Era tanto una brava persona – Vicini di casa, omicidi e dintorni

Era così una brava persona...
Era così una brava persona…

L’idea del post mi è venuta leggendo lo status di un’amica di Facebook (e anche di fuori di Facebook), Elena Porcelli che ha scritto: “Una volta, perché parenti e vicini di casa dicessero di qualcuno ‘gran brava persona, sempre gentile, solare‘ bisognava che morisse. Adesso basta che ammazzi donne o bambini”.

In effetti la storia dei vicini di casa di assassini, serial killer e altra brutta gente che vengono intervistati e, a prescindere dalla latitudine, dal clima, dagli usi, costumi e consuetudini, si sperticano in lodi fa un po’ sorridere. E viene da chiedersi se stiano mentendo o se invece siano così distratti da non essersi accorti di quanto succedeva nella casa in fianco.

Cioè, ma davvero son tutti così brave persone? I miei vicini di casa non sono perniciosi, tranne la stronza del palazzo di fronte che ogni sabato mattina alle 8 passa l’aspirapolvere, le venisse ogni bene, e non c’è verso di farla smettere. O quell’altra che fuma in cortile che le dà fastidio il fumo in casa. Fa niente se va nelle case degli altri.

Rompipalle allo sbaraglio

Di queste due qui non direi che sono brave persone. Se ammazzassero qualcuno mi verrebbe da dire che se ne fregavano delle istanze degli altri. E, tra l’altro, non credo che potrei dirmi stupita se nelle loro famiglie capitasse qualcosa (speriamo di no). Voglio dire,  la prima ha un marito che somiglia molto, per vitalità, a un ficus beniamina.

Non dice mai niente, non fa mai niente, sta affacciato al balcone e scruta l’orizzonte (ovvero il tetto in eternit di una concessionaria). Lei gli urla di fare delle cose e lui le fa. O almeno così sembra, dati i rumori che arrivano forti e chiari dal loro soggiorno. Ogni tanto lei lo insulta un po‘.

La seconda vicina, la fumatrice accanita, ha un marito che sembra uno psicopatico. Lombroso sarebbe stato felice di attedere la sua morte per spaccargli il cranio in due andare alla ricerca della fossetta occipitale. Ma anche lei, la consorte fumatrice, in quanto a psicopatia non scherza affatto.

Fuma dieci sigarette a sera e dato che le è già stato detto di fumare lontano dalle finestre e dalle porte che affacciano sul cortile, si è spostata di venticinque o trenta centimetri. Inutile dire che nessuno si è accorto della differenza. Pur essendo marito e moglie nessuno li ha mai visti uscire insieme. Mai. E le leggende sul loro conto, ormai, non si contano.

Molto perfetti.
Molto perfetti.

Quella volta che la Famiglia Barilla…

Per il resto gli altri vicini sono normali. Forse il fatto di dirsi che “era tanto una brava persona” tranne per quel piccolo particolare che ha fatto una strage sta proprio lì, nella normalità. Magari la fan dell’aspirapolvere e la fumatrice incallita non faranno mai niente di male. Magari quelli che fanno del male sono davvero quelli normalissimi.

Anche se ci credo poco. Una volta abitavo in un altro palazzo, a Milano, e c’era quella che io e marito avevamo soprannominato La Famiglia Barilla. Non me ne voglia la Barilla, ma sono cresicuta con le pubblicità del Mulino Bianco dove la normalità è quella di essere tutti belli, tutti sani, tutti sorridenti e ciarlieri al mattino presto.

E quindi, per me e marito, che siamo molto, ma molto lontani dall’essere ciarlieri e sorridenti al mattino, la famiglia del piano di sotto pareva davvero una poesia, una favola. La famiglia perfetta. I due figli erano perfetti: biondi, con gli occhi azzurri, sempre abbronzati, atletici.

I genitori erano identici ai figli. Sembravano quattro fratelli di diverse età. Come le famiglie delle pubblicità, insomma. Fatto sta che ogni volta che andavano e venivano li guardavamo tutti ammirati e poi ci guardavamo dicendoci che noi, così, non avremmo mai imparato a essere e, rassegnati, ce la ridevamo come due idioti.

Molto più credibile.
Molto più credibile.

Mica poi così perfetta

Com’è come non è, un giorno di fine luglio La Famiglia Barilla mette l’auto in cortile per caricare i bagagli e partire per le ferie. Noi, marito e io, eravamo alla finestra a guardare quel balletto rigoroso e armonico in cui lui fa delle cose, lei ne fa delle altre, i figlioli fanno delle cosine adatte a loro e tutto fila liscio.

Va che belli. Va che bravi. A un certo punto il figliolo numero A inizia a insultare il figliolo numero B, alla brutta e all’improvviso. “Stronzodimmerda!”. Il padre interviene tentando di sedare la disputa, ma viene coinvolto in un amen nella rissa verbale: “Stronzodimmerda acchì”?

La madre, presa dai turchi, butta nel baule alla rinfusa tutto quello che ha in mano e interviene a sua volta con dei sonori “Shhhh!”. Non dice niente, fa solo “Shhhh!“. E li fa anche belli forti. Tanto che il resto del condominio (che per sua natura è portato a farsi intimamente i cazzi degli altri) inizia ad appassionarsi alla vicenda che si  consuma in cortile.

Volano due o tre parole. Ma non sono più parolacce, sono proprio parole. La Famiglia Barilla ha sempre salutato “buongiorno” e “buonasera” e le volte che è capitato di sentire altre parole erano parole dette come dai doppiatori. Avete presente? Giuoco e non gioco. Quattórdici e non quattòrdici. Quésto e non quèsto.

