Lo scandalo Enron ovvero psicopatici al potere

Kenneth Lay in un fotomontaggio con alle spalle il logo di Enron.
Kenneth Lay in un fotomontaggio con alle spalle il logo di Enron.

In genere ai corsi sul profiling, sulla menzogna e sui serial killer cito spesso lo scandalo Enron perché è affascinante il modo in cui un manipolo di persone riuscì, per anni, a governare il mondo. Non tutto, certo. Ma una buona parte sicuramente. E lo governarono a modo loro, ovvero da psicopatici. Ma andiamo con ordine.

Enron è stata una delle più grandi multinazionali nel settore dell’energia. Improvvisamente nel 2001 Enron fallì. Fu un fulmine a ciel sereno e colse tutti alla sprovvista. Come era possibile che la settima multinazionale americana naufragasse portando con sé centinaia di migliaia di investitori quando, fino al giorno prima, tutto stava andando a gonfie vele?

Il gioco era molto semplice. I vertici di Enron (che come è facile pensare dalla bancarotta non furono minimamente toccati dato che si erano premurati di vendere le azioni per tempo) facevano quella che si può chiamare “finanza creativa”. In sostanza facevano figurare i soldi anche dove i soldi, in effetti, non c’erano.

Legami sporchi

Non solo. Sempre gli stessi vertici avevano intessuto, negli anni, importanti e indissolubili rapporti con la politica. E alla Enron non erano di destra o di sinistra, ovvero repubblicani o democratici, no alla Enron tutto faceva brodo. Non c’era un credo, non c’era un’idea politica e non c’erano opinioni.

Tutto era governato dal dio denaro. E si sa, i soldi non hanno né colore né odore. Per cui che arrivassero dal partito democratico o da quello repubblicano non faceva alcuna differenza. In realtà non arrivano soldi dai partiti. Ma qualcosa di molto più importante: autorizzazioni, agevolazioni, accordi.

Per saperne di più sulla storia di Enron rimando al cross post scritto con MrChreddy su Nerdsrevenge.it qui mi limito al lato psicopatico della faccenda.

Kenneth Lay e Jeffrey Skilling.
Kenneth Lay e Jeffrey Skilling.

Una domanda, signor Ceo

Fatto sta che a un certo punto dopo più di vent’anni di affari e di crescita esponenziale ai dirigenti Enron fu fatta una domanda da Bethany McLean, giornalista della rivista Fortune (quella che parla dei ricchi e della ricchezza) e la domanda, in sé, era piuttosto semplice, praticamente scontata: “Dove sono i soldi?”.

E lì ci fu un attimo di panico. Gli psicopatici al potere, ovvero Kenneth Lay e Jeffrey Skiling, quasi si scomposero un attimo. Come si permetteva Bethany di fare una domanda del genere? Eppure Bethany ci aveva visto giusto. Le azioni di Enron avevano continuato a salire, avevano raggiunto picchi che si aggiravano attorno ai 10o dollari per azione.

I black out della California e lo scandalo Enron

Ma lei, Bethany, voleva sapere come funzionava Enron e dove fossero fisicamente i soldi. Anche perché in California, tempo prima, c’erano stati diversi black out (38) e non era normale che ci fossero. Non c’erano mai stati prima. E in seguito a quei black out il prezzo dell’energia schizzò alle stelle.

Era stato possibile perché prima dei black out era stata approvata la legge che deregolamentava l’energia. Cos’era successo? Che gli psicopatici alla Enron avevano semplicemente pensato alla strada più semplice per fare soldi: affamare il popolo. Tolgo la corrente, mando lo Stato nel panico, e quando la riattivo la faccio pagare un botto.

Il giochino funzionò molto bene. Soprattutto perché i politici ricevevano parecchi soldi da Enron che finanziava le loro campagne elettorali e i loro partiti avevano tenuto la bocca chiusa, come mafia comanda, e all’occorrenza votavano la cosa più utile per Enron. E non per i cittadini o per il Paese.

I giornali titolano "Colpevole! Colpevole" sopra le foto di Skilling e Lay.
I giornali titolano “Colpevole! Colpevole” sopra le foto di Skilling e Lay.

Tutti giù nel gorgo

In un panorama di questo tipo non bisogna dimenticare le società di ranking finanziario, quelle che dicono se è il caso di fidarsi o meno di un’azienda. Arthur Andersen che da sempre avevano giudicato Enron solida, così solida che non c’erano punti negativi, continuava a dire che era il caso di fidarsi di Enron.

Peccato che la finanziaria Arthur Andersen fosse direttamente collegata a Enron. Il “controllore” era diventato parte del “controllato”. Si vedeva a occhio nudo che qualcosa non andava. E il qualcosa che non andava erano proprio i due capi di Enron (non che tutti gli altri fossero degli stinchi di santo, ma dipendevano, in qulche modo, da questi due).

