Cachtice, la contessa Bathory e il sangue che fu

Il castello di Cachtice, Slovacchia.
Il castello di Cachtice, Slovacchia.

La Slovacchia è piena di castelli. Ovunque ti giri a guardare spunta una torre, una guglia o quello che resta del muro di cinta. Alcuni sono castelli da fiaba, tipo quello di Bojnice, altri un po’ meno. Diciamo che alcuni ricordano molto da vicino quelli dei film horror. Fatto sta che tutti hanno la loro storia, la loro leggenda e il loro fascino.

Il castello di Orava, per esempio, è integro. Ci hanno girato, nel 1922, il film Nosferatu e in effetti si presta parecchio. E’ arroccato su un costone di roccia che, a vederlo da lontano (ma poi anche da vicino) è davvero stretto. In più è di roccia scura e fa paura se splende il sole. Figuriamoci quando piove ed è buio.

Gli slovacchi non sembrano perdersi in inutili chiacchiere e, appena possono, usano i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per restaurare i castelli. Alcuni sembrano un po’ troppo Disneyland, altri invece hanno subiti ritocchi più discreti e, soprattutto, non ci sono figuranti in costumi bizzarri.

Il castello della contessa Erzsébet Bathory ha una storia tutta sua. In questo momento è in rifacimento. I lavori di restauro avrebbero dovuto terminare il 31 maggio 2014, ma qualcosa deve essere andato storto, dato che i quattro sassi sparsi sono ancora tutti puntellati e trattori e ruspe vanno avanti e indietro.

Il castello di Beckov visto dal pozzo (116 scalini per scendere e poi risalire).
Il castello di Beckov visto dal pozzo (116 scalini per scendere e poi risalire).

Comunque.

Sangue, tanto sangue

La storia della contessa Bathory è una storia a metà tra verità e leggenda. Nel senso che si dice che abbia ucciso e fatto uccidere 600 ragazze per poi fare il bagno nel loro sangue. Chiromanti e ciarlatane le avevano assicurato che il sangue giovane avrebbe mantenuto inalterata la sua bellezza.

Così, Erzsébet, che si vedeva sfiorire un giorno dopo l’altro, iniziò a chiedere ai suoi servi di rapire fanciulle povere dal vicino villaggio. La contessa poi chiedeva di torturarle e infine di ucciderle. Faceva a quel punto rimepire la tinozza con il sangue delle ragazze e vi si immergeva. Probabilmente notò che gli effetti miracolosi tardavano a farsi vedere.

E c’è da pensare che chiese vittime con sempre più frequenza e frustrazione. Se inizialmente si limitava a guardare il calvario delle giovani, a un certo punto fu lei a torturarle personalmente e poi a sgozzarle. Molti sostengono che la storia sia completamente falsa, dicerie messe in giro dai detrattori della contessa.

Falso, tutto falso. O forse no?

Il castello di Cachtice in cui visse e morì Erzsébet Bathory.
Il castello di Cachtice in cui visse e morì Erzsébet Bathory.

Altri invece dicono sia vera, ma tendono a ridimensionare il numero delle vittime. Le torture sembrano abbiano un fondamento: Erzsébet bruciava con ferri arroventati il volto delle giovani vittime. Se davvero era arrabbiata per il passare del tempo sfigurare le vittime è proprio in linea con il profilo della contessa.

Andando al castello

Il castello in cui Erzsébet ha vissuto ed è morta è quello di Cachtice (anche se pare abbia torturato e ucciso anche nel vicino castello di Beckov). Come dicevo è in restauro, ma si può ugualmente raggiungere (a piedi, dopo una salita di quasi un chilometro dal parcheggio sopra il paese).

E fa strano. Il castello di Orava, quello di Beckov, quello di Bojnice sono tutti mete di visite guidate. Tutti hanno l’angolo della cazzata (con spade finte e altre minchiate di varia natura) e l’immancabile chioschetto che vende cibo fritto per tutti i gusti.

Tempo fermo

Il castello di Cachtice è diroccato e non c’è niente. C’è silenzio. Si sente il vento tra gli alberi, si sente il cinguettio degli uccelli (c’erano anche un paio di aquile che volteggiavano su quella che, una volta, doveva essere la torre), si sente il profumo dei fiori selvatici che crescono un po’ ovunque. E si viene accolti da qualche serpentello che striscia pacifico per i fatti suoi. E da una qualche pianta velenosa e irritante (no, non erano ortiche, no, non saprei cosa fosse, ma è stato un momento difficile).

E’ un posto meraviglioso. E il contrasto con la storia di Erzsébet è notevole. Forse perché negli altri castelli, circondati da bambini urlanti e divertiti, da turisti con le camicie a fiori e i calzini bianchi e dal personale che tenta di parlare quattro lingue diverse contemporaneamente è difficile fermarsi un attimo a pensare alla storia. Al crimine.

