Il delitto di Garlasco e il Dna sotto le unghie di Chiara. Sette anni dopo

Tamponi per il Dna. Ce ne sono di vari tipi. Ricordarsi di usare i guanti. E di non starnutirci sopra, tipo.
Tamponi per il Dna. Ce ne sono di vari tipi. Ricordarsi di usare i guanti. E di non starnutirci sopra, tipo.

Il delitto di Garlasco torna in prima pagina. Ma andiamo con ordine. Gli appartententi alle forze dell’ordine con cui, ogni tanto, mi capita di lavorare o di confrontarmi, mi sfottono di brutto quando parlo di CSI e Criminal Minds. Per loro, io sono una giornalista (e già di per sé questo è pernicioso) con un sacco di idee stupidine per la testa. E che, sì, va bene, avrà anche un paio di lauree in criminologia, ma sulla scena del crimine non ci va (sicuri?).

Loro, a me, fanno sempre un po’ ridere per l’atteggiamento saputo. Se gli chiedete qualcosa sanno tutto loro. Se provate a dire la vostra, loro scuoteranno la testa guardandovi sorridendo (e nascondendo così la sorpresa per la roba intelligente che avete appena detto e che non sapevano) e poi cambieranno prontamente argomento portando a detrimento di ciò che dite qualsiasi cosa.

… sette anni dopo…

Non me ne vogliano gli appartenenti alle forze dell’ordine che leggono. Ho rispetto per il loro lavoro e per le istituzioni. Fatto sta che sono due giorni che gira la notizia del Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Chiara fu uccisa con parecchi colpi al capo e al corpo nella sua villetta a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007. Unico imputato dell’omicidio il suo fidanzato dell’epoca, Alberto Stasi.

Ora siamo al processo d’appello bis del delitto di Garlasco. E saltano fuori delle robe che, sarò anche una che ha studiato criminologia per via di CSI, fanno un attimo accapponare la pelle (e nel contempo girare le palle). Allora. Il prelievo di tracce da sotto le unghie di una vittima è tra le primissime cose da fare. Lo sa chiunque. Chiunque guardi CSI. E, attenzione: non tutte le stagioni. Anche un paio di puntate.

Un test che si deve fare nell’immediato (cioè sulla scena del crimine) viene fatto con sette anni di ritardo. E’ un ritardo imperdonabile. E, fossi il giudice, non ammetterei la prova in tribunale. E il motivo è piuttosto semplice. Chiara, quel giorno, è stata sorpresa dal suo assassino, ha ricevuto parecchi colpi sferrati con un oggetto acuminato ed è caduta esangue ai piedi di una scala.

Indagini a Garlasco per l'omicidio di Chiara Poggi.
Indagini a Garlasco per l’omicidio di Chiara Poggi.

Del non repertare le prove

A quel punto, stando al racconto dell’unico testimone (e imputato), Alberto, ci sono state fasi piuttosto coincitate. I carabinieri allertati, l’ingresso nella villetta (come? Con o senza calzari? Con o senza guanti? No, non ditemelo, non voglio saperlo, mi beo nella mia ignoranza). A quel punto, teoricamente, chi è intervenuto per primo chiama il pubblico ministero. E il pubblico ministero arriva sulla scena.

Sta passando del tempo. Il corpo di Chiara dovrebbe essere ancora lì. Se le cose sono andate per il verso giusto avrebbe dovuto arrivare la polizia scientifica o il Ris. Che fa indagini, appunto, scientifiche. Reperta per benino tutto quanto. Compreso l’eventuale materiale (organico e non) sotto le unghie della vittima. Una volta impacchettato il tutto, il corpo viene rimosso dalla scena.

Viene portato all’istituto di medicina legale (immagino quello di Pavia) e viene eseguita l’autopsia. L’autopsia, in un omicidio, serve per capire tantissime cose. Per esempio quale delle coltellate è stata quella fatale. In che condizioni fisiche era la vittima prima di morire. Se aveva o meno assunto sostanze. Se ha subito violenza. Se ci sono i segni di lesioni ante e peri mortem (ovvero prima e pochissimo prima di morire).

