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Archivio per maggio 2014

Fare profiling mentre si guarda la tv: prima parte

31 maggio 2014 6 commenti
Gente di Affari al buio.

Gente di Affari al buio.

Qualche sera fa mi è capitato di guardare Affari al buio – New York. Il reality racconta le vicende di alcuni svuota cantine che partecipano alle aste di box pieni di merce di chi è stato dichiarato fallito o che semplicemente non ha pagato l’affitto dello spazio che occupa con i suoi oggetti. Non si tratta di una trasmissione particolarmente “alta”. Motivo per cui è interessante.

Innanzitutto i partecipanti non hanno alcuna pretesa di sembrare intelligenti. Per cui si può puntare molto sulla genuinità del cervello posseduto da ognuno di loro. E questo è fondamentale se si vuole fare profiling. Si tratta di un profiling “da esercitazione”. Non siamo a caccia di un serial killer.

Ma, nell’attesa che ci capiti di dare la caccia al serial killer, possiamo sempre esercitarci sui nostri simili. Dato che farlo al supermercato o alla riunione di condominio potrebbe dare nell’occhio e farci passare per soggetti un po’ strani (nella migliore delle ipotesi, nella peggiore, per stalker fatti e finiti), meglio optare per l’intimità di casa nostra.

E la tv mette a disposizione un’offerta praticamente infiniti di casi (umani, la maggior parte delle volte) che vale la pena studiare. Partiamo dal fatto che non è importante che il programma ci piaccia o meno. Sgombriamo il campo da ciò che ci piace e da ciò che non ci piace. E concentriamoci su quello che succede.

Capire come funziona la trasmissione è fondamentale. In Affari al buio i partecipanti sono, come detto, svuota cantine in cerca dell’affare. Comprano un intero box di masserizie ma senza sapere di cosa si tratta per poi rivendere gli oggetti. Una volta aperto il box, facendo saltare il lucchetto, possono solo guardare. Prosegui la lettura…

Bed Time, la pazienza del cattivo e le vittime predestinate

Cesar. Nel suo posto preferito.

Cesar. Nel suo posto preferito.

Bed Time è un film del 2011. E io arrivo giusto adesso, fresca di visione. Un po’ in ritardo. Ma tanto i film non scadono. No? Il regista è Jaume Balaguerò e il titolo originale è Mientras Duermes, direi che si può tradurre con “mentre dormi” o giù di lì. Tempo fa avevo letto una recensione e mi era parso di un qualche interesse.

Interesse criminologico, più che cinefilo. Allora la trama è piuttosto semplice: il portiere di un palazzo ha le chiavi di tutti gli inquilini. Detto questo, se uno non è caduto ieri sulla Terra da Marte, c’è già materiale a sufficienza per pensare la qualunque in fatto di cattiveria.

La cosa del lasciare le chiavi al portiere che si occupa di tutto (dal nutrire i cagnetti della ricca e vecchia signora allo sgorgare i lavandini intasati) è una roba un po’ chic. Nel senso che, non essendo affatto chic, non mi è mai capitato di abitare in uno stabile con un portiere che mi aprisse la porta.

Tranne una volta, a New York. Per qualche tempo. Però la cosa che aveva le chiavi dell’appartamento (che tra l’altro era una chiave Yale di quelle che da noi si usano per le porte che possono anche stare aperte) un po’ mi agitava. Trovavo tutte le mele lucidate e le robe piegate compulsivamente ogni volta che rientravo nell’appartamento.

Cioè. Se le ho lasciate in disordine, lasciale così. E le mele non stare a lucidarle, tanto levo la buccia. Insomma. Inquietante. Però almeo, da queste cose, sapevo che era stato nell’appartamento. Invece in Bed Time il fatto interessante è che la vittima predestinata (una sempre sorridente donzella) non si accorge dell’intrusione. Prosegui la lettura…

La notte raccolgo fiori di carne – Giorgio Pirazzini

la notte raccolgo fiori di carne pirazziniInquietante. E per fortuna. Quando finisco un libro inquietante ho sempre la paura di non trovarne un altro inquietante. Il romanzo La notte raccolgo fiori di carne di Giorgio Pirazzini edito da Las Vegas Edizioni è inquietante. Ed è un romanzo sospeso. Si tratta di una storia che inizia a un certo punto. E a me piacciono le storie che iniziano a un certo punto.

