Raptus di follia e omicidi inspiegabili in famiglia: ma è poi vero?

Un coltello con sangue finto. Immagine presa da internet.
Un coltello con sangue finto. Immagine presa da internet.

Un padre ha accoltellato a morte la figlia di un anno e mezzo mentre la bambina era nella culla. Un uomo ha ucciso la moglie (madre dei suoi quattro figli) sparandole un colpo di pistola alla testa. Per entrambi i casi i giornali titolano parlando di “raptus di follia”, ma è un po’ troppo semplice dare la colpa a un momento di perdita di lucidità.

E’ come dare la colpa di un incidente stradale alla strada bagnata e al ghiaietto: la colpa è di chi, alla guida, non ha regolato la velocità dell’auto in base alle condizioni atmosferiche e ambientali (che se sono avverse al punto di non riuscire a guidare, ci si ferma, tipo).

Gli inspiegabili omicidi famigliari sembra che irrompano nelle vite normali di chiunque: tutto andava bene, tutto era rose e fiori, tutto era pace e amore e, all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, ecco abbattersi la madre delle tragedie sulla calma e sulla tranquillità.

Io sto con l’orsa

Faccio davvero fatica a credere che la serenità venga infranta da un momento all’altro senza alcun segno premonitore. Anzi, non faccio fatica: non ci credo. La tendenza a difendere la vittima che, nella nostra società, è solo ed esclusivamente vittima, e a colpevolizzare a morte il colpevole è ormai diffusa.

Un esempio è il caso dell’orsa Daniza che, per proteggere i suoi cuccioli, ha aggredito un cercatore di funghi nel bosco. E ora c’è chi vuole dare la caccia all’orsa, dicendo che è un’emergenza, che è un pericolo. L’orsa sta nei boschi. E difende i suoi cuccioli. E’ a casa sua. Se uno si addentra nel bosco, ce lo ha insegnato Cappuccetto Rosso, sono anche un po’ cazzi suoi.

E non per questo, con tutto il rispetto per chi è stato aggredito, bisogna farne un affare di Stato. Questa tendenza è generalizzata, insidiosa e oscurantista. Naturalmente, la bambina che dormiva nella culla è del tutto innocente, povera anima. Per cui bisogna iniziare a fare dei distinguo.

Una persona depressa non va lasciata sola con un minore.
Una persona depressa non va lasciata sola con un minore.

Una vittima, tante vittime (incluso l’autore)

Per vittima non intendo esclusivamente chi è morto: in questi due casi la bambina di un anno e mezzo e la moglie dell’omicida. Vittime sono anche la sorella, la mamma, i nonni, gli zii della bambina. E vittime sono i figli, i genitori, i parenti della donna uccisa dal marito.

Detto questo la domanda che mi coglie è: davvero nessuno si è accorto che nei due assasssini, il padre della piccola, e il marito della donna, c’era qualcosa che non quadrava? Perché a distanza di qualche giorno, la nonna della bambina ha fatto sapere che il padre assassino era depresso e piangeva.

Leggeri, troppo leggeri

E come fai a lasciare uno che è depresso e piange con una creatura di 18 mesi? I bambini non possono farci niente se un adulto è depresso. Spesso anche gli altri adulti non sono in grado di fare un granché. Ma uno che piange ed è depresso sarebbe meglio non lasciarlo solo. O, almeno, non lo si lascia a fare la balia a un bambino.

Dell’altro si è saputo che diceva frasi che suonavano più o meno come: “O con me, o con nessun altro”. Una frase del genere non va presa alla leggera: è una minaccia. Magari non sembra, perché non dice “ti ammazzo”, “ti picchio”, “sei morta”. Ma è una minaccia.

Raptus di follia o goccia che fa traboccare il vaso?

Probabilmente è necessario accantonare un po’ di buonismo che fa male, malissimo, a tutti, soprattutto alle vittime, e recuperare un po’ di lucidità per rendersi conto che “raptus di follia” è più un titolo di giornale che una vera e propria patologia. Nel senso che quando non ci sono sufficienti informazioni a spiegare, si va sul vago.

E “raptus di follia” spiega bene la storia di uno o di una che, di punto in bianco, fa fuori qualcuno. Soprattutto se si racconta di una storia di cui non si sa niente. Parlare di “raptus di follia” in famiglia ha davvero poco senso. Nelle famiglie capita di tutto. E lo sappiamo per esperienza (più o meno diretta).

