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John Lennon e il fan che lo ha ucciso: Mark David Chapman

Gli occhiali che John Lennon indossava quando fu colpito da Mark David Chapman.

Gli occhiali che John Lennon indossava quando fu colpito da Mark David Chapman.

Mark David Chapman che di mestiere, alle Hawaii, faceva la guardia giurata possedeva un revolver Charter Arms Undercover .38 Special. E usò quell’arma per sparare cinque volte (di cui quattro a segno) a John Lennon. Era l’8 dicembre 1980 e Chapman, come molti altri fan, aveva atteso Lennon e Yoko Ono uscire dal Dakota Building in cui la coppia viveva.

Mark Chapman, secondo i suoi conoscenti, era un tipo strano. Tra la metà e la fine degli anni Settanta parlava spesso di suicidio. Ma tutti erano conviti, come spesso accade, che chi lo dice, alla fine non agisce. Chapman, invece, a suicidarsi ci provò nel 1977. Aveva collegato un tubo al terminale di scarico della sua auto e si era chiuso nell’abitacolo.

Il tentativo fallì: c’erano dei buchi nel tubo che aveva utilizzato. Soccorso e trasportato in ospedale gli fu diagnosticata una depressione e gli fu prescritto un periodo di terapia in un istituto psichiatrico. All’ospedale si trovò così bene e che chiese e ottenne di poterci lavorare.

Cinema, tv e musica: un’ossessione

L’anno successivo si sentiva così bene che, dopo aver visto il film Il giro del mondo in 80 giorni, decise di intraprendere lui stesso un giro intorno al mondo. Visitò parte del sud est asiatico. Ad aiutarlo c’era la sua agente di viaggio, Gloria Abe, che ben presto divenne sua moglie. I due si sposarono nel giugno del 1979.

Ma Chapman iniziò a manifestare più chiaramente i suoi disturbi psichiatrici. Fu licenziato dopo una violenta lite con un’infermiera. Inoltre aveva sviluppato una serie di ossessioni e manie che preoccupavano sua madre e Gloria. La sua attenzione era tutta rivolta ai testi delle canzoni e a personaggi pubblici o dello spettacolo.

La religione e il blasfemo John

Mark Chapman proveniva da una famiglia religiosa. Lui stesso aveva uno stretto rapporto con la religione cattolica. Aveva iniziato a idealizzare John Lennon e le sue canzoni, la sua musica. Gli piaceva Imagine. E quando lesse in un’intervista che John aveva detto che “i Beatles sono più famosi di Gesù” si arrabbiò. Probabilmente fu lì che il suo mito crollò.

John aveva osato parlare di religione. Non solo. Aveva, secondo Mark, detto una bestemmia. Come era mai possibile essere più famosi di Gesù? Lui, fervente cattolico, non aveva alcuna intenzione di passare sopra a quella che, raccontò in seguito, era stata una “blasfesmia”.

Era anche piuttosto contrariato dal fatto che John, in Imagine, cantava “no possession” e invece possedeva soldi, una fattoria e appartamenti. A Mark non andava giù il fatto che, secondo lui, il suo ex mito potesse essere così ipocrita. Spesso ne parlava con Gloria che era preoccupata per la rabbia con cui Mark si esprimeva.

La copertina dell'lp Double Fantasy con l'autografo che John fece a Mark.

La copertina dell’lp Double Fantasy con l’autografo che John fece a Mark.

I messaggi nelle canzoni e nei film

Chapman ascoltava musica e guardava film. Moltissima musica. Moltissimi film. Sia nelle parole che nelle immagini sullo schermo ricercava significati nascosti, interpretava tutto ciò sentiva e vedeva, pensava per ore, a volte per giorni interi, a tutto. Era andato al cinema a vedere Gente comune e ne era rimasto ossessionato. Non poteva non pensarci.

Il film è del 1980 e racconta di una famiglia medio borghese che attraversa un dramma. Uno dei due figli della coppia resta ucciso in incidente. A soffrirne maggiormente è il figlio minore, Conrad, che dopo un ricovero in un istituto di salute mentale torna a casa. La normalità, però, è molto lontana. E Conrad tenta di uccidersi.

