Femminicidio in aumento. Come lasciarsi senza lasciarci le penne

Finché morte non ci separi. Campagna Onu contro la violenza sulle donne.
Finché morte non ci separi. Campagna Onu contro la violenza sulle donne.

Femminicidio in aumento del 14% nel 2013 rispetto al 2012 secondo il rapporto sul fenomeno redatto da Eures Ansa. Le donne uccise nel 2012 sono state 157, mentre quelle uccise volontariamente nel 2013 sono state 179: 22 in più. Di queste 179 donne quasi il 70% è stato ucciso in un contesto famigliare.

Secondo lo stesso studio i delitti in ambiente famigliare sono aumentati (sempre rispetto all’anno precedente) del 16% passando da 105 a 122. Non solo. Sono aumentate le donne uccise e sono diminuiti gli omicidi volontari in generale che, nel 2013, sono stati 505 (una ventina in meno rispetto ai 526 del 2012). Una buona notizia, no?

Il tutto ha reso il 2013 l’anno nero del femminicidio facendo registrare un tasso percentuale di donne ammazzate, 35%, che è il più alto da quando c’è la statistica sul fenomeno. Il 35% è riferito al totale dei morti. Di queste 179 donne, 81 (più del 65%) sono state uccise da un marito, compagno o parter. Mentre quasi per il 15% dei casi il colpevole è un ex.

Ma c’è un dato che, forse, è ancora più interessante. Mentre i dati che riguardano i compagni e gli ex compagni delle donne è rimasto invariato rispetto agli anni precendenti, gli omicidi ai danni di donne commessi dai figli è aumentato. Nel 2013 sono state 23 le madri (quasi il 15% delle 179 donne uccise) uccise dai loro figli.

Anche qui, forse, è interessante notare che nell’8% dei casi a uccidere le madri sono state figlie. Per il restante 92% dei casi sono stati maschi. Secondo chi ha redatto il rapporto il dato è da ricondurre al perdurare della crisi e all’impossibilità dei figli di farsi una vita propria. Tutto può essere.

Ma sarebbe utile studiare il pregresso delle storie famigliari prima di saltare a conclusioni affrettate. E per quanto riguarda le storie di vita è opportuno notare che la metà delle vittime uccise aveva segnalato all’autorità le violenze subite. Dati che sicuramente fanno riflettere.

Omicidio volontario. La voce "omicidio" è all'articolo 575 del codice penale.
Omicidio volontario. La voce “omicidio” è all’articolo 575 del codice penale.

Una premessa: il femminicidio non esiste

Il nostro codice penale prevede già la fattispecie di omicidio e declinarla per genere chiamandola “femminicidio” pare anticostituzionale: perché fare differenze tra uomini e donne? Anni e anni per arrivare alla parità, per non restare un passo indietro, per avere gli stessi diritti e ora, nella morte, ancora una differenza.

C’è poi un’altra cosa da sottolineare. Stiamo parlando di numeri che, pur riguardando persone che hanno perso la vita in modo tragico, sono numeri piccoli. Ricordo che i morti per incidente domestico, caduti in casa in malo modo, rimasti folgorati mentre cambiano la lampadina del soggiorno o avvelenati da chissà che, sono circa 8000 all’anno.

Un altro dato di cui tenere conto e che non viene riportato mai (ed è ovvio che sia così) è quello della normalità: tutti quelli che si lasciano e nessuno finisce morto. E sono tanti, tantissimi i casi di storie finite senza che per questo si arrivi all’omicidio volontario di una delle controparti. Possibile fare qualcosa per chi lascia e rischia di rimetterci la vita? Forse sì.

Dell’aggrapparsi ai tendaggi

Innanzitutto è bene tenere presente che le statistiche non raccontano tutta la storia. Ma solo i numeri finali, l’epilogo. Per cui non è possibile sapere che cosa sia successo in quelle famiglie, ma ci basta sapere, per ora, che qualcuno è morto in modo violento per aver deciso che, no, qui non ci sto più.

Alcune storie d’amore nascono male e finiscono peggio. Finiscono in tragedia. Ne è piena la letteratura e ne sono pieni il cinema e la tv. E libri, cinema e tv sono lo specchio della realtà. I drammoni sono sempre presenti. E aiutano, probabilmente, a farsi una ragione dei propri, di drammi.

