Dennis Nilsen e le sue memorie da serial killer

Dennis Nilsen in una foto pubblicata dal Mirror.
Dennis Nilsen in una foto pubblicata dal Mirror.

Nonostante il divieto impostogli dalle autorità britanniche di pubblicare le sue memorie in un libro, il serial killer scozzese Dennis Nilsen, detenuto nelle carceri di sua maestà, è riuscito a eludere qualsiasi sistema di sorveglianza e a far giungere il suo pensiero sul web.

Strano, si sono detti quelli che avrebbero dovuto impedirlo. Strano sì, dato che Dennis Nilsen non ha accesso alla rete internet. Fatto sta che i primi giorni di novembre 2013 un estratto del libro che ha scritto nel 1996 sui delitti che ha commesso è misteriosamente stato pubblicato.

Dennis Nilsen (70 anni) è stato condannato al carcere a vita per sei omicidi e due tentati omicidi. Tra il 1978 e il 1983 ha commesso quindici omicidi tutti ai danni di giovani uomini e di ragazzi. In patria è conosciuto anche come l’Omicida di Muswell Hill (zona in cui era solito attaccare le vittime). Successivamente è stato chiamato Kindly Killer (il Killer benevolo, volendo tradurre).

I sacchi contenti resti umani trovati a casa di Nilsen dalla polizia.
I sacchi con i resti umani trovati a casa di Nilsen.

Dennis Nilsen come Jeffrey Dahmer

Il suo modus operandi è stato definito “agghiacciante” da più di un investigatore. Nielsen strangolava e annegava le sue vittime. Una volta uccise le lavava e le vestiva. Attendeva un po’ prima di sezionarle e smembrarle. I resti finivano bruciati o più semplicemente smaltiti attraverso il lavandino di casa, al 23 di Cranley Gardens, Muswell Hill, North London.

Il fatto che sia stato definito “kindly” non toglie nulla alla sua ferocia. Dennis Nilsen era solito compiere atti di necrofilia. Le sue vittime erano per lo più senza tetto e omosessuali che si prostituivano. Vittime facili, ad alto rischio: se scomparivano, infatti, nessuno correva alla polizia a reclamare un’indagine.

Nilsen è stato definito il Jeffrey Dahmer britannico per il medesimo approccio: avvicinava il disperato di turno con l’offerta di un posto caldo in cui dormire, cibo e sesso occasionale. Una volta ottenuta la fiducia del malcapitato (e c’è da scommetterci che non fosse un’operazione lunga e complicata) lo strangolava e annegava durante la notte.

La cucina in cui Dennis Nilsen ha smembrato e bollito i cadaveri delle sue vittime.
La cucina in cui Dennis Nilsen ha smembrato e bollito i cadaveri delle sue vittime.

Per stare un po’ insieme

Prima di decidere di smembrare i corpi (lo faceva con maestria da macellaio) passavano giorni, talvolta mesi. I cadaveri venivano tenuti in casa, in cantina, o sotto le assi del pavimento. Saltuariamente Nilsen faceva sesso con loro. Una volta stufo della “compagnia” sezionava il corpo e smaltiva i resti dandogli fuoco o gettandoli in un bosco poco distante.

Nel 1983 Nilsen si trasferì nell’abitazione di Cranley Gardens. A differenza della precedente casa che aveva molto spazio e un ampio giardino, la nuova dimora era angusta e il giardino era piccolo. Motivo per cui a Nilsen non restò altra via che chiudere i resti dei cadaveri in sacchi di plastica. Ma i vicini si insospettirono quasi subito per via dell’odore che proveniva dalla sua proprietà.

Umano, molto umano

Al 23 di Cranley Gardens Dennis Nilsen uccise tre persone. Provò a bollire le teste, a dividere ossa e parti molli e, infine, non trovando soluzione migliore decise di disfarsi dei resti gettandoli nel wc di casa. Solo che, come era forse prevedibile, lo scarico si intasò. E che fai se hai lo scarico intasato? Chiami l’idraulico e speri possa metterci una pezza.

