Il gaslighting: quando ti fanno credere di essere matto

Screenshot dal film Gaslight (in italiano Angoscia) del 1944: Ingrid Bergman guarda preccupata le luci che era convinta di aver lasciato acceso.
Screenshot dal film Gaslight (in italiano Angoscia) del 1944: Ingrid Bergman guarda preccupata le luci che era convinta di aver lasciato acceso.

La mia amica Laura ha condiviso un link sulla mia bacheca di Facebook con un articolo in merito al “gaslighting” chiedendomi di raccontarle qualcosa in più. Laura è amica da una vita (tipo da una quarantina d’anni, mese più, mese meno) e confida un po’ troppo nelle mie capacità.

In ogni caso si è aperto, come sempre accade con lei, un entusiasmante approfondimento fatto di ricordi e di altre informazioni recuperate su manuali e sull’internet sul fenomeno del “gaslighting” tanto che ho pensato di scriverci un post. Grazie Laura!

Viene indicato con “gaslighting” il comportamento di una persona che con sotterfugi e premeditamente fa credere a un’altra persona di essere matta. Si tratta a tutti gli effetti di un abuso psicologico. Uno degli esempi che mi è venuto in mente l’avevo letto in un manuale (a cui, causa neuroni bruciati a mazzi, non riesco a risalire).

Si parlava di un marito che volendo entrare in possesso dei beni della moglie aveva deciso di farla ammattire per poi farla interdire. Era un fatto molto vecchio. In sostanza il tizio non faceva altro che posizionare l’altoparlante del grammofono verso la parete della camera da letto della moglie e poi lo faceva suonare nottetempo.

La poverina si svegliava di soprassalto tutta sconvolta: quella musica, gli aveva raccontato, l’ascoltava sua madre e lei era convinta che fosse il fantasma della madre tornato per tormentarla. Il marito continuò con questo trattamento per giorni fino a che la poverina uscì davvero pazza e addirittura si suicidò.

Screenshot di Charles Boyer (il marito offender) e di Angela Lansbury.
Screenshot di Charles Boyer (il marito offender) e di Angela Lansbury.

Lui entrò in possesso dei suoi averi, ma pare che i domestici lo accusarono di aver indotto al suicidio la consorte. Il termine “gaslighting” deriva da una rappresentazione teatrale Gaslight in cui il marito fa scomparire oggetti della moglie oltre ad abbassarle progressivamente le luci di casa (erano lumi a gas, da qui il titolo) per indurla a credere di essere matta.

La pièce è stata portata sul grande schermo dal regista George Cukor nel 1944 ed è interpretato da Ingrid Bergman, Charles Boyer, Joseph Cotten e da una giovanissima e meravigliosa Angela Lansbury (la futura Signora in giallo). In italiano il film ha per titolo Angoscia.

Di solito il gaslighting avviene tra due persone piuttosto intime tra loro e in cui si sia creato, magari con il tempo, un rapporto di dipendenza e di fiducia. Si tratta di un comportamento messo in atto consciamente e con uno scopo (potremmo anche chiamarlo movente) ben preciso.

Molto spesso si tratta di una questione di soldi, altre volte si tratta di sesso. Se ti faccio uscire matto e ti faccio interdire posso mettere le mani sui tuoi quattrini per poi magari spassamerla con qualcun altro. Sembra quasi un mezzo meno cruento dell’omicidio, anche se, in effetti, le violenze psicologiche inflitte alla vittima sono tremende.

Con Laura abbiamo ragionato sul fatto che l’articolo che ha condiviso sulla mia bacheca parlava di casi in cui l’offender, quello che mette in atto il gaslighting, è un antisociale (un sociopatico) che manipola la vittima e che la insulta pesantemente, magari dicendole, anche di fronte ad altri, che è stupida.

Il buono che aiuta la protagonista. Screenshot di Joseph Cotten.
Il buono che aiuta la protagonista. Screenshot di Joseph Cotten.

Ma, cara, non ti ricordi?

