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Archivio per aprile 2014

Il mostro di Firenze, le indagini e un po’ di profiling

La scena del crimine del 1974.

La scena del crimine del 1974.

Il mostro di Firenze è entrato di prepotenza nella storia d’Italia. Di prepotenza perché lo ha fatto ammazzando. E del mostro di Firenze hanno parlato in tanti, in tantissimi. E’ un caso che ai corsi e alle cene con amici di solito salta fuori.

Stavolta è stato l’amico Francesco Trotta redattore di ArtSpecialDay On Air a fare due chiacchiere. Abbiamo ragionato insieme sul mostro di Firenze. Trovate il pezzo di Francesco qui.

Il mostro di Firenze incarna le paure ancestrali raccontate nelle fiabe: non andare nel bosco che il bosco è buio e ci vive l’orco, l’orco è cattivo e mangia i bambini.

Secondo le indagini il mostro ha iniziato a uccidere nel 1968. Il 21 agosto avrebbe ucciso una coppia di amanti, Antonio Locci e Barbara Lo Bianco, risparmiando il figliolo della donna, Natalino Mele, di sei anni, e portandolo addirittura in salvo in un’abitazione vicina.

Il killer si avvicina all’auto, una Giulietta bianca, e spara otto colpi: vanno tutti a segno. Quattro sono per lei e quattro per lui. Natalino è illeso. La polizia troverà cinque degli otto bossoli. Si tratta di calibro .22 Long Rifle con una H stampata sul fondello del bossolo.

Alcuni hanno pensato alla malavita organizzata. Anche se difficilmente per uccidere qualcuno la malavita utilizza calibri così piccoli. Forse è più verosimile che non si tratti di malavita organizzata, bensì di una vendetta: i due erano amanti. Ed è un bel movente.

Se non si è avvezzi di armi e balistica e si hanno mezzi limitati, per ammazzare va bene tutto. Anche un calibro piccolo. Basta trovare qualcuno che abbia l’arma e che sia disposto a usarla dietro compenso. Difficile immaginare che il mostro di Firenze si sia limitato a sparare a lui e a lei senza fare altro. Prosegui la lettura…

Categorie:serial killer

Bibliocrime: il crimine tra letteratura e realtà – 26 aprile h. 16

26 aprile 2014 2 commenti
Il piacere di leggere.

Il piacere di leggere.

Sabato 26 aprile 2014 dalle 16 alle 18 alla biblioteca di Baranzate (Mi) c’è Bibliocrime: il crimine tra letteratura e realtà. Un viaggio attraverso il crimine, una scena del crimine e delle impronte da rilevare.

Il viaggio attraverso cui il pubblico sarà guidato prenderà le mosse da qualcosa di classico: Edgar Allan Poe e poi Agatha Christie e sir Arthur Conan Doyle con i loro personaggi ancora vivi e attuali a raccontarci di come il genio non abbia bisogno di aiuto per risolvere un crimine.

Ci si sposta nel tempo e nello spazio per indagare i modi di fare indagine e, perché no, anche quelli di commettere un omicidio dai primordi ai giorni nostri.

Fino all’analisi del fenomeno serial killer.

Quanti sono i serial killer? Davvero sono solo americani? Come si comportano? Cosa fanno? E come è possibile prenderli? La parte finale è dedicata al profiling ovvero alla scienza comportamentale con un occhio di riguardo ai saggi di Paul Ekman sulle espressioni facciali e la menzogna.

Al termine della conferenza il pubblico potrà accedere alla scena del crimine allestita in biblioteca, potrà fare congetture su cosa sia successo alla vittima e su chi possa essere stato il colpevole e perché. Chi vorrà potrà cimentarsi nel compito di rilevare le impronte digitali.

Biblioteca “Il Quadrato” – via Trieste 23 – Baranzate dalle 16 alle 18

Ingresso libero

 

Categorie:libri e cose

Hong Kong e le case stregate: suicidi, omicidi e morte in generale

22 aprile 2014 2 commenti
Una delle più famose case infestate italiane: la casa rossa o Casa de' Vecchi di Cortenova. Volendo è in vendita.

