Non solo Vallanzasca: killer in fuga grazie al permesso premio

Bartolomeo Gagliano, killer in fuga.
Bartolomeo Gagliano, killer in fuga.

Ha ucciso tre persone. Ma non sembra essere un serial killer. Resta il fatto che è un pluriomicida. Bartolomeo Gagliano, 55 anni, in carcere a Genova per rapina stava usufrendo di un permesso premio, uno dei tanti elargiti ai carcerati che fanno i bravi, quando ha deciso di non rientrare dietro le sbarre.

Ha sequestrato un uomo, si è fatto accompagnare a Savona, poi gli ha rubato l’auto e ha proseguito la sua fuga. Prima di andare chissà dove è passato a fare un saluto alla mamma e a fare i bagagli. Si è infatti allontanato su una Panda con tre borse. Non è detto che sia ancora in fuga con la stessa auto o che sia in fuga tout court. Magari ha già raggiunto la meta.

Gagliano per la giustizia è un pazzo, uno che non capisce, che non ha capacità di intedere e di volere, uno che è infermo di mente. A guardarlo bene, però, Gagliano è uno che ha commesso tutti i reati più gravi: omicidio, tre, di cui uno da solo e due con un complice, rapina, furto, lesioni gravi, evasione (sia dal carcere che da istituti psichiatrici).

Insomma, uno che sembra sapere esattamente quello che sta facendo. Il direttore del carcere di Genova ha dichiarato che lui non aveva idea che “Gagliano fosse un omicida”, nel senso che nella sua prigione stava scontando una pena per rapina. Sicuramente sarebbe stato sufficiente dare un occhio al fascicolo del carcerato per sapere che era anche un omicida.

Surprise!

Sempre secondo il direttore del carcere Gagliano negli ultimi tempi si comportava bene motivo per cui la sua fuga ha colto il direttore e i suoi assistenti “di sorpresa”. Essere sorpresi dal fatto che un pluriomicida recidivo su altri reati gravi usi un permesso premio per garantirsi la fuga fa sospettare che manchino le basi per fare quel tipo di lavoro.

Stesso dicasi per chi firma i permessi premio a persone che, se davvero presentano patologie psichiatriche, andrebbero seguite e curate adeguatamente in modo da non fare male a se stessi e agli altri. E che, se invece non le presentano, dovrebbero stare in carcere. E non fuori dal carcere.

Quei bravi ragazzi

Ogni volta che succede un fatto come questo, è successo anche con Vallanzasca che ha organizzato traffici con la Camorra sfruttando il permesso di lavoro diurno, di solito si scatena la polemica tra chi vorrebbe un carcere giustamente umano e che riabiliti il detenuto e chi, invece, pur volendo un carcere giustamente umano invoca a gran voce certezza della pena.

Gagliano è una persona pericolosa. E probabilmente non serve uno psichiatra per dirlo. Si vede a occhio nudo: ha rubato, truffato, spacciato, ucciso. E poi, alla fine di tutto, è scappato. O almeno ci ha sempre provato. In genere chi è incapace di intendere e di volere non scappa. Poveretto: non capisce. Perché mai dovrebbe scappare? O costruirsi un alibi?

Tutti gli altri capiscono e intedono. Gagliano è stato dichiarato infermo di mente per gli omicidi. Ma era dentro per rapina. Strano. Nel senso che se uno non capisce se ammazza, possibile mai che capisca se rapina? O è matto o non lo è. Non può essere matto per un reato e sano per un altro. A meno che non sia la giustizia a essere bipolare. Tutto è possibile.

Un articolo di giornale del 1981 sull'omicidio di Paolina Fedi.
Un articolo di giornale del 1981 sull’omicidio di Paolina Fedi.

L’omicidio della prostituta

Qui di sicuro abbiamo qualcuno che non ha afferrato la pericolosità sociale di Bartolomeo Gagliano e, per questo, ha fatto il danno. Gagliano ha dimostrato di non saper gestire la rabbia. Il primo omicidio l’ha commesso nel 1981. Da un po’ si accompagnava con una prostituta, Paolina Fedi, quando decise di sposarsi con la sua fidanzata.

Paolina minacciò di raccontare alla fidanzata di Gagliano della loro relazione e Gagliano la uccise. Per ucciderla prese una pietra e la colpì ripetutamente alla testa fino a che non le sfondò il cranio. Si tratta di un delitto di rabbia. Ma si tratta anche di un delitto economico: Gagliano non aveva intenzione di farsi mandare a monte il matrimonio.

E ha tolto di mezzo chi rischiava di impedirglielo. Quindi, a ben vedere, sapeva benissimo quello che stava facendo. Ma non è mai stato condannato poiché gli è stata riconosciuta l’infermità mentale. E’ quindi stato ricoverato in manicomio (ospedale psichiatrico giudiziario, se vi piace di più), ma è fuggito.

I due omicidi con Sedda

Nel frattempo ha conosciuto un altro criminale, Francesco Sedda, che, avendo contratto il virus dell’Hiv, ha pensato bene di eliminare il problema alla radice. Così i due complici hanno ammazzato due persone dell’ambiente della prostituzione. Gagliano ha deciso anche di sparare loro in bocca. Qualcuno l’ha letta come la firma di un serial killer.

E volendo ci può anche stare. Ma a questo punto a qualcuno avrebbe dovuto sorgere il sospetto che Bartolomeo Gagliano fosse una persona socialmente pericolosa. Ma no, pare che abbia avuto, ancora, l’opportunità di stare fuori dal carcere. In cura, certo, ma libero. Fatto sta che nel frattempo ha commesso una costellazione di altri reati gravi.

Carcere Marassi di Genova.
Carcere Marassi di Genova.

Liberi e cattivi

Quindi è stato arrestato e messo in carcere per rapina. Inizialmente pare che abbia creato problemi, qualcuno ha detto che “sembrava cercare la rissa con i detenuti”. Si può anche togliere il “sembrava”. Cercava la rissa. Uno che ha problemi a gestire la rabbia vive arrabbiato, è una corda tesa, una bomba a orologeria.

La pena scade ad aprile del 2015. E nel frattempo Gagliano era in giro. In permesso premio. Armato. Perché la pistola con cui ha sparato pare fosse ancora in suo possesso. In ogni caso. Non fosse quella è un’altra. Non è difficile procurarsi un’arma legale o illegale che sia. Soprattutto se uno è un pluriomicida, rapinatore, recidivo.

Forse si dovrebbe iniziare a pensare che accanto ai meravigliosi permessi premio che offrono ai detenuti la possibilità di redimersi (o così dovrebbe essere sulla carta) serve certezza della pena. E servono persone capaci, professionisti, che sappiano cos’è il criminale, chi sono i criminali, come pensano, come si comportano. Più criminologi, meno burocrati, insomma.

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