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Archivio per luglio 2014

Psicopatici al volante – Degli psicopatici / parte 2

29 luglio 2014 6 commenti
Gli psicopatici al volante possono anche esprimersi a gesti.

Gli psicopatici al volante spesso si fanno capire.

In genere arriva a tre centimetri dal paraurti posteriore, frena all’improvviso, scarta di lato (nella migliore delle ipotesi sinistra, ma non è detto), accelera mandando il motore a velocità Space Shuttle mentre vi lancia occhiate di fuoco e poi ripiomba davanti e infine, in qualche caso, frena perché il semaforo è di nuovo rosso.

Questo è lo psicopatico al volante. Anche se è più facile che al posto della qualifica di psicopatico, in strada, gli psicopatici al volante vengano chiamati pirati della strada (quando le loro stupide quanto deliberate azioni causano morti e feriti) o incoscienti. Ma è più facile sentirli chiamare, un po’ da tutti, stronzi.

Non serve infatti aver letto tutto il DSM V per distinguere una persona normale al volante da una persona psicopatica. Bisogna fare un po’ di profiling. Perché lo psicopatico al volante, a differenza dello psicopatico da ufficio, si può riconoscerlo preventivamente dal mezzo che guida e che presumibilmente ha scelto e comprato.

Psicopatici al volante: morti e feriti

Ora qui partirà la roba del tipo: no, ma io il SUV ce l’ho davvero bisogno che devo caricare la moglie/i tre figli/i sei cani/tutti i gatti randagi della zona/la mamma/la suocera che è anche obesa/la sacca delle mazze da golf/le palline per giocare a golf che non sembra ma ingombrano/le valigie che quando vado in vacanza è un trasloco e via dicendo. Prosegui la lettura…

Il delitto delle mani mozzate, Piccolomo e Lidia Macchi

Giuseppe Piccolomo durante un'udienza per l'omicidio Molinari.

Giuseppe Piccolomo durante un’udienza per l’omicidio Molinari.

L’omicidio dell’anziana signora Carla Molinari, avvenuto il 5 novembre 2009 a Cocquio Trevisago in provincia di Varese, destò un certo scalpore per l’efferatezza con cui era stato portato a termine. La signora, infatti, era stata accoltellata dal suo aggressore con tale e tanta violenza da far pensare a una vendetta.

Per l’omicidio, dopo mesi di indagini, fu arrestato Giuseppe Piccolomo, un uomo conosciuto come violento e fan di serie tv. Piccolomo era andato a casa di Carla Molinari propabilmente per una questione di denaro. Aveva chiesto soldi in prestito all’anziana signora e ora ne chiedeva altri. Ma Carla non aveva ceduto alle richieste.

Piccolomo, dopo una colluttazione, aveva accoltellato l’anziana e dato che lei si era difesa graffiandolo sul viso, aveva deciso di amputarle le mani in modo che il suo Dna, rimasto sotto le unghie, non venisse trovato sulla scena del delitto. Quando le forze dell’ordine arrivano nell’abitazione di Carla si trovano di fronte una scena drammatica.

La donna è stata uccisa con più di venti fendenti, uno ha quasi rischiato di decapitarla, le mani sono state amputate e, in casa, non ci sono. E non ci sono nemmeno in giardino. Qualcuno pensa subito alla pista satanica, a riti esoterici, ma fortunatamente la pensata dura poco.

I mozziconi di sigaretta

Inizia l’indagine e durante i rilievi vengono repertarti parecchi mozziconi di sigaretta rinvenuti nell’abitazione di Carla. Il Dna racconta che sono di donatori diversi, ma non è possibile risalire a nulla. Del delitto si parlerà per un po’, poi i giornali nazionali smettono di occuparsene. Se ne occupa ancora la stampa locale. Prosegui la lettura…

Negoziazione, anti stalking e sicurezza: i corsi di agosto a Milano

Situazioni complicate in ufficio.

Situazioni complicate in ufficio.

Agosto è un mese un po’ strano: molti, moltissimi lasciano casa e lavoro per godersi le meritate vacanze. Ma c’è anche chi resta in città, Milano, in questo caso. Ed è nata così l’idea dei corsi del Crime Studies Lab: alla sera, in compagnia e con un mini rinfresco a fine serata per chi ha voglia di fermarsi a scambiare due parole.

Lavoro, evitare la frustrazione e imparare la negoziazione

Mercoledì 6 agosto 2014 h. 20 – 23

Il sottotitolo di questo corso potrebbe essere “Come lavorare con un capo tiranno e colleghi antipatici e vivere felici”. Il corso infatti propone ai partecipanti le opzioni per evitare “l’ultima spiaggia”, ovvero di dover lasciare il proprio posto di lavoro.