Eppure mi pare di averlo già sentito

A questo punto, se le mani non sono state prese in considerazione, potrebbe essere che le tracce siano state contaminate. Basta mettere il corpo nella sacca mortuaria senza proteggere le mani e non si ha più la certezza che tutto sia rimasto inalterato. Se c’era qualcosa sul corpo non è detto che non si sia andato a infilare sotto le unghie, vicino alle unghie, nei pressi. La prova, a questo punto, non è più valida. E non serve un espertone per saperlo.

Non vi sembra nuovo quello che scrivo, vero? Alcuni di voi sicuramente lo sanno di già. E, anzi, volendo potrebbero continuare, potrebbero tranquillamente addentrarsi nei dettagli. Anche dell’autopsia: stabilire l’ora della morte (non precisa, certo, ma un range orario), capire se ci sono ferite da difesa (sulle braccia, certo), stabilire anche, dall’angolazione delle ferite, se chi la colpiva era di fronte a lei, se era più alto, più basso. Cose così.

Campo estivo per bambini in America: come ci si muove sulla scena del crimine.
Campo estivo per bambini in America: come ci si muove sulla scena del crimine.

Siamo tutti criminologi

Forse non siamo tutti criminologi. Ma anche fosse, non sarebbe un problema. Fatto sta che in tanti abbiamo visto le serie tv come CSI (Bones, Criminal Minds, Dexter, Law & Order) e, se magari non abbiamo molto idea di come funzioni in Italia, sappiamo che repertare le prove è possibile e non serve essere dei geni della criminologia per farlo in modo, quanto meno, decente. Certo, spesso qualcosa sfugge. Ma in questo caso è sfuggita la parte fondamentale.

La parte che, si suppone, anche il novellino appartenente alle forze dell’ordine arrivato sulla scena deve conoscere. E invece no. La verità vera è che l’addestramento è solo per pochi. Capita spesso di sentire appartenenti alle foze dell’ordine (polizia, carabinieri, polizia locale e non solo) raccontare di quando, quella volta, il pubblico ministero non arrivava e, insomma, “mi scappava e ho usato il bagno”. D’oh!

Quell’ammazzato e mezzo al dì

Chi arriva sulla scena in genere non ha ben presente cosa fare. Non tanto e non solo per inesperienza. Gioca tantissimo l’effetto sorpresa. Non so da quanti anni non capitava un omicidio a Garlasco. E se i morti ammazzati scarseggiano, fare pratica diventa un casino. Insomma, non è la norma, in Italia, che polizia e carabinieri siano impegnati sempre e solo su omicidi. Nel 2012 ce ne sono stati 526 di morti ammazzati.

Cioè 1,4 morti al giorno. Queste 526 persone sono state uccise da 451 autori di reato (perché non è detto che un autore non ammazzi due o tre o quattro vittime nello stesso evento). Fatto sta che dei 451 criminali, 329 sono stati arrestati, 27 si sono costituiti, 38 si sono suicidati, 2 sono rimasti ammazzati nell’omicidio e gli altri non sono ancora stati arrestati. Quanti sono? Sono 55 persone. Poco più del 10%, insomma.

Questo per dire che non stiamo parlando di miriadi di persone, di stadi interi (giusto per rendere l’idea della quantità) di gente che ammazza e scappa impunita. E, tra l’altro, tornando al morto-virgola-quattro al giorno è facile immaginare quanto poca sia l’esperienza sul campo di chi, sul campo, lavora. Perché sembra che il crimine dilaghi, sembra che i morti siano tanti, ma non è così. Quindi, l’effetto sorpresa (“Minchia, che facciamo?!”) è da tenere presente.

