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Archivio per gennaio 2015

I nomi sulle auto: come diventare e far diventare vittime i figli

26 gennaio 2015 16 commenti
Come diventare vittime: mancano il cellulare e l'indirizzo di casa...

Come diventare vittime: mancano il cellulare e l’indirizzo di casa…

Un tempo guardavo con un misto di sospetto e inquietudine quelli che si attaccavano i dadi di peluche allo specchietto retrovisore dell’auto. In realtà li guardo ancora con sospetto e inquietudine. Ma i dadi di peluche sono il meno dei mali.

Chi decide di personalizzare l’auto di solito ha un tratto narcisistico di personalità. Ovviamente non è una cosa grave. In molti ce l’hanno. Tipo quelli che hanno un blog come questo e che per giunta firmano articoli e vanno, ogni tanto, in tv.

Il tratto narcisistico è quello che spinge (più di altri tratti) ad apparire, a informare gli altri di cose di cui gli altri, molto spesso, farebbero volentieri a meno, soprattutto perché non sentivano il bisogno di essere informati.

I dadi di peluche...

I dadi di peluche…

Detto questo c’è chi sente la necessità di appiccicare sull’auto gli adesivi con il proprio nome, quello del partner, dei figli, del cane e del gatto. La domanda sorge spontanea: perché? Perché non può fare a meno di far sapere al mondo chi diavolo c’è a bordo dell’auto?

Probabilmente quello di mettere i nomi sulle auto è un bisogno di essere riconosciuti come individui, di non passare per un numero, oppure, più semplicemente, di puro e semplice narcisismo: “Ehi, tu, lo so che vivi serenamente la tua vita, ma qui dentro ci sono Davide e Sara e sappi che si amano, cazzo!”. Prosegui la lettura…

Il gaslighting: quando ti fanno credere di essere matto

21 gennaio 2015 6 commenti
Screenshot dal film Gaslight (in italiano Angoscia) del 1944: Ingrid Bergman guarda preccupata le luci che era convinta di aver lasciato acceso.

Screenshot dal film Gaslight (in italiano Angoscia) del 1944: Ingrid Bergman guarda preccupata le luci che era convinta di aver lasciato acceso.

La mia amica Laura ha condiviso un link sulla mia bacheca di Facebook con un articolo in merito al “gaslighting” chiedendomi di raccontarle qualcosa in più. Laura è amica da una vita (tipo da una quarantina d’anni, mese più, mese meno) e confida un po’ troppo nelle mie capacità.

In ogni caso si è aperto, come sempre accade con lei, un entusiasmante approfondimento fatto di ricordi e di altre informazioni recuperate su manuali e sull’internet sul fenomeno del “gaslighting” tanto che ho pensato di scriverci un post. Grazie Laura!

Viene indicato con “gaslighting” il comportamento di una persona che con sotterfugi e premeditamente fa credere a un’altra persona di essere matta. Si tratta a tutti gli effetti di un abuso psicologico. Uno degli esempi che mi è venuto in mente l’avevo letto in un manuale (a cui, causa neuroni bruciati a mazzi, non riesco a risalire).

Si parlava di un marito che volendo entrare in possesso dei beni della moglie aveva deciso di farla ammattire per poi farla interdire. Era un fatto molto vecchio. In sostanza il tizio non faceva altro che posizionare l’altoparlante del grammofono verso la parete della camera da letto della moglie e poi lo faceva suonare nottetempo.

La poverina si svegliava di soprassalto tutta sconvolta: quella musica, gli aveva raccontato, l’ascoltava sua madre e lei era convinta che fosse il fantasma della madre tornato per tormentarla. Il marito continuò con questo trattamento per giorni fino a che la poverina uscì davvero pazza e addirittura si suicidò. Prosegui la lettura…

Lo schema Ponzi, Charles e l’avidità dei truffati

16 gennaio 2015 2 commenti
Charles Ponzi.

Charles Ponzi.

Sarà perché l’ultimo post parlava dell’infermiera di Lugo e sarà perché il 18 gennaio ricorre il 66esimo anniversario della morte, fatto sta che la vita truffaldina di Charles Ponzi, nato Carlo a Lugo (Ravenna) nel 1882 e poi partito a rincorrere il sogno negli Stati Uniti, è piuttosto interessante.

Ultimamente leggo della varie bufale su Facebook (tipo quella del Moment che secondo uno studio non identificato di un team di esperti non identificati aumenterebbe il rischio di infarto, smettela di metterla su Facebook, su, è una bufala!) e mi soffermo a pensare quanto sia facile ingannare la gente.

La gente che, naturalmente, vuole farsi ingannare. Chi, cioè, per comodità probabilmente, non è abituato a essere critico, a fare un minimo di ragionamento e vuole credere a tutto perché gli fa comodo così. Sono cattiva? E’ vero, sono una brutta persona. E, confesso, guardavo con interesse scientifico le televendite di Wanna Marchi.

Ma chi era Charles Ponzi?

Carlo era dotato di un’intelligenza fuori dal comune: avrebbe potuto fare l’università, ma secondo lui era più interessante spendere tempo e soldi nei locali (anche quelli letterari) a parlare con la gente. Come tantissimi italiani nel 1903 si imbarca sulla S.S. Vancouver alla volta dell’America.

Disse in seguito nella sua autobiografia incompiuta The rise of Mr Ponzi che arrivò negli States con “2 dollari e 50 di moneta e un milione di speranze”. E che le speranze non lo abbandonarono mai. Imparò l’inglese nel giro di poco tempo. Era considerato affascinante, capace e simpatico. Prosegui la lettura…