Quello psicopatico di Ken

Kenneth Lay era un tipo che si era fatto da solo. Era figlio di un pastore battista ed era nato e cresciuto in Missouri, nella provincia povera e depressa. A 12 anni guidava i trattori che suo padre aggiustava e rivendeva per racimolare qualche soldo. E il giovane Ken aveva già capito che quella vita non faceva per lui.

Riuscì a mettere da parte abbastanza soldi da garantirsi una buona istruzione. Si laureò e quasi immeditamente fu assunto alla Exxon Company. Da quel momento la sua carriera fu un successo dopo l’altro. E’ stato uno dei più pagati manager americani (nel 1999 guadagnava 42 milioni di dollari l’anno, tanto per dire).

Per lui c’era un solo e unico obiettivo, fare soldi. E per fare soldi non guardava in faccia a nessuno. Kenneth Lay era arrivato alla Enron con l’intento di arricchirsi. Non gli fregava niente di Enron (che aveva una storia, dato che era stata fondata negli anni ’30). A Ken interessava solo di Ken.

Quell’altro psicopatico di Jeff

Jeffrey Skilling non era da meno rispetto a Ken Lay. Era stato uno studente brillante e si era laureato in tempi record. Anche Jeffrey aveva in mente i soldi. E quando era riuscito a ottenere un lavoretto alla radio locale era stato l’inizio di una carriera incredbile. Da ragazzino, non ancora 18enne, guadagnava l’equivalente di 100 mila dollari attuali.

Jeffrey giocava in borsa. A un certo punto si era giocato tutto e aveva perso. Poi un incidente gli aveva fatto ottenere un risarcimento piuttosto ingente e Jeffrey aveva giocato anche quello. Il rischio era ciò che gli interessava, oltre ai soldi. Alla Enron aveva trovato la sua dimensione.

I dipendenti di Enron licenziati lasciano l'azienda.
I dipendenti di Enron licenziati lasciano l’azienda.

Sociopatia, serial killer, Rank&Yank

Ma non erano solo Lay e Skilling a essere sociopatici (non è un insulto, è quanto emerso da studi psichiatrici in merito alle loro personalità). I due, infatti, si erano circondati di gente come loro. Alla Enron non c’erano valori. C’era un solo obiettivo: fare soldi. Fare più soldi possibile. E farli in fretta. A dispetto di qualsiasi regola.

Funzionava tutto con il sistema “Rank&Yank” che viene applicato anche nella prestigiosa Harvard. In sostanza il 20% della forza lavoro di Enron veniva licenziata ogni anno. Non che ce ne fosse bisogno. Soprattutto perché dagli anni Novanta in poi è sempre stata in crescita. Ma perché era utile al sistema.

Paura! E una montagna di soldi

Secondo Skilling ciò che spronava i dipendenti erano soldi e paura. Per cui mettere paura a tutti, la paura di essere licenziati, e premiare in modo esagerato chi restava (nel senso che c’erano bonus colossali e gite aziendali con jet e alberghi da mille e una notte) secondo lui era un ottimo metodo. Anzi, l’unico metodo.

Fatto sta che alla Enron i soldi arrivavano, inizialmente, perché la politica permetteva loro di non rispettare le leggi, nessuna legge (non pagavano nemmeno le tasse), a quel punto i soldi venivano presi dai vertici, ma per farlo era necessario aprire società di comodo in cui “investire”. In realtà erano contenitori vuoti.

I dipendenti venivano pagati in parte in azioni. Ma c’era un inghippo: non potevano venderle a loro piacimento. Ma fino a che le azioni erano quotate 86 dollari l’una andava anche bene,  ma con lo scandalo Enron, col fallimento, le azioni passarono da 86 dollari a poco meno di 30 centesimi l’una.

I 20 mila dipendenti si trovarono praticamente sul lastrico. E con loro le centinaia di migliaia di investitori che dalla sera alla mattina si accorsero di avere in mano carta straccia. Naturalmente i dirigenti si erano cautelati (sì, avrei potuto scrivere che si erano parati il culo, ma sono una signora).

Il logo/scultura di Enron alla sede centrale a Houston, Texas.
Il logo/scultura di Enron alla sede centrale a Houston, Texas.

L’articolo su Fortune e l’inizio dello scandalo Enron

Avevano venduto le loro azioni, in blocco, quando il mercato le quotava ancora bene. Secondo Fortune la società aveva 101 miliardi di dollari di fatturato nel 2000. Ma cosa scrisse Bethany McLean nel suo articolo dopo aver lasciato il quartier generale di Enron al 1400 di Smith Street, Houston, Texas?

Titolò che “le azioni di Enron sono sopravvalutate”. In sostanza dato che non aveva avuto risposte chiare su dove diavolo fossero tutti quei soldi (e 101 miliardi di dollari sono tanti) aveva fatto due conti e si era accorta che le aziende controllate da Enron non offrivano alcuna solidità.

Naturalmente Bethany non era arrivata a fare i collegamenti e a fare quella domanda senza avere sentore di niente, così di punto in bianco. C’era stata una whistleblower ovvero c’era stata una persona che avava fatto una soffiata, Sharron Watkins che si occupava del ramo finanziario internazionale di Enron.