Magari leggendo due libri…

Anche se l’effetto sorpresa si attenua con lo studio, se l’esperienza sul campo è carente (perché, come detto, i morti ammazzati non fioccano a mazzi tutti i giorni, a dio piancendo). E se lo Stato non mette a disposizione i corsi, ci sono sempre libri (no, non costano, si trovano anche in biblioteca, gratis). O la tv che, piaccia o meno, insegna. Per evitare errori madornali (tipo non repertare il Dna sotto le unghie della vittima o non considerarlo per sette anni) ci si può basare sulle nozioni macroscopiche offerte da CSI et similia.

Mi capita spesso di fare i corsi ai soccorritori del 118 e raccomando loro di preservare le prove sulle mani della vittima (che sono fondamentali) con dei sacchetti (di carta, di plastica, di recupero: vanno bene anche quelli, abbastanza capienti, di garze e altri presìdi perché sono sterili) in modo da non perdersi eventuali tracce fondamentali. Sapete cosa mi raccontano? Che al pronto soccorso medici, infermieri e forze dell’ordine li deridono.

CSI NY, l'episodio è La casa dei fantasmi (stagione 4 episodio 6): la scienziata forense è stata graffiata. Si fa il tampone sui graffi. Può tornare utile. Per davvero. Non solo in tv.
CSI NY, l’episodio è La casa dei fantasmi (stagione 4 episodio 6): la scienziata forense è stata graffiata. Si fa il tampone sui graffi. Può tornare utile. Per davvero. Non solo in tv.

Resistenti al cambiamento

Non capiscono l’utilità dei sacchetti sulle mani. E questo la dice lunga sul grado di preparazione non solo delle forze dell’ordine, ma anche di tutti quelli che, a vario titolo, prendono in carico la vittima (viva o morta) di un evento violento. In alcune città si è più avanti rispetto ad altre. Ma c’è chi è convinto che in tv si parli di fantascienza. Sono quelli che, dicono: “Lavoro così da vent’anni”. E sbagli. Sono vent’anni che sbagli.

Perché in vent’anni è cambiato tutto. Solo che chi avrebbe dovuto accorgersi del cambiamento, esserne parte, è fermo sulle sue antiche convizioni. E, adesso, adesso che forse ha capito che esiste la il Dna, non è in grado di applicare ciò che, con fatica, gli è entrato in testa. Perché in testa, alcuni, hanno una grande confusione. Non riescono a distinguere l’importanza scientifica del Dna dalla sua rilevanza giuridica.

Prove compromesse, prove inutili

Tornando al delitto di Garlasco, resta il fatto che se davvero Chiara Poggi aveva del Dna sotto le unghie quel Dna, oggi, non serve a niente. La catena di conservazione delle prove è andata a quel paese. E’ la stessa cosa della catena del fresco per i supermercati: comprereste verdura che è stata sotto il sole per cinque ore perché la cella frigo era guasta? Non credo. Perché è andata a male. O potrebbe essere andata a male. E mangiarla potrebbe rivelarsi un’esperienza non del tutto soddisfacente.

E poi, già che ci siamo è opportuno aggiungere dell’altro, sempre sulla catena di conservazione. Un carabiniere pare scattò delle foto a un braccio di Alberto Stasi il giorno del delitto. Il braccio presentava dei graffi. E il carabiniere li fotografò perché secondo lui erano di un qualche interesse. Le foto furono trasmesse a chi faceva indagini. Ma, giorni fa, quelle fotografie sono state nuovamente richieste per il confronto (non si sa di o con cosa).

In trepidante attesa del niente

Le foto, in sette anni, si erano perse. Ma pare siano state ritrovate. Perse. Come si fa a perdersi le foto fatte all’unico testimone? Semplice. Basta considerarle inutili. Le foto non sono state ritenute di alcun valore, altrimenti sarebbero state conservate a dovere. E ancora. Quasi sicuramente l’esame del Dna offrirà un nome noto, quello di Alberto Stasi. E a giorni usciranno notizie su questo fatto. Notizie offerte da chi fa indagine, ovvio.

