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Archivio per dicembre 2013

Concorsi di bellezza per bambini: la follia delle madri

27 dicembre 2013 13 commenti
Savanna Jackson, tre anni, durante un concorso di bellezza.

Savanna Jackson, tre anni, durante un concorso di bellezza.

Sto leggendo, finalmente, L’uomo delinquente di Cesare Lombroso. Forse per questo motivo mi è scappato il “folli” del titolo. Ma non saprei quale altro aggettivo utilizzare per quelle madri che portano le figlie ai concorsi di bellezza che fanno tanto recinto delle vacche.

In Italia a un certo punto era arrivato il reality show Little Miss America, ma poi è stato cancellato. O sospeso. Comunque non si è più visto.

In effetti lo show era piuttosto agghiacciante. Soprattutto pensando (e non ci vuole una laurea) alla felicità dei pedofili che, seduti comodamente sul divano, potevano godere (e stavolta l’aggettivo non l’ho usato a casaccio) delle bimbe e dei bimbi tutti agghindati che nemmeno le Kardashian delle peggiori puntate (se non sapete chi sono le Kardashian, meglio).

Un’amica, Laura, ha postato su Facebook foto e articolo di una delle tante madri americane che vivono in funzione dei concorsi di bellezza a cui far partecipare la figlia. In questo caso la piccola si chiama Savanna e ha tre anni. Sua mamma, Lauren Jackson, afferma nelle varie interviste che, se da un lato è vero che trucca e spruzza ogni mese di abbronzante la figlia, dall’altro lo fa con prodotti sicuri.

Nel 2010 mi era capitato di contattare una delle tante associazioni americane che organizzano questo tipo di concorsi. In particolare avevo telefonato a quella di Las Vegas e mi era capitato di parlare con una signora che, un po’ sorpresa dalla telefonata dall’Italia, si stupiva ancora di più delle domande. Prosegui la lettura…

Non solo Vallanzasca: killer in fuga grazie al permesso premio

Bartolomeo Gagliano, killer in fuga.

Bartolomeo Gagliano, killer in fuga.

Ha ucciso tre persone. Ma non sembra essere un serial killer. Resta il fatto che è un pluriomicida. Bartolomeo Gagliano, 55 anni, in carcere a Genova per rapina stava usufrendo di un permesso premio, uno dei tanti elargiti ai carcerati che fanno i bravi, quando ha deciso di non rientrare dietro le sbarre.

Ha sequestrato un uomo, si è fatto accompagnare a Savona, poi gli ha rubato l’auto e ha proseguito la sua fuga. Prima di andare chissà dove è passato a fare un saluto alla mamma e a fare i bagagli. Si è infatti allontanato su una Panda con tre borse. Non è detto che sia ancora in fuga con la stessa auto o che sia in fuga tout court. Magari ha già raggiunto la meta.

Gagliano per la giustizia è un pazzo, uno che non capisce, che non ha capacità di intedere e di volere, uno che è infermo di mente. A guardarlo bene, però, Gagliano è uno che ha commesso tutti i reati più gravi: omicidio, tre, di cui uno da solo e due con un complice, rapina, furto, lesioni gravi, evasione (sia dal carcere che da istituti psichiatrici).

Insomma, uno che sembra sapere esattamente quello che sta facendo. Il direttore del carcere di Genova ha dichiarato che lui non aveva idea che “Gagliano fosse un omicida”, nel senso che nella sua prigione stava scontando una pena per rapina. Sicuramente sarebbe stato sufficiente dare un occhio al fascicolo del carcerato per sapere che era anche un omicida. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Pagamento dell’affitto e contanti: il genio contro l’evasione

16 dicembre 2013 9 commenti
Dubbi sul perché non si possa pagare l'affitto in contanti.

Dubbi sul perché non si possa pagare l’affitto in contanti.

La notizia in merito al fatto che non si può pagare l’affitto in contanti mi ha lasciato piuttosto indifferente. Poi ci ho pensato. Mi sono messa nei panni della vecchietta che da anni paga in contanti che per forza si trova nella condizione di aprire un conto corrente.

Non è un esercizio difficile, quello di mettersi nei panni della vecchietta che ama pagare i suoi debiti in anticipo e in contanti. Si tratta di una persona che è nata quando i soldi avevano solo l’aspetto dei soldi e niente altro. Non avevano l’aspetto di tesserine colorate e, soprattutto, venivano presi e ricevuti da persone. E non da macchine.