Quando l’addetto della ditta di spurghi contattata da Nilsen si presentò al domicilio e visionò il bagno e le tubature i sospetti divennero tragiche certezze. La polizia fu avvisata nel giro di poche ore. E i resti ritrovati negli scarichi furono portati a un patologo che in un amen confermò che, sì, erano resti umani.

Prove trovate a casa di Dennis Nilsen.
Prove trovate a casa di Dennis Nilsen.

Gentile anche con la polizia

Stupito dall’avere la polizia per casa, Nilsen chiese il motivo della visita. Quando gli fu fatto notare che c’erano ossa umane e tanfo di cadavere per tutta l’abitazione, Nilsen sottolineò che il problema della puzza erano i resti chiusi in sacchi per la spazzatura tenuti nello sgabuzzino.

Gli fu anche chiesto quante vittime avesse ucciso. Si scusò dicendo che non ricordava bene, 15 o forse 16 dal 1978. Motivo per cui fu condannato “solo” per sei dei suoi omicidi. Molte vittime sono rimaste sconosciute. I frammenti e resti ritrovati non sono stati sufficienti a determinarne l’identità.

Morte e pornografia

Il 4 novembre 1983 gli viene comminata la sentenza del carcere a vita. Nel 2006 gli è stata negata la richiesta di libertà sulla parola. Per circa un decennio Nilsen si è battuto per poter pubblicare il libro di memorie scritto in carcere in cui descrive accuratamente gli omicidi. Chi ha letto il suo scritto l’ha definito “pornografico”.

Nel senso che l’omicidio e lo smembramento del cadavere sono narrati come se si trattasse di fatti sessuali. E c’è da credere che per Nilsen, necrofilo, lo siano. Sulla sua intenzione di pubblicare l’autobiografia (The History of a Drowning Boy) si è pronunciata anche la corte europea per i diritti dell’uomo. Negandogli il permesso.

Nonostante questo il 4 novembre 2013 un estratto del libro è andato online. Le autorità hanno fatto rimuovere i contenuti. E la pagina Facebook non sembra essere visibile. Una controversia simile, ovvero sulla possibilità che l’omicida guadagni parlando dei suoi crimini (e delle sue vittime), era già sorta per il caso di Mary Bell.

2 pensieri su “Dennis Nilsen e le sue memorie da serial killer”

  1. La perversione della mente umana (quello che dici in Morte e pornografia) mi lascia sempre basito.

    Con “perversione” (forse è il vocabolo sbagliato) intendo il fatto che una cosa che per me è estremamente horrorifica e disturbante (un cadavere smembrato) per un altro (per fortuna poca gente) può essere fonte di stimolo sessuale.
    Due reazioni completamente opposte.

  2. MrChreddy, innanzitutto sono contenta della tua reazione. Opposta, di fronte all’idea del cadavere smembrato, a quella di Dennis Nilsen.

    Andare a vedere un film horror provoca, nelle persone normali, un certo disgusto. Ma è un disgusto cercato e voluto. Il gusto dell’orrido, insomma. Ci piace vedere lo splatter. Le schifezze. Alcuni, credo, sarebbero pronti a dire di noi che siamo “perversi” e proviamo un piacere “perverso” perché ci ingolfiamo di horror ogni volta che possiamo.

    E magari avrebbero ragione. Chissà.

    La perizia psichiatrica di Dennis l’ha descritto come un solitario. E fino a qui non ci sarebbe niente di male. Gli piaceva starsene per i fatti suoi, come a molti di noi.

    Solo che Dennis stava per i fatti suoi perché non riusciva a farsi accettare dagli altri (come tanti serial killer ha avuto un’infanzia un po’ disgraziata e una mamma non troppo amorevole, anche se questo non giustifica quello che ha fatto).

    Era talmente convinto di non piacere a nessuno, del fatto che nessuno avrebbe voluto trascorrere del tempo con lui, che preferiva ammazzare le persone che lo seguivano a casa piuttosto che rischiare che se ne andassero. Che decidessero di lasciarlo solo.

    Il fatto di smembrare il cadavere, per lui, era un modo come un altro per disfarsene. Come si fa con una cosa vecchia. Anche se sono con te: è agghiacciante.

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