Temo invece quelle cose del tipo: “Orbene, iniziamo dal principio”. Ecco. Quelle storie lì di solito mi annoiano. Invece questa è una storia che ha un suo inizio, ma il lettore apre il libro e si ritrova a un certo punto di quella storia. Ed è una storia davvero particolare.

Siamo a Praga. Ma la città è uno sfondo. Potremmo essere ovunque, in effetti. Ma è bello sapere che siamo a Praga. Il protagonista deve scrivere per immortalare le gesta di quattro sadici. La tortura? Chiudere la vittima in una valigia e godersi lo spettacolo.

Nella valigia succede di tutto: la gente urla, si divincola, tenta di liberarsi. E il protagonista, per avere salva la vita, deve scrivere per lasciare a futura memoria tutto quel dolore. Dolore che, per i quattro sadici, è piacere, naturalmente.

A un certo punto (a un altro certo punto della storia) succede qualcosa per cui vittime e carnefici si mescolano in un gioco barbaro. E la storia continua, e continua e continua.

Ammetto che, tornata a casa dal Salone del Libro di Torino e finito di leggere il meraviglioso Caro scrittore in erba… di Gianluca Mercandante (sempre Las Vegas Edizioni), non ho perso tempo e ho iniziato La notte raccolgo fiori di carne. Pessima idea quella di cominciare la lettura durante un pranzo leggero. Meglio di no.

E, tra l’altro, anche i protagonisti mangiano. Mangiano pranzi a base di (non ve lo dico) e bevono vini d’annata che scelgono con cura.

Un bel romanzo. Sottile, didascalico, cattivo. La violenza e il sadismo sono quasi gentili nelle parole di Pirazzini. Come fossero celebrati. Forse questo è l’aspetto più inquietante. Perché il sadismo, nella realtà, è sporco e volgare, mentre in questo romanzo è patinato. A tratti è un po’ alla Bret Easton Ellis (non so se Pirazzini sarà contento o no, ma non ho potuto fare a meno di ricordare, con terrore, American Psycho).

E il lettore che stava dalla parte della vittima, come quasi sempre accade, qui è in bilico. In bilico sul precipizio dell’inferno.

Las Vegas Edizioni – 109 pagine – € 12 – ebook € 3,99

Body Language, Menzogna, Profiling e SK: arrivano i corsi!

19 maggio 2014 5 commenti

sk crisCari Tutti,

come state? Questo è un post di servizio. Come illustra entusiasticamente il titolo è in arrivo la terza edizione dei corsi di Body Language, Menzogna, Profiling e Serial Killer.

Ora vado brevemente a presentarli anticipando che tutti e quattro si tengono a Milano, in via Cesare Cantù 3 (MM1 Duomo) il sabato e la domenica.

Il costo di ogni corsi per partecipante è di 110 euro per iscrizioni entro il 25 maggio e di 130 euro per iscrizioni successive al 25 maggio.

Body Language – sabato 21 giugno 2014 – h. 10-13 / 14-18.30

Il linguaggio del corpo vale, durante una qualsiasi conversazione, qualcosa come il 55% di quello che uno sta dicendo. Il 38% lo porta via il modo in cui lo sta dicendo. Solo il 7% è il peso di quello che sta dicendo a parole. Molto poco. In sostanza vale più la forma (visual e vocal) che la sostanza (verbal).

Il corso analizza tutto ciò che riguarda il linguaggio verbale, non verbale ed extra verbale e il fine ultimo è quello di offrire ai partecipanti le nozioni per mettere in atto comunicazioni efficaci (in famiglia, sul lavoro, con gli amici e durante situazioni di emergenza, come una rapina o un incidente stradale). Prosegui la lettura…

Scajola, Matacena e la moglie: questi ricchi del cazzo

14 maggio 2014 8 commenti
Chiara Rizzo Matacena. E una Ferrari. Rossa.

