Archivio

Archivio per giugno 2014

Camperismo libero sicuro: come evitare i pericoli

22 giugno 2014 3 commenti
Camper e orde di barbari (di zombie, in questo caso nel film World War Z).

Camper e orde di barbari (di zombie, in questo caso nel film World War Z).

Tempo di vacanze. Di solito chi si aggira per il mondo a bordo di un camper sa bene dove andare e come arrivarci. Difatti questo post probabilmente sarà del tutto inutili. Ma mi è venuto in mente perché capita, raccontando di viaggi, che ci siano obiezioni tipo: “Camperismo libero? Ma siete matti?! Ma è un rischio!“.

Vero. Il camperismo libero può essere rischioso. Nel senso che si tratta di parcheggiare il camper da qualche parte dove non ci sono sbarre, guardiani e porte di sicurezza a prova di bomba a difendere il riposo dei viaggiatori. E dove, magari, ci sono orde di barbari pronti all’attacco.

Ammesso e non concesso che vi troviate in luoghi in cui non sia vietato, il camperismo libero si può fare in (relativa) sicurezza.

Innanzitutto è necessario definire la sicurezza in questo ambito. Sicurezza dal punto di vista automobilistico e sicurezza dal punto di vista ambientale e sociale.

Rotte di collisione

Il primo punto per fare del camperismo libero sicuro è facile. Si tratta di evitare di parcheggiare il camper in luoghi in cui potrebbe subire un incidente o un tamponamento. Capita spesso di vedere camperisti che parcheggiano, anche solo per fare una sosta e godersi un panorama, in uno slargo all’uscita di una curva.

Senza magari considerare che si tratta di un posto in cui accostare in caso di emergenza. Quindi il camperista accorto dovrebbe considerare la strada: cosa succederebbe se un’auto, arrivando dalla strada, tirasse dritto? Mi centrerebbe oppure mi eviterebbe? Prosegui la lettura…

Categorie:libri e cose

Yara Gambirasio, il presunto killer e la posta in gioco

19 giugno 2014 2 commenti
Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio.

Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio.

Ultimamente mi capita di andare in tv e di ricevere chiamate per rilasciare interviste e cerco di essere moderata, di considerare solo l’aspetto criminologico di quanto sto analizzando. Comunque. Tutto ruota attorno a Yara Gambirasio. O meglio alla sua morte.

In tre anni questa bambina che non ho mai conosciuto sembra essere entrata nella mia vita. E tento di parlarne e di scriverne in modo che possa avere la giustizia che merita. Non posso fare altro per lei.

La prima grande preoccupazione me l’ha data il ministro dell’Interno Angelino Alfano che in un giorno qualsiasi di giugno, nemmeno troppo caldo, ha annunciato al Paese che è stato presto “l’assassino di Yara Gambirasio”

Alfano mi dà da pensare perché ha infranto la legge. Non ha tenuto conto della presunzione di innocenza che il nostro codice prevede. Perché siamo un Paese civile, in uno Stato di diritto. Il diritto, per esempio, di essere innocente fino a prova contraria.

Parlo di preoccupazione perché non amo molto i forcaioli. Non mi piacciono quelli che commentano sul tram “eh, ci vorrebbe la pena di morte per questo qui, e io sono contrario alla pena di morte, ma per questo qui ci vorrebbe” perché sono forcaioli travestiti da garantisti. E non mi piace Alfano che fottendosene della legge, ed è il ministro dell’Interno non uno sul tram, fomenta gli animi già sensibili di chi non è abituato a essere critico e analitico.

Yara Gambirasio ci sorride ancora dalle fotografie della palestra mentre il suo presunto assassino dice che non è stato lui, e che ha “un figlio della stessa età di Yara”. Bossetti dice anche che la sera del 26 novembre 2010 il telefono gli si è scaricato o gli si è spento o robe così (da celle telefoniche). A Bossetti chiederei lumi sullo stato del suo telefonino la sera del 25 novembre, e del 24, del 23, del 22… Giusto per verificare se è dotato di una memoria stratosferica. Perché se uno si ricorda del 26 novembre ma non del 25, del 24, del 23 o del 22 allora c’è un problema. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Jack Bauer, la maratona di 24 e Live Another Day

Promo di 24: Live another day. Ovvero la nona stagione di 24.

Promo di 24: Live another day. Ovvero la nona stagione di 24.