Per cui ci sono rimasta un po’ male, per la mia vecchietta abituata a contare i soldi e a metterli nelle mani del proprietario dell’appartemento in cui è rimasta, a un prezzo equo, anche dopo che è morto suo marito, tanti anni fa. E ho riflettuto un attimo sulla mossa dello Stato: perché pagare in contanti? Prosegui la lettura…

Morti sospette a Chambery e l’ombra dell’angelo della morte

13 dicembre 2013 Commenti chiusi
Jane Toppan, angelo della morte: ha ucciso 31 pazienti.

Jane Toppan, angelo della morte: ha ucciso 31 pazienti.

A Chambery, in una casa di riposo, sono morte sei persone. Di solito nelle case di riposo capita che le persone muoiano. Nel senso che il tasso di morte per abitante è più alto rispetto alla norma. Trattandosi di persone anziane e, in qualche caso, malate la cosa non sorprende quasi nessuno.

Ogni tanto capita che il tasso di morte si alzi a tal punto da far venire qualche sospetto ai più. E l’ennesima morte, quella di una signora di 84 anni, avvenuta all’improvviso il 29 novembre, nella casa di riposo Le Césalet ha fatto venire i dubbi agli amministratori che si sono messi a fare due conti e hanno tirato fuori il nome di un’infermiera 30enne.

Chiamata la polizia e avviata l’indagine, l’infermiera è stata messa in stato di fermo con l’accusa di aver avvelentato sei pazienti e di aver tentato di avvelenarne altri tre. La donna non si è difesa. Non ha detto che non è colpa sua. Ha invece dichiarato di aver “posto fine alle sofferenze” di quelle persone e, per farlo, ha utilizzato un “cocktail di farmaci” letale.

Una quieta serial killer

Solo che poi ha aggiunto che non era sua intenzione “volerli morti”. Il suo intento era esclusivamente quello di “alleviare le sofferenze”. La donna ha somministrato la miscela di droghe a nove pazienti che, secondo l’autorità, “non erano in fin di vita”.

Sei di essi sono morti, mentre tre sono sopravvissuti. Secondo il procuratore di Chambery a cui è stata affidata l’indagine, l’infermiera appare come una donna “posata”, “serena” ma “isolata dal punto di vista sociale”. Sembra che la donna abbia agito in seguito alla morte della madre. Il fatto le avrebbe causato una “fragilità” anche perché avvenuta in “circostanze difficili”. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Vallanzasca, i permessi premio e le mozzarelle della Camorra

10 dicembre 2013 4 commenti
Renato Vallanzasca. La foto si presta a essere usata come foto segnalatica.

Renato Vallanzasca. La foto si presta a essere usata come foto segnalatica.

Renato Vallanzasca è tornato sui giornali. No. Non perché ha salvato un bambino in pericolo. E no. Nemmeno perché ha aiutato una vecchietta ad attraversare la strada. E per chi si sta chiedendo se c’entri comunque una qualche buona azione, no. Non c’entra. C’entra più che altro la Camorra che, di buone azioni, di solito, non ne fa.

Vallanzasca è stato condannato a quattro ergastoli e a 295 anni di reclusione. Il pensiero del giudice che ha emesso la sentenza avrebbe dovuto essere chiaro ai più: per scontare la pena non bastano quattro vite. Insomma, per chi non l’avesse capito, e sembra che qualcuno ci sia, il giudice ha deciso di chiudere in carcere Vallanzasca e di buttare via la chiave.

Ma no. Non c’è verso. C’è ancora chi è convinto che gente come Vallanzasca e, soprattutto lui, Vallanzasca, siano le persone ideali a cui concedere i benefici previsti per rendere la pena riabilitativa, in qualche modo utile, per far sì che il carcerato riesca a integrarsi nella società e, una volta libero, possa tornare utile al bene collettivo.

Tutto molto nobile. Se il carcerato, prima o poi, arriverà alla fine della pena. Che ci arrivi Vallanzasca è da escludere (spero): quattro ergastoli e 295 anni da scontare anche applicando tutte le meravigliose formule matematiche per svuotare le patrie galere fanno, a spanne, un paio di ergastoli. E siamo sempre lì. Vallanzasca non esce. Non deve uscire. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

John Lennon e il fan che lo ha ucciso: Mark David Chapman

Gli occhiali che John Lennon indossava quando fu colpito da Mark David Chapman.