Chiara Rizzo Matacena. E una Ferrari. Rossa.

Ops. Ho messo una parolaccia nel titolo. Scusate. Spero non dia troppo nell’occhio. Accanto ai nomi a cui è associata non dovrebbe spiccare molto. Potrei dire che la frase è una citazione (Hostage – Bruce Willis: “Fuckin’ rich people”) giusto per darmi un tono.

Oggi, leggendo su Corriere della Sera le intercettazioni telefoniche dell’ex ministro Scajola mentre parla con la moglie del latitante Amedeo Matacena, Chiara Rizzo, non ho potuto fare a meno di dire: “ma ‘sti ricchi del cazzo”. Perché sarà anche volgare, ma lo penso davvero. Cioè non posso proprio fare a meno di pensarlo.

E mi è scappato detto. E poi anche scritto. Non ce l’ho con i ricchi in generale. Ma con questi in paritcolare. Seguo poco le vicende politiche (a meno che non ci scappi il morto, allora magari mi avvicino con fare circospetto alla notizia), ma questa mi interessa. Non tanto dal punto di vista politico, quanto dal punto di vista sociopatico.

Perché i personaggi sono piuttosto sopra le righe, come solo i sociopatici riescono a essere. Abbiamo Claudio Scajola che mi nasce già politico (e addio beata innocenza) dato che è il figlio del fondatore della Democrazia Cristiana a Imperia. Studia studia, il nostro Claudio, ma la laurea riesce a prenderla solo quando è già ministro (chissà che fatica, poverino).

I tre re di Imperia

Senza la laurea fa un sacco di cose (oltre a diventare ministro, naturalmente). Compreso lavorare nel settore pubblico. E dire che a ogni concorso pubblico si accalcano laureati a pieni voti che puntualmente vengono scartati. Il suo regno è Imperia: diventa sindaco nemmeno 35enne ed è il terzo della sua famiglia a ricoprire quella carica.

Eletto, ovviamente. Si vede che a Imperia gli Scajola stavano simpatici ai più. Forse. Perché suo padre Ferdinando era stato costretto a dimettersi perché sospettato di aver favorito un parente in un concorso (strano…). E anche il nostro Claudio non si fa pregare e in men che non si dica deve abdicare per l’accusa di concussione (strano…). Prosegui la lettura…

Del perché non si riconosce la serialità e non la si ferma in tempo

Il luogo del ritrovamento della donna uccisa a Ugnano.

Il luogo del ritrovamento della donna uccisa a Ugnano.

Sarà sicuramente un post polemico. E chiedo già venia. Ho appena letto il pezzo del Corriere della Sera in merito all’omicidio di Andrea Cristina Zamfir, giovane prostituta, ritrovata il 5 maggio nuda, violentata e legata a una sbarra dalle parti di Scandicci, sotto il cavalcavia dell’A1.

A parlare sono gli abitanti della zona. Che raccontano che di casi come questi ce ne sono stati parecchi: tutte le donne, di solito prostitute con problemi di tossicodipendenza, sono vive. Violentate, seviziate, torturate, ma vive. Gli abitanti raccontano anche un particolare che salta all’occhio come una mosca su una torta di panna.

Tutte sono state legate. E non solo. Sono state legate con un nastro adesivo dell’azienda ospedaliera di Careggi: c’è scritto sul nastro.

Ora. Non serve, probabilmente, un criminologo, per accorgersi che una qualche attintenza, un filo conduttore, tra tutti i casi c’è. Eppure fino adesso, forse anche perché solo una delle prostitute ha fatto denuncia, nessuno pare aver indagato niente. Gli abitanti sostengono che le violenze sono state davvero tante.

La donna di 46 anni che ha sporto denuncia nel 2013 è stata anche ricoverata un mese in ospedale per le emorragie interne causate dalla violenza, che significa che non era una violenza qualunque: era un tentato omicidio. Questo fatto, da solo, sarebbe dovuto bastare per indagare: soprattutto se hai in mano un nastro con l’indirizzo sopra. Prosegui la lettura…

Prostituta trovata morta a Scandicci: che sia un serial killer?