In tempo di crisi, infatti, per molti potrebbe rivelarsi impresa complicata quella di trovare un nuovo lavoro. Grazie alla negoziazione, al linguaggio verbale e non verbale e alle strategie d’uscita da situazioni complicate è possibile migliorare la propria vita lavorativa (e, a volte, anche quella degli altri)

Il corso è aperto a un minimo di 7 e un massimo di 20 partecipanti.

Programma

– Lavoro e frustrazione: quale connessione
– Lavorare per sé, lavorare per altri
– Dinamiche di gruppo: a che gioco giochiamo
– Quando è possibile cambiare lavoro
– La negoziazione in ambito lavorativo

Romanticismo 2.0

Romanticismo 2.0

Social network, incontri e sicurezza

Martedì 12 agosto 2014  h. 20 – 23

In questo caso il sottotitolo potrebbe essere: “Come tenere al sicuro se stessi, i propri amici e la propria famiglia”. Di persona, come sui social network, si cerca di mostrare il lato migliore. Ma quali sono i segnali che potrebbero mettere in guardia in fatto di sicurezza? Davvero è così facile cadere vittima di malintenzionati?

Una “lettura” critica dei profili dei social network per imparare a riconoscere menzogne grandi e piccole in modo da poter valutare i rischi per noi e per chi ci sta vicino.

Il corso è aperto a un minimo di 7 e un massimo di 20 partecipanti.

Programma

– I maggiori social network e i loro target
– Minori e social network: il mostro dietro lo schermo
– Il linguaggio social: menzogne e verità
– Incontri virtuali e incontri reali: quando fidarsi, quando no
– Navigare sicuri: alcune possibilità

Chi è vittima di stalking spesso si sente (ed è) in gabbia.

Chi è vittima di stalking spesso si sente (ed è) in gabbia.

Stalking: che cos’è e come evitarlo

Mercoledì 20 agosto 2014  h. 20 – 23

Avere qualcuno che offre attenzioni indesiderate può essere invalidante per una vita serena, oltre che decisamente pericoloso.

Ma cos’è lo stalking? Dove nasce? Chi è lo stalker?

Il corso offre le nozioni fondamentali per riconoscere (ed evitare) lo stalker oltre a dare indicazioni su come affrontare situazioni già in essere.

Il corso è aperto a un minimo di 7 e un massimo di 20 partecipanti.

Programma

– Stalking: storia ed evoluzione
– Lo stalker: chi è, come si comporta, quali sono i tipi di stalker
– Vittimologia: chi sceglie lo stalker e perché
– Come evitare gli stalker
– Come uscire da situazioni di stalking

Sede dei corsi: Milano sud

Costi : 1 corso 40 euro , 2 corsi 75 euro, 3 corsi 100 euro

Per ulteriori informazioni o iscrizioni inviare una mail a: crimestudieslab@gmail.com

Docente

Cristina Brondoni, giornalista e criminologa, laureata in lettere e in criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza. Perfezionata con un master di secondo livello in criminologia forense.

Si occupa di profiling e menzogna. Seleziona personale ed è consulente per comportamenti scorretti in ambito lavorativo. Scrive per una rivista di armi (oltre che per il suo blog) occupandosi principalmente del rapporto del crimine tra tv e realtà.

E’ docente per Centro Studi Scena del Crimine.

E’ ospite di TgCom24 e Top Secret in veste di esperta di profiling e criminologia.

Lo scandalo Enron ovvero psicopatici al potere

Kenneth Lay in un fotomontaggio con alle spalle il logo di Enron.

Kenneth Lay in un fotomontaggio con alle spalle il logo di Enron.

In genere ai corsi sul profiling, sulla menzogna e sui serial killer cito spesso lo scandalo Enron perché è affascinante il modo in cui un manipolo di persone riuscì, per anni, a governare il mondo. Non tutto, certo. Ma una buona parte sicuramente. E lo governarono a modo loro, ovvero da psicopatici. Ma andiamo con ordine.

Enron è stata una delle più grandi multinazionali nel settore dell’energia. Improvvisamente nel 2001 Enron fallì. Fu un fulmine a ciel sereno e colse tutti alla sprovvista. Come era possibile che la settima multinazionale americana naufragasse portando con sé centinaia di migliaia di investitori quando, fino al giorno prima, tutto stava andando a gonfie vele?

Il gioco era molto semplice. I vertici di Enron (che come è facile pensare dalla bancarotta non furono minimamente toccati dato che si erano premurati di vendere le azioni per tempo) facevano quella che si può chiamare “finanza creativa”. In sostanza facevano figurare i soldi anche dove i soldi, in effetti, non c’erano.

