La serialità del crimine: non solo serial killer

Identikit diffuso dalla polizia del molestatore di Bologna.
Identikit del molestatore di Bologna.

A Bologna si sta cercando un “molestatore seriale”. Si tratta di un maschio bianco che aggredisce sessualmente donne e ragazze. La polizia ha fatto un identikit e lo ha diffuso. E, a quel punto, le segnalazioni e le chiamate sono state tante, almeno una trentina. Cinque le aggressioni denunciate fino al 18 gennaio.

Gli investigatori erano praticamente certi di avere già in mano nome e cognome del molestatore, ma improvvisamente si sono resi conto che i nomi in questione forse sono due. E forse anche i volti in questione sono due. Anche se il modus operandi sembra sempre lo stesso e, fino a questo momento, è stato ricondotto a un unico autore di reato.

Fatto sta che quello che colpisce è il clamore su “seriale”. Conviene, forse, spendere due parole sul profilo di chi delinque, senza magari arrivare ad ammazzare, ma delinque. La premessa, breve, ma necessaria, è che in America solo il 2% degli indagati sottoposti a perizia psichiatrica viene giudicato incapace di intendere e di volere (o infermo di mente).

In Italia la statistica è molto più alta. Non perché gli italiani siano tutti pazzi. Ma perché, probabilmente, si tende a giudicare “folle” chi compie gesti che vanno contro la morale o il socialmente accettato. E, in questo modo, il risultato è che più di qualcuno non viene processato: la legge dice che se non sei in grado di capire, nemmeno puoi sostenere un processo.

Tre identikit differenti (ma simili) del molestatore di Bologna.
Tre identikit differenti (ma simili) del molestatore di Bologna.

L’intento criminale

Magari ti ricoverano in qualche centro per un certo periodo di tempo. Per farti stare meglio. Per curarti. Detto questo di solito anche sui giornali si parla di “folle gesto”, “raptus”, “momento di follia” e via di questo passo. In realtà, nella maggior parte di casi, chi delinque lo fa perché vuole delinquere. E non perché è momentamente fuori di testa.

E di qui la serialità. Il ladro che ruba negli appartamenti lo fa sistematicamente. E non solo quando trova la porta aperta e il computer sul tavolo della cucina a portata di mano. Il borseggiatore in metropolitana borseggia sistematicamente e non solo quando la signora vicino a lui ha la borsa aperta e il portafoglio a portata di mano.

Stesso dicasi per il violentatore. Non lo fa solo quando si trova a camminare in un vicolo buio e incrocia per caso una donna, una qualunque. Basta che respiri. No. Il violentatore è uno che, come il ladro e il borseggiatore, individua la sua vittima, la sceglie. Sceglie il luogo in cui agire e il momento adatto. Niente è lasciato al caso.

Luigi Chiatti, conosciuto anche come il Mostro di Foligno, in carcere per gli omicidi di due bimbi. Ha chiesto al giudice di rinchiuderlo: avrebbe molestato e ucciso ancora.
Luigi Chiatti, conosciuto anche come il Mostro di Foligno, in carcere per gli omicidi di due bimbi. Ha chiesto al giudice di rinchiuderlo: avrebbe molestato e ucciso ancora.

Dire, fare, molestare

Il pedofilo è un altro seriale. Non gli capita di molestare un bambino solo se gli si presenta l’occasione e solo una volta nella vita. No. Di solito, anzi, trova lavori che lo facciano stare a contatto con i minori senza destare sospetti: insegnante, educatore, allenatore, prete (e non me ne vogliano quelli che onestamente e con passione e coraggio hanno scelto queste professioni).

Il ladro che entra negli appartamenti conosce la zona, studia le abitudini dei proprietari di casa, sa se il bottino sarà ricco o se il gioco non vale la candela. E lo sa da parecchie cose: da quello che i padroni di casa gettano nell’immondizia (fonte di informazioni preziose anche per gli esperti di marketing), lo sa da come si muovono, da come si vestono, dagli orari che fanno.

Chi ha deciso di delinquere, di solito, è un bravo profiler. Non tutte le donne vanno bene per essere violentate. E non perché non rientrino nei canoni di bellezza dell’aggressore. Ma perché lo stupratore si basa su altri parametri: questa donna mi denuncerà o no? Urlerà? Sarà arrendevole? Potrebbe essere armata?

Borseggiatori nella metropolitana di Parigi.
Borseggiatori nella metropolitana di Parigi.

Vittime, aggressori e profili

Il linguaggio del corpo della potenziale vittima aiuta l’aggressore. Se l’offender intuisce che la potenziale vittima ha paura (magari non incrocia lo sguardo, lo abbassa, accelera il passo, si guarda intorno con circospezione) sa anche che difficilmente è armata. Fosse armata, va da sé, avrebbe meno paura.

Se da un lato la paura è l’unico elemento che ci aiuta a sopravvivere, dall’altro rischia di paralizzare (di solito nei momenti meno opportuni). E gli offender lo stanno bene. E agiscono di conseguenza. Non per raptus. Non (solo) per occasione. Non per caso. Ladri, borseggiatori, stupratori sono tutti seriali. E delinquono perché vogliono.

Scelgono le vittime con cura. In modo economico. Ovvero vantaggioso per loro. Non solo in termini di soldi, ma soprattutto in termini di rischio di impresa: quanto mi conviene entrare in quella casa? Vero che dalle finestre vedo beni di ingente valore. Ma c’è anche un antifurto di ultima generazione. La casa in fianco ha beni meno preziosi. Ma non ha antifurto.

E voilà. La scelta è fatta. Perché, soprattutto, il seriale (che sia ladro, borseggiatore o violentatore) vuole continuare a delinquere, non ha alcuna intenzione di farsi prendere. Per cui sceglierà sempre e comunque l’opzione che mette al primo posto la sua libertà. Difatti quando i criminali da strapazzo tentano il colpo grosso o vengono presi o ci lasciano le penne.

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