Gli occhiali che John Lennon indossava quando fu colpito da Mark David Chapman.

Mark David Chapman che di mestiere, alle Hawaii, faceva la guardia giurata possedeva un revolver Charter Arms Undercover .38 Special. E usò quell’arma per sparare cinque volte (di cui quattro a segno) a John Lennon. Era l’8 dicembre 1980 e Chapman, come molti altri fan, aveva atteso Lennon e Yoko Ono uscire dal Dakota Building in cui la coppia viveva.

Mark Chapman, secondo i suoi conoscenti, era un tipo strano. Tra la metà e la fine degli anni Settanta parlava spesso di suicidio. Ma tutti erano conviti, come spesso accade, che chi lo dice, alla fine non agisce. Chapman, invece, a suicidarsi ci provò nel 1977. Aveva collegato un tubo al terminale di scarico della sua auto e si era chiuso nell’abitacolo.

Il tentativo fallì: c’erano dei buchi nel tubo che aveva utilizzato. Soccorso e trasportato in ospedale gli fu diagnosticata una depressione e gli fu prescritto un periodo di terapia in un istituto psichiatrico. All’ospedale si trovò così bene e che chiese e ottenne di poterci lavorare.

Cinema, tv e musica: un’ossessione

L’anno successivo si sentiva così bene che, dopo aver visto il film Il giro del mondo in 80 giorni, decise di intraprendere lui stesso un giro intorno al mondo. Visitò parte del sud est asiatico. Ad aiutarlo c’era la sua agente di viaggio, Gloria Abe, che ben presto divenne sua moglie. I due si sposarono nel giugno del 1979.

Ma Chapman iniziò a manifestare più chiaramente i suoi disturbi psichiatrici. Fu licenziato dopo una violenta lite con un’infermiera. Inoltre aveva sviluppato una serie di ossessioni e manie che preoccupavano sua madre e Gloria. La sua attenzione era tutta rivolta ai testi delle canzoni e a personaggi pubblici o dello spettacolo. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Annie Wilkes, Misery, la fan numero uno e la serialità

5 dicembre 2013 6 commenti
Annie Wilkes (Kathy Bates) fan numero uno di Misery e di Paul Sheldon.

Annie Wilkes (Kathy Bates) fan numero uno di Misery e di Paul Sheldon.

Quando ti accorgi che su Sky On Demand c’è Misery non deve morire l’unica cosa che puoi fare è arrenderti al fatto che ti tocca rivederlo. Un’altra volta. Misery non deve morire è il film per eccellenza (così come lo è il romanzo di Stephen King).

La storia, per quei due o tre che non la conoscono, è questa. Paul Sheldon (James Caan), affermato scrittore di una serie di libri che hanno per protagonista l’eroina Misery, ha finito il suo ultimo romanzo, stappa una bottiglia di champagne e, in mezzo a una tormenta di neve, prende l’auto per tornare a New York.

Come t’ammazzo la protagonista

Per scrivere ha l’abitudine di ritirarsi in uno sperduto paesino del Colorado. Disgraziatamente esce di strada (ho sofferto un po’ per la Mustang che rovina dalla scarpata) e viene ritrovato e salvato da una donna, Annie Wilkes (Kathy Bates) che lo trasporta sulle spalle fino a casa sua. Già il fatto che una donna trasporti sulle spalle un uomo non fa presagire nulla di buono.

Paul si riprende quel tanto che basta per ascoltare le parole di Annie. Lei gli fa subito sapere che è la sua fan numero uno, che ha tutti i romanzi di Misery e che è in trepidante attesa dell’ultimo in uscita di lì a qualche giorno. Paul, immobilizzato a letto con entrambe le gambe fratturate, oltre ai suoi problemi di salute si rende conto che forse Annie resterà delusa dall’ultimo romanzo.

Stanco, infatti, di scrivere di Misery, annientato dalla serialità dei suoi romanzi, ha deciso di far morire Misery e di scrivere altro: il romanzo che ha appena terminato e che stava correndo a consegnare alla sua agente a New York. Appena Annie mette le mani sull’ultimo libro di Misery la situazione precipita. Prosegui la lettura…

Categorie:libri e cose
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