In realtà il gaslighting non è un comportamento così grossolano e manifesto. Al contrario si tratta di qualcosa di subdolo e molto spesso è la vittima stessa a rivolgersi al suo aguzzino, che appare molto accogliente e premuroso, in cerca di aiuto. Si tratta più che altro di minare dalle fondamenta la mente della vittima.

Chi mette in atto il gaslighting è un sociopatico ed è sicuramente un sadico: vuole vedere la sua vittima distrutta, a pezzi, vuole vederla vacillare e cadere. Non tanto per essere lì a soccorrerla quando questa non ne potrà più, quanto per il piacere intrinseco che trae nel fare del male.

Eppure mi pareva di aver parcheggiato lì…

Tempo fa mi è capitato il caso di una donna che si era separata dal compagno. I due erano rimasti in ottimi rapporti, tanto che usavano sentirsi al telefono un paio di volte al mese, in amicizia. A un certo punto lei iniziò a sospettare di essere sul punto di un esaurimento nervoso.

Ogni volta che parcheggiava l’auto in strada doveva poi cercarla per minuti interi. Le prime volte non ci aveva neppure fatto caso: l’auto era parcheggiata pochi posti più avanti o più indietro rispetto a dove ricordava di averla lasciata. Si trattava di poche decine di metri.

Ingrid Bergman molto provata dopo parecchio gaslighting.
Ingrid Bergman molto provata dopo parecchio gaslighting.

Con il tempo aveva iniziato a parlarne con il nuovo compagno e poi, tra l’altro, anche con il suo ex che, sentendola agitata, si era prodigato per tranquillizzarla suggerendole qualche giorno di riposo. Quando tutto sembrava andare per il meglio, ovvero l’auto veniva ritrovata esattamente dov’era stata parcheggiata, la situazione precipitava.

Oddio, sto ammattendo!

Alla fine la donna era quasi rassegnata alle bizze del suo cervello poco attento. In realtà ne venne a capo dalla sera alla mattina parlandone, per caso, con un conoscente che, pragmaticamente, le chiese chi altri avesse le chiavi dell’auto. All’improvviso ricordò che oltre al suo nuovo compagno le aveva anche il suo ex.

Fu semplice appostarsi e attendere l’evolvere degli eventi. Ci volle del tempo (l’auto veniva spostata una volta ogni tanto, non sempre) ma alla fine la donna riuscì a cogliere l’ex compagno sul fatto: saliva in auto e la spostava di qualche metro. Disse che era arrabbiato e che si era sentito mancare la terra sotto i piedi quando fu lasciato.

La sua intenzione era quella di far provare alla sua ex le sue stesse emozioni. Un modo subdolo, seriale, architettato e pensato a tavolino che, tra l’altro, richiede una certa costanza. In molti casi abbiamo invece a che fare con offender che fanno credere alle loro vittime di non ricordare nulla o di ricordare male.

Screenshot della meravigliosa (e ache un po' inquietante) Angela Lansbury in Angoscia.
Screenshot della meravigliosa (e ache un po’ inquietante) Angela Lansbury in Angoscia.

Ma se te l’ho appena detto?!

Non si tratta, naturalmente, del normale rapporto tra coppie in cui, spesso, accade che uno dei due sia più svampito dell’altro. Il gaslighting di questo tipo è funzionale a far esaurire la vittima. Si tratta di frasi costanti: “Ma come? Davvero non ricordavi che veniva il mio capo a cena? Eppure te l’ho detto giusto questa mattina!”.

Non una volta, mille altre: “Ma come? Davvero non ricordavi che eravamo invitati dai Rossi? Eppure te l’ho ricordato proprio ieri sera!”. E via di questo passo. Fino a che la vittima, che sicuramente deve avere un certo carattere (si fida più di quello che le viene detto dal partner che non del suo cervello), crolla.

Nel film Angoscia, se volete approfondire l’argomento, il gaslighting è spiegato con dovizia di particolari e il film, anche a distanza di 71 anni, è sempre attuale. Oltre a essere un capolavoro. Tra l’altro Ingrid Bergman vinse l’Oscar come migliore attrice protagonista. E un Oscar andò anche alla scenografia.

