Scajola, Matacena e la moglie: questi ricchi del cazzo

Chiara Rizzo Matacena. E una Ferrari. Rossa.
Chiara Rizzo Matacena. E una Ferrari. Rossa.

Ops. Ho messo una parolaccia nel titolo. Scusate. Spero non dia troppo nell’occhio. Accanto ai nomi a cui è associata non dovrebbe spiccare molto. Potrei dire che la frase è una citazione (Hostage – Bruce Willis: “Fuckin’ rich people”) giusto per darmi un tono.

Oggi, leggendo su Corriere della Sera le intercettazioni telefoniche dell’ex ministro Scajola mentre parla con la moglie del latitante Amedeo Matacena, Chiara Rizzo, non ho potuto fare a meno di dire: “ma ‘sti ricchi del cazzo”. Perché sarà anche volgare, ma lo penso davvero. Cioè non posso proprio fare a meno di pensarlo.

E mi è scappato detto. E poi anche scritto. Non ce l’ho con i ricchi in generale. Ma con questi in paritcolare. Seguo poco le vicende politiche (a meno che non ci scappi il morto, allora magari mi avvicino con fare circospetto alla notizia), ma questa mi interessa. Non tanto dal punto di vista politico, quanto dal punto di vista sociopatico.

Perché i personaggi sono piuttosto sopra le righe, come solo i sociopatici riescono a essere. Abbiamo Claudio Scajola che mi nasce già politico (e addio beata innocenza) dato che è il figlio del fondatore della Democrazia Cristiana a Imperia. Studia studia, il nostro Claudio, ma la laurea riesce a prenderla solo quando è già ministro (chissà che fatica, poverino).

I tre re di Imperia

Senza la laurea fa un sacco di cose (oltre a diventare ministro, naturalmente). Compreso lavorare nel settore pubblico. E dire che a ogni concorso pubblico si accalcano laureati a pieni voti che puntualmente vengono scartati. Il suo regno è Imperia: diventa sindaco nemmeno 35enne ed è il terzo della sua famiglia a ricoprire quella carica.

Eletto, ovviamente. Si vede che a Imperia gli Scajola stavano simpatici ai più. Forse. Perché suo padre Ferdinando era stato costretto a dimettersi perché sospettato di aver favorito un parente in un concorso (strano…). E anche il nostro Claudio non si fa pregare e in men che non si dica deve abdicare per l’accusa di concussione (strano…).

Scajola, un po' arrabbiato, in arresto.
Scajola, un po’ arrabbiato, in arresto.

Per cosa? Per gli appalti al Casino di Sanremo. Tanto per non farsi mancare nulla. Qui siamo nell’anno di grazia 1983. E da lì in poi la strada di Claudio sarà tutta in discesa. C’è una teoria criminologica che dice che dopo aver ammazzato qualcuno ammazzare ancora è più semplice.

Dalla concussione al ministero

Uno che è accusato di concussione, di base, è un po’ mafioso. E’ uno che approffitta, nel pubblico, della sua posizione per un vantaggio personale. Non è una bella roba. E’ un po’ mafiosa. No, no, Claudio, se mi leggi non te la prendere, dai, non intendevo mafioso che si accompagna a Totò Riina. Quello non lo so. Sarai tu a spiegare il fatto tuo ai giudici.

Intendevo mafioso nell’animo. Nel senso più ampio del termine. Uno che, potendo, fa il mafioso. Trusca. Intriga. Sfrucuglia. Non so se ho reso. Ho reso? Comunque, fatto sta che grazie ai santi in paradiso o alle minacce o ai soldi (o a tutte e tre le cose messe insieme), il nostro Claudio fa il ministro. Ma è un ministro professionista.

Dello stare sia qui che là

Ha fatto il ministro dello sviluppo economico, dell’interno (è stato lui a dare l’ordine di fare fuoco al G8 di Genova, tanto per dire), e per il programma di governo. Ha passato quattro legislature dalla tredicesima alla sedicesima. Ha cambiato bandiera come si cambia le mutande (speriamo): DC, Forza Italia, Popolo delle Libertà, Forza Italia.

Geniale il nostro Claudio. E geniali quelli che adesso fanno finta di niente. Chi? Scajola? Mai sentito nominare. Ma su, sì, che l’hai sentito nominare. Chi io? No, no, ti sbagli. Eppure mi pareva. Va beh, non importa. E lei? Chiara Rizzo in Matacena? Chi minchia è Chiara Rizzo in Matacena?

Chiara Rizzo Matacena. E uno specchio.
Chiara Rizzo Matacena. E uno specchio.

