I nomi sulle auto: come diventare e far diventare vittime i figli

Come diventare vittime: mancano il cellulare e l'indirizzo di casa...
Come diventare vittime: mancano il cellulare e l’indirizzo di casa…

Un tempo guardavo con un misto di sospetto e inquietudine quelli che si attaccavano i dadi di peluche allo specchietto retrovisore dell’auto. In realtà li guardo ancora con sospetto e inquietudine. Ma i dadi di peluche sono il meno dei mali.

Chi decide di personalizzare l’auto di solito ha un tratto narcisistico di personalità. Ovviamente non è una cosa grave. In molti ce l’hanno. Tipo quelli che hanno un blog come questo e che per giunta firmano articoli e vanno, ogni tanto, in tv.

Il tratto narcisistico è quello che spinge (più di altri tratti) ad apparire, a informare gli altri di cose di cui gli altri, molto spesso, farebbero volentieri a meno, soprattutto perché non sentivano il bisogno di essere informati.

I dadi di peluche...
I dadi di peluche…

Detto questo c’è chi sente la necessità di appiccicare sull’auto gli adesivi con il proprio nome, quello del partner, dei figli, del cane e del gatto. La domanda sorge spontanea: perché? Perché non può fare a meno di far sapere al mondo chi diavolo c’è a bordo dell’auto?

Probabilmente quello di mettere i nomi sulle auto è un bisogno di essere riconosciuti come individui, di non passare per un numero, oppure, più semplicemente, di puro e semplice narcisismo: “Ehi, tu, lo so che vivi serenamente la tua vita, ma qui dentro ci sono Davide e Sara e sappi che si amano, cazzo!”.

Davvero ci interessa di sapere di Marco e Anna?
Davvero ci interessa di sapere di Marco e Anna?

Ovviamente non ho la più pallida idea di chi siano Davide e Sara, ma la frase (variando i nomi a seconda dell’occasione) è quella che immagino transitare nei cervelli di Davide e Sara che poi, magari, passano serate intere a insultarsi: ma fuori il mondo sa della loro esistenza.

Insomma. Sicuramente sono una brutta persona, ma chi si appiccica i nomi sulle auto mi scappa da dire che è un narcisista che vuole far sapere a tutti quanti della sua famiglia, dei suoi figli e della sua immensa e incontrovertibile felicità.

Dimmi come chiami i figli e…

Quando viaggio e c’è qualcuno davanti che ha attaccati i cuori con dentro Greta e Sofia a bordo di solito mi scappa un chissenefrega. Cioè, davvero pensi che a qualcuno interessi che ci sono Greta e Sofia a bordo? Davvero? In realtà gioco un po’ a fare i profili.

E i nomi sulle auto mi aiutano un sacco. Chi chiama i figli Jessica, Kevin, Maicol (esatto, Maicol) ha le auto un po’ tamarre (e non è escluso che ci siano anche i dadi di peluche). Chi ha due figli e li chiama con la stessa iniziale di solito ha l’auto perfettina.

Il più intelligente di tutti: specchio di destra rotto, figlio fuori dal finestrino...
Il più intelligente di tutti: specchio di destra rotto, figlio fuori dal finestrino…

Ma sto divagando.

Gli adesivi erano nati con un più sobrio “bimbo a bordo” con l’intento dichiarato di parlare alle coscienze dei pirati della strada: facessero attenzione a quell’auto, le altre non importa, perché c’era il bimbo a bordo. Quindi quell’auto lì, se puoi, non farla schiantare.

L’evoluzione del bimbo a bordo

Le case di prodotti per l’infanzia infilavano il loro logo ben visibile sull’adesivo e poi, già che c’erano, ci scrivevano anche che c’era il bimbo a bordo. Difficile credere, per le brutte persone come me, che davvero il pirata della strada prima di fare lo stronzo leggesse l’adesivo.

Ma tutto può essere. Con il tempo le cose sono peggiorate a tal punto che gli adesivi adesso uno li può mettere di tutta la sua allegra famiglia del mulino bianco. E quindi sul retro dell’auto abbiamo Paolo, Marta, Giulia, Luca e Bobby il cane come guest star.

