I 5 passi per capire se uno dei vostri parenti potrebbe ammazzare

Una delle bambola dell'Isola delle Bambole.
Una delle bambola dell’Isola delle Bambole.

L’estate 2014 sembra essere stata funestata da tremende tragedie famigliari. Omicidi sorti dal nulla. A sentire i vicini erano tutte brave persone. E a leggere i giornali pare sia tutto frutto di raptus di follia.

Le cose, in realtà, stanno in modo un po’ differente. Non è che uno che si mette a prendere a roncolate gli altri, fino a un attimo prima era santo e poi diventa matto e poi torna santo. No.

La premessa, infatti, è questa ed è un assunto della criminologia: l’omicidio capita esclusivamente tra quell’autore e quella vittima in quel determinato momento e in quel determinato luogo.

Questo significa che se cambiamo uno dei fattori, il risultato cambia: se tolgo quella vittima e al suo posto ci metto un’altra persona, l’omicidio non capita. O se tolgo il momento o il luogo.

Charles Vacca pochi secondi prima di essere ucciso. L'omicida (e vittima) è la bambina in fianco a lui.
Charles Vacca pochi secondi prima di essere ucciso. L’omicida (e vittima) è la bambina in fianco a lui.

Tutto ciò per dire che servono parecchi ingredienti per avere la ricetta perfetta. Ci sono poi gli omicidi assurdi e quelli degli allucinati, degli schizofrenici, dei pazzi che capitano e basta: quelli non funzionano allo stesso modo.

Ma è possibile prevederli: se si mette un Uzi in mano a una bambina di nove anni e lei ammazza per sbaglio l’istruttore non si può parlare di tragedia, ma di selezione naturale. L’istruttore non era adatto.

Un malato psichiatrico in terapia non sempre può essere seguito dalla famiglia (che magari la patologia è anche ereditaria). Ottimo che i manicomi siano stati chiusi. Ma il paziente psichiatrico, se pericoloso, va contenuto.

Detto questo, procedo con i 5 passi per capire se uno dei vostri amici o parenti potrebbe ammazzare qualcuno.

Le persone depresse non vanno lasciate sole. Soprattutto non vanno lasciate sole coi bambini.
Le persone depresse non vanno lasciate sole. Soprattutto non vanno lasciate sole coi bambini.

1) Depressione

Le persone depresse sono persone malate. Non è che a uno depresso, che non si alza dal divano, non si lava, non riesce a fare niente senza piangere, che fa fatica a fare le normali cose che la gente fa ogni giorno (per esempio divertirsi, andare al cinema, leggere un libro, guardare la tv, mangiare, fare sesso) gli si dice: “Ma su, dai, stai su, va tutto bene! Dai, Madonna, sorridi che la vita è bella!”.

Non gli si dice così perché chi soffre di depressione non può uscirne da solo. Ha bisogno di aiuto. Il primo passo è portarlo da uno psicologo o da uno psichiatra (nel dubbio va bene anche il medico di base). Se vengono prescritti dei farmaci, che sì, sono psicofarmaci, si controlla che il depresso li prenda.

La depressione non è un’onta. E’ come avere il diabete. O il cancro. O la leucemia. Capita. La depressione è un male ereditario (non è strano che in famiglia ci siano più casi, magari c’è anche qualcuno che si è suicidato, o almeno ci ha provato, magari più volte).

Il depresso o la depressa non vanno lasciati da soli. Mai. E non gli si dà il compito di curare i bambini, anche e soprattutto se sono figli loro. La persona depressa può arrivare a suicidarsi e a uccidere. Non vede tutto nero solo per sé, vede tutto nero anche per le persone che ama (perché il depresso ama) e la sua idea è di limitare i danni, di smetterla di soffrire. Si uccide e porta i figli con sé.

Lo stalker, più volte che no, ha parecchi problemi. Vere e proprie patologie psichiatriche.
Lo stalker, più volte che no, ha parecchi problemi. Vere e proprie patologie psichiatriche.

2) Stalking

Chi subisce stalking può diventare vittima di omicidio. Per stalking non si intede quello che ha detto due parole di più o ha mandato tre mazzi di rose invece di uno. Per stalking si intende chi ci fa paura, qualcuno che ci aspetta sotto casa o in ufficio, chi ci costringe a cambiare abitudini (numero di telefono, percorso, casa).

