Scarpe rosse, pubblicità e violenza sulle donne: i confini del trash

Un frame della pubblicità: pesto i piedi di rosso calzati ed esce roba rossa.
Un frame della pubblicità: pesto i piedi di rosso calzati ed esce roba rossa.

Stavolta ho preso un granchio. E anche bello grosso. Allora. E’ andata così. Venerdì mi hanno chiamato un’altra volta a dire la mia al TgCom24. Si parlava di Yara. Mentre ero seduta sullo sgabello vertiginoso solo per gente alta ad attendere di andare in onda guardavo i 36 schermi (numero fittizio, forse sono di meno, forse sono di più, sono tanti comunque) accesi su canali diversi della redazione.

Gli schermi sono lontani e io sono un filo miope. Comunque. A un certo punto ho visto una tizia, in mezzo a una piazza, tutta di bianco vestita e con delle scarpe rosse pestare i piedi per terra. Non avevo l’audio. La tizia pestava i piedi. E più pestava i piedi più il terreno diventava rosso. Poi si sono aggiunte un sacco di altre persone (o forse c’erano già e io ci ho fatto caso dopo).

E tutti a pestare i piedi sul pavimento e via con queste strisce rosse sui muri e sulle facciate delle case e sui tetti. Lì per lì ho pensato che una pubblicità progesso contro la violenza sulle donne di quel tipo ancora non l’avevo vista: cioè, questi che indicano tutti noi, che stiamo a guardare, e il rosso che scorre a fiumi, che va sulle case. Molto contro la violenza domestica.

Altro fermo immagine. Il rosso dilaga.
Altro fermo immagine. Il rosso dilaga.

Buttiamoci giù

Insomma. Dopo 30 o 40 secondi ho realizzato che era la pubblicità delle scarpe, e a momenti lo dico in diretta tv: “Ah, ma minchia, ma è la Ventura che pubblicizza le scarpe!“. Il collega giornalista in studio mi ha guardato anche un po’ storto (e aveva ragione, dire certe robe in diretta non è una buona idea, mai).

Così lo dico qui. Minchia. Simona Ventura che fa la pubblicità a una marca di calzature (che ovviamente non cito). Ora. Va bene che il trash è di casa. Ma le scarpe rosse… e il rosso sul pavimento e sui muri… Mi viene da chiedermi se chi ha pensato, ideato, creato, realizzato, fatto la pubblicità non si sia fermato per qualche secondo (non minuti, qualche secondo) a pensarci.

Il rosso è anche sui muri.
Il rosso è anche sui muri.

Cioè. La gente si spertica (a torto o a ragione) con questa cosa delle scarpe rosse legate alla violenza sulle donne e loro che fanno? Mettono su le scarpe rosse e poi fanno uscire tanto di quel rosso che, a un’adeguata distanza e con una certa miopia, pareva che fossero fiumi di sangue che si arrampicavano anche sui muri.

Ma dove vivi?

Ci sono rimasta un po’ male. Nel senso che le spiegazioni per una roba così di cattivo gusto sono due. E sono una peggio dell’altra. La prima è che chi ha fatto la pubblicità viva in un mondo a parte. Anzi, sia cascato sulla Terra da un qualche pianeta non troppo noto. Questo spiegherebbe il fatto che non ha idea di cosa significhino, in quest’epoca, in questo Paese, le scarpe rosse.

E perché no? Anche sui tetti.
E perché no? Anche sui tetti.

E se fossero guerriglieri?

La seconda, che forse è un po’ peggio, è che chi ha fatto la pubblicità sia al corrente del messaggio delle scarpe rosse legato alla violenza sulle donne e, dato che le scarpe in questione sono per donne, abbia semplicemente deciso di cavalcare l’onda. La prossima volta che qualcuno parlerà di scarpe rosse gli farà pubblicità senza volerlo.

Questa cosa ha un nome. Si chiama guerrilla marketing. In sostanza si sfrutta qualcuno che già sta facendo o sta parlando per attrarre il (suo) pubblico. Non è una bella cosa da fare, ma tant’è. Mi astengo dal giudicare chi, personaggio televisivo, si presta a queste bassezze perché immagino non ci sia bisogno di altri commenti.

12 pensieri su “Scarpe rosse, pubblicità e violenza sulle donne: i confini del trash”

  1. Non vorrei sembrare snob, ma la protagonista dello spot, secondo me, delle “scarpe rosse” (simbolo della lotta alla violenza sulle donne) non sa nulla. Magari è molto più ferrata nella lotta alle rughe, o alla cellulite (degnissime cause, soprattutto verso i 50 e lo dico per esperienza personale, ma non atrettanto urgenti, visto anche l’omicidio a martellatedi una donna- è stato il marito dal quale si stava separando- di oggi a Terni). Comunque del cattivo gusto dello spot mi aveva accennato un’ amica giusto stamane. Sull’ipotesi guerrilla marketing? Sono ancora snob, il target del brand (scusa se parlo come un marchettaro) mi sembra più basso….

  2. Ciao Ross,

    innanzitutto grazie per aver avuto voglia di leggere e aver trovato il tempo di fermarti a lasciare un commento.

    Sul primo punto del tutto commento ho riso forte (soprattutto sulla “lotta alle rughe o alla cellulite”). Ma temo che tu abbia ragione. Forse non ne sa nulla. O magari se ne ha sentito parlare e non ha fatto due più due.

