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Violenza, lacrime e sangue: il vero finale delle fiabe

Cenerentola versione Stargazer-Gemini.

Cenerentola versione Stargazer-Gemini.

Oggi si parla di fiabe grazie ad Antonella, Francesco e Valentina che su facebook hanno lanciato il discorso sul vero finale delle fiabe. Perché siamo nati in un’epoca in cui era già arrivato quel patito del lieto fine di Walt Disney a rovinarle. Se siete molto, molto, molto romantici questo post non è affatto per voi. Che si sappia.

Se invece vi piace il crimine (senza esagerare, mi raccomando) allora potrebbe essere che sappiate già che le fiabe non sono nate così come ce le hanno lette i nostri genitori. Le fiabe, infatti, affondano le radici nella notte dei tempi e hanno un intento pedagogico: tenere lontano i bimbi dai pericoli.

E come si fa a tenere lontano un bambino dal male? Semplice. Lo si spaventa a morte. Raccontandogli dell’orco cattivo. Poi magari crescerà con qualche lieve problema di adattamento e afflitto da qualche disturbo comportamentale, ma almeno non si farà ammazzare alla prima occasione andando per boschi in cerca di farfalle e caramelle.

Non solo. Alcune erano per adulti e avevano un chiaro obiettivo morale: separare le cose giuste dalle cose sbagliate. Oppure semplicemente condannare i vizi o sottolineare la pericolosità di certi atteggiamenti. Erano rivolte a un pubblico aristocratico ed erano prese come una sorta di monito.

La Bella Addormentata e la violenza sessuale

La storia della Bella Addormentata è molto antica dato che risale alla metà del 1300 e narra la vicenda di Troilo innamorato di Zellandine. Il padre della ragazza per testare l’amore di Troilo la fa cadere in un sonno profondo. Quando Troilo torna la mette incinta (mentre lei dorme, esatto).

Il vero finale di alcune fiabe.

Il vero finale di alcune fiabe.

Sarà il bambino a svegliare la madre dal suo torpore. Anche nella versione di Gianbattista Basile (che scriveva verso il 1630) la giovane non viene affatto svegliata con un bacio casto e amorevole. Tutt’altro. Viene violentata dal principe. I due figli nati dallo stupro la risveglieranno.

Meno esplicita la fiaba nella versione di Charles Perrault dove l’idea dell’autore è comunque di sottolineare la passività della donna. Che era considerato un valore morale e non una roba brutta.

Cenerentola e l’amputazione delle dita delle sorellastre

La fiaba è originaria della Cina in cui il piede piccolo era il simbolo della femminilità, ed era detto loto d’oro. Poi ha fatto il giro del mondo ed è stata ripresa da Basile, da Perrault, dai fratelli Grimm e infine da Disney. In Cina ha un senso il fatto che Cenerentola abbia i piedi più piccoli del reame.

In occidente un po’ meno. Fatto sta che nella storia originale le sorellastre, pur di infilare il piede nella scarpa (che tra l’altro non era di vetro, ma della pelliccia di una qualche bestia), si tagliano le dita e un pezzo del tallone. Il principe, essendo dotato di un certo acume, nota il sangue e non si fa fregare.

Biancaneve nella versione street art di Herr Nilsson.

Biancaneve nella versione street art di Herr Nilsson.

Biancaneve, la matrigna cannibale e il principe necrofilo

La fiaba di Biancaneve ha, come le altre, parecchie varianti. In una la matrigna cattiva la vuole parecchio morta, così assolda un cacciatore e gli dice di portare la ragazza nel bosco e di ammazzarla. Dato che del cacciatore si fida poco gli dice anche di portarle indietro il cuore (o i polmoni e il fegato, dipende da chi narra) della ragazza.

Il cacciatore abbandona Biancaneve, ammazza una bestia e alla matrigna porta le intoriora animali. Che la matrigna, senza farsi troppo pregare, mangia. Quando però si accorge che Biancaneve è viva e ha trovato alloggio dai sette nani la avvelena. I nani tornano e trovano Biancaneve come morta.

Ma la bellezza non sfiorisce, così decidono di metterla in una teca. Un giorno passa un principe con tendenze necrofile e porta al castello Biancaneve in modo da portela guardare ogni volta che ne ha voglia. Durante il tragitto la teca cade e Biancaneve nella caduta sputa il pezzo di mela avvelenato e si riprende.

Cappuccetto Rosso.

Cappuccetto Rosso.

Cappuccetto Rosso, prostituzione e cattive intenzioni

Nella versione di Charles Perrault Cappuccetto Rosso, insieme alla nonna, finisce mangiata dal lupo: nessun cacciatore accorre a sventrare il lupo e a salvarla. In altre versioni il lupo non è affatto un lupo, ma una sorta di orchessa che mangia Cappuccetto Rosso.

C’è anche da dire che Cappuccetto Rosso non è una bimba, ma una ragazzina che se ne va da sola per il bosco e non ha idea di cosa sia la sicurezza, tanto è vero che si accompagna un po’ con chiunque. Perrault conclude che è meglio non dare retta a tutti quanti, altrimenti si rischia di finire male.

Inoltre fa notare che il problema maggiore è l’adolescenza: soprattutto se una è anche carina è ovvio che vorrà piacere e che, naturalmente, piacerà a molti. Per Perrault non è affatto una roba bella perché il rischio di cadere in tentazione (e di conseguenza di cadere morte) è alto.

Fiabe stravolte da Disney ce ne sarebbero ancora e ancora… ma per oggi basta così. E vissero tutti felici e contenti.

  1. Denis
    24 luglio 2014 a 19:12 | #1

    Si le fiabe avevano finali tragici perchè nascono nel periodo del medioevo dove c’era la peste e la fame ,anche La sirenetta e La piccola fiammiferaia finiscono con la morte della protagonista.

  2. cristina brondoni
    24 luglio 2014 a 19:44 | #2

    Ciao Denis,

    è vero! Dimenticavo che anche in quei due casi la fiaba finisce piuttosto male…

    Grazie!

    A presto,

    Cristina

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