Se lo stalker è un ex le cose sono piuttosto diverse rispetto a uno che non conosciamo. Se è l’ex (parlo al maschile perché statisticamente sono quasi tutti uomini gli stalker e quasi tutte donne le vittime) è necessario capire cosa fare. Era uno violento? Era uno geloso? Prende farmaci? Ne ha presi in passato?

La vittima di stalking ha la tendenza a chiudersi in se stessa e a chiudersi in casa. E lo stalker lo sa. Come ho detto: quell’autore e quella vittima. Se abbiamo un’amica o una parente vittimi di stalking è necessario capire come potrebbe evolvere la situazione.

Prima cosa: raccogliere prove. Andare dalle forze dell’ordine senza una prova non serve a niente. Le prove: tutto ciò che è scritto (biglietti, email, sms, status su Facebook), ciò che si può registrare (telefonate, conversazioni, video). Anche in questo caso: la vittima di stalking non va lasciata sola, anche se lei dice: “No, no, no”.

I tuoi figli ti rispettano?  O hanno paura di te.
I tuoi figli ti rispettano?
O hanno paura di te.

3) Violenze domestiche

Uno che picchia la moglie e i figli (e di solito anche il cane e il gatto) è un lurido bastardo che può arrivare a uccidere. Motivo per cui è bene stare alla larga da uomini così. Soprattutto se si hanno dei figli. Le vittime di compagni violenti, nella maggior parte dei casi, sono state vittime di padri violenti.

E’ una sorta di coping: non hanno mai visto altro, motivo per cui non vedono la diffeferenza tra ciò che capitava nella famiglia di origine e ciò che capita nella nuova famiglia. Uno schiaffo è già di per sé sbagliato. E sopportare uno schiaffo è la strada giusta per essere vittime di violenze peggiore.

Non si tollera uno schiaffo. Se lo si tollera, significa che si è già vittime predestinate. Un uomo che dà uno schiaffo a una donna non è il James Bond di turno: figo e che non deve chiedere mai. E’ un povero stronzo che non ha argomenti e che non è in grado di sopportare la frustrazione.

Le liti domestiche quelle che fanno tremare i muri, cadare a terra i piatti e che si lasciando dietro parecchi lividi sono l’anticamera del femminicidio. Che non salta fuori così di punto in bianco, ma è la tragica conclusione di qualcosa che c’era già, ma che o si è fatto finta di non vedere o, davvero, non lo si è visto.

Per gestire la rabbia è necessario conoscerla. E conoscerci.
Per gestire la rabbia è necessario conoscerla. E conoscerci.

4) Incapacità di gestire la rabbia

Le esplosioni di rabbia improvvise fanno paura. Nel senso che fanno paura a chi le vede da fuori e a chi le vive da dentro. Uno (o una) che non è in grado di gestire la rabbia, è una persona potenzialmente pericolosa. C’è chi urla per tutta la vita contro il prossimo e contro dio e non ammazza nessuno e c’è chi, dopo aver urlato, passa all’azione.

Le persone violente hanno difficoltà a riuscire a fermarsi. S’incazzano come iene, fanno casino, tirano pugni al muro o ad altre persone. Questa gente, molto spesso, risulta autore di reato per uno spintone ben assestato che manda la vittima a terra. Magari con la testa contro uno spigolo. E l’omicidio è servito.

Stupido, inutile e banale. In genere i violenti, i rissosi, vengono lasciati in disparte (con il tempo e con la conoscenza da parte degli altri che, con loro, giustamente, non vogliono avere a che fare), ma il rabbioso impunito cerca il litigio a tutti i costi. E prima o poi riesce ad attaccare briga.

Se sulla sua strada trova un altro come lui, il gioco è fatto. La vittima non è necessariamente quella colpita dal violento. Può essere il violento stesso: a sua volta colpito più forte da un altro violento. Quelli che non sono capaci di gestire la rabbia e lo sanno (certo che lo sanno) dovrebbero smetterla di giocare al macho e chiedere aiuto. Controllare la rabbia si può.

Droga. Parecchie sfumature di droga.
Droga. Parecchie sfumature di droga.