Legami sporchi

Non solo. Sempre gli stessi vertici avevano intessuto, negli anni, importanti e indissolubili rapporti con la politica. E alla Enron non erano di destra o di sinistra, ovvero repubblicani o democratici, no alla Enron tutto faceva brodo. Non c’era un credo, non c’era un’idea politica e non c’erano opinioni.

Tutto era governato dal dio denaro. E si sa, i soldi non hanno né colore né odore. Per cui che arrivassero dal partito democratico o da quello repubblicano non faceva alcuna differenza. In realtà non arrivano soldi dai partiti. Ma qualcosa di molto più importante: autorizzazioni, agevolazioni, accordi.

Per saperne di più sulla storia di Enron rimando al cross post scritto con MrChreddy su Nerdsrevenge.it qui mi limito al lato psicopatico della faccenda. Prosegui la lettura…

Psicopatici in ufficio – Degli psicopatici / parte 1

Per lo psicopatico il coltello nella schiena potrebbe essere qualcosa di non troppo figurato.

Per lo psicopatico il coltello nella schiena potrebbe essere qualcosa di non troppo figurato.

Lo so. In molti obietteranno subito che “psicopatici” non si dice. Si dice “sociopatici”. Ma non sono una psichiatra e in più a me piace di più psicopatici che sociopatici. Tanto poi è la stessa cosa.

Il DSM V (il libro che dice se siamo matti e in quale misura) lo spiega meglio. Disturbo antisociale di personalità:

disprezzo pervasivo delle regole e violazione dei diritti degli altri che include un insieme di almeno tre dei seguenti comportamenti:

– incapacità di conformarsi alle norme sociale e del rispetto delle leggi;

– scaltrezza che si concretizza con continue menzogne, uso di alias, o con il raggiro per ottenere un vantaggio personale;

– impulsività o incapacità di pianificare a lungo termine;

– irritabilità e aggressività che si concretizzano con liti e violenza;

– non curanza del pericolo e della sicurezza per sé e per gli altri;

– consistente irresponsabilità, che si concretizza nell’incapacità di mantenere un lavoro o di onorare i debiti;

– mancanza di rimorso, indiffrenza o mancanza di senso di colpa dopo aver fatto del male o rubato ad altri

Ted Bundy, serial killer americano, era considerato affascinate. Era bravissimo a fingersi l'uomo ideale.

Ted Bundy, serial killer americano, era considerato affascinate. Era bravissimo a fingersi l’uomo ideale.

Lo psicopatico non prova empatia (quella roba per cui se la nostra amica piange raccontandoci un fatto brutto anche a noi viene da piangere), ma è in grado di capire che gli altri, quelli normali, la provano. Ed è anche in grado di riprodurre, copiando, più o meno perfettamente le espressioni giuste al momento giusto.

Tipo che, anche se non gliene potrebbe fregare di meno, si mette a piangere ai funerali (o almeno fa la faccia contrita dal dolore), sorride ai matrimoni e via dicendo. Ma in cuor suo, un cuore che è giusto una pompa, in questo caso, niente di più, non prova un bel niente.

Ora. Fatta questa già troppo lunga premessa conviene dire che secondo gli studi almeno l’1% della popolazione è affetta da disturbo di personalità antisociale. Questo significa che nella vita di ognuno prima o poi uno psicopatico arriva (a meno che non viviamo da eremiti o non siamo noi gli antisociali di turno). Prosegui la lettura…

Yara, Bossetti e le indagini: l’effetto CSI

CSI. L'effetto CSI deriva da questa serie tv. Bellissima, tra l'altro.

CSI. L’effetto CSI deriva da questa serie tv. Bellissima, tra l’altro.

Ho avuto occasione di parlare al TgCom24 il 13 luglio sull’andamento delle indagini in merito all’omicidio di Yara Gambirasio e sulle nuove prove come il video acquisito dalle telecamere di sorveglianza che riprenderebbero il furgone di Massimo Giuseppe Bossetti nei pressi della palestra di Brembate di Sopra.

Video che risale al 26 novembre 2010, data della scomparsa di Yara. Il video è delle 18.01 e si vede, poco e male, un furgone. Secondo gli inquirenti quello sarebbe il furgone di Bossetti e, dagli articoli di giornale, sembra chiaro che la prova viene considerata “provata”.

In realtà, come il Dna, non è provato un bel niente. Il punto, infatti, non è trovare qualcuno grazie al Dna e poi rovesciargli addosso miriadi di accuse da cui difendersi. Perché in questo modo chi si trova a doversi difendersi apparirà tremendamente colpevole per la gioia dei forcaioli.