Lavori in corso al castello di Cachtice.
Lavori in corso al castello di Cachtice.

A Cachtice è possibile. E’ possibile percorrere la strada che dal paese porta alle rovine del castello. E’ possibile pensare alle ragazzine che venivano rinchiuse nelle segrete o nella torre e poi seviziate e uccise. E’ possibile pensare a Erzsébet che davvero credeva che il sangue giovane fermasse il tempo.

Omicidi lontani

E tutto ha un suo fascino. Un po’ sinistro, certo, ma pur sempre di fascino si tratta. E’ il fascino che ammanta certe storie che sono anche leggenda. Come quella di Nosferatu, del conte Dracula e di Erzsébet che morì proprio nella torre del suo castello, imprigionata da un tribunale che la trovò colpevole di crimini orrendi.

Tanto che Erzsébet è annoverata tra le serial killer donne più tremende che la storia del genere umano abbia conosciuto. Naturalmente se si vuole credere alla storia delle 600 ragazzine uccise.

Nella torre

La contessa fu condannata per alcuni omicidi, non per 600 (forse era difficile trovare le prove, forse non uccise tutte queste persone). Erzsébet, in ogni caso, era così presa dal suo scopo che, a un certo punto, finite le ragazze del villaggio, diede ordine di prelevare quelle della piccola borghesia e poi dell’aristocrazia.I genitori e i parenti delle giovinette ricche denunciarono che le sparizioni erano legate alla contessa.

I suoi servi, interrogati, a loro volta denunciarono la contessa e tutte le sue manie e follie. Dissero che li costringeva a rapire, torturare e uccidere le vittime. E che, lei stessa, prendeva parte e, anzi, orchestrava quelle sessioni infernali. Erzsébet fu condannata a passare il resto della sua vita imprigionata nella torre. Morì tre anni dopo la sentenza. Era il 21 agosto 1614.

12 pensieri su “Cachtice, la contessa Bathory e il sangue che fu”

  1. Be’, la Bathory fu in qualche modo un’antesignana delle moderne conoscenze scientifiche. Uno studio della Stanford University dimostra che il sangue di un topo giovane ‘ringiovanisce’ il cervello di un topo vecchio (in parabiosi).
    Non so che cosa possa fare per la bellezza, ma sicuramente il ‘ringiovanimento’ non è possibile con il bagno, ma allora la Contessa non poteva saperlo.
    Il link per un riassunto: http://med.stanford.edu/news/all-news/2011/08/scientists-discover-blood-factors-that-appear-to-cause-aging-in-brains-of-mice.html
    Questo è un lavoro: Villeda SA, Plambeck KE, Middeldorp J, Castellano JM, Mosher KI, Luo J, Smith LK, Bieri G, Lin K, Berdnik D, Wabl R, Udeochu J, Wheatley EG, Zou B, Simmons DA, Xie XS, Longo FM, Wyss-Coray T. Young blood reverses age-related impairments in cognitive function and synaptic plasticity in mice. Nat Med. 2014 Jun;20(6) Epub 2014
    Grazie dell’articolo (il tuo) mi ha permesso un tuffo nella storia antica, fumosa e mescolata con le leggende.

  2. Ciao Gio,

    come stai?

    Grazie per il contributo scientifico! Non sapevo che esistesse uno studio del genere… Allora. Della contessa si sa che, a un certo punto, provò anche a berlo, il sangue, o a farci degli infusi o dei decotti. Ma in entrambi in casi i suoi esperimenti furono fallimentari (credo per via del fatto che non abbiamo gli enzimi giusti). Tanto è vero che alcuni ne parlano come “Drakul” ossia diavolo, viene chiamata anche “contessa Dracula”.

    La sua ossessione per la giovinezza probabilmente derivava dal suo estremo narcisismo e dalla sua antisocialità. Non solo. La contessa era potentissima.

    Il marito, Ferenc Nadasdy, morì lasciandola proprietaria di castelli e amministratrice di parecchio denaro (compreso quello del loro figlio di pochi anni).

    Nadasdy era legato alla storia della potentissima famiglia Thurzo che, all’epoca, possedeva più o meno quello che non era dei Nadasdy-Bathory.

    A un certo punto della storia, siamo più o meno all’inizio del 1600, i Thurzo subirono un duro colpo di potere quando il nipote della contessa, Gabor Bathory, fu eletto principe di Transilvania (i confini, naturalmente, non erano quelli attuali).

    Alcuni pensano che i Thurzo, soprattutto Gyorgy, se la presero a male e iniziarono una congiura contro la contessa mettendo in giro voci sul suo conto. Prima tra tutte quella che la vedeva immersa fino al collo nel sangue di vittime innocenti.