Nomination per l’allora 18enne Angela Lansbury come attrice non protagonista e nomination per miglior film, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale, migliore fotografia. Ingrid Bergman vinse anche il Golden Globe. Il film fu presentato anche al festival del cinema di Cannes.

6 pensieri su “Il gaslighting: quando ti fanno credere di essere matto”

  1. Beh, di questi casi ne ho sempre sentito parlare superficialmente e non credevo potessero esistere veramente. Mi risulta difficile ammettere che ci siano persone “suggestionabili” a tal punto come del resto non ritenevo esistessero “offenders” che potessero concepire sul serio simili piani criminosi.

  2. Ciao JTK,

    forse ho omesso di dire, e ti ringrazio per averlo fatto notare, che non tutti i giorni ci si imbatte in un offender che fa gaslighting a questi livelli. Molto più spesso si ha a che fare con personaggi rozzi e un po’ grossolani che insultano apertamente il partner (uomo o donna) minandone l’autostima.

    Alcuni manuali sostengono che anche queste condotte sono riconducibili al gaslighting. Io appartengo invece a una scuola di pensiero più purista: il gaslighting è qualcosa di subdolo messo in atto non tanto e non solo per minare l’autostima dell’altro, bensì per arrivare a uno scopo più consistente.

    Come dici tu, il gaslighting (così come gli abusi psicologici) fanno molta più presa su persone predisposte a credere davvero a ciò che viene detto loro. Da un lato si può parlare di suggestione (come nel caso della signora che era convinta che a tormentarla fosse il fantasma della mamm), in altri casi si può parlare invece di semplice e buonafede.

    Il caso della signora che si dava la colpa per non ricordare dove avesso messo l’auto. Vista da fuori la situazione poteva essere affrontata in modo più pratico e difatti chi intervenne a chiedere delle chiavi era qualcuno che non credeva affatto che la signora fosse sull’orlo di un esaurimento nervoso…

    Però, sì, purtroppo tra gli abusi psicologici c’è anche il gaslighiting.

    E, come ben dici tu, si tratta a volte di veri e propri piani criminosi.

    A presto e buona giornata! 🙂

    Cristina

  3. Ricordo il film che citi. Non so gran che di psicologia, però mi sembra una forma perversa di condizionmento psicologico, che in forme e modi differenti viene ancora oggi, via mass media (pubblicità inclusa), ampiamente utilizzata. Non mi riferisco specificamente ad ‘indirizzamenti’ commerciali, ma al tentativo di modificare ed irreggimentare il pensiero altrui. Mi verrebbero in mente esempi evidenti che però non posso scrivere, anche perchè dovrei fare nomi di marchi assai noti. Magari soffro di qualche psicopatologia…E’ sempre un piacere la lettura dei tuoi post, graziei

  4. Ciao Giò!

    Come stai? Mi scuso per il ritardo con cui pubblico il commento. Si tratta, come ben dici tu, di un condizionamento psicologico (difatti funziona con alcune persone, ma non con altre).

    Per quanto riguarda la pubblicità o in generale i mass media non si può parlare di gaslighting, anche se sono con te nel dire che in tanti casi vi è orientamento al consumo e costruzione del consenso.

    C’è un libro, La fabbrica del consenso, che sotto questo punto di vista ho trovato illuminante. 🙂

    Grazie a te per essere passata!

    A presto,

    Cristina

  5. Ho sintetizzato troppo le frasi. I condizionamenti a cui mi riferivo non erano al gaslighting, ma ai condizionamenti psicologici. La fretta è cattiva consigliera, quando si scrive… Nessun problema e nessuna scusa dovuto, cara Cristina, la vita vera non possiamo mica passarla in rete….

  6. Ciao Gio,

    ah ecco. Il condizionamento psicologico non gaslighting è dalla tv, dal cinema, dalla pubblicità… da un sacco di cose, direi… quello che mi spaventa di più, non so a te, è l’orientamento al consumo… il fatto di indurre chi non ci pensa troppo a fare scelte che, di suo, non farebbe…

    Trovo sia drammatico.

    Grazie per le tue parole!

    A presto e buona settimana,

    Cristina

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