Omicidi scenografici: serial killer tra tv e realtà

Omicidio scenografico nella serie tv Dexter.
Omicidio scenografico nella serie tv Dexter.

Omicidi scenografici in tv ce ne sono parecchi.

E’ risaputo che le vittime dei serial killer non se le ricorda nessuno.

Ci si ricorda dei nomi degli assassini. Ma non delle vittime. Perché sono tante. Sono una dopo l’altra. Sono senza nome e senza volto. Spesso perché il serial killer le ha private anche di quello.

Nella realtà le vittime dei serial killer sono le cosiddette vittime ad alto rischio: prostitute, senza fissa dimora, autostoppisti, ragazzini scappati di casa.

Gente che, purtroppo, nessuno cerca. Di cui nessuno si accorge se scompare. Non sempre è così, per fortuna, ma i serial killer sono bravi profiler e scelgono le vittime oculatamente.

La realtà, in questo senso, è piuttosto simile a quello che si vede in tv: le vittime ci sono perché sono funzionali alla storia.

Niente di più, niente di meno. A meno che la vittima non sia una vittima illustre (come nella realtà), magari la moglie o il figlio del protagonista. Se non il protagonista.

Resti umani a casa del serial killer Ed Gein.
Resti umani a casa del serial killer Ed Gein.

Gli omicidi scenografici di Ed

Chi ha avuto il disgraziato compito di entrare a casa di Ed Gein (serial killer reale) ha poi dovuto sottoporsi a qualche seduta di terapia per tornare in sé.

E i motivi sono parecchi. A casa di Ed, a Plainfield, Wisconsin, sono state trovate teste umane (di donna) che decoravano la camera da letto, lampade e tamburi fatti in pelle (sempre umana).

I teschi erano stati tagliati (a metà della calotta cranica) e utilizzati come gettacose. Non solo. Ed aveva confezionato, sempre con la pelle delle sue vittime (e di altre morte non per mano sua), un corpetto, una maschera e dei guanti che indossava nei momenti di intimità. Altri resti (gambe, teste, mani) sono stati trovati in alcune scatole.

Horror e realtà

Una delle vittime è stata trovata appesa a delle corde a testa in giù. Il suo corpo era sventrato. La casa di Ed oscillava tra il fatiscente e l’orrorifico. Motivo per cui dalla vicenda che lo ha visto protagonista sono stati tratti libri e film. Tra gli altri Psycho di Alfred Hitchock e Non aprire quella porta di Tobe Hooper.

Psycho è un film “pulito” ed è tratto dal libro omonimo di Robert Bloch. Non aprite quella porta (e seguenti) è un horror. Quindi è un film splatter, “sporco”. La casa di Ed, stando alle testimonianze, doveva essere molto più simile al film horror. E molto simile era l’effetto a casa di Jeffrey Dahmer, detto il Cannibale di Milwaukee.

La polizia impegnata nello smaltimento dei resti trovati a casa di Jeffrey Dahmer. Non molto scenografico.
La polizia impegnata nello smaltimento dei resti trovati a casa di Jeffrey Dahmer. Non molto scenografico.

Indovina chi c’è per cena

Soprannome datogli per la sua velleità di mangiare (oltre che di uccidere) le sue vittime. Dahmer ha ucciso, sezionato e mangiato 17 ragazzi (di colore e ispanici). A casa sua la scientifica ha dovuto munirsi di fusti contenitori in cui mettere i resti delle vittime (trovati nel freezer e nel frigo da due poliziotti di pattuglia chiamati da una vittima fuggita).

Per non allontanarsi troppo da casa si possono ricordare anche i delitti del Mostro di Firenze. Mai trovato (l’imputato numero uno, Pietro Pacciani, è morto prima che si pervenisse a una conclusione del processo, e quindi a una sentenza) ha lasciato dietro di sé sangue e dubbi: le vittime femmine sono state mutilate. Le vittime maschio uccise, ma non mutilate.

Come bambole

Anche quelli del Mostro di Firenze rientrano tra i delitti “scenografici”. Le vittime non sono state nascoste, occultate o sopresse (nascoste molto, ma molto bene). Al contrario. Sono state lasciate dove si trovavano. In qualche caso “in posa”. Il vezzo (tragico, ma reale) di mettere in posa le vittime è tipico di alcuni serial killer.

Notoriamente, infatti, con le vittime, anche se fa brutto pensarlo e scriverlo, ci giocano. Si divertono. I serial killer non pensano alle vittime come esseri umani. Ma come puro divertimento. Dove per divertimento si intende una vasta gamma di perversioni che si concretizzano in sevizie, torture, violenze sulla vittima viva.

In molti casi il divertimento non si esaurisce con la morte della vittima. Anzi, per alcuni inizia proprio lì. Il corpo morto, infatti, non oppone alcuna resistenza, non giudica, non protesta. E il serial killer necrofilo può fare un po’ quello che vuole (anche qui la scelta di parafilie è ampia) incluso sezionare e mangiare il cadavere.

Dexter Morgan al lavoro. Come serial killer.
Dexter Morgan al lavoro. Come serial killer.

Un bel delitto

In tv gli omicidi seriali sono quasi tutti omicidi scenografici. In Criminal Minds ci sono killer che incarnano il male con la M maiuscola e che agiscono di conseguenza (di solito con grande spargimento di sangue).