L’omicidio in famiglia in genere è il tragico coronamento di una vita di screzi, liti, ripicche. E’ anche la conclusione di storie di gelosia malata. Alcune donne (e in misura minore anche alcuni uomini) tendono a confondere la gelosia con l’amore. “Il mio uomo non vuole che esca da sola perché mi ama”.

La condizione della donna per un uomo geloso.
La condizione della donna per un uomo geloso.

I gelosi non amano, possiedono

No, tesoro. Il tuo uomo non vuole che tu esca da sola perché è un insicuro al punto da voler controllare la tua vita, come ti vesti, che mutande ti metti (“quelle di pizzo solo se esci con me”). E’ incapace di provare amore nei tuoi confronti: vuole solo controllarti. Ti considera una sua proprietà. Al pari dell’auto.

Un uomo che accoltella la figlia in culla non sta bene. E’ evidente. Nel senso che difficilmente, fino a tre minuti prima, era la persona più normale del mondo e, in un attimo, è andato in cucina, ha preso un coltello e ha ucciso. Di solito non funziona così. E con “di solito” intendo “da statistica”.

Il Far West della malattia mentale

Se le cose stessero davvero come raccontano i giornali, ovvero che chiunque in qualsiasi momento può essere colto da un raptus di follia e uccidere le persone più care, non sarebbe possibile vivere. Dovremmo guardare con sospetto nostro marito, nostra moglie, i nostri figli. E loro farebbero altrettanto con noi.

Le cose, fortunatamente, non vanno così. Un uomo che accoltella la figlia, aveva dei problemi. Ed è rimasto egli stesso vittima di chi non li ha capiti. O non ha saputo o potuto fare niente per risolverli. O quanto meno che non è stato in grado di capire che quei problemi c’erano e stavano diventando insormontabili.

Le vittime, in questa storia, si mescolano con i carnefici. E non può che essere così: vivevano insieme. Loro, e solo loro, potevano sapere esattamente a che punto era la loro storia. Cosa stava succendo, perché. La statistica dice che sono più gli uomini ad ammazzare che le donne. Succede in tutto il mondo.

Il Rapporto Eures Ansa sull'omicidio volontario in Italia edizione 2013.
Il Rapporto Eures Ansa sull’omicidio volontario in Italia edizione 2013.

Qualche numero

Gli uomini ammazzano. Le donne molto meno. In Italia, secondo il Rapporto Eures Ansa sull’omicidio volontario 2013, nel 91,4% l’autore di omicidio è un uomo, mentre per il restante 8,6% è una donna. Va da sé che non è strano, a questo punto, leggere di uomini che ammazzano. Il fatto che le vittime siano donne è vero, ma fino a un certo punto.

Le vittime di omicidio volontario sono (sempre secondo la stessa statistica riferita al 2012) per il 69,8% uomini e per il 30,2% donne. Il problema è che le donne vengono ammazzate, nella maggior parte dei casi, in famiglia. In genere il movente di questi omicidi è “passionale” seguito da “liti e dissapori” e da “disturbi psichici dell’autore”.

Milioni di storie

Il problema, ancora una volta, è che “passionale” ci dice tutto e non ci dice niente. Passionale in che senso? La statistica fa andare sotto la voce “passionale” il fatto che il movente fosse legato alla storia della coppia. Per esempio, l’omicidio della donna da parte del marito geloso è “passionale”.

La statistica fa quello che può. Ma non può seguire ogni rapporto di coppia per capire come evolve. Deve fare il percorso a ritroso: quando c’è un omicidio si cerca di andare indietro per capire che rapporto fosse. E la storia, la storia vera, la sanno solo autori e vittime. Gli altri possono solo fare supposizioni. E scrivere, perché non ci sono parole, che si è trattato di “un raptus di follia”.

10 pensieri su “Raptus di follia e omicidi inspiegabili in famiglia: ma è poi vero?”

  1. Alla gente piace raccontarsi storie. Indorare i morti e le pillole. Mai uno che intervistato dal qualche giornalista dica “si vedeva che era fuori di testa, aveva i piercing in fronte e i capelli fucsia” (non che piercings e capelli tinti siano prerogativa di sbandato). Era sempre “un brav’uomo, un tranquillo lavoratore”

    E probabilmente questo “indorare”, raccontarsi una storia diversa dalla realtà, negare i problemi a sé stessi e agli altri, è una delle cause di tutti questi macelli.

    Detto questo, non smetterò mai di ringraziare MrChreddy per avermi fatto conoscere il tuo blog.