Schiaffo = reato

Molto spesso accade che la tragedia, quella vera, della vita di tutti i giorni, arrivi alla fine di una storia nata male in cui lei, inizialmente, tollera qualche schiaffo. Uno schiaffo, è bene ricordarlo, è già un reato (percosse, direi). Non serve una raffica di ceffoni per lasciare qualcuno. Perché uno schiaffo è solo l’antipasto.

Ed è il primo passo per diventare vittime. Bisogna forse aggiungere che chi, da adulta, sceglie un uomo poco rispettoso o addirittura violento, arriva da un vissuto simile nella famiglia di origine. Un padre padrone fa sì che le figlie, di solito e purtroppo, trovino compagni padroni. Come se fosse normale essere comandate a bacchetta.

Amnesty International e la campagna contro la violenza domestica.
Amnesty International e la campagna contro la violenza domestica.

Un piccolo test

Vi comandano a bacchetta? Vi chiedono conto di quanti soldi avete speso dal droghiere? Vi urlano contro perché in frigorifero manca il dolce? Perché la cena non è pronta? Perché le camicie non sono stirate? Vi hanno dato uno schiaffo perché avete risposto male? Perché avete detto la vostra? Perché avete alzato la voce?

Se avete risposto sì a una o più domande, significa che state con la persona sbagliata. Un uomo che dà uno schiaffo a una donna non è il bel tenebroso di turno, non è James Bond e non è Rhett Butler in Via col Vento. E’ uno stronzo. Il che, è vero, toglierà la romanticheria che uno schiaffo da film può celare, ma è la verità.

E se vi state accorgendo di stare con uno stronzo è bene correre ai ripari. Perché gli stronzi non cambieranno mai. E non fatevi cogliere dalla sindrome della crocerossina al grido di “Io ti salverò” perché i vostri sforzi saranno inutili. Potrete portargli anche l’acqua con le orecchie, ma uno stronzo resta uno stronzo e troverà altri modi di per mortificarvi.

Ma che fare?

Per umiliarvi. Per farvi male. E non siete certo nate per questo. Ora. Veniamo al dunque. Dato che non potete cambiare lui, è necessario che cambiate voi. Se ne avete la possibilità, lasciate lo stronzo con cui vi accompagnate senza fare troppa pubblicità alla cosa. Se siete in tempo, se l’avete appena conosciuto, di solito non è difficile.

Se invece non ne avete la possibilità poiché dipendete economicamente da lui o perché ci sono in mezzo figli o perché vi picchia con una certa regolarità, allora il tutto si complica. Ma non è impossibile uscire da situazioni complicate. Innanzitutto è necessario che i vostri figli siano al sicuro. E che lo siano anche i vostri animali domestici.

La prima cosa da fare sarebbe quella, quando vi picchia, di chiamare la forza pubblica (polizia o carabinieri). La flagranza di reato (ovvero l’essere colto mentre sta commettendo il reato, picchiare, per esempio) garantisce un po’ più di sicurezza rispetto a una denuncia fatta dopo il fatto, senza testimoni.

Cambiare un uomo violento? Cambiare uomo.
Cambiare un uomo violento? Cambiare uomo.

Trovare la forza

Naturalmente è necessario anche ricordarsi del detto “Aiutati che il Ciel ti aiuta” perché è impensabile che le forze dell’ordine risolvano tutti i vostri problemi. L’avete scelto voi, il vostro compagno (a meno che non vi sia stato imposto da chissà chi). E per questo motivo siete voi le uniche e le sole ad avere la chiave della soluzione.

Ci sono professionisti a cui potete rivolgervi (avvocati penalisti, psicologi, psichiatri) e ci sono anche centri d’ascolto in cui poter portare il vostro problema chiedendo un aiuto. Non è possibile, in un post, dare la soluzione poiché ogni storia è una storia a sé. E ogni caso va analizzato. Ma si possono dare indicazioni di massima.

Ma andiamo avanti. Se lo avete già lasciato e lui continua a darvi fastidio, cercate di non restare mai sole. E mai sole con lui. Chiedete a un’amica o un parente di stare accanto a voi. Non fate mistero di ciò che sta succedendo. Avvisate i vostri colleghi di lavoro. Avvisate gli insegnanti dei vostri figli. Avvisate i vostri amici e la vostra famiglia.