Come ho avuto modo di dire tempo fa, volevo essere come Jack Bauer. Da allora di tempo ne è passato e, come è facile immaginare, non sono diventata come Jack Bauer. Che da un lato è un bene, ecco. Perché Jack Bauer i problemi non li risolve, li ammazza.

Lunedì 16 giugno 2014 su Fox arriverà anche in Italia la nona stagione di 24 dal titolo Live another day. Il tutto è stato anticipato da una certa pubblicità e dall’ashtag #jackisback.

Quelli che non conoscono Jack Bauer e non hanno mai visto 24 probabilmente guardano gli Altri come se fossero dei poveri invasati posseduti dal demonio da cui è meglio stare lontani.

Dal punto di vista criminologico 24 è decisamente interessante. Più che altro è interessante il modo in cui viene trattato il Male che, in questo caso, ha molto spesso l’aspetto di terroristi arabi, cinesi e russi. Un Male che minaccia tutti quanti (cioè gli Stati Uniti) e non solo pochi intimi (cioè il resto del mondo).

Ma chi è Jack Bauer e cosa fa?

Per chi è appassionato di crimine organizzato la serie tv 24 può essere di un qualche interesse. Nel senso che le minacce a cui Jack Bauer (interpretato da Kiefer Sutherland) deve far fronte non provengono mai da un singolo individuo, bensì da un’organizzazione che, per sua natura, ha un leader.

Siamo molto lontani dallo stile mafioso, ma diciamo che le organizzazioni, mano a mano che vengono presentate al pubblico, presentano delle caratteristiche interessanti. Nella terza stagione, per esempio, Jack Bauer è alle prese con un cartello della droga sudamericano (oltre che con un virus brutto brutto). Prosegui la lettura…

Categorie:serie tv crime

Jerad e Amanda Miller: terrore e follia a Las Vegas

10 giugno 2014 2 commenti
Jerad Miller in un fermo immagine di un suo video caricato su YouTube.

Jerad Miller in un fermo immagine di un suo video caricato su YouTube.

Ancora una volta, mi verrebbe da dire, Lombroso aveva ragione. Ma non lo dirò per evitare quelli che mai un sorriso, mai una gioia, mai una soddisfazione. Comunque.

Il fatto è questo. Domenica 8 giugno a Las Vegas la coppia di sposi Jerad e Amanda Miller (31 anni lui e 22 lei) hanno fatto fuoco contro due poliziotti che stavano pranzando ammazzandoli.

Poi sono entrati nel vicino supermercato Walmart sparando in aria. Un uomo ha tentato di fermarli sparando anche lui ed è stato ucciso da Amanda. A quel punto Amanda ha ucciso Jerad e poi si è sparata, uccidendosi.

Non è una novità che qualche fuori di testa (sì, va bene, amici psichiatri, avete ragione: che qualche antisociale con tendenze paranoiche e tratti narcisisti misti a deliri di onnipotenza e a sospetta schizofrenia) ogni tanto spari a qualcuno.

Molto spesso è difficile prevedere chi farà cosa e quando (e perché). Nel caso di Jerad e Amanda, forse, non sarebbe stato da escludere a priori una qualche forma di controllo sociale o legale.

I due, infatti, sembra che abbiano sparato con l’intento di creare una nuova Columbine (il massacro portato a termine nella scuola da due adolescenti nel 1999). Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Cachtice, la contessa Bathory e il sangue che fu

Il castello di Cachtice, Slovacchia.

Il castello di Cachtice, Slovacchia.

La Slovacchia è piena di castelli. Ovunque ti giri a guardare spunta una torre, una guglia o quello che resta del muro di cinta. Alcuni sono castelli da fiaba, tipo quello di Bojnice, altri un po’ meno. Diciamo che alcuni ricordano molto da vicino quelli dei film horror. Fatto sta che tutti hanno la loro storia, la loro leggenda e il loro fascino.

Il castello di Orava, per esempio, è integro. Ci hanno girato, nel 1922, il film Nosferatu e in effetti si presta parecchio. E’ arroccato su un costone di roccia che, a vederlo da lontano (ma poi anche da vicino) è davvero stretto. In più è di roccia scura e fa paura se splende il sole. Figuriamoci quando piove ed è buio.

Gli slovacchi non sembrano perdersi in inutili chiacchiere e, appena possono, usano i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per restaurare i castelli. Alcuni sembrano un po’ troppo Disneyland, altri invece hanno subiti ritocchi più discreti e, soprattutto, non ci sono figuranti in costumi bizzarri.