Che, con aria trionfante e gongolante, dichiarerà (o lascerà trapelare) che il Dna trovato sotto le unghie di Chiara è di Alberto e farà intendere che, come volevasi dimostrare, abbiamo l’assassino. Scemenze. Se il Dna sotto le unghie di Chiara è di Alberto non c’è alcuna notizia. E, soprattutto, non c’è alcun appiglio giuridico. Vivevano insieme. Come minimo sotto le unghie di Chiara c’era il Dna di Alberto. E viceversa (non dopo sette anni, of course, casomai a qualcuno venisse in mente di fare adesso il tampone sotto le unghie di Stasi).

Prove tecniche di trasmissione (di Dna)

Sotto le mie unghie, stamattina, c’è sicuramente il Dna di marito. E non perché abbiamo passato una notte di sesso selvaggio o perché abbiamo litigato violentemente. No. Perché trovare il Dna vicendevole su entrambi è la norma. Su tutti quelli che vivono insieme. Che mangiano insieme. Che utilizzano gli stessi ambienti. Che fanno sesso.

Mai passato una mano sulla schiena nuda del vostro amante? Ok. Se lo avete fatto, sotto le unghie avete una quantità di Dna invereconda. E non serve che il vostro amante ne esca graffiato come se avesse passato la notte con una tigre della Bengala. Giuro. Basta una sfiorata, anche leggera, superficiale. Stesso dicasi se passate la mano tra i capelli dell’amato o dell’amata. E’ calvo? Non importa. Il suo Dna vi resta ugualmente sotto le unghie.

La bicicletta. Una prova. Ottimi i guanti. Ma farla "viaggiare" su gomma rischia di far perdere prove e di "tirarne su" altre.
La bicicletta. Una prova. Ottimi i guanti. Ma farla “viaggiare” su gomma rischia di far perdere prove e di “tirarne su” altre.

Dna utile, Dna inutile

Il Dna di Alberto sotto le unghie di Chiara dimostra che vivevano insieme. E se lui dice che lei lo aveva accarezzato (e lei non è più qui per dire la sua) o che non ricorda (sono passati sette anni, ci sta anche che uno non si ricordi se è stato o meno accarezzato dalla fidanzata il giorno o la sera prima della sua morte) si torna al punto di partenza. E se qualcuno dirà che lui è stato graffiato, che i segni in foto, ci sono, è tutto da dimostrare che sia stata lei.

Perché, ovviamente, nessuno si sarà preoccupato di analizzare quei graffi (era neccesario passarci sopra un tampone e repertare la prova e farla analizzare). Ed erano più importanti i graffi, delle unghie. Perché i segni da difesa si possono “leggere” anche sull’autore di reato. Oltre che sulla vittima. Ma torniamo al primo problema: le foto, da sole, possono dire che Alberto aveva un braccio graffiato. Ma potrebbe giustificarsi in tutti modi del mondo.

E se non c’è il reperto di quei graffi (il Dna) nessuno potrà obiettargli niente. Tutto questo per invitare chi non ha lauree in criminologia, e che nonostante questa profonda mancanza è ammesso a lavorare sul campo, a dare un occhio alle serie tv, quelle americane, come CSI, non a Montalbano che gira i cadaveri a mani nude dopo aver mangiato pasta con le sarde. Perché CSI, qualcosa, rischia di insegnarlo.

17 pensieri su “Il delitto di Garlasco e il Dna sotto le unghie di Chiara. Sette anni dopo”

  1. Bravissima come sempre ma, fra questi soloni che sanno tutto loro, chi avrà l’umiltà di mettersi in dubbio e di decidere che è ora di imparare e/o rivolgersi a chi dimostra di conoscere veramente la materia?

