Del perché non si riconosce la serialità e non la si ferma in tempo

Il luogo del ritrovamento della donna uccisa a Ugnano.
Il luogo del ritrovamento della donna uccisa a Ugnano.

Sarà sicuramente un post polemico. E chiedo già venia. Ho appena letto il pezzo del Corriere della Sera in merito all’omicidio di Andrea Cristina Zamfir, giovane prostituta, ritrovata il 5 maggio nuda, violentata e legata a una sbarra dalle parti di Scandicci, sotto il cavalcavia dell’A1.

A parlare sono gli abitanti della zona. Che raccontano che di casi come questi ce ne sono stati parecchi: tutte le donne, di solito prostitute con problemi di tossicodipendenza, sono vive. Violentate, seviziate, torturate, ma vive. Gli abitanti raccontano anche un particolare che salta all’occhio come una mosca su una torta di panna.

Tutte sono state legate. E non solo. Sono state legate con un nastro adesivo dell’azienda ospedaliera di Careggi: c’è scritto sul nastro.

Ora. Non serve, probabilmente, un criminologo, per accorgersi che una qualche attintenza, un filo conduttore, tra tutti i casi c’è. Eppure fino adesso, forse anche perché solo una delle prostitute ha fatto denuncia, nessuno pare aver indagato niente. Gli abitanti sostengono che le violenze sono state davvero tante.

La donna di 46 anni che ha sporto denuncia nel 2013 è stata anche ricoverata un mese in ospedale per le emorragie interne causate dalla violenza, che significa che non era una violenza qualunque: era un tentato omicidio. Questo fatto, da solo, sarebbe dovuto bastare per indagare: soprattutto se hai in mano un nastro con l’indirizzo sopra.

Scena del crimine. Un po' sovraffollata, forse.
Scena del crimine. Un po’ sovraffollata, forse.

Invece non sembra che qualcuno abbia pensato di fermare lo stupratore. Forse perché le vittime sono prostitute. E c’è la brutta abitudine, soprattutto da parte di alcuni, di non riuscire a capire che un conto è fare sesso per denaro, un conto è la violenza sessuale. La violenza sessuale non è compresa nel prezzo. Mai. E’ violenza. Sessuale.

Inoltre non è ancora chiaro, probabilmente, viste certe reazioni, che lo stupratore, per sua natura, è seriale. Sempre. Ma anche questo fatto sembra cogliere di sorpresa un po’ tutti. E che capiti a chi fa un altro mestiere va benissimo. Ma che capiti a chi dovrebbe occuparsene fa un po’ incazzare.

Uh! Toh! E’ seriale! Ovvio. Gli stupratori, come i ladri, i borseggiatori, i piromani sono seriali. Hanno optato per prendersi ciò che vogliono senza chiedere il permesso e senza occuparsi di cosa dice o non dice la legge. Dovrebbe essere ormai pacifico. Ma disgraziatamente non sembra lo sia.

La nota polemica, più polemica

Poi le forze dell’ordine, se vai a seguire master di secondo livello dove fanno docenze, se la prendono con i giornalisti: sempre colpa dei giornalisti se le indagini non vanno avanti. Mai dire che la colpa è loro. Perché? Semplice. Perché alcuni vanno a fare le docenze ai master, tutti gli altri non sanno come comportarsi sulla scena del crimine.

E quindi poi capita che i due di turno che sono lì con il morto ammazzato in casa ad aspettare il pm (pubblico ministero, quello che coordina l’indagine, che dice cosa fare) colti da bisogni fisiologici impellenti decidano di usare il cesso perché proprio non ce la fanno più. Soprattutto se sono sei ore che aspettano.

E basta guardare una puntata di CSI per sapere che non bisogna toccare niente. Altrimenti si inquina la scena. Ma loro no. Loro non lo sanno. Non ci sono corsi di aggiornamento. E, tra l’altro, non sembra esserci nemmeno l’umiltà per guardare una puntata di CSI e imparare qualcosa. I criminali le guardano e imparano. Loro no.