Il castello della contessa Erzsébet Bathory ha una storia tutta sua. In questo momento è in rifacimento. I lavori di restauro avrebbero dovuto terminare il 31 maggio 2014, ma qualcosa deve essere andato storto, dato che i quattro sassi sparsi sono ancora tutti puntellati e trattori e ruspe vanno avanti e indietro. Prosegui la lettura…

James Bond – I ferri del mestiere – Paolo Tagini

ferri del mestiere james bond paolo taginiNon è un libro. E’ un’opera omnia sulle armi usate nei romanzi e nei film dall’agente segreto britannico al servizio di sua maestà più famoso del mondo, Bond, James Bond.

Se vi piace James Bond non potete fare a meno di questo saggio, davvero. Paolo Tagini, esperto di armi e direttore della rivista Armi&Balistica, ha scritto qualcosa di unico.

Stessa cosa se siete appassionati di armi. Perché Tagini non si è limitato a un mero elenco delle armi che compaiono nei romanzi di Ian Fleming o tra le mani dei vari attori che, di volta in volta, si sono avvicendati nei panni di James Bond. Tutt’altro.

Delle armi e dell’agente segreto ci sono i retroscena e le storie mai raccontate. E ci sono le foto. Moltissime e davvero belle.

James Bond è uno dei personaggi più caratterizzati che l’universo mondo conosca: di lui sappiamo cosa beve (e come lo beve), sappiamo cosa guida e sappiamo anche quali sono i suoi gusti in fatto di donne. E anche l’arma è fondamentale.

Bond, nelle sigle iniziali dei film e sulle locandine, è armato. Sempre. Nell’ultimo film, Skyfall c’è stato un ritorno al classico: la produzione ha deciso di mettergli in mano una Walther PPK. Icona del Bond di Ian Fleming.

Per cui: appassionati di armi e appassionati di James Bond, questo saggio è tutto dedicato a voi.

EL – Edizioni Lumina – 90 pagine – € 19

Categorie:libri e cose

Zahony – Uzhorod, Ucraina: burocrazia e un’Europa lontana

La dogana tra Ungheria e Ucraina.

La dogana tra Ungheria e Ucraina.

E’ capitato di trovarsi al confine tra Ungheria e Ucraina. Direzione Slovacchia. Il buonsenso avrebbe, forse, voluto che si puntasse verso nord senza passare dall’Ucraina. Ma alla fine, perché no? Quando mai, mi sono detta (l’ho detto a marito, più che altro), mi ricapita di essere sufficientemente a est da provare la frontiera?

E poi perché fermarsi al sentito dire? Meglio provare.

E così abbiamo preparato i passaporti e con il camper (un Helix su meccanica Renault Trafic) ci siamo diretti allegramente (marito non era granché allegro) verso la dogana.

E lì è iniziato qualcosa che ci ha colti di sorpresa. Non alla sprovvista, perché si leggono libri, giornali, riviste. Ci si tiene informati. Ma la sorpresa è qualcosa che non si riesce a controllare. Ci aspettavamo controlli, altri controlli e domande. Una fra tutte: perché volete andare a Uzhorod?

Ma la sorpresa è arrivata per il tipo e il modo di controllo. Per la burocrazia. Per la quantità di stupide domande. Per i commenti assurdi. Per l’assoluta mancanza di diritti e sicurezza. Ma andiamo con ordine.

A Zahony gli ungheresi hanno fatto il loro controllo. Passaporti, libretto di circolazione del mezzo e un paio di domande (ovviamente in magiaro): “Uscite”?

L’inglese (il francese, lo spagnolo, l’italiano, il tedesco) questo sconosciuto

La risposta giusta sarebbe stata “andiamo un attimo a comprare il latte e torniamo”, ma abbiamo optato per un più compassato “sì, usciamo, no, non rientriamo, no, non portiamo con noi sostanze stupefacenti“. Con gli ungheresi ce la siamo cavata in una ventina di minuti.

Passata la sbarra ungherese siamo stati accolti da un soldato ucraino che con il Kalashnikov (che altro?) ci ha detto, in ucraino, ovvio, qualcosa. Qualcosa che ha ripetuto alzando la voce dopo un secondo, quando ha notato che, oibò, gli italiani non parlano ucraino.

Alla fine, grazie a un paio di robe di russo imparate qui e là, mi è stato chiaro che chiedeva quante persone c’erano a bordo del mezzo. Due. Dva. Prosegui la lettura…

Categorie:libri e cose
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti