Ha la faccia colpevole! Lombroso aiutami tu

Il ladro di Lombroso e Sean Penn. Secondo me un po' si somigliano.
Il ladro secondo Cesare Lombroso e Sean Penn. Secondo me un po’ si somigliano.

La domanda che arriva molto più spesso di quanto pensassi è questa: “Ma dalla faccia si capisce che è colpevole?”, talvolta più che una domanda è un’affermazione vera e propria: “Dalla faccia si capisce che è colpevole!”. Ogni tanto è più una cosa tra sé e sé: “Certo che con quella faccia, non può che essere colpevole“.

Comunque la faccia c’entra sempre. E non solo per capire se uno è o meno colpevole di qualcosa. Nei curricula è buona norma inserire una foto (una in cui, magari, non sembriamo avere l’aria del serial killer della prota accanto, tipo) perché, piaccia o meno, chi ci seleziona vuole vederci in faccia.

Facciamo la stessa cosa quando decidiamo, senza che sia accaduto niente di eccezionale, di cambiare marciapiedi se la persona che ci sta venendo incontro non ci piace. Quello ha una faccia che non mi piace. E cambiamo strada. Qualcuno, a volte, esita perché non fa bello comportarsi così. Ma sarebbe meglio ascoltare l’istinto.

Brutte facce

L’istinto ha sempre ragione. Magari ce l’ha sul lungo periodo. Magari non possiamo metterci a verificare se davvero aveva ragione oppure no. Dato che la storia non si fa con i “se”: se non avessi cambiato marciapiedi non sarebbe successo niente. E come si fa a dirlo? Poco importa di verificare. Meglio restare vivi con i dubbi.

Cesare Lombroso è il padre dell’antropologia criminale. Osannato dai suoi contemporanei e da quelli di poco dopo successivi la sua morte è poi caduto in disgrazia. O almeno così si dice. Lombroso era geniale. I suoi studi sono geniali (leggere L’uomo delinquente è un’esperienza interessante).

L'uomo delinquente, pagina 1989. Il primo in alto a sinistra è un parricida.
L’uomo delinquente, pagina 1989. Il primo in alto a sinistra è un parricida.

6608* delinquenti dopo…

Solo che Lombroso è vissuto e morto in un’epoca di profondi cambiamenti. Tutto quello che lui ha fatto, ovvero studiare da vicino, molto vicino, le persone, oggi non si può più fare. Non come ha fatto lui, almeno. Lombroso era alla ricerca del male. Non in senso metaforico o filosofico. In senso pratico.

Dove diavolo è il male? C’è un modo per determinare se il male si annida in quella persona o no? Secondo Cesare Lombroso il male si poteva evincere dai tratti del viso (fisiognomica). In sostanza, per lui, i criminali ce l’avevano scritto in faccia che erano criminali. O se erano matti.

L’idea di Lombroso era di anticipare qualsiasi azione malevola dando per scontato che, se uno presentava tratti del viso criminali, prima o poi si sarebbe comportato di conseguenza. Quindi valeva pena internarlo e buonanotte al secchio. Praticamente Minority Report non si è inventato niente.

Lombroso che studiava da vicino

Sabato 13 settembre ero ospite al TgCom24 e la conduttrice mi ha chiesto, all’improvviso, se Massimo Bossetti, indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio, abbia o meno i tratti del colpevole. A momenti cadevo dallo sgabello. Non tanto per la domanda in sé, quanto per la sorpresa. Non me l’aspettavo.

Ho risposto più con il profiling che con la fisiognomica. Appare uno che ci tiene all’aspetto (non ci vuole una scienza per dirlo: se dice che fa le lampade, non è uno che si lascia andare), magari è un po’ narcisista, magari no. Si possono guardare le espressioni del viso: al fermo era arrabbiato. E aveva anche ragione: davanti a tutti. Non fa piacere.

Lasciando da parte l’indagato che è innocente fino a prova contraria, mi sono soffermata a pensare ai visi. Alle facce. Non alle espressioni. Che facce hanno i cattivi? Così ho aperto, ancora una volta ho avuto la scusa di prendere dalla libreria L’uomo delinquente di Lombroso e dargli un’altra scorsa.

Mani di un assassino.
Mani di un assassino.

Più del viso, le mani

A pagina 1989 (che sembra più una data che altro) ci sono alcune foto dei tipi omicidi-ladri. Resto sempre affascinata dalla classificazione di Lombroso. Per lui erano tutti strani, tutti imbecilli, cretini, folli, pazzi, matti, ladri, borsaioli, omicidi e di razza inferiore. Scriveva, Lombroso, delle cose che scriverle adesso uno va dritto in galera (giustamente).

Fatto sta che, da un po’ di tempo, mi capita di osservare da vicino i visi di chi viene accusato di omicidio, di furto, osservo i visi degli indagati, dei condannati. E, a dire il vero, ho iniziato a capire il tormento di Lombroso. Possibile mai che non ci sia un segno di cattiveria? Perché uno può dire che quel viso è da poco di buono.

Ma il male è un’altra cosa. Tempo fa mi era capitato, al cospetto di un assassino (condannato all’ergastolo), di guardargli le mani. Perché più del viso, sono le mani che mi spaventano. Non sono le facce a uccidere. Ma le mani. Sono sempre le mani. Mani che colpiscono e mani che si difendono. O almeno ci provano.