Il video che prova niente

Bossetti ha mentito sul fatto che andava a farsi fare le lampade abbronzanti. Poi ha spiegato che dato che c’era qualche problema di soldi in famiglia e spesso discuteva con la moglie non aveva intenzione di farle sapere che aveva speso dei soldi per risultare meno pallido.

C’è poi la questione che la famiglia Bossetti è diventata argomento di conversazione della nazione intera. Il che non giova un granché alle indagini. Non giova, come già mi era capitato di dire, che il ministro dell’Interno Angelino Alfano abbia annunciato che “l’assassino” era già in carcere. Prosegui la lettura…

Violenza, lacrime e sangue: il vero finale delle fiabe

10 luglio 2014 2 commenti
Cenerentola versione Stargazer-Gemini.

Cenerentola versione Stargazer-Gemini.

Oggi si parla di fiabe grazie ad Antonella, Francesco e Valentina che su facebook hanno lanciato il discorso sul vero finale delle fiabe. Perché siamo nati in un’epoca in cui era già arrivato quel patito del lieto fine di Walt Disney a rovinarle. Se siete molto, molto, molto romantici questo post non è affatto per voi. Che si sappia.

Se invece vi piace il crimine (senza esagerare, mi raccomando) allora potrebbe essere che sappiate già che le fiabe non sono nate così come ce le hanno lette i nostri genitori. Le fiabe, infatti, affondano le radici nella notte dei tempi e hanno un intento pedagogico: tenere lontano i bimbi dai pericoli.

E come si fa a tenere lontano un bambino dal male? Semplice. Lo si spaventa a morte. Raccontandogli dell’orco cattivo. Poi magari crescerà con qualche lieve problema di adattamento e afflitto da qualche disturbo comportamentale, ma almeno non si farà ammazzare alla prima occasione andando per boschi in cerca di farfalle e caramelle.

Non solo. Alcune erano per adulti e avevano un chiaro obiettivo morale: separare le cose giuste dalle cose sbagliate. Oppure semplicemente condannare i vizi o sottolineare la pericolosità di certi atteggiamenti. Erano rivolte a un pubblico aristocratico ed erano prese come una sorta di monito.

La Bella Addormentata e la violenza sessuale

La storia della Bella Addormentata è molto antica dato che risale alla metà del 1300 e narra la vicenda di Troilo innamorato di Zellandine. Il padre della ragazza per testare l’amore di Troilo la fa cadere in un sonno profondo. Quando Troilo torna la mette incinta (mentre lei dorme, esatto). Prosegui la lettura…

Franzoni ai domiciliari: perizie, buonsenso e certezza della pena

Il letto in cui fu ucciso Samuele Lorenzi.

Il letto in cui fu ucciso Samuele Lorenzi.

Annamaria Franzoni ai domiciliari. E’ tornata a casa. Dovrà scontare il resto della pena a cui è stata condannata per l’omicidio di suo figlio Samuele a Ripoli, frazione di San Benedetto Val di Sambro. Samuele Lorenzi fu trovato agonizzante nel letto dei genitori il 30 gennaio 2002. A trovarlo fu lei, la madre, che chiese aiuto, ma per il bimbo non ci fu nulla da fare.

Dopo anni di prove, perizie, controprove e dibattimenti, nel 2008 Annamaria Franzoni è stata condannata in Cassazione a 16 anni di carcere per l’omicidio del figlio. E fu una condanna piuttosto sui generis. Lei si è sempre dichiarata innocente, non ha mai ammesso nessuna colpa, non fu trovata l’arma del delitto e nemmeno un testimone pronto a dire la sua.

Annamaria Franzoni fu condannata perché non poteva che essere stata lei a uccidere Samuele Lorenzi. Ancora oggi si dice innocente. Tempo fa le era stato concesso il beneficio del lavoro diurno. Ora, da qualche giorno, è tornata dalla sua famiglia per scontare i 10 anni finali (ovvero praticamente i due terzi della pena) a casa.

La perizia del professor Augusto Balloni esclude che Annamaria Franzoni possa tornare a uccidere. Non commetterà più, secondo Balloni, lo stesso reato perché all’epoca c’era “una costellazione di eventi” che oggi non c’è più. La signora Franzoni non potrà tornare a Cogne. Ma resterà a Ripoli. Balloni indica la famiglia di Annamaria come “coesa”.

E dice anche che è stata la solitudine in cui versava a Cogne nel 2002 a farle commettere il delitto. Mentre la psicoterapia a cui è già sottoposta e l’aiuto della sua famiglia “coesa” l’aiuteranno nel percorso di risocializzazione in modo che, quando avrà terminato di scontare la pena, potrà inserirsi nuovamente in società senza traumi. Prosegui la lettura…