E siamo arrivati alla pericolosità della cosa. Il mondo non è fatto solo di gente brutta come me che se ne frega bellamente degli adesivi con i nomi sulle auto. Ci sono, per esempio, anche i pedofili. Che, in questo caso (e in molti altri), sono i più pericolosi di tutti.

Come diventare vittime: mancano il cellulare e l'indirizzo di casa...
Come diventare vittime: mancano il cellulare e l’indirizzo di casa…

I figli serviti su un vassoio d’argento

Mettiamo il caso che la bella auto (ovviamente famigliare) di Paolo raggiunga il parco per far scorazzare Bobby. Con lui, che per forza dev’essere Paolo, scende una bimbetta sugli otto anni, con i capelli lunghi, chiari, molto carina.

Il pedofilo che normalmente frequenta posti in cui ci sono bambini, tipo qualsiasi parco pubblico, vede la piccola. E aveva già visto l’auto accostare. E aveva letto i nomi. Giulia corre dietro a Bobby che intanto sbava felice qui e là affinché qualcuno gli lanci la pallina.

Paolo nel frattempo si siede su una panchina e prende in mano lo smartphone per fare una telefonata o per guardare le previsioni del tempo. Giulia chiama Bobby. E nel frattempo si allontana un pochino, non tanto, solo un pochino da Paolo.

"Rebecca! Rebecca! Sei Rebecca, vero? Sono un amico di tua mamma!"...
“Rebecca! Rebecca! Sei Rebecca, vero? Sono un amico di tua mamma!”…

Sconosciuti che ti conoscono

A quel punto Paolo vede Bobby correre avanti e indietro per il parco, Giulia resta un po’ nascosta dai cespugli bassi, ma la sente chiamare Bobby. Il pedofilo passa vicino a un cespuglio, chiama Giulia. La chiama per nome, perché ovviamente l’ha letto sull’auto.

E sull’auto i primi due nomi (soprattutto se le figure sono alte) appartengono ai suoi genitori. Un maschio non è, per cui esclude che sia Luca, il cane è evidentemente Bobby, per cui non resta che Giulia. Ed è lei.

Giulia si volta. E lì inizia un’amabile conversazione: “Ciao Giulia, come stai? Probabilmente non ti ricordi di me, sono Antonio, un amico di tua mamma. Marta. Pensa che ti ho visto nascere, poi ci siamo persi di vista”. La conversazione può andare avanti minuti interi.

Se avete gli adesivi con i nomi sull'auto, fatevi un favore: staccateli. :)
Se avete gli adesivi con i nomi sull’auto, fatevi un favore: staccateli. :)

Se mi conosci allora siamo amici

O qualche secondo. “Giulia, vieni un attimo qui, ho una cosa che volevo dare a Marta, ma poi l’altro giorno mi sono dimenticato. E’ un regalo per tuo fratello, Luca, e ne ho uno anche per te”. E Giulia, che di solito è una bambina piuttosto sveglia, segue il pedofilo.

In definitiva il solerte Paolo e l’amorevole Marta le hanno insegnato a non fidarsi degli sconosciuti. Ma uno che ti parla della tua famiglia, fa tutti i nomi, e sembra gentile, siamo proprio sicuri che sia uno sconosciuto?

E voilà. Il gioco è fatto. Un altro esempio? Una persona vi ferma per strada: “Marta!”. Vi fermate all’improvviso, perché siete voi, siete Marta. “Vengo dalla scuola di tuo figlio Luca. E’ successo un incidente, vieni con me!”.

Quasi quasi mi hai convinto

Magari siete un tipo di Marta che si ferma a controllare bene, che tira fuori il cellulare, chiama la scuola, fa un sacco di domande. Magari siete invece il tipo di Marta che entra nel panico e, vuoi perché la persona sembra affidabile, vuoi perché vi siete agitate, decidete di fare ciò che vi viene detto.