    Sul fatto del guerrilla marketing: è proprio perché il target a cui è indirizzato il prodotto è molto basso che immagino ci si possa permettere di fare del guerrilla marketing. Quando hai un target che non si fa domande, puoi fare un po’ quello che vuoi.

    Quindi, dal mio punto di vista, può essere guerrilla marketing. O, drammaticamente, può essere una brutta pubblicità senza nemmeno la pretesa di essere altro.

    Grazie ancora per aver condiviso il tuo punto di vista e a presto.

    Cristina

  3. @ross
    Ciao Ross, mi associo anch’io alla tua idea del “nulla che avanza”….anche secondo me alla nostra Simona nazional-popolare nemmeno è sfiorata l’idea che ci fosse un significato dietro le scarpe rosse. Non ci si può porre delle domande su argomenti che si ignorano.

  4. Ciao JTK,

    a questo punto, due contro uno, direi che ho dato per scontanto che ci fosse dietro un pensiero. Invece le cose stavano in modo molto, ma molto più triste.

    Grazie per aver letto e commentato. 🙂

    A presto,

    Cristina

  5. Grande, l’articolo e la reazione in diretta….A legger qui, a quanto pare, non sono la sola ad avere idee che oggi si giudicano antiquate (antiche, secondo gli ‘sgrammaticatori ‘della lingua italiana).
    Pubblicità brutta e volgare, tanto più meschina ed esecrabile se accoppiata all’omicidio di Yara Gambirasio.
    Non ho visto la trasmissione: la TV ormai la accendo solo di notte e la uso come sottofondo/ninnananna. Però mi spiace non averla vista, avrei veramente molto apprezzato l’esclamazione uscita in diretta dalla tua bocca. La prima volta che ho visto quella porcheria pubblicitaria mi sono chiesta cosa ‘cavolo’ fosse. Ovviamente ho usato un altro termine più vivace. Guerrilla marketing? Be’ i consumatori possono tranquillamente mandarlo in fallimento..basta evitare l’acquisto dei prodotti che pubblicizzano. Io personalmente lo sto già facendo e da un po’.

  6. Mi associo al pensiero già espresso: la pubblicità in questione (che non è piaciuta nemmeno a me, ma questo lascia il tempo che trova) è lontana anni luce da tematiche sociali di stretta attualità, per chi costruisce simili spot evidentemente il mondo è fatto solo di “persone” che hanno la testa a forma di tacco 12, ogni altro commento è superfluo. Unico aspetto positivo aver conosciuto questo sito. Saluti

  7. Ciao Gio,

    l’esclamazione è uscita. Ma fortunatamente non è andata in onda. Anche se il rischio c’è stato. 🙂

    Non condanno la tv. Che mi va benissimo così com’è, come passatempo o come ninnananna. O, volendo, anche spenta. Mi ha colpito questa pubblicità per la pochezza che trasmetta (anche senza audio).

    Molto triste l’appiglio a qualcosa di cui si parla (e Yara, purtroppo, è una delle tante vittime di quel qualcosa) e che ha una connotazione che, a prescindere da come e chi ne parla, vorrebbe essere utile.

    E qui, in questa pubblicità, ho avuto la sensazione sia stato sfruttato nella maniera più becera e bieca: tanto il target, come ha ben detto @Ross, è quello che è…

    Sono d’accordo con te sul fatto che si può non acquistare. Spero che la pubblicità faccia arrabbiare altri, oltre a me e a te, e tutti insieme si decida che le scarpe andiamo a comprarle da un’altra parte.

    Grazie per esserti fermata a leggere e a condividere il tuo pensiero.

    A presto,

    Cristina

  8. Ciao Luciano,

    benvenuto. E grazie per aver avuto tempo e voglia di commentare.

    Non credo, però, che il tuo “non mi è piaciuta” lasci il tempo che trova, come dici tu. Credo invece che il fatto che non sia piaciuta a te e a quelli che oggi si sono fermati a dire la loro su tutticrimini, sia un dato di fatto piuttosto importante.

    In definitiva la pubblicità era rivolta a tutti. Quindi anche a noi.

    E a noi, mi pare di capire, non è piaciuta. E lo stiamo dicendo. E non credo che andremo a comprare le scarpe di quella marca lì. Quindi forse è già qualcosa.

    Ho riso sulle “persone che hanno la testa a forma di tacco 12”. Credo che tu abbia delineato una categoria assolutamente precisa. 🙂

    Grazie ancora e a presto,

    Cristina

  9. Ammetto che la prima volta che ho visto questo spot, son rimasta senza parole. Ha un impatto visivamente e acusticamente violento e irritante. Nonostante il fatto che io non sia proprio una persona facilmente impressionabile, ogni volta che compare sullo schermo…io giro. Lo sguardo della Ventura…mi mette ansia. Giuro. Mi auguro che il prossimo sia meno di effetto ma più guardabile. Cri, comunque come racconti le cose te, non le racconta nessuno 🙂 Buona giornata a tutti.

  10. Ciao Claudia,

    in effetti lo spot è davvero disarmante. Di una pochezza sconfinata. Qui si era pensato che fosse voluto, ma secondo me è stato il mix di più ignoranze. E il risultato è stato di un’ignoranza sorprendente.

    Grazie per il complimento. Sei tesora!

    Cristina

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