L'uomo delinquente di Cesare Lombroso.
L’uomo delinquente di Cesare Lombroso.

Facebook all’antica

E l’assassino in questione aveva delle mani normali. E il pensiero era disturbante. Quelle mani, di sicuro, hanno tolto una vita. Possibile che di un gesto così tremendo non ci sia alcuna traccia? Lombroso era più fissato con le facce. Tanto è vero che il suo L’uomo delinquente è una sorta di Facebook.

Ci sono le foto, i profili e, se si cerca bene, anche lo status (nel senso di frasi dette dai criminali o dai matti). Comunque. Tornando a pagina 1989 ci sono sei foto (ce ne sono altre nelle pagine precedenti e successive) che guardo spesso. Più che altro perché ho sempre pensato che non avessero niente di particolare.

Eppure il primo è un parricida, gli altri sono ladri (a vario titolo). Il primo forse sembra un po’ cattivo. Ma il terzo, quello della foto 21, che è un ladro abituale e un feritore mi pare uno che, dovessi incrociarlo, non cambierei strada. Poi magari aveva un’aria minacciosa dal vivo che in foto è andata persa.

Eppure mi pare una faccia nota…

Lombroso considerava l’insieme (e quando non gli bastava si appellava alle eccezioni che confermano le regole o scartava direttamente il dato molesto che gli guastava la statistica): sopracciglia unite, mento sporgente, occhi incavati. Se un tipo non rientrava nei tipi giusti, fondava un nuovo sottogenere e via così.

La pagina 1989 mi sembra il muro degli artisti. Non so perché. Forse dipende dal fatto che il tizio della figura 23 (non conosco il nome, altrimenti lo chiamerei per nome) che è classificato Tipo comune di ladro – Ladro abituale a me ricorda molto da vicino Sean Penn. Che non mi piace, ma è un bravo attore. Un bel tipo.

Tipo criminale comune - Associazione di malfattori.
Tipo criminale comune – Associazione di malfattori.

Artisti maledetti

Il numero 22, Tipo di criminale comune – Associazione di malfattori mi ricorda invece un mix tra Robert Downey Jr e  Johnny Depp. Il numero 19, il Parricida, mi fa venire in mente l’attore Christoph Waltz, il super cattivo di Bastardi senza gloria (che con l’uniforme da nazista fa sempre un brutto effetto).

Il 20 e il 21 mi paiono somiglianti. Ma sono due persone diverse. Anche se a me ricordano entrambe Charles Bronson in due diversi film (Quella sporca dozzina e I magnifici sette), l’ultimo, il numero 24, che è un “borsaiuolo” mi fa venire in mente un po’ Tim Roth che sa essere molto molto figo o decisamente dimesso.

Questo per dire che, no, con i tratti somatici non si riesce a stabilire se uno è cattivo oppure no. Ci sono criminali dai visi meravigliosi, perfetti, simmetrici e brave persone brutte come il peccato. La natura ha sicuramente un bizzarro senso dell’umorismo. Però ci ha dato l’istinto. E se a pelle uno o una non ci piace, meglio cambiare strada.

*6608 sono i delinquenti studiati da Lombroso per quanto riguarda l’antropometria e la fisionomia: li guardava, li pesava, li misurava e li giudicava.

 

4 pensieri su “Ha la faccia colpevole! Lombroso aiutami tu”

  1. Solo per la cronaca, Lombroso non aveva parlato solo di “facce”: “L’uomo delinquente” è stato rivisto decine di volte con aggiunte e perfino un atlante della delinquenza. Nel corso dei suoi studi Lombroso fuse le teorie dell’uomo atavico (fossetta occipitale mediana) con altre teorie sull’epilessia e altre ancora su numerose caratteristiche dei rei. Logicamente non poteva conoscere il DNA e i suoi segreti. Stiamo parlando del padre della criminologia checché dica parte della storiografia meridionale, giustamente “arrabbiata”.

  2. Vittorio, buongiorno anche a lei.

    In effetti mi pareva fuori luogo ripubblicare tutto “L’uomo delinquente”. E ho pensato che i lettori del blog, volessero approfondire, possono farlo seguendo varie fonti.

    Tutto ciò di cui parla mi pare di averlo scritto nel post, tipo.

    Ma forse mi sbaglio.

    Care cose.

    Cristina

  3. @cristina brondoni
    Guardi, il mio intervento non è stato scritto per bacchettare, era solo per fare una puntualizzazione forse in più, non saprei. Il mio discorso era sul tenere presente le radici della criminologia, non era una critica, buon tutto!

  4. Bentornato Vittorio,

    mi basavo su ciò che ha scritto: ha iniziato con “solo per la cronaca” e non ha messso un saluto né all’inizio né alla fine del suo intervento.

    Può puntualizzare, certo. Ma per farlo direi che la buona creanza è sempre ben accetta. Il blog si occupa anche di crimini contro il buongusto. E a mio personalissimo avviso non salutare ed esordire con una frase fatta da primi della classe non è sicuramente un bel biglietto da visita.

    Ma la ringrazio per aver spiegato la natura del suo intervento.

    Care cose,

    Cristina

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