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Archivio per marzo 2014

Omicidi scenografici: serial killer a confronto tra tv e realtà

Omicidio scenografico nella serie tv Dexter.

Omicidio scenografico nella serie tv Dexter.

Ho finito di tenere un corso sui serial killer. No. Non è su come diventare serial killer. E nemmeno su come commettere omicidi seriali senza lasciare tracce. Più che altro verteva sul modo di essere dei serial killer, sulle loro storie di vita, sulla vittimologia, sui numeri, sulle statistiche e su un sacco di altre robe noiose.

Comunque. Il corso è finito. E ho fatto una riflessione (che molti, più bravi e capaci, di me hanno già fatto): le vittime dei serial killer non se le ricorda nessuno. Ci si ricorda dei nomi degli assassini. Ma non delle vittime. Perché sono tante. Sono una dopo l’altra. Sono senza nome e senza volto. Spesso perché il serial killer le ha private anche di quello.

Nella realtà le vittime dei serial killer sono per lo più prostitute, senza fissa dimora, autostoppisti, ragazzini scappati di casa. Gente che, purtroppo, nessuno cerca. Di cui nessuno si accorge se scompare. Non sempre è così, per fortuna, ma i serial killer sono bravi profiler e scelgono le vittime oculatamente.

La realtà, in questo senso, è piuttosto simile a quello che si vede in tv: le vittime ci sono perché sono funzionali alla storia. Niente di più, niente di meno. A meno che la vittima non sia una vittima illustre (come nella realtà), magari la moglie o il figlio del protagonista. Se non il protagonista. Prosegui la lettura…

Omicidi in famiglia, femminicidi e roba che fa vendere

Silenzio. Perché non so cosa scrivere.

Silenzio. Perché non so cosa scrivere.

Il weekend della festa della donna è passato lasciando dietro di sé una scia di mimose e sangue.

Una madre albanese ha ucciso a coltellate le sue tre figlie; madre e figlia hanno ucciso il loro marito e padre prendendolo a martellate; un uomo ha ucciso la moglie facendola cadere dalle scale; un altro ha ucciso la moglie al bar prendendola a coltellate.

Si parla tantissimo di femminicidio. Ne avevo parlato anche qui. Ma il codice penale contempla già l’omicidio. E parlare di femminicidio è banalizzare l’argomento. Perché, tra l’altro, si suppone sia commesso da un uomo ai danni di una donna. E, se nell’intenzione del legislatore, il femminicidio dovrebbe essere un plus, per molti è un minus.

Basta, per rendere l’idea, l’hashtag lanciato su Twitter #NonContaComeFemmicidio. Di solito i tweet sono questi: “NonContaComeFemminicidio se lei ha mal di testa da tre mesi” o ancora “NonContaComeFemminicidio se ti trascina a fare shopping”. Cose così. Cose da minus. E non da plus.

Che le donne percentualmente muionano di più che in passato è un dato statistico. Nel 1990, con le stragi di mafia, ci sono stati quasi 2.000 omicidi volontari in Italia. Lo scorso anno, secondo il rapporto Eures-Ansa, ce ne sono stati 505 di cui il 30% ha avuto per vittima una donna. Anzi, una femmina. Perché una vittima di tre anni, non è certo donna. Prosegui la lettura…

Camper, serial killer, film horror, zombie e tutto il resto

Il Fleetwood Bounder di Breaking Bad. In uso.

Il Fleetwood Bounder di Breaking Bad. In uso.

Il camper è un mezzo di trasporto piuttosto interessante. Fino a un po’ di tempo fa non ci ho mai fatto caso. Ma da quando sono entrata a far parte (artefice della trasformazione, il marito) del meraviglioso mondo dei camperisti ci faccio caso. Ho sempre considerato il camper un mezzo per vacanzieri disorganizzati.

Invece il camper è qualcosa di ben diverso. Innanzitutto sono stata sbranata quando ho tentato di dire che i camper (e quindi i camperisti) sono tutti uguali. La mia idea di camper era quella dei surfisti degli anni Settanta con il pullmino Volkswagen di un colore improbabile e con le tendine a fiori alle finestre.

E, alla fine, la scelta è caduta su un “furgonato”. Ovvero un camper non-bianco e non-grande. Essere dentro al camper (nel nostro caso un Vars 478 della Helix) con tutto il mondo fuori è una sensazione da antisociali di prima categoria: per cui un’ottima sensazione. Chiudi le porte, le tendine (non a fiori, ma poco ci manca, per colpa mia) e ascolti la pioggia.

O anche niente. E tutto funziona. Fatto sta che da quando ho il camper non ho potuto fare a meno di pensare che una volta dentro al camper fuori può succedere di tutto e si può bellamente ignorare il mondo. Ma, perché c’è un ma, funziona anche al contrario. Dentro (potenzialmente) può succedere di tutto e il mondo se ne frega bellamente.

Così, giusto perché a volte sono più antisociale del solito, ho ripercorso le vite di alcuni serial killer. Perché, se uno fa il serial killer, il camper è il mezzo ideale (che a nessuno vengano idee malsane, mi raccomando). Anche se, quasi tutti, si servono della loro casa. Che ha la sua bella importanza. Comunque. Steven Brian Pennell ha ucciso cinque prostitute tra il 1987 e il 1988. Viaggiava su e giù per il Delaware a bordo del suo camper e lo usava come “covo”. Prosegui la lettura…