  2. Le foto delle braccia di Stasi, scattate dai CC, sono esemplari. Sarebbe bastata una lente di ingrandimento, ed economica, a Holmes, che avrebbe risposto: “Elementare, Mr. Watson!”
    Dimenticavo, Conan Doyle scriveva solo libri…

  3. Buongiorno Giovanni,

    in effetti Sir Arthur Conan Doyle scriveva “solo” libri. Ma è anche vero che, come nelle serie tv, anche nei suoi libri c’è da imparare. Basta aprirli e leggerli. 🙂

    Grazie per essere passato di qui e per aver lasciato un pensiero.

    A presto!

    Cristina

  4. Ma, mi chiedo, non sarebbe possibile fare una sorta di libretto di istruzioni rudimentali per chi interviene su luoghi di delitti? Lo metti in macchina e se ti serve lo usi.
    Io non mi intendo di criminologia, però a forza di veder gialli, qualcosina credo di averla imparata. E qualche altra cosa la imparo dai tuoi articoli.
    E’ sconcertante scoprire dai tuoi commenti, sempre brillanti, che ‘repetita non juvant’.
    Del resto, se mi consenti un po’ di ironia, l’esperienza come dice un proverbio cinese (mi pare, vaghi ricordi di gioventù) è come un pettine data ad uno che non ha più capelli.

  5. Ebbene, lo ammetto sono un fan di Grissom, ma credo mi sfugga una cosa. Da 7 anni questo dna dov’era? Mi spiego: hanno riesumato il cadavere (ma non credo ci si possa ancora trovare del dna valido dopo il tempo trascorso) oppure questo dna ha dormito sonni profondi in uno scatolone di qualche deposito giudiziario (voglio credere che anche la nostra polizia abbia file ordinate di scatoloni per ogni caso archiviato o non)?

  6. Ah, dimenticavo….ma come le foto erano state perse e adesso saltano fuori? Quindi niente file di scaffali e scatoloni di prove ordinate?

  7. Ciao Giò,

    bentornata! 🙂

    Il libretto di istruzioni, tipo bigino, forse è l’idea geniale che mancava. Ho iniziato a studiare criminologia (per scommessa con un amico) proprio perché scrivevo di serie tv crime. La curiosità era: “E’ davvero così? E’ tutto vero? E’ tutto finto? Sono fantascienze forensi?”.

    Ho scoperto che, per passare il test di criminologia applicata a Forlì, hanno fatto più le allora otto stagioni di CSI che i libri di testo suggeriti dall’università. 🙂

    La cosa del pettine dato a chi, ormai, non ha più capelli ha reso perfettamente l’idea. 🙂

    Grazie per aver detto la tua e buona settimana!

    Cristina

  8. Ciao JTK,

    felice di sapre che sei un fan di Grissom. Anch’io (difatti ho smesso di guardare CSI quando Gil è andato via). Allora, come te, mi sono fatta la stessa domanda: hanno riesumato il corpo?

    Dagli articoli di giornale (unica fonte che ho a disposizione) non mi pare di evincere che abbiano esumato il corpo (sarebbe stata un’altra notizia).

    Quindi quella prova giaceva da qualche parte. Mi associo alla speranza di scatoloni ordinati in scaffali altrettanti ordinati. Ma, anche fosse così, sorge un’altra domanda: perché fare i test a distanza di sette anni?

    Forse quella prova non era stata considerata importante. O forse era andata persa e adesso è stata ritrovata. Resta sempre il probelma della catena di conservazione delle prove: che, a prescindere da come mettiamo la questione, appare compromessa.