    Buona giornata

  2. Ciao Sonny,

    “indorare” non l’avevo considerato. Ma sì. E’ così. Forse si indora perché dire la verità è brutto. Meglio mentire. La vittima quindi diventa sempre santa e il colpevole un pazzo, un mostro, un alieno.

    E’ tutto più facile.

    Grazie per essere passato ed esserti fermato a dire la tua. E grazie a MrChreddy. Che altrimenti qui a dire la tua non ci arrivavi.

    A presto e buona giornata,

    Cristina

  3. Mi associo a Sonny. Le frasi più comuni degli intervistati di turno post-omicidio girano sul concetto “era una persona educata/buona/tranquilla/normale”…sembra quasi che dicendo qualcosa di diverso (tipo “si vedeva che era un poco di buono”) si abbia paura di ammettere che il male può essere più vicino a noi di quanto si possa pensare. O magari così si giustifichi così il fatto di non aver fatto nulla per prevenire (se cataloghiamo tutti “normali” perchè immischiarsi?).

  4. Questa”balla” del raptus non deve più trovare spazio! Va combattuta perchè inutilmente buonista nei confronti del reo e ottimo alibi per chi non sa/ non può intervenire: certi comportamenti “estremi” non saltano fuori come “momenti di tragica follia” in un soggetto che cinque minuti prima e dieci dopo è sano che me e te, la decisione di uccidere un famigliare o uno sconosciuto, la decisione di licenziarsi all’improvviso, la decisione di prendere a sberle il vicino di casa vengono prese al “momento X” e poste sotto condizione: “Se mi dice una certa cosa….l’uccido, mi licenzio, lo meno…” la frase che libera la violenza ha ovviamente un suo contesto, se il mio capo mi dice ” ..e si tagli la barba,,” o mia moglie mi dice “insomma, smettila di mangiarti le unghie” o il vicino protesta “sempre a buttare il vetro alle sei e mezza del mattino” è perchè il mio comportamento li ha irritati più volte in passato e me l’hanno fatto notare, con mio grande fastidio, e da lì parte la -a volte tragica – decisione: inconsapevole, un giorno la vittima dice o fa quella frase o quel gesto e a quel punto il disturbato, per lo più un depresso o un soggetto con problemi di insicurezza, il solito “sociopatico”, insomma, si ritiene “finalmente” libero di compiere il suo “grande gesto”: pazienza se se ne va sbattendo la porta del direttore, un pò meno se tira due sberle magari ad un’ ottantenne malferma sulle gambe, pazienza un cxxxo se prende un martello o un coltello e con quello fa fuori qualcuno: e allora? Quale il rimedio?
    Purtroopo non c’è: a meno di avere una famiglia alle spalle che alla frase “è diventato strano ….non vorrei che…” ti mette al fianco 24/24, 7/7 un muscoloso fratello/cognato/ cugino meglio se esperto di arti marziali opure segnalo la cosa alla ASL (sai le facce…) o ai CC (Va bene, provvederemo) o all’assistente sociale ( se trovassi il modo….)
    Concludendo: no raptus, ma “esplosione di violenza prevedibile e prevista” peccato che manchino gli artificeri..tuto qui.

  5. Passare e fermarsi a questo blog di Cristina è diventato ormai un piacere quotidiano: che sia perché chi scrive lo fa in modo intelligente e gradevole? E anche gli interventi, di conseguenza, si leggono con piacere!
    Complimenti.

  6. E’ da un po’ che non tornavo a far visita al blog. Non ripeto il commento dell’Aechivista a cui mi associo in pieno. A grattar via la vernice dorata si scopre una verità brutta, spesso meschina, sempre poco gradevole, ma vivaddio il ‘buonismo’ costante è così stucchevole…
    Grazie.

  7. Ciao Giò,

    grazie a te!

    In effetti, quando si gratta via la vernice, restano le cose brutte. Ma il buonismo ho la sensazione ne ammazzi tanti.

    Grazie ancora per aver avuto voglia e tempo di fermarti.

    A presto!

    Cristina

  8. Olla una mіa amica mi ha twittato iⅼ
    link a quеsto sito e sono venuta a vedere com’è. Mi piɑce
    enormemente. Subito aggiunto tra i preferiti. Stսpendo blog e template
    meraviglioso!!

  9. Ciao dieta salutista,

    ti ringrazio e ringrazio anche la tua amica Olla.

    Mi spiace che ultimamente lo aggiorno pochissimo. Ma davvero grazie e a presto,

    Cristina

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