5) Drogati e alcolizzati

Per drogati intendo anche chi prende anabolizzanti, steroidi (quelli che ci vuole un fisico bestiale, insomma) e altri pasticci, beveroni e intrugli. Gli alcolizzati sono più o meno pericolosi, dipende. Nel senso che se si reggono in piedi possono far danni, se sono a lato strada in coma etilico, meno.

Chi fa uso di sostanze che alterano la percezione della realtà può essere pericoloso. Ci sono alcuni che quando bevono sono carini con tutti e altri che diventano dei violenti. C’è chi si droga nel suo sgabuzzino preferito senza rompere le palle a nessuno e chi, invece, diventa pericoloso (che magari vede i mostri marini avventarglisi contro).

Se state con qualcuno che si droga o che beve (non che si fa una canna e beve tre birre), beh, state con una persona che potenzialmente può farvi fuori. Se ci riuscite, portatelo da uno bravo, in modo che inizi a disintossicarsi. Se non ci riuscite (cosa molto probabile, lo so, è brutto, io sono stronza, ma la verità è questa) andatevene.

Magari fate in modo che non gli manchi niente, che ci siano assistenti sociali o un qualche centro per le tossicodipendenze che lo prenda in carico. Ma pensare di riuscire a trascinare qualcuno fuori dalla droga o dall’alcol è un pensiero lodevole quanto utopico (a meno che non siate addetti ai lavori o sul sentiero della beatificazione).

Nel dubbio, vale per tutti e cinque i punti, seguire l’istinto è sempre cosa buona e giusta.

5 pensieri su “I 5 passi per capire se uno dei vostri parenti potrebbe ammazzare”

  1. Celo
    Celo
    Celo
    Celo
    Celo

    Ho fatto l’ein plein! Mammaaaaaaaaa, ti devo dire una cosa. ‘Spetta che prendo un coltello.

    Scherzi a parte, un post bello che, spero, sia anche utile.
    Giusta la conclusione di seguire l’istinto. Ma anche il buon senso sarebbe una strada da battere più spesso.
    Magari, per esempio, non si ha il coraggio o la forza di lasciare un marito violento (magari non fisicamente violento, ma anche psicologicamente violento), però questo non significa che bisogna per forza inzigarlo a incazzarsi. Oppure se si arrabbia, non significa che bisogna per forza portare avanti la discussione finché non comincia a sbattere roba sulla testa della moglie. Purtroppo spesso finisce così, che la (futura) vittima non ha il buon senso di fermarsi prima che sia troppo tardi.

    Oppure non si ha il buon senso di vedere le cose come sono e si tende a minimizzare tutto. Massì, è mesi che piange per qualsiasi cosa, magari le ci vuole una vacanza in culo ai lupi da sola senza nessuno intorno.

    Insomma, sembra che istinto e buon senso si siano estinti in molte persone. Senza parlare per forza di morti ammazzati, basta vedere anche le piccole cose stupide che si fanno e che potrebbero essere evitate.

    Oppure, davvero, rientra tutto nella selezione naturale.

  2. Ciao MrChreddy,

    hai fatto un’analisi perfetta. Il buon senso pare essere andato perso. E sono d’accordo sul fatto che alcune potenziali future vittime non riescano a capire quando fermarsi.

    Forse perché da anni siamo abituati a lasciar correre. Che tanto poi va tutto bene.

    Grazie ancora per essere passato ed esserti fermato a dire la tua.

    Cristina

  3. La gente in questo tempo è più che altro maleducat,ma può anche essere che visto che lo Stato non punisce o comunque da idea di punire poco ,alcune persone se ne approffitttano,comunque in alcuni omicidi non riescono(sarà poi vero?) il colpevole e tenete conto che la materia di educazione civica non c’è più nella scuola.

  4. Buongiorno Denis,

    gli errori del commento non intaccano il suo valore. 🙂

    Sono d’accordo sul fatto che la maleducazione sia un po’ dilagante e anche sul fatto che lo Stato non sembri punire. In realtà punisce. Solo che si parla più spesso di altro.

    Non so quanto fosse importante educazione civica insegnata a scuola. Forse molto. Almeno per quei bambini che, evidentemente, non ricevono un’educazione decente dalla famiglia.

    Grazie per essere passato di qui.

    A presto,

    Cristina

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