La colpa non era solo del lupo. La colpa era della mamma.
La colpa non era solo del lupo. La colpa era della mamma.

La mamma di Cappuccetto Rosso

Impossibile? Non direi. Da bambina ho sempre pensato che la fiaba di Cappuccetto Rosso fosse davvero sciocca. Insomma. Quale madre avrebbe mandato la sua bambina attraverso il bosco per portare qualche mela alla nonna?

Cioè, magari l’avrebbe accompagnata. Invece no, lei fa tutte le raccomandazioni e poi infila la figlioletta dritta dritta nelle fauci del lupo cattivo. In realtà la fiaba, l’ho scoperto dopo, non è per i bambini, ma per i genitori.

L’avvertenza era lì, davanti al naso: genitori, non mettete in pericolo i vostri figli. Non importa quante raccomandazioni facciate loro. Ci sarà sempre qualcuno pronto a sbugiardarvi, a prendersi gioco di voi. Perché voi siete stati un po’ ingenui.

Quindi…

Nel dubbio non attaccate i nomi sulle auto. I vostri nomi e soprattutto quelli dei vostri figli. E’ una pratica inutile. Nella maggior parte dei casi alla gente di voi e dei vostri figli frega meno di niente.

E se davvero pensate che il pirata della strada vi eviti perché avete un bimbo a bordo, siete un po’ ingenui. Attaccare i nomi sulle auto può essere pericoloso. Molto pericoloso. Vi rende vulnerabili, facilmente attaccabili. Voi e soprattutto i vostri bambini.

16 pensieri su “I nomi sulle auto: come diventare e far diventare vittime i figli”

  1. Non avevo mai pensato alla questione dei pedofili…ma non ho mai sopportato gli adesivi “bimbi a bordo”. Perchè, come dici tu, rispetta il codice della strada. Comunque! Bimbi o non bombi. E poi, spesso, quelle che hanno l’adesivo guidano malissimo: telefonino incollato all’orecchio, o sigaretta accesa (con bimbo a bordo). O tutti e due. E allora, di cosa parliamo?

  2. Ciao Ross,

    farò caso a come guidano. Per ora mi sono limitata a un profiling un po’ light… Il fatto che l’adesivo fosse un deterrente per pirati della strada suonava già piuttosto ridicolo all’epoca. In ogni caso se tu mi dici che chi ha gli adesivi col bimbo a bordo guida peggio di altri, ci devo proprio fare caso! 🙂

    Grazie e a presto,

    Cristina

  3. Anch’io ai pedofili non avevo mai pensato e ho sempre risposto mentalmente a questi adesivi con un “e quindi?”…attento sto attento comunque alla tua auto nel traffico e allora ho sempre pensato che costoro mettono l’adesivo a guisa di giustificativo per alcune infrazioni al codice (vado a 20 all’ora in autostrada perché ho i bimbi a bordo, mi fermo in doppia fila dove capita perché “d’altronde ho i bimbi a bordo”) e quindi in un certo senso concordo con Ross.
    A me comunicano “siamo un’allegra brigata felice quindi scusateci in anticipo per le nostre distrazioni”. Perché se c’è già una regola da rispettare (il Codice della Strada) sentiamo il bisogno di rafforzarla e personalizzarla? Guido parecchio all’estero per diporto e non mi sembra di aver visto una così massiccia diffusione di questi adesivi nel resto d’Europa (maggiore attenzione alla pedofilia o rispetto senza fronzoli dei Codici della Strada)?

    n.b.: mi autodenuncio, ho una bandierina italiana attaccata dietro…oddio cosa vorrà dire?

  4. Ciao JTK,

    trovo il tuo punto di vista frizzante e impertinente. E mi piace di brutto. Anch’io, confesso, ho sempre pensato a questi adesivi come a qualcosa che ricorda molto da vicino una “gioiosa macchina da guerra”… E li ho sempre trovati fastidiosi. A tratti imbarazzanti.

    Sono contenta, in questo momento, di non essere l’unica ad averla pensata così.