    Sulle file ordinate non mi pronuncio. Ma dovessi mai entrare in un deposito di prove, ti farò sapere. Naturalmente, dovesse capitare prima a te, aspetto news. 🙂

    A presto,

    Cristina

  9. E’ da circa un anno che seguo questo sitino ma non ho mai commentato, un po’ per timidezza e un po’ per pigrizia. Ma proprio oggi parlando con mio figlio che rifletteva, scherzosamente ma non troppo, sul voler diventare investigatore (“ma non della polizia”, chissà poi perché) mi domandavo che tipo di studi si debbano fare ed ecco qua la risposta: forse da noi ne bastano davvero pochini, a leggere qui, e nemmeno troppo specifici… Ma ironia cattivella a parte penso seriamente che da noi , purtroppo, il problema di fondo sia molto spesso uno scarso senso di responsabilità nei confronti del proprio lavoro, come se fossero di più le persone miopi che non sanno vedere le conseguenze del proprio operato , nel bene e nel male, rispetto a quelle che invece ci vedono meglio e agiscono di conseguenza ( come i soccorritori di cui parli). Il problema è poi che l’acume dei secondi viene puntualmente vanificato dalla castronaggine dei primi.
    Comunque complimenti per il blog e, soprattutto, per lo stile, che apprezzo davvero molto.

  10. Cara Sere, benvenuta!

    Sono felice che, dopo un anno, tu ti sia sentita abbastanza a tuo agio per scrivere.

    Il lavoro dell’investigatore (privato e non) è cambiato molto negli ultimi venti anni. Se un tempo le tecniche di indagine erano più che altro guidate dall’intuito, oggi ci si basa, come è giusto che sia, sulle scienze forensi.

    Il problema, spesso, è quello di cui ben dici tu: lo “scarso senso di responsabilità” è uno dei problemi. Un altro problema è capire chi fa che cosa e come (basti pensare al pasticcio polizia/carabinieri che ci portiamo avanti dalle elezioni per decidere se repubblica o monarchia).

    Ma se tuo figlio ha voglia di fare l’investigatore ci sono corsi di laurea privati e pubblici che offrono un’ampia scelta (io ho studiato a Forlì, ma se dai un occhio online ce ne sono, ormai, ovunque). Chi studia sicuramente, in questo panorama, è destinato a emergere.

    Certo, ancora una volta dici bene: chi ha acume spesso viene fermato da chi ha potere (ma scarseggia su altri fronti). Per quanto mi riguarda, continuo a fare i corsi per i soccorritori (a volte ci vengono anche i poliziotti, quelli lungimiranti e capaci) perché prima o poi le cose miglioreranno. Ne sono certa.

    Grazie per i complimenti al blog e grazie per esserti fermata a dire la tua 🙂

    A presto,

    Cristina

  11. Ciao Cristina e a tutti,
    per neofiti e non consiglierei la lettura di questo libro:

    Storie di perversioni criminali
    di Roy Hazelwood e Stephen Michaud

    di una lettura molto scorrevole e tratta dell’Unità di scienze comportamentali (BSU) FBI.

    Un’altro libro tutto italiano:

    Delitti imperfetti Atto I e Atto II
    di Luciano Garofano

    Non seguo serie tv ma un film interessante da vedere sarebbe:

    La promessa di Sean Penn, con Jack Nicholson (2001).

    Con la sperenza di essere stato utile e non banale, auguro buona lettura e visione.

  12. Due segnalazioni di carattere televisivo-cinematografico:

    1) le forze dell’ordine in i-Taglia non hanno come riferimento CSI (peraltro essendo il sistema giuridico italico assai differente da quello statunitense è comprensibile che le priorità siano diverse) bensì Il Commissario Montalbano

    2) per imparare come si indaga su un fattaccio CSI è demodé: Major Crimes è il termine di paragone attuale, specie per capire l’essenzialità della “chain of evidences”.

  13. Ciao SoloUnaTraccia,

    come stai?

    Montalbano, l’ho visto l’altra sera, fa delle robe che fanno accapponare davvero la pelle. Sia dal punto di vista forense che da quello giuridico… purtroppo.

    Mentre CSI non è demodé. 🙂 Anzi, direi che CSI è la bibbia del crime in tv. Non obietto su Major Crimes, più che altro perché non ho avuto occasione di vederla… 🙂

    Grazie delle segnalazioni!

    A presto,

    Cristina

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