    Quando Gyorgy Thurzo fu eletto conte di Ungheria la prima cosa che fece fu di ordinare l’inchiesta contro la contessa e di farla, successivamente, condannare e rinchiudere nella torre del castello di Cachtice.

    Vero è che la storia della contessa e del sangue iniziano parecchio tempo prima, diciamo verso il 1580 o giù di lì quando, dopo aver preso a schiaffi una serva, notò che il sangue della poveretta che le aveva sporcato le mani sembrava avere un effetto miracoloso. Secondo Erzsébet, infatti, le sue mani apparivano molto più lisce e morbide.

    Così chiese agli scienziati dell’epoca (che probabilmente erano poco più di chiaroveggenti ciarlatani e alchimisti sui generis) che non fecero altro che confermare: “Uh, sì, sì, certo, il sangue giovane fa ringiovanire”.

    E da lì pare prese avvio la storia di sangue con rapimenti, torture e omicidi.

    Ciò che è vero è che Erzsébet era una narcisista con tendenze antisociali e sadiche… quindi, che sia diventata serial killer non è da escludere. 🙂

    Grazie ancora per il contributo e a presto!

    Cristina

  3. Leggendo la tue (posso?) precisazioni storiche mi viene in mente che se la Bathory era una narcisista con tendenze antisociali e molto probabilmente una serial killer, però forse gli interessi dei suoi avversari amplificarono la sua sinistra fama.
    ‘Crudele, assassina e psicopatica di base, ricca e potente in aggiunta…. togliamocela di torno per sempre’ questo penso possa essere stato il pensiero dei Thurzo.
    Il caso contrario credo si sia verificato, invece, con un altro personaggio storico: Santa Olga (879-969) di Kiev. L’ironia sta nell’appellativo Santa. Olga per vendicare il marito Igor uccisole dai Derevliani (oggi Georgiani), con uno strattagemma riuscì a convincere il principe derevliano Mal che lo avrebbe sposato (unione terre e poteri…), ma non prima di aver onorato il defunto marito con una imponente cerimonia funebre nel luogo in cui era stato ucciso. Il banchetto fu tenuto e a fiumi scorse l’idromele. Solo che l’idromele fu preparato con miele di rododendri, quindi miele contenente grayanotossine che se non uccidono (ovviamente dipende dalla dose) rendono comunque assolutamente inermi coloro che ne subiscono l’effetto. Secondo le cronache la Santa fece massacrare 5000 persone e sì, la sua vendetta la ebbe. Mi chiedo ancora perchè santa? Serial killer no, ma come si costruisce la santità?
    Grazie per l’ospitalità.

  4. Puoi? Devi!

    Credo che il ragionamento dei Thurzo sia stato proprio quello: levarsela di torno, in un modo o nell’altro.

    La storia di Santa Olga di Kiev è fantastica! Me l’hai ricordata e non posso fare a meno di dire che era santa perché si convertì al cristianesimo (pazienza se vendicò in un’orgia di sangue gli assassini del marito).

    Santa Olga, volendo vedere, è una mass murderer, più che una serial killer. Non aveva un suo modus operandi. Semplicemente uccise tutti quelli di cui si voleva vendicare in un solo evento violento (il banchetto), secondo le cronache.

    Fu però ritenuta da tutti nel giusto. Santa Olga è importante perché fu lei a iniziare le conversioni di un popolo che, diversamente, sarebbe rimasto al di fuori della religione cattolica. Fu suo nipote Vladimir a proseguire il cammino intrapreso da Santa Olga.

    Santa Olga è più una stratega che altro: tesseva accordi qui e là con i bizantini per portare acqua al suo mulino. Resta interessante, come hai fatto notare tu, che sia ricordata come santa invece che come assassina. Curioso, davvero.

    Non sapevo, me lo dici tu adesso, che i morti ammazzati fossero 5000, sapevo che erano tanti, ma non così tanti. Sui numeri mi ha battuto Erzsébet di parecchie lunghezze…

    Grazie ancora a te che trovi il tempo e la voglia di raccontarmi queste cose, graziegraziegrazie! 🙂

    Cristina

  5. Ops, oggi ho un attacco di ‘scrivolite’ acuta. Volevo rigraziarti delle tue informazioni storiche e dirti che sono le antiche cronache che parlano di 5000 morti. Ma fossero stati anche 500 sarebbe bastato far fuori i capi…Ciao e grazie

  6. E immagino che siano le cronache a parlarne… sarà che ho letto poco di Santa Olga. Ma grazie a te per i chiarimenti. E sì, forse sarebbe stato sufficiente far fuori i capi.

    E la tua “scrivolite” è molto, ma molto apprezzata.

    A presto!