Scena del crimine e indagini.
Scena del crimine e indagini.

Miracoli e dintorni

Quando mi capita di parlare con gli appartenti alle forze dell’ordine di solito se ne escono con frasi tipo: “Non possiamo certo indagare su tutto”. Per Dio. No. Non indagare su tutto. Ma su qualcosina però sì. Invece qui, ancora una volta a Scandicci, la sensazione è quella che si è atteso che arrivasse il morto. Si è atteso, nel senso di non si è fatto niente. Non si è colto il pericolo. Ed è drammatico. Perché significa non avere idea che il pericolo ci sia.

E puntualmente, se lasci libero un violentatore sadico dominatore, il morto ce l’hai. Con tanti complimenti perché, stavolta, questa donna morta si sarebbe potuta evitare. E dato che si parla di femminicidio, di violenza domestica e via dicendo: questa è una donna morta che avrebbe potuto restare viva.

E, a questo punto, si spera che a qualcuno sia venuto in mente di fare un salto all’ospedale di Careggi a chiedere di un uomo “un po’ tarchiato, non molto alto che parla italiano con accento fiorentino, brizzolato, con pochi capelli”.  Magari occorre sottolineare che quasi certamente non fa il medico.

Non fa il primario. Che probabilmente è uno frustrato e rabbioso. Che quasi sicuramente non tratta le donne con i guanti di velluto. Anche le colleghe. Che quasi certamente ha qualche precedente per violenza, lesioni gravi, roba così. Che è uno con il quale non è sempre facile lavorare. E che forse porta fuori i sacchi dell’immondizia.

Più di così manca solo nome e cognome.

9 pensieri su “Del perché non si riconosce la serialità e non la si ferma in tempo”

  1. Sarà anche un po’ polemico il post, però una domanda da 1 milione di dollari o anche da un centesimo (pare che li vogliano abolire, i centesimi) me la son fatta: ricordo male o per le violenze sessuali per legge c’era l’obbligo di indagare che la vittima presentasse o no la denuncia?
    Ciao e gtazie

  2. Ciao Gio,

    in effetti per le violenze, per un crimine manifesto, c’è l’obbligo di indagare. Tra l’altro qui una denuncia, anche se una sola, c’è stata.

    La vittima è viva. Ha reso testimonianza. Ha anche descritto il suo aggressore. Se poi verrà confermata la notizia che il nastro utilizzato per legarla proviene davvero dall’ospedale di Careggi viene da pensare che siamo di fronte a qualcuno che non ha fatto bene il suo lavoro.

    Per le altre vittime, quelle che non hanno denunciato, in realtà non si può fare molto. Nel senso che se non passano neppure da una struttura ospedaliera o da un medico a farsi curare è difficile individuarle.

    Ma ci sono, però, tantissimi esposti da parte degli abitanti della zona che hanno denunciato il degrado e il livello di violenza presente dopo la costruzione del cavalcavia dell’autostrada.

    Quelle ci sono. E se oggi gli abitanti della zona parlano, si sfogano, con i giornalisti raccontando tutto, viene da pensare che non sia possibile che non lo abbiano fatto prima. Lo hanno fatto. Ma non sono stati ascoltati. Non abbastanza, comunque.

    L’indagine andava avviata come minimo lo scorso anno. La polemica del post nasce da qui: è morta una persona che avrebbe potuto restare viva.

    Grazie ancora e a presto,

    Cristina

  3. Se uno avesse strane idee e non fosse proprio un totale idiota, potrebbe leggere sui giornali questi casi di cronaca nera e pensare che sì, forse a realizzare quelle strane idee le conseguenze non ci sono.

    La colpa può essere dei giornalisti che sono sempre in cerca del sensazionalismo e non vedono l’ora di mettere nero su bianco i particolari più eclatanti.
    La colpa può essere degli investigatori che hanno un approccio un po’ allegro alle investigazioni, basta guardare la folla che c’è, tutte le volte, sul luogo del delitto e come sono vestiti.
    La colpa può essere della società che ritiene che l’omicidio di una bambina di 13 anni valga 3 milioni di euro e quello di una prostituta a Scandicci sia l’ennesima dimostrazione del folklore della zona.

    Ma al di là di dove sanno le colpe, se ci sono, il mio è solo pour parler, rimane il fatto che se uno ha strane idee e non delinque per paura delle conseguenze, questa paura può passargli, se sapesse leggere tra le righe.

    Questa, ovviamente, non è una dichiarazione d’intenti, dico solo che al di là di tutto, bisognerebbe concentrarsi sui colpevoli, prenderli e far passare la voglia di compiere atti criminosi, invece sembra che tutti la facciano franca per una serie di stupidate.

  4. Ciao MrChreddy,

    ben ritrovato.

    Sono con te: dove manca la certezza della pena, manca sicurezza.

    E la sicurezza parte non dalle indagini o dai giornalisti. Parte dal fatto che costruire un cavalcavia di un’autostrada su una zona abitata non sia una buona idea.

    E’ infatti scientifico che il cavalcavia porti con sé un sotto. Un sotto che di solito non è più abitato, resta incolto perché lo Stato non si mette a tagliare l’erba e non lo fa nemmeno chi ci abita. E in queste terre di nessuno (che poi sono di tutti) si arriva al crimine.

    Le prostitute ci vanno perché nessuno le disturba (salvo poi incontrare qualcuno che le ammazza). Gli abitanti della zona fanno un passo indietro. Una volta hanno sentito urlare e sono usciti, la seconda anche, la terza no.

    Ed è normale che sia così. L’umanità, messa a confronto ogni giorno con il degrado, cambia. La sensibilità diminuisce. Altrimenti si vive ancor peggio di così.

    Le forze dell’ordine sanno che la zona è mal frequentata. Bastava farsi vedere una volta di più. Bastava chiedere i documenti una volta di più. Bastava fare.

    Chi delinque, in genere, delinque e basta.

    Ne ha bisogno. Se ne frega di tutto e di tutti. E’ certo però che, potendo scegliere, delinque in una zona dove sarà minore il rischio di essere fermato. Tipo sotto un cavalcavia frequentato da prostitute…

    Grazie per aver lasciato la tua “non dichiarazione di intenti” che sembra più che altro un’analisi riuscita e acuta della società.

    Un saluto,

    Cristina

  5. Anch’io abbraccio la teoria della necessità di certezza della pena e di non lasciare “terre di nessuno” dove l’illegalità cresce rigogliosa nella tranquillità dell’indifferenza dello Stato e dei cittadini (e non dimentichiamoci che siamo noi lo Stato). Ma lo Stato, per bocca dei suoi funzionari di Polizia, a volte le dice grosse. Ieri sera ho ascoltato su un tg parole imbarazzanti pronunciate da un alto funzionario di Polizia di Firenze e ancor più da un ex funzionario (sarà ex per le sue idee?). Ma come si può nel terzo millennio, in un paese del 1° mondo e nell’era di CSI sentire espressioni del tipo “il lato buio di Firenze” oppure “l’aspetto oscuro di questa zona”??? Ma cosa vuol dire…giustifichiamo dicendoci “d’altra parte è così”? Ma andiamo…

  6. Ciao JTK,

    in effetti alcune parole lasciano un po’ di stucco. Se davvero si indaga cercando “un lato oscuro” viene da chiedersi cosa si vada cercando se una persona in carne e ossa che ha infranto la legge o uno spirito maligno che si manifesta sotto varie forme.

    Un po’ agghiacciante.

    A presto,

    Cristina

  7. Fra l’i-Taglia e il Sudafrica ormai le differenze tendono ad essere la percentuale di abitanti di colore e qualche miniera di diamanti.
    A partire dal campionato di calcio di serie A per finire agli stupratori di prostitute l'”ordine pubblico” prevede che si lasci perdere ogni idea di prevenzione, civiltà, progresso e gestione della sicurezza.
    Oltre un certo punto tocca arrendersi all’evidenza.

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