Vallanzasca, i permessi premio e le mozzarelle della Camorra

Renato Vallanzasca. La foto si presta a essere usata come foto segnalatica.
Renato Vallanzasca. La foto si presta a essere usata come foto segnalatica.

Renato Vallanzasca è tornato sui giornali. No. Non perché ha salvato un bambino in pericolo. E no. Nemmeno perché ha aiutato una vecchietta ad attraversare la strada. E per chi si sta chiedendo se c’entri comunque una qualche buona azione, no. Non c’entra. C’entra più che altro la Camorra che, di buone azioni, di solito, non ne fa.

Vallanzasca è stato condannato a quattro ergastoli e a 295 anni di reclusione. Il pensiero del giudice che ha emesso la sentenza avrebbe dovuto essere chiaro ai più: per scontare la pena non bastano quattro vite. Insomma, per chi non l’avesse capito, e sembra che qualcuno ci sia, il giudice ha deciso di chiudere in carcere Vallanzasca e di buttare via la chiave.

Ma no. Non c’è verso. C’è ancora chi è convinto che gente come Vallanzasca e, soprattutto lui, Vallanzasca, siano le persone ideali a cui concedere i benefici previsti per rendere la pena riabilitativa, in qualche modo utile, per far sì che il carcerato riesca a integrarsi nella società e, una volta libero, possa tornare utile al bene collettivo.

Tutto molto nobile. Se il carcerato, prima o poi, arriverà alla fine della pena. Che ci arrivi Vallanzasca è da escludere (spero): quattro ergastoli e 295 anni da scontare anche applicando tutte le meravigliose formule matematiche per svuotare le patrie galere fanno, a spanne, un paio di ergastoli. E siamo sempre lì. Vallanzasca non esce. Non deve uscire.

Renato Vallanzasca nel negozio in cui lavorava. Naturalmente con la sigaretta in mano: perché rispettare le regole?
Renato Vallanzasca nel negozio in cui lavorava. Naturalmente con la sigaretta in mano: perché rispettare le regole?

Vallanzasca dovrebbe stare dietro le sbarre. E invece ha il cane, il lavoro, gli amici. E che amici: i camorristi. Probabilmente chi continua a firmare permessi, magari con le lacrime agli occhi per la triste sorte toccata al detenuto Vallanzasca, non sa o non ricorda che Vallanzasca era un grande amico del boss mafioso Francis Turatello.

E se sei amico di Francis Turatello difficilmente cambierai. Chi firma i permessi dimostra di non avere la più pallida idea di come funzioni la criminalità organizzata e di come funzioni la mente di chi, fin da bambino, non ha avuto alcuna intenzione di vivere rispettando gli altri e la legge.

Jack Bauer al posto del buonismo

Degli altri a Vallanzasca non frega niente. Ha ammazzato a sangue freddo. Ha organizzato rivolte in carcere. E’ fuggito (dall’oblò della nave) mentre veniva trasferito da un carcere all’altro. Vallanzasca non è un povero anziano afflitto dagli acciacchi dell’età a cui sia doveroso riconoscere una vecchiaia degna di essere vissuta.

Questo non significa che sia il caso di chiamare Jack Bauer per torturarlo un po’ (anche se l’idea, c’è da scommetterci, ha sfiorato la mente di qualcuno). Ma anche chi ha avuto la trovata di affidargli i giovani criminali rinchiusi al carcere minorile Beccaria di Milano affinché possa insegnare loro qualcosa dimostra di non possedere una mente brillante.

Chi firma questi permessi spesso giustifica la decisione con frasi che fanno sorridere tipo che in carcere si comporta bene. E certo che si comporta bene, diamine, è in carcere. Vero è che in carcere c’è anche chi ammazza. Ma fare il bravo in carcere è come dire che non si scappa perché si è al guinzaglio.

Luigi D'Andrea e Renato Barborini, agenti della polizia stradale, uccisi a Dalmine da Vallanzasca.
Luigi D’Andrea e Renato Barborini, agenti della polizia stradale, uccisi a Dalmine da Vallanzasca.