Una delle più famose case infestate italiane: la casa rossa o Casa de’ Vecchi di Cortenova. Volendo è in vendita.

Questa cosa delle case stregate che, a Hong Kong, perdono valore immobiliare proprio non la sapevo. Cioè, mi sono chiesta spesso chi andasse a vivere in case in cui sono stati commessi omicidi o in cui la gente ha preferito farla finita.

Oggi ho letto sul Post un articolo dello scorso anno in cui si parla della perdita di valore degli immobili considerati stregati a Hong Kong. Immobili che hanno un nome: hongza. Casa stregata, più o meno.

Un po’ ho sorriso pensando ai rampanti manager di Hong Kong che chiedono all’agente immobiliare se la casa è o meno infestata dai fantasmi. Manager che magari hanno a che fare con le tecnologie più avanzate e che lavorano 20 ore al giorno. Eppure il mercato immobiliare subisce dei contraccolpi incredibili se è successa una roba brutta in casa.

Amityville e altre belle case

Mi pareva il cliché di un classico dei film dell’orrore: la bella famigliola che stufa della vita nell’appartamento in città decide di trasferirsi nella casa (stregata) dei sogni in una zona semi rurale con tanto prato intorno e un sacco di fantasmi dei proprietari precedenti nascosti nei muri pronti a far morire di paura la bella famigliola.

La casa della famiglia De Feo, chiamata "High Hopes", grandi speranze, al 112 di Ocean Drive, Amityville, NY.

La casa della famiglia De Feo, chiamata “High Hopes”, grandi speranze, al 112 di Ocean Drive, Amityville, NY.

Alcune belle famigliole di alcuni film horror, in realtà, arrivano dritte dritte dalla realtà. Tipo quella dei De Feo, madre, padre e cinque figli che si trasferirono a Amityville (paese ameno, volendo tradurre) e che chiamarono la loro nuova dimora “High Hopes”. Furono trovati morti. Accusato degli omicidi il figlio maggiore.

Ron De Feo jr sta attualmente scontando l’ergastolo. Anche se ha ritrattato la confessione. Dicendo che ha agito per via di presenze oscure. Dopo la famiglia De Feo la casa su acquistata dai Lutz. Che scapparono, pare, nottetempo per via dei fantasmi (volendo c’è il bel documentario Shattered Hopes).

Tornando alle hongza. Molto cedevole alla curiosità sono andata a leggere l’elenco delle case infestate dagli spiriti nella guida apposita (quella in inglese, perché l’altro link è in cinese e mi risultava di difficile comprensione). Valgono sia gli omicidi che i suicidi e, più in generale, le morti. Prosegui la lettura…

Uomini che odiano le donne – Stieg Larsson

larssonLo so. E’ un libro vecchio. Avete ragione. Fatto sta che è il primo libro che ho sentito la necessità (il bisogno impellente, direi) di rileggere. Ho visto anche i film. Sia quello originale svedese che il remake americano. Mi sono piaciuti entrambi.

Così, orfana di Stieg Larsson (morto prematuramente all’età di 50 anni il 9 novembre 2004 a Stoccolma), ho deciso che l’unica via che avevo per riprovare certe emozioni era rileggere i suoi libri. Ho ripreso in mano Uomini che odiano le donne ben sapendo che è lungo.

Sono 676 pagine. La prima volta l’ho letto di carta. Stavolta l’avevo sul Kindle che mi diceva che ci volevano tipo 18 ore per terminarlo. Ci ho pensato meno di un attimo perché nel frattempo avevo già iniziato a rileggerlo.

Uomini che odiano le donne è il primo libro della Trilogia del Millennium e la trama ormai credo la conoscano anche i sassi: Mikael Blomkvist è un giornalista economico della rivista Millennium sempre a caccia di scoop che, per una serie di circostanze poco fortunate, si ritrova in difficoltà dopo aver pubblicato un articolo.

Viene chiamato nel nord della Svezia da un imprenditore che gli chiede di indagare sulla scomparsa di sua nipote Harriet. Scomparsa che è avvenuta 37 anni prima. Mikael, complice il fatto che lascia momentamente la redazione, indaga.