Psicopatici morti, psicopatici in carcere

Kenneth Lay morì durante il processo a suo carico per bancarotta. Ci sono ancora dubbi sulla sua morte. Era andato a fare trekking in Colorado (in un posto praticamente deserto, e non ci andava mai). Per la giustizia non c’era alcun pericolo di fuga. E il povero Ken, che aveva messo da parte un patrimonio galattico, morì.

Certo. La data sul certificato di morte è errata. E alle esequie erano presenti pochi intimi (tra cui la famiglia Bush al gran completo). E il suo corpo è stato immediatamente cremato e sparso in una località segreta. In molti sono concordi nel dire che Ken è in qualche paradiso fiscale a godersi il malloppo.

Meno bene è andata a Jeffrey Skilling che invece è stato condannato a una selva di anni carcere (e difatti è in carcere) per bancarotta fraudolenta e una serie infinita di altri reati. Sia Jeff che Ken sono molto simili ai serial killer. Non hanno avuto alcun rispetto degli altri e delle regole.

Jeffrey Skilling in manette dopo il verdetto di colpevolezza.
Jeffrey Skilling in manette dopo il verdetto di colpevolezza.

Chi io? Mai ammazzato nessuno…

Quando al processo fu fatto notare a Jeffrey e a Kenneth che molta gente si suicidò per colpa loro, dissero entrambi che non era colpa loro se la gente aveva investito. Chiamarono la legge “un inutile orpello” che li aveva più volte disturbati mentre erano intenti a fare soldi.

E c’è una frase che Kenneth disse a David Freeman, l’allora consigliere del governatore californiano Davis: “Vecchio mio, a noi non interessano le regole stravaganti che avete. Ho a disposizione un esercito di furbi che scoprirà  come fare soldi comunque.”

Al processo Lay e Skilling e molti manager di Enron dimostrarono di non riuscire a comprendere cosa si stesse imputando loro: apparivano increduli, sconvolti e arrabbiati. Dissero ai giudici di fare in fretta, che dovevano tornare al lavoro e non avevano tempo da perdere.

A dimostrazione che la Enron (almeno nelle parti vitali) era fatta a sua immagine e somiglianza. Ken Lay e Jeff Skilling hanno detto di non aver ammazzato nessuno. Ma hanno indotto al suicidio moltissime persone. Hanno ridotto in cenere i risparmi di una vita di migliaia di famiglie.

Non si sono mai pentiti. Non si sono mai sentiti in colpa. Sono stati colti dalla rabbia quando sono stati fermati. Come due veri psicopatici. A dimostrazione che gli psicopatici non sempre uccidono (direttamente) ma riescono a fare dei danni tremendi alla società.

12 pensieri su “Lo scandalo Enron ovvero psicopatici al potere”

  1. Ehi, oltre che scrivere di argomenti molto interessanti, negli ultimi articoli sei particolarmente brillante, sarà merito delle vacanze?
    🙂
    Restando sul fatto, la morale è che se rubi un dollaro lo paghi caro, ma se ne rubi qualche miliardo in qualche modo te la cavi! 🙁

  2. Ciao Luca Andrea,

    può essere che sia merito del brevissimo passaggio in Ucraina! 🙂

    Stavolta chi ha rubato tanto ha pagato tanto. Credo che Jeffrey Skilling difficilmente uscirà dal carcere (so che è uscito con un permesso speciale per assistere, poveretto, alle esequie del figliolo 20enne morto di overdose). Certo, resta sempre il dubbio su Kenneth Lay. In molti dicono che non sia davvero morto. Mah…

    Grazie ancora per essere passato e, se sei in partenza, buona vacanza! 🙂

    A presto,

    Cristina

  3. Buonasera Denis,

    in effetti non è proprio così. Gli studi e le ricerche in merito dicono che su 100 manager e su 100 lavoratori non manager (quindi con mansioni di minore responsabilità) si trovano con più frequenza tratti psicopatici tra i manager piuttosto che tra i lavoratori non manager.

    Quindi non tutti i manager sono psicopatici, ovviamente.

    E, non per essere manager, non serve essere psicopatico. 🙂

    A presto,

    Cristina

  4. Dopo aver letto l’interessantissimo articolo sono rimasto colpito, meglio “gelato” dalla frase pronunciata da Kenneth nella conversazione con un esponente del governo californiano: …”a noi non interessano le regole stravaganti che avete…”. Ma quanto bisogna essere fuori dalla realtà di tutti i giorni per definire in tal modo le leggi di uno Stato, le regole condivise (non da tutti a questo punto) di una comunità?

  5. Ciao JTB,

    bentornato.

    Quella frase offre la dimensione di cosa significhi essere sociopatici, antisociali, di quanto siano tenute in considerazioni le leggi e le istanze degli altri. Tutto, lo psicopatico, vale niente.

    Grazie per aver lasciato il tuo pensiero,

    Cristina

  6. Ciao, sapresti dirmi gli effetti sociali che vennero generati poi da questo scandalo Enron? La curiosità mi uccide. hahaha

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.