Aggressività, rabbia e omicidi: non riconoscere le emozioni

La rabbia espressa da Tim Roth in Lie To Me.
La rabbia espressa da Tim Roth in Lie To Me.

Nelle società occidentali gli adulti tendono a insegnare ai più piccoli il vivere civile. Ovvero l’adeguarsi a una società che è fatta di regole, di usi, costumi e consuetudini. Secondo Charles Darwin non è il più forte a sopravvivere, ma il più adatto. E adeguarsi significa adattarsi. Più o meno.

La notizia dell’aggressione di un tassista da parte di un pedone è su tutti i giornali. Il pedone attraversava sulle strisce pedonali con la sua compagna, incinta di 8 mesi, e secondo una prima ricostruzione il tassita ha frenato all’ultimo momento rischiando di travolgerli. A quel punto il pedone ha danneggiato il veicolo del tassita.

Il quale è sceso ed è stato colpito dal passante che, in quel momento, al ritorno dalla spesa, aveva in mano una confezione da quattro bottiglie da un litro e mezzo di acqua. Il tassista è caduto a terra, tramortito. La compagna del pedone, secondo i testimoni, ha tentato di trattanere il partner sul posto. Ma i due, alla fine se ne sono andati. Dopo aver lasciato i propri dati agli astanti.

La rabbia è un’emozione forte. E la si prova molto spesso. La proviamo fin da piccoli. Qualcuno si arrabbia poco, qualcuno si arrabbia molto. Ci si arrabbia per i motivi più disparati e non è necessario che siano motivi “alti”. Ci si può arrabbiare perché è finito il dentifricio o perché non ci hanno dato la precedenza sulle strisce pedonali.La rabbia sorge quando qualcosa o qualcuno si frappone fra noi e il nostro obiettivo. Quelli sempre arrabbiati sono convinti che il mondo tenda a volergli male. Quelli sereni, di base, un po’ se ne fregano e, se qualcosa va storto, se la strada è sbarrata, cambiano strada. Nel mezzo ci sono tutti gli altri.

Da parecchi decenni siamo abituati a bacchettare sulle dita la nostra aggressività. Genitori e insegnanti, nella maggior parte dei casi, ci dicono fin da piccoli che dobbiamo comportarci bene. Che dobbiamo evitare di litigare. Che dobbiamo fare i bravi. In sostanza viviamo seguendo le ferree regole del politicamente corretto.

Non dire la verità, non arrabbiarsi, per non offendere.
Non dire la verità, non arrabbiarsi, per non offendere.

La menzogna di vivere bravi

Non possiamo dire liberamente quello che pensiamo: potremmo offendere qualcuno, potremmo risultare sgradevoli, potremmo sembrare antipatici. E quindi siamo costretti a mentire. Perché non dirla, piaccia o meno, è mentire. Dirla bene, è mentire. Dirla fino a un certo punto, è mentire.

Mentiamo a noi stessi tentando di rimanere nei binari del politicamente corretto. A volte ci piacerebbe dire in faccia e a chiare lettere al prossimo quello che pensiamo, ma non si può. E la frustrazione, in questo modo, sale. E’ inevitabile. Ed è un pericolo. Non stupisce che ci siano atti violenti per motivi che, a guardarli bene, sono proprio miseri.

Futili, secondo il codice penale. Di nessun conto. Da poco. Ma il problema è che mano a mano che si mente restando nei favolosi binari del politicamente corretto si rischia di perdere la capacità di ricordarsi chi siamo per davvero. Si rischia di non tenere conto di quanta rabbia si accumula: magari tutta per motivi grandi come una monetina da un centesimo.

La rabbia, questa sconosciuta

Soffocare la rabbia non è la strada per vivere in pace. La strada per vivere decentemente è conoscere, apprezzare e imparare a governare la rabbia che ognuno di noi si porta addosso. Dentro. E anche fuori. Perché la rabbia non è un fatto personale. O almeno, lo è fino a che non esplode all’improvviso coinvolgendo gli altri.

Chi non riesce a controllare la rabbia spesso si spaventa di quello che pensa che potrebbe fare. O che ha fatto. E che magari ha paura di ripetere. La rabbia è un’emozione di cui si parla solo in negativo e solo quando i fatti di cronaca offrono la spunto per dire quanto siamo diventati cattivi. Ma forse è opportuno ricordare che viviamo di istinti. E l’istinto è quello che interviene per preservare la specie di fronte a una minaccia. Come il rischio di essere investiti, per esempio.

Uh ma bravo!