Prima quasi per noia. Poi sul serio. La sua indagine gli farà conoscere Lisbeth, ragazza piuttosto singolare e ottima hacker. La stessa indagine lo porterà a conoscere il male.

Uomini che odiano le donne è un romanzo che chi è interessato alla criminologia (e al crimine) dovrebbe leggere. Almeno una volta. La seconda magari è superflua. Anche se, per quanto mi riguarda, la seconda lettura è stata più consapevole, più misurata e più scientifica. Più utile, insomma.

Marsilio – 676 pagine – € 14 – ebook € 7,99

 

Categorie:libri e cose

Yara Gambirasio, il Dna dei 17mila, Ignoto 1 e la ex colf

Chignolo d'Isola. Il campo dove è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio. (foto Cristina Brondoni).

Chignolo d’Isola. Il campo dove è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio. (foto Cristina Brondoni).

Da qualche giorno, sui quotidiani si legge della ex colf di casa Gambirasio, Aurora Zanni. Il fatto che Aurora Zanni sia anche la cognata di Giueseppe Guerinoni, autista morto 15 anni fa e padre naturale dell’assassino di Yara, è piuttosto singolare.

Aurora Zanni è la madre di Damiano frequentatore della discoteca di Chignolo d’Isola. Che sta davanti al campo dove è stato trovato il cadavere di Yara il 26 febbraio 2011.

Damiano è uno dei 17 mila uomini a cui è stato fatto il test del Dna. Il suo è risultato il più vicino a quello del killer. Da lì la strada delle indagini ha portato a Gorno e alla famiglia Guerinoni.

Esclusi i suoi figli, non è rimasto altro da fare che esumare lui, Giuseppe, l’autista di bus, per avere altre risposte. Giuseppe suo malgrado (essendo morto non gode di molti diritti) si è trovato in mezzo alla vicenda.

E la scienza ha dato il suo responso: (un) suo figlio naturale è l’assassino di Yara Gambirasio.

Trovare il Dna più vicino a quello del killer è stato un colpo gobbo (che è costato 3 milioni di euro, tra l’altro). Se la vicenda fosse andata via liscia sarebbe stato più semplice.

E invece si è complicata. Perché Guerinoni è morto e non può dire la sua su chi potrebbe essere la madre di quel figlio killer. Sempre che la madre sia viva. E che abbia intenzione di collaborare.

Ma, potendo, la storia è diventata una roba rocambolesca. Il Dna più vicino a quello del killer riporta, in qualche modo, a casa di Yara: è del figlio della ex colf dei Gambirasio.

“Coincidenza”, “ironia della sorte”, “incredibile” dicono i quotidiani. Se una cosa è “incredibile” significa, per lo più, che non è credibile. La sorte non è mai ironica. E le coincidenze, in fatto di omicidi, non esistono.

E viene da fare due conti su quante siano le probabilità che su 17 mila Dna il più vicino a quello del killer riporti a casa di Yara. 0,000… ? Aurora Zanni parla del “calvario” della sua famiglia. E di Yara.

Che descrive come “una salterella, appassionata di ginnastica”. Yara non era solo appassionata di ginnastica ritmica. Stando ai risultati che ancora sono pubblicati sul sito della palestra era brava. Vinceva. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Scarpe rosse, pubblicità e violenza sulle donne: i confini del trash

Un frame della pubblicità: pesto i piedi di rosso calzati ed esce roba rossa.

Un frame della pubblicità: pesto i piedi di rosso calzati ed esce roba rossa.

Stavolta ho preso un granchio. E anche bello grosso. Allora. E’ andata così. Venerdì mi hanno chiamato un’altra volta a dire la mia al TgCom24. Si parlava di Yara. Mentre ero seduta sullo sgabello vertiginoso solo per gente alta ad attendere di andare in onda guardavo i 36 schermi (numero fittizio, forse sono di meno, forse sono di più, sono tanti comunque) accesi su canali diversi della redazione.