    Cristina

  7. A quanto è dato di leggere sul Web riguardo “Santa” Olga di Kiev, il massacro riportato da Gio sarebbe solo un episodio, forse il più clamoroso, della lotta tra Olga e i Derevljani: prima di questo avrebbe infatti fatto seppellire vivi i venti notabili inviati dal principe Mal nella speranza di convincerla a sposarlo; successivamente la cara signora fece intendere al suo pretendente di essere disposta a d accogliere la sua proposta: lo invitò quindi a presentarsi accompagnato “dagli uomini più saggi”: il “bagno a vapore” che venne a loro offerto si trasformò subito in un rogo, e così erano stai eliminati sia gli uomini più forti sia i più saggi….dopo di chè avvenne l’episodio ricordato da Gio, che non fu nemmeno l’ultimo: infatti una volta esguito il massacro sul luogo della tomba del marito, l’inconsolabile vedova riunì il suo esercito, marciò su Iskorosten, loro capitale, e la cinse d’assedio: va detto che i Derevljani erano dei poveri abitatori di foreste, e che la loro capitale doveva avere più che altro la consistenza di un villaggetto: vistisi perduti i Derevljani chiesero clemenza a Olga e si dichiararono disposti a pagare un tributo, che fu stabilito in tre passeri o tre colombi per ogni famiglia: ovviamente tutti pagarono con grande sollievo ritenendo il tributo tutto sommato sopportabile, ma la diabolica donna, una volta ricevuti i pennuti, legò alle zampette di ciascuno uno straccio con all’interno un pezzetto di zolfo incendiato e li liberò: ovviamente i volatili tornarono ai loro nidi, che presero fuoco tutti assieme, provocandi l’incendio della città, con la fuga dei pochi superstiti, che – c’è bisogno di dirlo? – furono passati a fil di spada o resi schiavi dalle truppe della Signora di Kiev….
    Tutto questo avvennne dopo il 945 (quando Olga rimase vedova, ed aveva già 66 anni, all’epoca un’età veneranda). Nel 957- quindi a 78 anni!) Olga fece un viaggio a Costantinopoli, dove venne battezzata e quando tornò decis edi convertire il suo popolo al crsitianesimo: l’operazione NON riuscì, nonostante l’arrivo di Albero da Treviri, che rimase in loco solo per un anno e poi dovette squagliarsela per “forti dissidi con le popolazioni locali”…
    Quando nel 996 la salma fu traslata nella chiesa in pietra fatta erigere daal nipote Vladimiro la si trovò INTATTA: questo per la religione ortodossa è manifestazione sicura di santità…e quindi eccoci SANTA Olga da Kiev, anche se dopo il battesimo si chiamava Elena.
    Con tutta questa premessa, considerato che gli abitanti rossofoni dell’Ucraina sono i discendenti anche dei Derevlejani e gli Ucraini di Olga, ci si meraviglierà se i negoziati di pace odierni non esiteranno in un accordo? 🙁

  8. Caro Luca Andrea,

    la tua spiegazione è così chiara che non mi resta che dirti: grazie!

    In effetti la tua conclusione è decisamente degna di nota…

    Quindi la santa è santa perché il corpo era intatto. E io, ingenua, a credere che fosse per via del fatto che aveva tentato di convertire i più.

    Ancora una volta “santa” Olga batte Erzsébet. Quasi quasi, se tu e Gio me lo permettete, con i vostri contributi (citandoli, naturalmente) mi scappa di scrivere un post. 🙂

    Grazie ancora e a presto,

    Cristina

  9. Cara Cristina,
    per quanto mi riguarda, ne sarei lusingato… 🙂
    (le fonti della mia ricerca sono facilmente accessibili su wiki….)
    LAL

  10. Se vuoi puoi. Il mio nome e cognome veri, se utili, ti sono noti (e-mail). Bella l’aggiunta di Luca. A me interessavano solamente le grayanotossine. Se vuoi, questo è uno dei link usati quando ho scritto il lavoro.
    ‘Excerpts from “Tales of Times Gone By” [Povest’ vremennykh let] The Russian Primary Chronicles’, in http://pages.uoregon.edu/kimball/chronicle.htm
    Non so se ne ho altri e quanti; se ci sono, be’ sono letteralmente seppelliti nel mio PC.
    Quanto al corpo intatto ci sono luoghi di sepoltura e condizioni microclimatiche che favoriscono la perfetta conservazione, ma questo credo sia ben noto. Ovvio è che a quei tempi la cosa potesse sembrare miracolosa, ma, permettetemi un pizzico di ironia, le catacombe dei Cappuccini a Palermo, devono essere piene di santi…
    Al prossimo post.

  11. Ciao Gio,

    interessante!

    In effetti i corpi si mantegono in condizioni particolari… ma se qualcuno ci vuole vedere il miracolo…

    Grazie per il nuovo contributo. E per l’ok per il post sulla “santa”.

    A presto!

    Cristina

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