Yara Gambirasio, il presunto killer e la posta in gioco

Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio.
Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio.

Ultimamente mi capita di andare in tv e di ricevere chiamate per rilasciare interviste e cerco di essere moderata, di considerare solo l’aspetto criminologico di quanto sto analizzando. Comunque. Tutto ruota attorno a Yara Gambirasio. O meglio alla sua morte.

In tre anni questa bambina che non ho mai conosciuto sembra essere entrata nella mia vita. E tento di parlarne e di scriverne in modo che possa avere la giustizia che merita. Non posso fare altro per lei.

La prima grande preoccupazione me l’ha data il ministro dell’Interno Angelino Alfano che in un giorno qualsiasi di giugno, nemmeno troppo caldo, ha annunciato al Paese che è stato presto “l’assassino di Yara Gambirasio”

Alfano mi dà da pensare perché ha infranto la legge. Non ha tenuto conto della presunzione di innocenza che il nostro codice prevede. Perché siamo un Paese civile, in uno Stato di diritto. Il diritto, per esempio, di essere innocente fino a prova contraria.

Parlo di preoccupazione perché non amo molto i forcaioli. Non mi piacciono quelli che commentano sul tram “eh, ci vorrebbe la pena di morte per questo qui, e io sono contrario alla pena di morte, ma per questo qui ci vorrebbe” perché sono forcaioli travestiti da garantisti. E non mi piace Alfano che fottendosene della legge, ed è il ministro dell’Interno non uno sul tram, fomenta gli animi già sensibili di chi non è abituato a essere critico e analitico.

Yara Gambirasio ci sorride ancora dalle fotografie della palestra mentre il suo presunto assassino dice che non è stato lui, e che ha “un figlio della stessa età di Yara”. Bossetti dice anche che la sera del 26 novembre 2010 il telefono gli si è scaricato o gli si è spento o robe così (da celle telefoniche). A Bossetti chiederei lumi sullo stato del suo telefonino la sera del 25 novembre, e del 24, del 23, del 22… Giusto per verificare se è dotato di una memoria stratosferica. Perché se uno si ricorda del 26 novembre ma non del 25, del 24, del 23 o del 22 allora c’è un problema.

Titoli sui giornali: del seguire il ministro dell'Interno Alfano.
Titoli sui giornali: del seguire il ministro dell’Interno Alfano.

La posta in gioco è altissima. Motivo per cui il processo, presumibilmente, durerà un po’, dato che ci sono tre anni e rotti di indagini da analizzare, e che quasi sicuramente porterà i forcaioli a dire che i processi in Italia durano troppo.
E se è vero che durano troppo non sembra esserci la volontà di farli durare un po’ meno. E Alfano che se ne esce con l’esultante “preso l’assassino di Yara” ovviamente gioca contro.

Perché? Perché la difesa avrà una carta in più. Quella offerta da Alfano e da tutti quelli che l’hanno seguito pubblicando nel giro di tre minuti nome, cognome, foto, profilo Facebook del presunto killer. Ed è vero, come mi ha detto un collega giornalista stamattina, che “questo è giornalismo”, ma è anche vero che la vittima, che Yara, attende giustizia. E se non lei, i suoi famigliari.

E la giustizia si ottiene solo se il processo inizia bene e termina meglio. Se il processo resta impantanato in mille cazzate (non mi viene un termine più tecnico di questo, e chiedo venia a chi continua a dirmi che sono volgare) tipo le fughe di notizie (non sono fughe, ovviamente, sono informazioni passate con la volontà di renderle pubbliche) si rischia che Yara e la sua famiglia debbano attendere la giustizia ancora e ancora. E ancora.

Processi che iniziano fuori dai tribunali

E la posta in gioco del titolo vale per tanti. Il difensore d’ufficio che rideva felice mentre diceva che non poteva rispondere ai cronisti. La felicità, quando la vedi, la riconosci. Non serve essere profiler, no? Forse era felice di far parte, finalmente, di un caso con la c maiuscola. La stampa, categoria di cui continuo a fare parte, che ha in mano pezzi che, praticamente, si scrivono da soli. Le forze dell’ordine che hanno sicuramente assestato un bel colpo dal punto di vista della loro immagine.

La posta in gioco c’è anche, e soprattutto, per il presunto colpevole, Massimo Giuseppe Bossetti. E qui è necessario fermarsi un attimo. Ho avuto trascorsi da cronista d’assalto dove valeva solo arrivare primi, tutto il resto non contava. E so quanto sia appangante, inebriante, uscire con una notizia che è davvero una notizia e non il solito pezzo per riempire gli spazi vuoti del giornale. Ma credo che Alfano, che tra l’altro non fa il giornalista, abbia complicato il momento clou dell’indagine.