Non è con il silenzio che si risolvono i problemi. Ma con la comunicazione. Se ci si chiude nel silenzio è difficilissimo che gli altri capiscano, che comprandano. Possono intuire, evenutalmente. Ma intuire non è sufficiente per dare una mano. Per cui uscire dal silenzio è fondamentale. Magari rivolgendosi a chi, davvero, può dare un aiuto.

Essere di qualcuno

Gli uomini che vogliono il possesso della loro donna sono uomini incapaci di fermarsi di fronte a un “no”. Probabilmente, all’inizio della storia, essere “la donna di” vi faceva piacere. Vi ha fatto sentire sicure. O al sicuro. Vi ha dato una sorta di vantaggio sulle altre donne. Mi scappa di chiamarla “Sindrome della donna del boss”.

Essere sotto l’ala di qualcuno è un modo come un altro per non prendersi responsabilità. Per vivere al riparo da tutto e da tutti. Magari la sua gelosia voi l’avete scambiata per amore: “Se si arrabbia perchè ho guardato un altro o sono uscita con un’amica mi ama”. No, di solito non è così. Non vi ama. Ama se stesso.

Oppure avete sempre lasciato che fosse lui a badare alle bollette, alla casa, al giardino. E voi vi siete ritagliate addosso il vestito di angelo del focolore. Oppure vi facevano piacere le trenta telefonate al giorno. Sono solo esempi, naturalmente. Ogni storia è una storia diversa. E’ un universo che, da fuori, può essere incomprensibile.

La violenza non sempre è visibile. Ha tre cotole rotte, ha perso due denti e ha cinque bruciature di sigaretta sulle gambe.
La violenza non sempre è visibile. Ha tre cotole rotte, ha perso due denti e ha cinque bruciature di sigaretta sulle gambe.

Si tratta solo di esempi, giusto per chiarire che le cose cambiano. E cambiano in fretta, a volte. Fatto sta che quando il rapporto si incrina non è possibile prentendere che il “boss” che a questo punto è lo “stronzo” cambi improvvisamente. Che diventi una persona normale.

Siete cambiate voi forse?

Molto spesso accade che le storie finiscano perché uno dei due cambia. O perché uno dei due si innamora di un altro. Se provate dei sentimenti per un altro e state con un uomo molto possessivo, evitate di tradire. Non tanto per una questione morale (potete fare ciò che volete), ma perché potrebbe essere pericoloso.

Se volete lasciare qualcuno, non sostituitelo con un altro. Lo avvilite. Ed è una brutta sensazione. Oddio. E’ anche vero che la maggior parte di noi si riprende da un fatto del genere. Ma alcuni, per esempio gli uomini per cui le loro donne somigliano più una proprietà che a un essere umano, non lo accettano. E capita anche il contrario che siano le donne a non accettarlo e a diventare stalker. Ma questa è un’altra storia.

Per cui, se avete trovato un altro, fate le cose per bene. Mollatene uno, con tutti i crismi, con tutte le recriminazioni, gli insulti e le lacrime, e poi lasciate passare un po’ di tempo (è anche una questione di buongusto) e poi uscite con qualcun altro. Avete paura che l’altro vi sfugga? Se succede non vi meritava. E voi meritate di meglio.

Foto da internet. Il sangue è finto.
Foto da internet. Il sangue è finto.

La tragedia dell’incontro chiarificatore

Evitate come se fosse la peste l’ultimo incontro, quello chiarificatore. Quello che dovrebbe mettere il punto. Evitatelo perché se state con un uomo possessivo, farà di tutto per farvi tornare sui vostri passi. Vi pregherà, vi supplicherà e, alla fine, vi insulterà. Quando va male, questo tipo di uomo, ammazza.

Non cedete all’ultimo incontro nemmeno se vi dà appuntamento in un posto pubblico (se vi chiede di salire in auto, non salite, ovvio). Il posto pubblico, pieno di gente, non vi mette al sicuro da niente: la gente è occupata, giustamente, a farsi i fatti suoi. E non sa niente di voi, della vostra storia e del motivo per cui siete in un posto pubblico.

Semplicemente, all’ultimo incontro, dite di no. No, grazie. Magari preferite la sincerità alle pietose bugie: “No, grazie, non voglio incontrarti. Sei gentile a chiederlo, ma no”. Meglio di: “Non ho tempo”. Perché se dite che non avete tempo avrete solo rimandato il no definitivo. E se non siete chiare, dall’altra parte arriva il vostro possibilismo.

