A Milano si denunciano più reati ergo è la più pericolosa. Ma anche no

Oddiooddiomoriremotutti!
Oddiooddiomoriremotutti!

Stamattina sta facendo il giro del web la notizia dei dati emersi da un sondaggio di Sole 24 Ore. Secondo il quotidiano Milano è la città in cui si denunciano più reati. Il sondaggio in sé è interessante. E viene riportato come “positivo” il fatto che ci siano più denunce per estorsioni.

E come mai il fatto è “positivo”? Perché la denuncia va a portare via un po’ di quel numero oscuro di cui nessuno conosce l’entità e che, purtroppo, affossa la dignità di parecchie persone che per paura non denunciano i reati subiti. Per numero oscuro, quindi, si intende l’insieme dei reati non denunciati.

Un reato, per essere tale, deve essere denunciato. Altrimenti è come se non fosse mai successo. Un esempio: una violenza domestica che resta all’interno delle quattro mura di casa, di cui nessuno sa niente (o di cui tutti sanno e nessuno parla), non entrerà mai a far parte della statistica fatta da Sole 24 Ore.

Quindi non andrà a “pesare” da nessuna parte. Resterà oscuro. Imperscrutabile. Volendo si possono fare delle proiezioni. E spesso si fanno. Si va a capire quante siano le persone che si rivolgono ad associazioni, anche in forma anonima, per chiedere aiuto. Ma anche qui, ça va sans dire, siamo un po’ al metodo spannometrico.

Il tasso di femminicidi in Italia è più basso rispetto al resto d'Europa. Esempio di titolo corretto.
Il tasso di femminicidi in Italia è più basso rispetto al resto d’Europa. Esempio di titolo corretto.

Ora. Tornando al sondaggio sui reati denunciati. I giornalisti, tutti i giornalisti, dovrebbero conoscere la differenza tra un reato che viene denunciato e un crimine che resta senza denuncia. Dovrebbero altresì conoscere la differenza tra una notizia e una falsità. E dovrebbero evitare di saltare a conclusioni che, se diventano titoli, fanno danni.

Oddiooddiomoriremotutti!

Alcuni giornali stamattina titolano: “Milano la città più pericolosa d’Italia”. Secondo questi geni della lampada, infatti, se in un posto si denunciano più reati significa, in modo lineare, da menti semplici, che si commettono più reati. Perché, probabilmente, l’equazione nella loro testa è: crimine = denuncia.

In alcuni casi mi pare che il titolo sia falso per fare sensazione, in altri ho invece il dubbio che si tratti di ignoranza tout court. Fatto sta che chi si mette a scrivere questi titoli rischia di fare dei danni. Perché poi i lettori ci credono. E molti lettori si fermano al titolo, non vanno a leggere l’articolo. E non gliene si può fare una colpa.

L’arte di scrivere i titoli

Perché? Perché il titolo di un articolo dovrebbe essere fatto bene a tal punto da riportare in poche parole ciò che si andrà a raccontare nel testo. E non un’altra roba. Al lettore si deve rispetto perché è grazie a lui che il giornale resta aperto. Al lettore non si deve sottrarre tempo. E se il titolo è fatto bene il lettore è già informato.

Se poi avrà tempo e voglia leggerà anche l’articolo (o il post). Scrivere “Milano è la città più pericolosa d’Italia” è fuorviante per il lettore che legge solo il titolo. Quel lettore è in possesso di un’informazione falsa. O, almeno, tendenziosa. Quel lettore ha in mano l’opinione di un giornalista. E non ciò che dovrebbe avere: il dato di un sondaggio.

Il Rapporto Eures Ansa sull'omicidio volontario in Italia edizione 2013.
Il Rapporto Eures Ansa sull’omicidio volontario in Italia edizione 2013.

Tantissssimi morti ammazzati

Tra le altre cose: a fine anno o a inizio 2015 ci sarà il dato pazzesco degli omicidi volontari che passeranno dai circa 530 a più di 850 con un incremento da far paura. Perché? Perché nella statistica sono state incluse le 366 vittime di un naufragio. Solo che è difficile di parlare di omicidio volontario. Pur dolendomi per le vittime e le loro famiglie.

Non lo è. Possiamo parlare di stronzi che infilano poveracci sui barconi vendendo loro il sogno della terra promessa. Possiamo parlare di gente senza scrupoli che pur sapendo che il viaggio è un’Odissea se ne frega. Resta il fatto che è difficile parlare di omicidio volontario.

Perché gli scafisti non si sono organizzati per uccidere, per volere la morte dei migranti. E quindi direi che includere le 366 vittime di un naufragio nella categoria “omicidio volontario” è totalmente errato. E quando si arriverà a tirare le somme attendo con ansia i titoli sui giornali. Giuro.

4 pensieri su “A Milano si denunciano più reati ergo è la più pericolosa. Ma anche no”

  1. Non c’è niente di nuovo. Ormai è tutta una questione di vendersi il numero di click per far pagare la pubblicità e i click si ottengono con titoloni a effetto.
    Le persone leggono il titolo, clickano, guardano le foto e hanno fatto click.

    Questo per internet, per quelli cartacei penso sia leggermente diverso, ma la logica è la stessa, più o meno.

  2. Ciao MrChreddy,

    la sensazione è quella che racconti tu. Anche se ogni tanto, e il caso delle statistiche sul crimine è un esempio, ho più che altro il dubbio che si tratti di pura e semplice ignoranza.

    Cioè, credo che alcuni colleghi non abbiano idea di come si legga una statistica. Mi è capitato tempo fa mentre lavoravo in una redazione un collega che non era in grado di capire il numero dei femminicidi.

    Il titolo doveva essere: 526 morti di cui un terzo donne.

    E’ riuscito a titolare che le donne morte erano 526 (cosa che fece anche Repubblica). Quando gli ho detto che avrebbe dovuto fare il 30% di 526 per ottenere il numero giusto mi ha risposto: “Ma è impossibile”.

    Così, come potresti dire tu, mi sono rintanata in un angolo dondolandomi avanti e indietro ripetendo “postosicurodicristina, postosicurodicristina, postosicurodicristina”… 🙂

    Ora attendo davvero le statistiche sui morti ammazzati con le 366 vittime del naufragio. Fatto terribile. Ma niente a che vedere con l’omicidio volontario…

    Cristina

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