    All’estero, con alcune eccezioni, ho notato che si guida meglio. Agli adesivi nonho fatto caso.

    La bandierina italiana di cui fai ammenda significa che sei una persona che al suo Paese e alle sue origini ci tiene. Credo. Hai parlato di “viaggi di diporto” e ora mi parli di una bandierina “attaccata dietro”: hai una barca? Un camper? 🙂

    A presto,

    Cristina

  5. Mi fai mettere una battuta feroce, anzi una e mezza?
    Ricordo, un po’ di tempo fa, la Montalcini la quale, parlando del cervello umano, affermò che era ancora in corso di evoluzione.
    Si sarà mica sbagliata? Voleva dire involuzione?
    Evviva la prudenza nel mantenere la privacy!

  6. Non ho mai amato gli adesivi sull’auto e non li ho mai usati, nonostante le decine di adesivi rifilatimi dai vari negozi per l’infanzia quando facevo acquisti per i miei bambini neonati.

    Io che mi preoccupo di evitare i nomi reali dei bambini persino nel blog, devo ammettere che invece non avevo mai pensato all’uso che potrebbe fare un pedofilo di queste informazioni esposte in bella vista e fin troppo vicine ai propri figli.

    Grazie per la riflessione, la condividerò il più possibile tra i miei contatti.

  7. Ciao Murasaki,

    mi scuso per il ritardo con cui pubblico il commento.

    Fai benissimo a evitare i nomi reali nel blog. Il mio post non vuole scatenare il panico, solo un po’ di buonsenso 🙂

    Grazie per la condivisione e a presto,

    Cristina

  8. ….un camper, ma non uno di quei pachidermi bianchi da 6 metri e più; tornando un attimo agli adesivi, non sarebbero vietati dal nostro CdS se impediscono la visuale posteriore?

  9. Ciao JTK,

    immagino che niente possa impedire la visione, né i dadi di peluches né gli adesivi. Il codice dice che la visuale deve essere sgombra. Se uno si appiccica l’intero albero genealogico al vetro immagino che qualsiasi vigile possa contestargli il fatto che la visione è impedita… 🙂

    A presto,

    Cristina

  10. Un ipotetico pedofilo potrebbe tranquillamente aspettare che la madre o il padre chiami a gran voce il figlio per carpirne il nome, e il “richiamo” è spesso inevitabile. Però non avevo mai riflettuto su questi adesivi, in quest’ottica almeno. Continuerò ad insultarli dall’interno del mio abitacolo quando li vedo, perché sono oggettivamente odiosi. 😉

  11. Buongiorno Sonny,

    vero. I pedofili sono molto abili nel carpire qualsiasi informazione sia per quanto riguarda la logistica (nomi, spostamenti e altro), sia per quanto riguarda i non detti. I bambini più in pericolo, per esempio, sono i bambini non ascoltati in famiglia.

    Nel pedofilo rischiano di trovare un ottimo ascoltatore.

    Sicuramente la prassi di urlare a gran voce i nomi dei figli al parco è cosa recente. E fa la felicità di qualsiasi malintenzionato. I figli non andrebbero, ovviamente, chiamati a gran voce. Sia per evitare che i malintenzionati approfittino, sia per non seccare chi, al parco, ci va per leggere 🙂

    Gli adesivi sono un “aiuto” in più al pedofilo. Naturalmente non tutti i pedofili sono appostati a vedere gli adesivi sulle auto. Ma dato che succede, ho pensato di segnalarlo 🙂

    Grazie per il commento e grazie per il passaggio da queste parti 🙂

    Cristina

  12. Faccio coming out. Sono un’inguaribile narcisista e professo candidamente la mia dipendenza dalle ipnotiche ciliegione rosse del Pasha che ciondolano attaccate al finestrino posteriore. Sul lunotto posteriore troneggia un cartello di pelouche GATTO A BORDO. Non è specificato il nome del micio.

  13. Ahahahaah!!!
    Ciao Ida!

    Credo che il tuo sia un gatto molto, molto fortunato! 🙂

    Un abbraccio

    Cris

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