Anche in questo caso: il silenzio, la non risposta, può funzionare. Ma è meglio comunicare. A meno che non vi sentiate così in pericolo o abbiate così paura da voler scomparire. In questo caso: cambiate numero di telefono e trasferitevi in un posto sicuro, non vi limitate a non rispondere al telefono: l’uomo possessivo si arrabbierà sempre di più.

Per tornare al femminicidio. Se un uomo vi dà uno schiaffo, non vi ama. Se un uomo vi impedisce di uscire vestita come piace a voi, non vi ama. Se un uomo vi insulta perché non siete una brava donna di casa, non vi ama. Se è la prima volta che capita, tranquille, peggiorerà. Meglio andarsene subito. Il prima possibile. Con garbo. Con modo. Ma con fermezza.

I dati completi di Eures Ansa sul femminicidio li trovate qui.

8 pensieri su “Femminicidio in aumento. Come lasciarsi senza lasciarci le penne”

  1. Da uomo ho molto apprezzato il post.
    “Femminicidio”…il termine stesso evoca una concezione paternalistica della giustizia tipica del secolo scorso o anche solo di un trentennio fa, ai tempi del delitto d’onore. E poi rimango sempre basito dalle vittime tipiche “dell’utlimo chiarimento”, per esempio come nel caso di qualche mese fa della ragazzina trascinata con se nel vuoto dall’ex fidanzatino. Non me ne capacito.

  2. Ciao Cristina, bello il tuo pezzo. E bello il titolo: immagino volutamente ironico pur trattando un tema drammatico come la violenza (estrema, visto che si parla di omicidio sulle donne).
    P.S ieri ti ho visto a tgcom24 parlare dei casi di cronaca nera (Gambirasio e Yara). Non mi è sfuggita la tua critica (sacrosanta) al ministro dell’Interno. Peccato che il conduttore non abbia replicato……

  3. Ciao Ross,

    grazie. Ho provato a scrivere qualcosa che potesse essere utile e lontano, molto lontano dal pietismo che fa male. A tutti. Soprattutto alle vittime.

    Il ministro Alfano, come ho avuto modo di dire anche qui, dovrebbe dimettersi. Ha fatto un errore ed è giusto che paghi. Sarebbe giusto. Trovo, altresì giusto, che il conduttore, che fa il giornalista, non replichi: mi dà la parola e si astiene. Gli spettatori sono capaci di discernere. E’ il giornalismo giusto: presenti i fatti, ti astieni dalle opinioni… 🙂

    Grazie ancora per le tue parole. E per il tempo.

    A presto,

    Cristina

  4. Ciao JTK,

    se fossi stato qui mentre scrivevo, avrei aggiunto la tua frase “concezione paternalistica”. E’ la frase che mi è mancata. Ed era esattamente quello he avevo in testa. Quindi grazie per averla aggiunta.

    E sì, l’ultimo chiarimento, così fatale, così assurdo, pare essere fin troppo di moda. Come nei bei drammoni al cinema e in tv…

    Grazie ancora,

    Cristina

  5. …e pensare che proprio ora leggo da un sondaggio, svolto fra gli studenti dal portale Skuola.net nella giornata contro la violenza sulle donne, il dato preoccupante che una studentessa su due afferma di essere disposta a perdonare uno schiaffo dal suo ragazzo e che uno studente su cinque picchia la fidanzata!
    Sicuramente i loro genitori non hanno mai insegnato ai maschi il rispetto per le donne e alle ragazze la dignità e il rispetto per se stesse.
    Speriamo che ti leggano, ne avrebbero bisogno.
    Complimenti!

  6. Ciao Archivista,

    speriamo che il sondaggio sia stato fatto male, ecco… Ma forse sarebbe utile spiegare, fin da piccoli, che si è tutti uguali. Giorni fa, su Facebook, una mamma si lamentava che all’asilo i bimbi sono a giocare in cortile e le bimbe devono lavare le tazze della colazione…

    Il rispetto per se stesse è, forse, ciò che davvero manca. Credo che in una società in cui ancora chi è single, o è in coppia ma non ha figli, o convive, o è una coppia gay o lesbica venga additato come qualcuno di “non normale”, “di strano”, non sia difficile cercare di omologarsi. Perché, sulla carta, omologarsi sembra più semplice.

    E per non restare sole, magari, si tollera lo schiaffo…

    Grazie ancora per il tuo tempo,

    Cristina

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