Gli schermi sono lontani e io sono un filo miope. Comunque. A un certo punto ho visto una tizia, in mezzo a una piazza, tutta di bianco vestita e con delle scarpe rosse pestare i piedi per terra. Non avevo l’audio. La tizia pestava i piedi. E più pestava i piedi più il terreno diventava rosso. Poi si sono aggiunte un sacco di altre persone (o forse c’erano già e io ci ho fatto caso dopo).

E tutti a pestare i piedi sul pavimento e via con queste strisce rosse sui muri e sulle facciate delle case e sui tetti. Lì per lì ho pensato che una pubblicità progesso contro la violenza sulle donne di quel tipo ancora non l’avevo vista: cioè, questi che indicano tutti noi, che stiamo a guardare, e il rosso che scorre a fiumi, che va sulle case. Molto contro la violenza domestica. Prosegui la lettura…

Corso di make-up ed espressioni del viso: anche questo è crime

Prima e dopo (nel dopo le sopracciglia, in questo caso, sono tatuate).

Prima e dopo (nel dopo le sopracciglia, in questo caso, sono tatuate).

Sto seguendo un corso di make-up. No, non trucco i cadaveri. Oddio. A volte sembro un po’ un cadavere, quindi, per estensione, volendo… comunque. Ho deciso di fare il corso di make-up per tentare di uscire un po’ dal seminato, per evitare di restare sempre nell’àmbito dei morti ammazzati e della brutta gente e degli omicidi più o meno violenti.

Fatto sta che ieri sera c’era la lezione sulla forma delle sopracciglia e su quella delle labbra. L’insegnante, Tomoko, è un’adorabile giapponese con un accento un po’ difficile da seguire e, per questo, esotico e meraviglioso. Tomoko ha disegnato alla lavagna le sopracciglia, l’occhio e la bocca. E fino a qui niente di particolare (anche se disegna bene).

Fatto sta che con pochissimi tocchi di pennarello ha cambiato completamente il disegno più di qualche volta. Sopracciglia più lunghe, viso più triste, sopracciglia più ad angolo in alto viso più duro, sopracciglia più corte e verso l’interno viso più piccolo. Ho pensato che l’effetto fosse dovuto al fatto che si trattava di un disegno.

Invece Tomoko, prontamente, ha tirato fuori una quantità invereconda di pagine pubblicitarie tratte da riviste patinate che mostrano bellissimi visi di modelle. Tomoko ha precisato che quasi tutte sono ritoccate con Photoshop, ma che l’effetto non cambia ugualmente. In sostanza aveva, per ogni pubblicità, due pagine. Prosegui la lettura…

Categorie:libri e cose

Serial killer in sordina: ergastolo all’angelo della morte

Angelo Stazzi. Angelo della Morte. Ovvero serial killer.

Angelo Stazzi. Angelo della Morte. Ovvero serial killer.

Angelo Stazzi è un serial killer. Stazzi di professione faceva l’infermiere e, durante le ore di lavoro, ha ucciso alcuni pazienti anziani ricoverati in una casa di riposo somministrando loro farmaci in dosi letali. Stazzi, accusato della morte di sette pazienti, è stato condannato all’ergastolo per la morte di cinque di loro.

Tempo fa aveva fatto scalpore il caso del “serial killer” evaso, Bartolomeo Gagliano. In realtà Gagliano non è esattamente un serial killer. Più che altro è un pluriomicida: ha ucciso, cioè, più persone in tempi diversi e in luoghi diversi, ma senza quella premeditazione e quella fantasticheria tipica dell’assassino seriale.

Fatto sta che Gagliano finì su tutte le prime pagine dei giornali precedeuto dal titolo di “serial killer”. Comunque. Si vede che aveva più la faccia da serial killer, chi può dirlo? Angelo Stazzi serial killer lo è per davvero e rientra nella categoria degli Angeli della Morte (o della Misericordia, per alcuni).

Di solito sono persone che lavorano in àmbito ospedaliero o comunque che hanno il compito di prendersi cura di chi è bisognoso: malati, anziani e bambini. Le vittime degli Angeli della Morte sono parecchie. E di solito non destano particolare attenzione. Non è strano, infatti, che in una casa di riposo ci siano dei decessi. Prosegui la lettura…

Categorie:serial killer
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