Silvia Gazzetti l'avvocato di Massimo Bossetti.
Silvia Gazzetti l’avvocato di Massimo Bossetti.

Alla ricerca della confessione

Perché il punto centrale è la confessione del presunto colpevole. Se lui confessa di aver ucciso Yara Gambirasio il processo parte in un modo: ovvero parte con un reo confesso. E la discussione sarà tutta per capire se dargli 20 anni di galera o dargliene 30. Se invece il presunto colpevole non confessa allora il processo parte in tutt’altra maniera. E sarà necessario dimostrare che il presunto colpevole è colpevole davvero. E non sarà facile. Non lo è mai.

Il tam tam che si è scatenato mentre ancora Bossetti era in stato di fermo (che è ben diverso da un arresto) ha fatto sì che la posta in gioco si alzasse. In un ambiente in cui le apparenze valgono più di tutto quanto. In un posto in cui valgono più di una bambina morta, il tam tam era proprio l’unica cosa che sarebbe stato meglio evitare. Perché le indagini sono state rallentate dall’omertà di quelli che una scopata clandestina è più drammatica di un omicidio.

Il campo dove è stata trovata Yara (foto Cristina Brondoni).
Il campo dove è stata trovata Yara (foto Cristina Brondoni).

Gente molto perbene

E io continuerò a essere una persona volgare, ma i fatti sono questi. Salvaguardare la finzione della famiglia perfetta è più importante di dare giustizia a una vittima. Il bene superiore, in questo caso, è il bene egoistico. E niente altro. E lo ha dimostrato la madre di Massimo Giuseppe Bossetti che dopo aver taciuto ed essersi rifiutata di collaborare ha detto che se davvero è colpevole “deve pagare”.

Cioè. Non stava quindi proteggendo il figlio in tutto e per tutto con il suo istinto di madre tacendo che era figlio di un altro e non del marito (che tra l’altro se l’è un po’ presa, giustamente) per metterlo al sicuro da un’accusa di omicidio. No. Stava proteggendo se stessa. E chi riesce a mentire per 40 anni non è una persona di cui potersi fidare. Non più. Mai più. E quindi come si fa a crederle se dice che non sapeva? Inattendibile è la prima parola che mi salta in mente.

Yara Gambirasio.
Yara Gambirasio.

Uno scarmazzo, come direbbe Montalbano

In questo contesto, che è sicuramente chiaro a chi ha fatto le indagini (e a chi ha seguito il caso a vario titolo) ma non ad Alfano, il tam tam ferma o potrebbe fermare tutto un’altra volta. Tutti chiusi nel loro silenzio. Anche se qualcuno adesso inizia a dire che Bossetti si aggirava attorno a casa di Yara con fare sospetto. E dirlo prima che c’era uno, certo non sai il nome, che si aggirava con fare sospetto, no? Adesso lo dici?

Fatto sta che il tam tam non giova. Ed è arrivato dritto dritto dallo Stato. Perché la posta in gioco è anche e soprattutto politica. Alfano ha cavalcato l’onda. Nella speranza che alle prossime elezioni tutti si ricordino del suo fantastico annuncio attribuendogli il merito di aver ingabbiato un pericoloso (presunto) assassino. Ma così facendo ha calpestato Yara, la sua famiglia, la famiglia di Bossetti. Perché se Bossetti è un presunto colpevole i suoi tre figli sono sicuramente innocenti.

2 pensieri su “Yara Gambirasio, il presunto killer e la posta in gioco”

  1. Bell’articolo… Certo che il perbenismo di danni ne fa. Per i ‘media’ la preda è molto ghiotta, ma per un ministro sant’iddio che bisogno c’era di impicciarsi?
    Sicuramente è una cosa che molti al momento delle elezioni ricorderanno, ma assoceranno il cognome alla cattura di un presunto assassino? Mica lo ha acchiappato lui. E se l’arrestato, per pura eventualità, non fosse colpevole?

  2. Ciao Gio,

    come stai?

    Il perbenismo secondo me ammazza. Per i media, e mi ci metto anch’io con tutte le scarpe, la notizia è di quelle memorabili. Il ministro dell’Interno punta tutto sulla gente stupida, forse. Non saprei.

    Non lo ha preso lui, ma è stato lui a dire che è stato preso. E per uno che non è critico, che è abituato ai commenti da osteria e alla profondità di un foglio di carta, forse è sufficiente: Alfano ha risolto il caso di Yara.

    Se il presunto colpevole sarà innocente direi che pagheremo tutti quanti. Chiederà un risarcimento stellare, immagino…

    Ma resta sempre la speranza che tutto vada nel modo giusto. Forse.

    Grazie ancora per il tuo pensiero.

    A presto,

    Cristina

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