Non 10, non 12, ma 11

Leggo qui e là la notizia più importante: è stata eletta tra le 11 donne più belle del Principato di Monaco. Ora. E’ vero che io sono ossessiva compulsiva ascendente rompiballe, ma perché 11? Cioè, va bene che siete ricchi del cazzo, ma almeno fatemi i numeri tondi, no? 11. Fai 10. Come tutti i comuni mortali. No, 11.

O magari lei è arrivata 11, non volevano essere cattivi (che poi il marito s’incazza) e hanno aggiunto un posto. Dai vieni Chiara, sei bella anche tu. Sei bella 11. A Montecarlo. Che non è che siano 50 milioni di persone. E in più son tutti un po’ incartapecoriti. Per cui arrivare 11 non è che sia proprio un bel traguardo. Ma chi se ne frega.

Il mondo dal cinquantesimo piano

Mi stavo perdendo nei ragionamenti alti. Allora. Dicevo. Chi minchia è Chiara Rizzo in Matacena? Passo indietro. Chi minchia è Amedeo Matacena? Costruttore! Questa la sapevo. Perché mi è capitato di passare a Montecarlo un sacco di volte e ogni volta mi son chiesta come fanno a metterci un grattacielo da 72 piani nuovo di zecca.

Cioè, non c’è spazio. Davvero. Tra poco gli tocca costruire una piattaforma sul mare per tirar su case. Oppure le fanno in sospensione per tutta l’altezza del cielo. Insomma. Mi sono fatta queste domande e sono andata a vedere chi fosse il genio palazzinaro. Tra gli altri, lui, Matacena. E ha fatto, ovviamente, anche il deputato italiano.

Chiara Rizzo e il latitante mafioso Amedeo Matacena.
Chiara Rizzo e il latitante mafioso Amedeo Matacena.

Quel mafioso di Matacena

Lui è mafioso. Lo posso scrivere, vero Amedeo? Cioè sei stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e sei scappato a Dubai. Per cui posso dirlo. Amedeo Matacena è un mafioso. E sua moglie, Chiara Rizzo tra le 11 più belle donne del Principato di Monaco, è la moglie di un mafioso. Che lui ha lasciato sola. Vergogna.

Poveretta non so se sia proprio contenta. Ma l’ha aiutato a scappare a Dubai. E lui, come ringraziamento, l’ha mollata qui come una povera scema. Ora, dopo l’arresto, Chiara Rizzo in Matacena ha fatto sapere tramite il suo avvocato che in carcere non le piace stare. Strano. Di solito la gente si spintona per farsi rinchiudere in carcere.

Scusa, come?

Di Chiara Rizzo ho guardato le foto. E ho letto la trascrizione delle sue parole con Scajola. Allora. Nelle foto mi fa tutta la vamp svaccata sul cofano della Ferrari tutta vestita in pelle nera. Brava Chiara. Bella foto. Poi ci sono tutte le altre. E Chiara è davvero bella. Al telefono, invece, sembra un filino stordita.

Chiara Rizzo Matacena mentre si arrampica sui vetri.
Chiara Rizzo Matacena mentre si arrampica sui vetri.

Per la verità non ho capito un granché di quello che si è detta con Claudio. Ma non importa. Quello che importa è che qualcuno l’abbia capito. E abbia deciso di fermare questi ricchi del cazzo. Forse. I ricchi che pensano che la vita sia quella da vivere al cinquantesimo piano di un grattacielo di un paradiso che è solo fiscale.

Questi mafiosi del cazzo

Questi che pensano che se ti metti un bel vestito e ti trucchi puoi passare per una persona per bene. Questi che pensano che siccome sei scappato a Dubai allora tutti si dimenticheranno del fatto che sei un mafioso al pari di Totò Riina. Questi che corrompono e fanno corrompere perché non sanno fare diversamente.

Questi che pensano che gli altri siano solo poveracci da sfruttare a loro vantaggio. Claudio Scajola, Chiara Rizzo e Amedeo Matacena hanno in comune personalità antisociali. Non è una diagnosi, per l’amor del cielo, ma un pour parler. Basta leggere il DSM V per saperlo. Che l’antisociale è chi degli altri se ne frega (sul DSM è scritto un po’ meglio).

E loro, degli altri, se ne sono sempre fregati. Sono interessati al futile: alle auto, ai vestiti, ai soldi per comprare le auto e i vestiti. Mai una volta che gli venga in mente di fare qualcosa di diverso. Niente. Non c’è niente da fare. Sono così stereotipati da sembrare falsi. Come una che si svacca come una troia sul cofano di una Ferrari.

8 pensieri su “Scajola, Matacena e la moglie: questi ricchi del cazzo”

  1. Caspita, da leggere tutto d’un fiato. Peccato che non sia un racconto di fantasia, ma l’ennesima puntata della telenovela Italian Corruption.