Gli investigatori sulla scena del crimine. Foto Corriere della Sera.

Gli investigatori sulla scena del crimine. Foto Corriere della Sera.

Secondo gli investigatori non è un serial killer. Lo dico subito, così libero il campo da eventuali incomprensioni. Il fatto è questo: nella mattinata del 5 maggio il cadavere di una donna è stato trovato legato a una sbarra. I polsi erano assicurati alla sbarra (che chiude una strada) con dello scotch.

La donna faceva, probabilmente, la prostituta. A trovarla una persona di passaggio che ha dato l’allarme. Il cadavere è stato ritrovato in via del Cimitero a Ugnano che si trova tra Scandicci e Firenze. Il luogo del ritrovamento si trova in zona rurale sotto un cavalcavia dell’autostrada A1.

Il cadavere appartiene a una donna dall’apparente età di 25 – 30 anni. E’ stato trovato nudo, ma con le scarpe calzate. Il primo esame esterno del medico legale non ha evidenziato, stando alle dichiarazioni, segni di violenza. Il testimone che l’ha trovata ha descritto la posa “come crocefissa”. Quindi con le braccia aperte.

A marzo del 2013 una prostituta di 46 anni era stata ritrovata viva legata nello stesso posto allo stesso modo. Era stata violentata e rapinata. E disse che a ridurla così era stato un cliente. Erano stati alcuni residenti della zona, all’epoca, ad avvertire i carabinieri. La donna, infatti, si lamentava e chiedeva aiuto.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera ci sarebbero stati, negli anni, altri casi di prostitute legate nello stesso modo e ritrovate vive, sempre nella stessa zona. Prostitute che, però, hanno deciso di non fare denuncia. Ora. Per gli investigatori la donna ritrovata cadavere è un caso isolato da non ritenersi correlato agli altri. Prosegui la lettura…

Yara Gambirasio e il suo killer: chi era la vittima?

Yara al centro di un gruppo di amiche.

Yara al centro di un gruppo di amiche.

Il padre di Ignoto 1 è il defunto Giuseppe Guerinoni. Passato a miglior vita nel 1999 e arrivato alla ribalta delle cronache da morto. Sul corpo di Yara c’è il Dna di (un) suo figlio naturale. Sappiamo che lui, il morto, era il cognato della colf di casa Gambirasio.

Ora dopo 3 milioni di euro e 17mila test del Dna si cerca la madre del killer.

Fino a tre giorni fa si cercava una ultranovantenne oggi si è in caccia di una 46enne che avrebbe partorito il figlio di Guerinoni nel 1985 (quando era una studentessa 17enne).

Inizialmente le indagini erano alla ricerca di un cinquantenne. Ora sono alla ricerca di un quasi trentenne. Ma prima di tutto si cerca la madre del killer.

La voce è di un altro abitante della zona che ha detto che un conoscente gli ha detto che la 17enne andava con un autista di autobus. E Gesù che storiaccia. Questo l’ho pensato io, non l’ha detto il testimone. Mancava giusto la ragazza madre. Viene quasi da sperare che il figliolo non sia del Guerinoni che, lui, mi sta facendo un po’ pena lì sepolto a riposare in pace.

Alberi genealogici e indagini

Le indagini vanno da questa paerte probabilmente nella convizione di far poi parlare la madre, di far sì che accusi suo figlio. Che lo consegni alla polizia. E che giustizia sia fatta. Tutto possibile. Ma il Dna ha già dato la sua risposta. Ora tocca ragionare. Che costa anche meno. E a me viene da chiedermi: ma chi era Yara?

Perché se non conosciamo Yara, non sappiamo che musica ascoltava, cosa avrebbe voluto fare da grande, se credeva o meno in Dio o in Buddha o agli alieni, se voleva andare a vivere all’estero o se Brembate era la sua dimensione, difficilmente si arriverà a capire chi è il killer. Sicuramente chi fa le indagini tutte queste cose le sa e la sta già fancendo. Prosegui la lettura…