Il killer di Caselle, la crisi economica e l’interrogatorio

Giorgio Palmieri accusato di triplice omicidio volontario.
Giorgio Palmieri accusato di triplice omicidio volontario.

Si è conclusa alle 13 dell’8 gennaio la conferenza stampa dei carabinieri che hanno arrestato, dopo le indagini, Giorgio Palmieri, accusato dell’omicidio volontario aggravato da futili motivi di Claudio e e Maria Angela Allione e della mamma di lei, Emilia Dall’Orto di 93 anni.

Palmieri è il convivente di Dorotea De Pippo ex domestica di casa Allione allontanata perché sospettata di aver sottratto dei preziosi. Secondo quanto dichiarato dai carabinieri Palmieri è arrivato a casa Allione e si è fatto aprire dai proprietari con il pretesto di rendere conto di un precedente prestito di 500 euro che gli era stato fatto.

Poi, una volta in casa, ha accettato il caffé che gli è stato offerto dai coniugi. Ha poi chiesto di poter usare i servizi. Quando Claudio Allione lo ha raggiunto facendogli notare che si era trattenuto oltre il dovuto, Palmieri lo ha colpito. Si era procurato l’arma del delitto, un tagliacarte (o uno strumento affine) non ancora ritrovato, prima di entrare in casa Allione.

Il suo intento era quello di appropriarsi di soldi e beni, ma la reazione del padrone di casa sembra, dalle sue dichiarazioni, avergli fatto perdere le staffe (anche se procurarsi un’arma prima di commettere un crimine fa tanto premeditazione). Ha ucciso anche Maria Angela che è arrivata in soccorso del marito. E infine si è trovato nella condizione di dover uccidere anche Emilia Dall’Orto che, se lasciata viva, lo avrebbe riconosciuto, dato che Palmieri aveva frequentato casa Allione.

Claudio e Maria Angela Allione ed Emilia Dall'Orto.
Claudio e Maria Angela Allione ed Emilia Dall’Orto.

Liberarsi delle prove e dei testimoni

Nella villetta, infatti, gli era capitato di svolgere saltuariamente qualche lavoro di manutenzione. Una volta compiuto il triplice delitto ha coperto il corpo di Emilia, probabilmente per un misto di rispetto per la vittima e di vergogna per ciò che le ha fatto. Probabilmente. Così dice la letteratura in materia di crimine.

Una volta fuori di casa si è sbarazzato della tazzina, del cucchiaino e della zuccheriera (ritrovati casualmente dal figlio della coppia) che aveva usato per prendere il caffé. Li ha gettati per allontanare da sé i sospetti. Sapeva, infatti, che c’erano  le sue impronte e il suo Dna. Ha gettato anche l’arma del delitto che, però, non è ancora stata ritrovata.

La crisi aggiusta-tutto

Durante la conferenza stampa le domande più “gettonate” da parte dei giornalisti hanno riguardato la precaria situazione economica di Giorgio Palmieri e le 13 ore di permanenza in caserma per essere interrogato. Mi sono ritrovata a condividere i sorrisi un po’ stanchi dei carabinieri pur comprendendo il lavoro dei giornalisti.

Le indagini a Caselle sembrano essere state fatte in tempo record e hanno portato, a quanto pare, a un risultato, l’arresto del killer, piuttosto confortante. Ed è strano che adesso ci si aggrappi alla crisi, alla precarietà lavorativa e si metta in dubbio la legalità degli interrogatori (senza alcuna prova che sia stato violato un qualche diritto).

Tanto una brava persona

Un killer, nella maggior parte dei casi, è ben lontano da essere un’educanda. Difficilmente è un gentiluomo che, pentito di ciò che ha fatto, torna sui suoi passi e, con onore e amor proprio, confessa i delitti e resta in attesa della giusta sentenza. E, tra l’altro, il mondo è pieno di gente in difficoltà: economica, personale, lavorativa, familiare.

Le difficoltà ci sono per tutti. Il lavoro che manca, la crisi, i bisticci in famiglia e con gli amici. Sono tutti motivi di malcontento, di tristezza, di rabbia. Ma non possono essere considerati moventi. Il movente di Giorgio Palmieri era (come minimo) il furto. L’appropriarsi con l’inganno di qualcosa che non gli apparteneva. E non importa che quei soldi gli servissero.

Un agente del RIS al lavoro a Caselle.
Un agente del RIS al lavoro a Caselle.

Confondere i problemi con il crimine

E a chi non ha bisogno di soldi? Tutti abbiamo bisogno di soldi. Ma certo non andiamo in giro a rapinare banche e ad ammazzare persone. Il movente del triplice omicidio di Caselle è il denaro. Non la crisi. Non la mancanza di lavoro. Quelli, al limite, sono problemi. Problemi che, comunque, non giustificano certamente un delitto.

Cercare di dare la colpa alla crisi, o quanto meno, di renderla complice del delitto, significa deresponsabilizzare l’omicida. Significa mancare di rispetto alle vittime che sono morte perché hanno, ancora una volta, aperto la loro casa a una persona di cui, probabilmente e nonostante tutto, si fidavano.

1 pensiero su “Il killer di Caselle, la crisi economica e l’interrogatorio”

  1. A parte che la vicenda continua a puzzare un po’, alla fine il cattivo ha raggiunto il suo scopo: casa e pasti gratis per i prossimi 30 anni. E’ più di quanto hanno molti altri colpevoli solamente di ignavia e sfiga.

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