mera attrazione e la passione travolgente.

Di solito chi è affetto dalla sindrome è convinto che il personaggio noto invii messaggi nascosti dalla tv. L’erotomane dà a gesti e frasi visti in tv significati distorti che gli permettono di vivere “la sua storia”. Una storia a senso unico.

L’ultimo caso (noto) in ordine cronologico di erotomania è quello di Genevieve Sabourin che dopo aver oppresso (con metodi da stalker) il protagonista della serie tv 30 Rock, Alec Baldwin, per un paio d’anni, è stata condannata il 12 novembre da un tribunale di Manhattan a scontare 6 mesi di carcere. Prosegui la lettura…

La menzogna – Milano 9 e 10 novembre 2013

Pinocchio

Pinocchio

Un corso in due giorni per addentrarsi nei meandri della menzogna. Dalle piccole bugie dei bambini fino alle grandi menzogne come quelle dei serial killer che, per anni, vivono accanto a ignari vicini di casa che, nella maggior parte dei casi, li considerano ottimi membri della comunità e li frequentano con una certa assidua sistematicità.

E dei truffatori, dei ladri e dei bugiardi patologici per arrivare a chi mente per non ferire il prossimo, perché a volte la verità fa male.

E’ davvero possibile dire la verità, tutta la verità e niente altro che la verità? O si tratta di una formula che è diventata mito?

Perché mentiamo? Quando mentiamo? E come? E gli altri? Capiscono che stiamo mentendo? E noi siamo bravi a capire se gli altri ci stanno mentendo? Esiste davvero un metodo infallibile per afferrare la verità?

Queste e altre domande (e relative risposte) al corso “Disvelamento della menzogna”

Spazio Sugus – via Jacopo dal Verme 4 – Milano (zona Isola, fermata MM2 Garibaldi)

Sabato 9 dalle 9.45 alle 18

Domenica 10 dalle 10 alle 15

Per informazioni e iscrizioni: Centro Studi Scena del Crimine