Oh, finalmente la verità

Le due o tre parole che sono volate non erano affatto da doppiatori. Erano vere, veraci, cattive. Ma dopo pochi minuti di scaramucce i quattro membri della Famiglia Barilla erano già tornati alla consueta posa da famiglia felice, allegra, perfetta. La famiglia dove i genitori sono amici dei figli e tutto è complicità e tenerezza. Roba che vien voglia di sparare.

Devo dire che, in quei pochi minuti di sincerità, quelli delle “e” e delle “o” larghe, per intenderci, mi sono quasi stati simpatici quelli della Famiglia Barilla. La momentanea caduta della maschera ha però rivelato tutto il resto: la menzogna architettata per sembrare quello che non sono. Non che sia un reato, certo.

Ma ora che ci penso, se all’epoca uno dei Perfetti avesse piantato un coltello nella giugulare di un altro Perfetto, e mi avessero chiesto com’erano, cosa avrei potuto dire? Che loro erano La Famiglia Barilla, la nostra Famiglia Barilla, che sprizzavano gioia e amore da ogni singolo poro delle loro splendide e abbronzate pelli.

Le vere famiglie. Tutte le famiglie. Immagine su gentile concessione di Officina Genitori www.officinagenitori.org
Le vere famiglie. Tutte le famiglie. Immagine su gentile concessione di Officina Genitori www.officinagenitori.org

Schifosamente felici

E la frase dello status di Elena di oggi mi ha fatto riflettere. Forse è la voglia di sembrare perfetti ad ammazzare la quotidianità. Perché non si può essere perfetti. La perfezione, si sa, non è di questo mondo. E affannarsi a sembrare quello che non si è porta alla frustrazione. E alla rabbia. Tanta rabbia.

E’ come vivere una doppia vita: quello che accade in famiglia è una cosa e quello che gli altri possono o devono vedere è un’altra cosa. E vivere così è davvero una fatica nera. Ma sembra quasi, stando alle dichiarazioni dei vicini di casa, che le famiglie in cui capitano delle robe orrende, fossero davvero considerate perfette.

Per i sociopatici (gli antisociali) gli psichiatri parlano, quando parlano di come si comportano con gli altri, di “maschera della normalità”. In sostanza sembrano quelli più normali di tutti. Sembrano quelli perfetti. Quelli senza un’ombra. Magari esiste anche la “maschera della felicità”. Quelli che sono così tremendamente felici da far spavento. Come nelle pubblicità del Mulino Bianco.

Nota. Cari della Barilla, non ho niente contro di voi e contro i vostri biscotti e i vostri altri prodotti. Ma le vostre pubblicità sono quanto di meno credibile e reale possa esserci su questo pianeta. Vi siete ripresi un pochino mostrando un ex attore di successo che si è ridotto, per pagare le bollette, a parlare con una gallina. Finalmente qualcosa di vero.

6 pensieri su “Era tanto una brava persona – Vicini di casa, omicidi e dintorni”

  1. Eheheheh, hai toccato un nervo scoperto! Avevo un amico che allevava le api…a un certo punto non lo faceva più per il miele, fabbricava dei “favi di studio”, strutture sottili con relativamente poche api chiuse da una parte con una parete di vetro e guardava come si relazionavano tra loro …si potesse fare nei nei nostri condomini… 🙂

  2. Ciao Luca Andrea,

    bentornato 🙂

    Interessante l’hobby del tuo amico. E sì, forse ho toccato un nervo scoperto. Però non ci posso credere che son tutti bravi. Eh… 🙂

    A presto!

    Cristina

  3. Visto che hai messo la foto, gli Addams sono proprio quelli che, a discapito della loro fama e dei loro comportamenti, non si ammazzerebbero mai fra di loro e non ammazzerebbero nemmeno i vicini.
    Non sono affatto normali però sono davvero felici e più credibili dei Barilla.

  4. Ciao MrChreddy,

    vero. Gli Addams non si farebbero mai niente di male. Infatti è una famiglia credibile. Quelle del Mulino Bianco, invece, mi ricordano certi film horror che iniziano con l’acquisto di una casa bellissima e l’arrivo dei nuovi proprietari: la famiglia perfetta. 🙂

    Grazie per essere passato e per esserti fermato. 🙂

    A presto,

    Cristina

  5. Ciao Paola,

    ne parlerò domani al TgCom24.

    Ma a prescindere da cosa dirò domani e dal fatto che sei innocentista, mi viene da dire che Olindo e Rosa sono colpevoli. Certo, erano persone da “nido familiare”. Ma erano (e restano) persone malate. Tutto ciò che riguardava la loro casa e la loro proprietà (i loro fiori, le loro piante, la cura che mettevano in ciò che facevano) era la loro essenza. Il loro essere.

    I vicini, in primis il criminale Marzouk, non lo hanno capito. Marzouk era un delinquente. E non è difficile fare una riflessione tra due universi paralleli: quello che tende alla perfezione di Olindo e Rosa, e quello del caos di Marzouk.

    Direi che Olindo e Rosa, dal loro punto di vista, si sono difesi. Certo in modo tremendo, tragico, esagerato. Mi sono chiesta più volte come sarebbero stati giudicati (dall’opinione pubblica, non dalla giustizia che è opportuno e auspicabile faccia il suo corso) se non avessero ucciso anche il piccolo Youssef.

    I delitti, soprattutto quelli di prossimità, come questo, avvengono non perché qualcuno, all’improvviso, dà i numeri. Bensì perché le situazioni degenerano. Olindo e Rosa volevano la pace e la tranquillità. A tutti i costi. Sicuramente stiamo parlando di persone malate, morbose. Ma la responsabilità di Marzouk in tutto questo è evidente.

    Grazie per essere passata.

    Cristina

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