In Dexter c’è lui, Dexter Morgan, che è molto scenografico: i suoi omicidi scenografici prevedono camere delle torture ad hoc.

Dexter è meglio di una casalinga di Voghera (con tutto il rispetto per le signore del paese in provincia di Pavia): mette teli di plastica ovunque per evitare di sporcare, si dota dei sacchi neri della spazzatura e confeziona la vittima nel Domopak per non rischiare che sangue e visceri colino qui e là.

Action figure di Dexter. Sulla sinistra i sacchi neri.
Action figure di Dexter. Sulla sinistra i sacchi neri.

Lo smaltimento del cadavere

Una volta uccisa la vittima la taglia a pezzi, la mette nei sacchi dell’indifferenziata e, in barba a qualsiasi remora ecologica, butta il tutto nell’Oceano.

La stessa cosa la faceva Jeffrey Dahmer. Alcune parti dei cadaveri le teneva in casa, ma tutto il resto lo smaltiva più o meno così. Tranne la parte dell’Oceano.

Jeffrey lasciava che fosse la nettezza urbana a occuparsi dei sacchi neri che lui, diligentemente, allineava davanti casa. Sempre in Dexter alcune vittime sono state fatte oggetto di morti più che scenografiche, spettacolari. Una donna viene ritrovata in una magnifica serra, appesa, le braccia aperte e le ali bianche che pare un angelo.

Le miniature di CSI

Fatemi dire, però, che televisivamente parlando la serial killer più scenografica è sicuramente Natalie Davis.

In CSI realizza miniature perfette delle scene del crimine: si tratta di omicidi scenografici messi in scena in miniatura.

Ha una pazienza certosina e i suoi omicidi, proprio perché annunciati dalle miniature, sono opere d’arte. Non è bello quello che ho scritto. Lo so. Ma stavo parlando di tv. Per cui è lecito.

Le miniature di Natalie sono, tecnicamente, delle room box. Natalie ha pensato di inscenare la sua fantasia (quella di uccidere qualcuno) in ambientazioni tipiche del modellismo delle case di bambola: oggetti piccoli piccoli, dettagliati, precisi. Un hobby particolare e affascinante.

Una delle miniature realizzate da Natalie Davis di CSI. Questa è quella di Penny Garden.
Una delle miniature realizzate da Natalie Davis di CSI. Questa è quella di Penny Garden.

Omicidi scenografici in tv

Ogni miniatura viene recapitata a Gil Grissom lo scienziato forense con specializzazione in entomologia che dovrà risolvere il caso. Anzi, i casi. Perché Natalie è una serial killer.

Nella realtà casi di questo tipo non ce ne sono. Zodiac, per esempio, mandava lettere crittografate. Ma niente miniature.

Le miniature, in realtà, sono un omaggio a quelle che faceva Frances Glessner Lee.

Un’ultima cosa. I serial killer televisivi così come reali mandano messaggi (e miniature) in segno di sfida.

Non perché, come sostengono molti colleghi, esplodano dal desiderio di essere fermati. Ma perché tra i disturbi psichiatrici che li affliggono molto spesso c’è l’antisocialità e con essa la propensione al rischio.

Del tirare la corda

Propensione al rischio che, in molti casi, li spinge ad andare oltre, a sbeffeggiare le forze dell’ordine e i giornalisti.

Un po’ come quelli che corrono in macchina 300 all’ora e, se restano vivi, si organizzano per trovare altre robe pericolose da fare, tipo andare a 300 all’ora ma sull’acqua, con gli offshore magari lasciandoci le penne.

Ecco. I serial killer amano il rischio allo stesso modo. Ma non vogliono essere catturati. O fermati. Il rischio che corrono a tenere teste umane nel freezer, o a seppellire cadaveri nel giardino sul retro o a inviare lettere alla polizia fa parte del gioco. E, ogni tanto, capita che qualche serial killer faccia un passo falso. E venga preso.

6 pensieri su “Omicidi scenografici: serial killer tra tv e realtà”

  1. Ho cliccato “mi piace” perché, come sempre, i tuoi articoli sono interessanti e si leggono con piacere e tutto d’un fiato. Ma stavolta sono un po’ inorridito!

  2. Grazie! 🙂
    Mi spiace che tu sia inorridito. Ma non posso che essere con te: alcune cose sono proprio orrorifiche.

  3. Questo lascia un po’ (molto) di amaro in bocca..
    Il criminale e le sue modalità di azione fanno sempre spettacolo, la vittima un po’ meno anche se è ‘funzionale’ all’atto.
    Ma cinicamente show go on; era così la battuta?
    Grazie per gli articoli, sempre interessanti.

  4. Cara Gio,

    come stai?

    Molto vero e molto umano quello che scrivi. La vittima è decisamente poco funzionale. E finché si tratta qualcosa che va in tv può anche non dispiacerci. Ma purtroppo la realtà, in qualche caso, è simile.

    La vittima resta sempre un po’ in disparte.

    E sì la battuta “show must go on” qui ci sta. Augurandoci che si tratti sempre più di tv e sempre meno di realtà.

    Grazie per aver avuto la voglia e aver trovato il tempo di fermarti a leggere e commentare.

    🙂

    Cristina

  5. Trovo veramente interessantissimo sto post. Ci sono un sacco di miti che la televisione o i libri, per motivi ovviamente di economia della storia, alimentano. Questi post ti fanno tornare con i piedi per terra.

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