Simpatico come un sociopatico

Il pietismo che ruota attorno alla figura di Vallanzasca è pressoché incomprensibile. Quel buonismo appiccicoso che parte dal soprannome vezzeggiativo che mi rifiuto di scrivere. Vallanzasca, anche se non ci sono perizie psichiatriche a dimostrarlo, sembra avere gli stessi comportamenti che contraddistinguono gli psicopatici (o per dirla corretta: le personalità anti sociali).

Vallanzasca se ne frega di tutto e di tutti. E grazie a chi, ingenuo, ignorante o semplicemente buonista, gli concede, ancora una volta, di poter portare via un posto di lavoro a chi se lo meriterebbe Vallanzasca ha provato a organizzare il traffico di mozzarelle con la Camorra. Non c’è riuscito perché gli è stato revocato il permesso (a dio piacendo).

Di Vallanzasca non mi interessa. Mi interessa di più capire come mai se ne parli ancora. Come mai ci si stia qui ad affannare per dargli un’altra possibilità. Ma perché? Ma che cos’ha di così speciale questo criminale? Che cosa rende così affascinante questo assassino? Cosa ha fatto per meritarsi un lavoro onesto?

Davvero non ci arrivo. Perché ci sono orfani e vedove delle vittime di Vallanzasca che meriterebbero, forse, più attenzione, più rispetto, più voce. O quanto meno meriterebbero che chi gli ha portato via un famigliare non se ne vada in giro a fumarsi l’ennesima sigaretta libero di sentire sul viso il sole e l’aria fresca della libertà.

6 pensieri su “Vallanzasca, i permessi premio e le mozzarelle della Camorra”

  1. R.V. fa di tutto per non passare inosservato, va detto. E l’i-Taglia è un paese dove le prime pagine dedicano sempre uno spazio al cambio di pettinatura di qualche nullità apparsa in tv. Le due cose sommate…
    Volendo fare considerazione di secondo livello, trattasi della classica manovra “romana” per esibire qualcuno peggiore di loro. Ce ne sono pochi, bisogna ricordare.

  2. Ciao Solounatraccia,
    interessante considerazione, quella del mostrare chi è peggio. Solo che con Vallanzasca mi sembra, ma probabilmente è solo un mio sentire, che non si voglia mostrarlo al peggio, ma sempre con una certa sorta di indulgenza. Come se si stesse parlando di una simpatica canaglia. E invece si parla di un pluriomicida.
    Grazie per essere passata di qui.
    Cristina

  3. Che Vallanzasca non meriti d’uscire più di galera è un fatto accertato,così come non lo meritavano
    Curcio, Franceschini, Moretti e gli altri protagonisti degli Anni di Piombo, che per un ventennio han
    no insanguinato il nostro paese.
    Eppure essi sono liberi di tenere conferenze, scrivere libri, raccontare la loro vita nelle aule universitarie; grazie a loro il PCI di Berlinguer è riuscito ad entrare al governo del paese,vedi il Compromesso Storico,cosa volete che sia un bandito come lui di fronte ai NUOVI PARTIGIANI come loro.
    P.S. Bisogna anche ricordare che nel 1981 il ministro Gava ricorse a Raffaele Cutolo, boss della
    NCO (nuova camorra organizzata), onde liberare l assessore Ciro Cirillo, prigioniero delle Brigate Rosse.
    Ho il massimo rispetto per le vittime del Vallanzasca ed i loro famigliari,pertanto costui merita il massimo della pena, senza sconti.

  4. Gentile Carlo,

    grazie per aver condiviso il suo pensiero.

    Sul non uscire più, non posso che essere d’accordo con lei.

    Cristina

  5. Sei troppo sicuro di essere nel giusto e questo e male non so pero se saresti altrettanto duro nel condannare a morte un capo di stato un lider delle masse un organizazzione dello stato .perche e da tanto che la nostra razza uccide o toglie di mezzo chi gli inpedisce il passaggio il tuo modo di ragionare e limitato a certe categorie .io penso che siamo sempre in bilico tra bene e male non e bianco o nero.e allora bisogna avere e dare speranza anche a uno come napoleone io darei un po di speranza.

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