L’adrenalina che un tempo serviva per farci scattare veloci verso le prede o fuggire lontano dall’aggressore adesso è tutta lì. E’ sempre lei. Sempre la stessa adrenalina che ristagna e che fa venire gli incubi la notte o che rischia di soffocarci perché, poveretta, non sa bene quale sia il suo ruolo.

Possiamo metterci a fare sport pericolosi o possiamo stravaccarci sul divano a guardare film dell’orrore. Serve. Tutto serve. Ma la rabbia è un’emozione insita nella natura umana. E non c’è politicamente corretto che tenga: lei è lì. E siccome non viviamo in paradiso può essere che prima o poi, repentinamente e spesso fuori luogo e fuori tempo, si faccia notare.

Arrabbiarsi, ma con metodo

Capire cosa ci fa arrabbiare e come reagiamo quando siamo arrabbiati è un fatto che sembra scontato. In realtà non lo è. Analizzare cosa ci succede quando ci arrabbiamo può essere un esercizio particolarmente interessante. E rivelatore. Che facciamo? Ci mettiamo a piangere? Schiantiamo al suolo i piatti del servizio buono? Urliamo che nemmeno Tarzan?

E poi? Quanto restiamo arrabbiati? Con chi? Con noi stessi, magari perché ci siamo lasciati andare alla rabbia? O magari perché non abbiamo risposto alla provocazione? O siamo arrabbiati solo con gli altri? Che ci hanno, ancora una volta, fatto arrabbiare? Capire come ci arrabbiamo, quanto e perché è un modo come un altro per capire chi siamo.  Non solo. E’ necessario capire anche gli altri.

La paura. Espressa da Tim Roth in Lie To Me.
La paura. Espressa da Tim Roth in Lie To Me.

La paura, la rabbia e poi ancora la paura

Capire quando si arrabbiano gli altri potrebbe metterci al riparo da situazioni limite, come quella che ha coinvolto il pedone e il tassista a Milano. Non rendersi conto di quanto è arrabbiato l’altro rischia di farci precipitare nel dramma.

In alcuni casi è la paura a ingenerare la rabbia. Ho temuto così tanto che mi sono spaventato. E forse mi sono spaventato a casaccio. E se mi spavento mi mostro debole. E a quel punto che faccio? Mi arrabbio. Mi arrabbio perché ho avuto paura. Perché la paura (quella intensa, quella che fa rizzare i capelli sulla nuca) è un’altra emozione che, in tempo di pace, proviamo poco. E quando arriva rischia di farci trasalire non poco.

Conoscere le proprie emozioni, sapere da dove arrivano, quanto durano, come influiscono sul nostro comportamento è importante. Ed è importante capire gli altri. Leggerli. Per comprenderli. Per non trovarsi in pericolo. Perché la vita è fatta di aggettivi. E non di pesi e misure. Non si va al metro. Si va a spanne.

4 pensieri su “Aggressività, rabbia e omicidi: non riconoscere le emozioni”

  1. queste tragedie sembrano accadere con molta frequenza forse perché abbiamo perso o, peggio, non ci è mai stata insegnata, la capacità e la lucidità di valutare quali possano essere le conseguenze dell’agire in preda alla rabbia (o alla paura).
    complimenti per l’accurata analisi.

  2. Caro Archivista,
    grazie.
    Probabilmente la capacità di valutare ce l’abbiamo. Ma, come dici tu, forse è andata persa. Alcuni si mettono in situazioni davvero tragiche solo perché pretendono di imporsi. Di avere ragione a tutti i costi. Senza valutare le istanze, le paure e la rabbia dell’altro.
    Grazie per aver lasciato la tua idea. E a presto,
    Cristina

  3. Intanto il tassista è morto.

    Paura o non paura, rabbia o non rabbia, quando ci lasciamo andare facciamo sempre casini.

    Se non ci fosse sto cacchio di politicamente corretto e potessimo farci vedere arrabbiati e sfogarci come si deve, forse reagiremmo meglio… o reagiremmo meno.

    Il pedone si è spaventato molto è stato inzigato dal tassista e ha reagito d’istinto. Chissà cosa aveva accumulato durante la settimana, o durante il mese, che non lo ha fatto ragionare in quel momento. Probabilmente fosse stato più sereno avrebbe tirato solo una sberla, o lo avrebbe preso a parolacce per mezz’ora e basta.

    Boh, fatto sta che, come dici giustamente tu, bisogna imparare di più su di noi e le nostre reazioni nelle varie situazioni.

    Intanto per una stupidata, una distrazione, una frenata in ritardo, o quello che è stato, ci sono un sacco di vite rovinate… e questo è davvero triste.

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