Mark inizia a meditare di suicidarsi buttandosi dalla Statua della Libertà. Un gesto eclatante, insomma. Che faccia notizia. Medita anche di uccidere qualcuno dello spettacolo, pensa a Elizabeth Taylor, Marlon Brando e alla fine si concentra proprio su John Lennon. E lo racconta a sua moglie, la quale non riesce a credere alle sue parole.

La Charter Arms .38 Special con cui Mark Chapman ha ucciso John Lennon.

La Charter Arms Undercover .38 Special con cui Mark Chapman ha ucciso John Lennon.

L’incontro con James Taylor

Champan era partito per New York. Aveva infine preso la sua decisione. Con sé aveva molta rabbia, altrettanta pazienza e il revolver .38 Special, non gli serviva altro. Il 7 dicembre incontra il cantante James Taylor alla fermata della metropolitana sulla 72esima strada.

Taylor disse in seguito che Mark Chapman lo “aveva stretto contro un muro, la sua pelle era lucida per quanto sudava e faceva discorsi assurdi, da pazzo. Farneticava delle cose che interessavano a John e di come presto lo avrebbe incontrato“. Chapman aveva raccontato a James Taylor le stesse cose che aveva raccontato a sua moglie Gloria.

Mark sapeva dove abitava John Lennon. All’epoca tutti lo sapevano, stava in un appartamento al Dakota Building. Il palazzo all’angolo tra la 72esima strada e il Central Park, nell’Upper West Side. Inoltre Mark sapeva che, a differenza di altre star, Lennon era un tipo alla mano.

I colpi alla schiena

Chapman si era fatto autografare una copia dell’lp Double Fantasy. Aveva poi atteso nei dintorni per molte ore e, poco prima delle undici di sera, Lennon era tornato a casa dopo essere stato negli studi di registrazione insieme a Yoko. Nel pomeriggio di quello stesso giorno Annie Leibovitz aveva scattato loro le foto per la copertina di Rolling Stones.

Quando Chapman vide Lennon lo seguì, prese la mira e fece fuoco. Il primo colpo passò sopra la testa del cantante dei Beatles e mandò in frantumi i vetri di un finestra del palazzo. Altri due colpi colpirono Lennon alla schiena e gli ultimi due a una spalla. Champan aveva scelto proiettili a punta cava ed era già stato a New York in ottobre con l’intenzione di uccidere.

La foto scattata mentre John Lennon firma una copia del suo album a Mark Chapman (sulla destra).

La foto scattata mentre John Lennon firma una copia del suo album a Mark Chapman (sulla destra).

La foto, l’attesa e le parole

L’8 dicembre non solo aveva avuto l’autografo da John Lennon, aveva anche risposto a una sua domanda: “E’ questo tutto quello che desideri?” gli aveva chiesto Lennon, e Champan aveva annuito e un fotografo sul posto scattò una foto di quel momento.

Nel pomeriggio John era uscito con Sean, suo figlio che all’epoca aveva cinque anni, Chapman si era avvicinato ancora e aveva toccato la mano del bambino. Fortunatamente Sean era già a casa con la baby sitter quando Chapman agì. Uno degli astanti riuscì a togliergli l’arma dalle mani e a trattenerlo.

Il concierge del Dakota Building si rese conto della gravità della situazione e chiamò immediatamente i soccorsi. John era riuscito a non cadere, aveva camminato fino a lui dicendo: “Mi hanno sparato”. Quando arrivò all’ospedale trasportato da un’ambulanza i medici non poterono fare altro che constatarne il decesso.

La foto segnaletica di Mark David Chapman.

La foto segnaletica di Mark David Chapman.

Fan e omicidi

Piuttosto emblematico il fatto che solo due giorni prima John Lennon aveva rilasciato un’intervista in cui parlava dei fan. Il giornalista gli aveva chiesto cosa pensasse del suo pubblico, del fatto che ci fosse poca privacy, che ci fosse sempre qualcuno davanti casa e John aveva risposto: “La gente si avvicina, chiede un autografo o magari dice solo ciao. Ma non disturba mai“.

Chapman ossessionato dall’idea di uccidere un qualche personaggio dello spettacolo aveva scelto Lennon proprio perché spesso si fermava a parlare con i fan ed era, per questo, un bersaglio facile. Mark David Chapman stato giudicato mentalmente instabile e condannato a scontare una sentenza da 20 all’ergastolo in una casa di cura per malati psichiatrici.

Chapman è ancora detenuto in un istituto mentale, la Wende Correctional Facility di New York.

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