  2. Analisi i impeccabile (e sagace) sul versante criminologico (e non poteva essere altrimenti!).
    Dal lato dell’antropologia culturale, invece, temo che molti italiani fatichino a indignarsi (leggi incazzarsi) verso questo genere di persone perchè, purtroppo, temo che in tanti, troppi, provino una sorta di invidia per questa gente. E segretamente (ma nemmeno troppo), vorrebbero vivere come loro.
    P.S Comunque la signora Matacena sdraiata sul cofano della Ferrari, inguainata in pelle nera con stiletto 12, è una delle cafonate peggiori del XXI secolo! (Esiste una fattispecie di reato?). La signora Nicole Minetti, a confronto, fa la figura di Coco Chanel!

  3. Ciao Ross,

    in effetti l’invidia per il soldo è una brutta bestia. In molti, tutti quelli che pensano di vivere ancora dell’edonismo reaganiano, non hanno ancora capito che il valore di scambio è il tempo. E non il soldo.

    Tra l’altro questo tipo di ricco, il ricco cafone, il ricco che mai sarà signore (perché mai lo è stato), mi lascia sempre perplessa. Non riesco a capire perché il loro uso del denaro sia così limitato… tipo usare la Ferrari per svaccarcisi sopra.

    Che sì, ora che lo fai notare, è davvero una delle cafonate peggiori del XXI secolo… e dire che siamo solo all’inizio del secolo…

    Grazie per aver lasciato il tuo parere!

    A presto e buona giornata,

    Cristina

  4. Dietrologia: Scajola si fa un giro in galera (l’ennesimo di una lunga carriera) perchè ultimamente l’appeal del suo partito è in calando, non perchè qualcuno si sogni di mettere i bastoni fra le ruote della sua famiglia (proprio, visto che la faccenda è dinastica). A proposito di concorsi pubblici: in i-Taglia non è dato colà presenziare a un condannato in via definitiva per il furto di un pezzo di grana al supermercato mentre a diversi pregiudicati (per reati gravi e contro la cosa pubblica) è permesso (con la beata approvazione del P.D.R., grande garanzia per la Costituzione…) di svolgere le funzioni di ministro (e mica per una legislatura sola) o pubblico amministratore (e mica per una legislatura sola). Oltre che di sedere in parlamento (e mica per una legislatura sola).
    Questo per dire che il sistema marcio fomenta certe manifestazioni: nei paesi civili i politici non sono necessariamente delle brave e/o oneste persone, ma non appena li beccano (spesso dei giornalisti prima delle forze dell’ordine… altra cosa che in i-Taglia succede di rado, essendo i giornalisti tendenzialmente prostituiti a diversi potentati/lobby) sono forzati a sparire dalla faccia della Terra (almeno ufficialmente). Sarà ipocrita? Può darsi, ma almeno rispetta la forma. E in politica la forma è sostanza. Lo diceva Andreotti Giulio, uno del quale sostanzialmente si può pensare di tutto ma formalmente ineccepibile, e massimo sapiente sull’argomento (ohinoi).
    Proprio per il rispetto dovuto ai ricchi, i quali non sono meritevoli di biasimo in quanto ricchi, ma eventualmente per le manifestazioni sgradevoli della loro ricchezza, non sceglierei quell’etichetta per la banda scajola-matacena. Sono semplicemente degli stronzi. Stronzi del cazzo sarebbe stato un titolo più preciso.
    Lo stronzo, antropologicamente assai diffuso, se immerso nell’ambiente sbagliato (quello cioè dove la sua stronzaggine intima ed inestirpabile rimane impunita e anzi è superdotata di mezzi per diffondersi e mostrarsi) produce inevitabilmente derive assimilabili alla sociopatia. Un esempio per chiarire: una persona di reddito medio si paga le mutande da sola, utilizzando il proprio medio stipendio perchè mediamente la biancheria è utile e necessaria. In i-Taglia non appena si diventa dipendenti pubblici a 14mila euro/mese (benefit non contabilizzati) si mettono le mutande in carico alla pubblica amministrazione. E’ il sistema che lo permette. Ovvio che il sistema è stato edificato dalle stesse simpatiche persone che ora ci campano, essendo inabili a qualunque attività produttiva (se non è un handicap quello…) perciò le speranze di miglioramento restano utopiche ad essere ottimisti.
    Bel pezzo, comunque. Troppo pacato, a mio parere, ma pazienza.

  5. Ciao SoloUnaTraccia,

    a me pareva già un po’ troppo sopra le righe, ma tu mi dice che è troppo pacato… 🙂 Era solo una mia riflessione inframezzata da qualche dato sull’ex ministro. Dato che magari qualcuno aveva dimenticato.

    Grazie per la tua analisi. E grazie per averla condivisa. Mi scuso per il ritardo con cui ho approvato il commento, ma era rimasto in basso e non l’ho visto.

    A presto,

    Cristina

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