Criminal Minds, lobotomie, scienza e fantascienza

La vittima della lobotomia.
La vittima della lobotomia.

C’era, anni fa, una pubblicità di un televisore il cui claim suonava più o meno come “Noi siamo scienza, non fantascienza”. E c’era da crederci. Più o meno. Insomma, la fantascienza lascia sempre un po’ con qualche dubbio. La scienza invece…

Insomma. Mi è venuto in mente un po’ perché sono vecchia e ricordo cose del passato più spesso di quanto sarebbe utile, e un po’ perché la nona stagione di Criminal Minds mi provoca.

Nel senso che si è partiti dal serial killer più cattivo del mondo nel primo episodio e al quarto, “Prestare testimonianza”, andato in onda qualche sera fa su FoxCrime siamo repentinamente giunti agli effetti speciali e ai colori ultravioletti.

Nel dubbio, nomina Dahmer

La storia (attenzione che il post potrebbe contenere spoiler per chi non ha visto la puntata) è quella di un tizio sequestrato a cui viene fatta una lobotomia. E dopo, dopo la lobotomia, riesce a fuggire. Subito dopo, intendo.

Naturalmente si sprecano le citazioni e le lezioni da primi della classe che hanno studiato bene la lezione su Jeffrey Dahmer, più noto agli amici e al grande pubblico, con il soprannome di Cannibale di Milwaukee.

Dahmer, in effetti, aveva questa fissa di trapanare (con un trapano da muratore e non con uno chiurugico, ci mancherebbe) i crani delle sue vittime mentre erano ancora vive.

A destra il nuovo capo della BAU.
A destra il nuovo capo della BAU.

Il suo progetto, se così si può chiamare, era di mantenere viva la vittima ma di poterla controllare dopo averle tolto, grazie al trapanamento del cranio, qualsivoglia facoltà di decidere o di fare.

Va da sé che Dahmer ha giusto scoperto che la sua tecnica risultava mortale nel 100% dei casi. Complice anche il fatto che, come ben dice Reid, versava liquidi già letali di per sé se ingeriti nel foro fatto con il trapano.

Il profilo in un minuto

In questo caso invece, nel caso del quarto episodio della nona stagione di Criminal Minds, abbiamo uno (che faceva già il cattivo, russo, in 24) che non solo pratica lobotomie, ma installa microcamere nelle iridi delle vittime.

E le vittime, a quel punto, sono i suoi occhi. Il nuovo caposquadra della BAU fa sapere che “quello è un nano impianto oculare”. Hai capito? E qui siamo arrivati alla fantascienza. Cioè esiste anche questa cosa, ma… andiamo… su.

E poi via con il profilo. Nel giro di quaranta secondi è già fatto: è uno studente. E anche la vittima è uno studente. Perché non è dato sapere. Nel senso che la vittima è giovane e non è schedata da nessuna parte: ergo, si tratta di uno studente. Forse straniero.

Una vecchia pubblicità sui meravigliosi risultati offerti dalla lobotomia.
Una vecchia pubblicità sui meravigliosi risultati offerti dalla lobotomia.

E sempre a proposito di alieni…

Fosse così sarebbe schedata. Entrare negli Stati Uniti significa mollare giù impronte, faccia, dati del passaporto, motivi del viaggio e l’immancabile dichiarazione di dove si andrà giurando di non mettere bombe in giro per il Paese.

La tortura, secondo gli agenti della BAU, equivale alla sperimentazione, “forse perché si annoia”. In genere chi tortura non si annoia affatto. Chi tortura è un sadico. Si nutre della paura e della sofferenza della vittima.

Ovviamente il nuovo capo della BAU sembra caduto sulla Terra da Marte: più che domande idiote non riesce a fare. E, naturalmente, le risposte sono a uso e consumo del telespettatore (probabilmente ritenuto non troppo sveglio dai produttori).

Aaron, torna tra noi

Per Reid l’uso della telecamera significa che l’SI (ovvero il Soggetto Ignoto, il cattivo, insomma) “vuole che le sue vittime soffrano”. Le lega, buca loro la testa, le terrorrizza. Forse eravamo capaci anche noi di arrivare a questa conclusione.

Finalmente ci si mette Hotchner a dire la sua: “L’SI vuole che vediamo quello che vede lui”. E bravo (un tempo era così affascinante, e ora gli fanno dire solo ovvietà, quel dommage…). La vittima lobotomizzata non riesce a parlare.

E quindi si va con il vecchio metodo, mi batta le palpebre, mi guardi la lettera sul cartoncino… Cose così. Ma le robe non fantascientifiche e tecnologiche pare non piacciano (difatti sbagliano a leggere le lettere sul cartoncino).

Too much

Nel frattempo c’è l’altra vittima in ostaggio del cattivo che non se la passa per niente bene. Come per il primo episodio anche il quarto della nona stagione di Criminal Minds rischia di essere un’accozzaglia di informazioni, storie, teorie.

Perché? Come mai servono così tante cose per fare un episodio? Cioè, va bene che è fiction. Che è tutto finto. Ma perché sprecare occasioni? Perché aggiungere materiale? Le prime storie erano pregne, tese, veritiere.

C’era un argomento, uno solo (che poteva essere la schizofrenia, le allucinazioni, la paranoia, il sadismo e via dicendo), e funzionava. Funzionava benissimo. Veniva sviluppato in modo teso, lineare. E faceva paura.

Aaron Hotchner, Hotch, sempre più perplesso.
Aaron Hotchner, Hotch, sempre più perplesso.

Molto rumore per nulla

Ora la storia risulta inutilmente complessa. Un po’ come accade alle storie delle soap opera. Come se ci si fosse messo in mezzo l’Ufficio Complicazioni Affari Semplici. C’è sempre un figlio con il vissuto abbandonico che deve farla pagare a qualcuno.

Sembra quasi che gli sceneggiatori abbiano così tanto materiale da non essere in grado di fare una scelta. Come bambini in un negozio di dolciumi. Prendono più cose possibili, e tutte a caso, e le stipano scompostamente nell’episodio.

Per poi finirla alla meno peggio e in due minuti, un finale buttato lì. Con il rapporto padre figlio a farla da padrone. E a fungere da soluzione universale. Un po’ come il nero: va su tutto.  Un vero peccato.

2 pensieri su “Criminal Minds, lobotomie, scienza e fantascienza”

  1. Come non concordare?
    Peccato, era una serie molto bella, ma a voler tirare le cose troppo per le lunghe finiscono le idee. Quelle buone intendo.

  2. E ma ciao Luca,

    forse sì. Forse il punto è proprio il voler continuare ad andare avanti senza più idee buone… 🙂

    A presto e buona domenica!

    Cristina

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