Lo schema Ponzi, Charles e l’avidità dei truffati

Charles Ponzi.
Charles Ponzi.

Sarà perché l’ultimo post parlava dell’infermiera di Lugo e sarà perché il 18 gennaio ricorre il 66esimo anniversario della morte, fatto sta che la vita truffaldina di Charles Ponzi, nato Carlo a Lugo (Ravenna) nel 1882 e poi partito a rincorrere il sogno negli Stati Uniti, è piuttosto interessante.

Ultimamente leggo della varie bufale su Facebook (tipo quella del Moment che secondo uno studio non identificato di un team di esperti non identificati aumenterebbe il rischio di infarto, smettela di metterla su Facebook, su, è una bufala!) e mi soffermo a pensare quanto sia facile ingannare la gente.

La gente che, naturalmente, vuole farsi ingannare. Chi, cioè, per comodità probabilmente, non è abituato a essere critico, a fare un minimo di ragionamento e vuole credere a tutto perché gli fa comodo così. Sono cattiva? E’ vero, sono una brutta persona. E, confesso, guardavo con interesse scientifico le televendite di Wanna Marchi.

Ma chi era Charles Ponzi?

Carlo era dotato di un’intelligenza fuori dal comune: avrebbe potuto fare l’università, ma secondo lui era più interessante spendere tempo e soldi nei locali (anche quelli letterari) a parlare con la gente. Come tantissimi italiani nel 1903 si imbarca sulla S.S. Vancouver alla volta dell’America.

Disse in seguito nella sua autobiografia incompiuta The rise of Mr Ponzi che arrivò negli States con “2 dollari e 50 di moneta e un milione di speranze”. E che le speranze non lo abbandonarono mai. Imparò l’inglese nel giro di poco tempo. Era considerato affascinante, capace e simpatico.

Una delle foto segnaletiche di Charles Ponzi.
Una delle foto segnaletiche di Charles Ponzi.

Nel 1907 la sua vita cambiò completamente. Da fare il lavapiatti nel retro del ristorante, passò a gestire grandi somme di denaro per una banca in Canada. La banca era gestita da un affarista senza scrupoli che, dopo aver lasciato i clienti senza un soldo, era fuggito in Messico. Mentre Ponzi era ancora in Canada.

Semplice, come firmare un assegno

Trovandosi nell’ufficio di un cliente, non fece altro che intestarsi un assegno precompilato e falsificare la firma del titolare del conto. A quel punto, con quella liquidità era certo di poter svoltare un’altra volta. Ma la polizia arrivò prima di lui e venne arrestato. Trascorse qualche anno in galera.

Anche in carcere riuscì a trovare cose da fare. Dato che era praticamente bilingue, le guardie carcerarie lo incaricarono di tradurre le conversazioni di un mafioso. Non solo. Divenne amico di un uomo d’affari di Wall Street che prese in giro medici e infermieri e si fece rilasciare dopo aver ingerito sapone.

Una volta fuori di prigione, Charles era ancora in cerca di un modo per fare soldi senza troppo faticare. E a un certo punto gli si presentò l’occasione che andava cercando. Scoprì, infatti, che per fare affari con aziende estere capitava che all’interno delle buste ci fossero dei buoni di risposta internazionali.

Lo Schema Ponzi.
Lo Schema Ponzi.

Francobolli: una miniera d’oro

In sostanza servivano per acquistare i francobolli e rispondere alle lettere. Ma dato che i francobolli avevano costi diversi in base al Paese, Ponzi capì che il guadagno era dato dalla differenza del prezzo di acquisto: se in un Paese i buoni equivalevano a 10 negli States potevano equivalere a 15 o a 20.

Quindi convinse amici e parenti ad acqusitare buoni di riposta internazionali: era sufficiente mettere il denaro nella busta, inviarla per esempio in Italia, chiedere che venissero acquistati buoni di risposta internazionali per quell’importo.

Una volta ricevuta indietro la busta, era sufficiente andare a consegnare i buoni di risposta internazionali e ottenere francobolli (del valore statuniteste) e, a quel punto, era sufficiente rivendere i francobolli (il cui importo è stampato sopra). Ponzi garantiva a tutti guadagni pazzeschi. E voilà lo schema Ponzi.

Charles Ponzi addosso.
Charles Ponzi addosso.

Dello sfruttare l’avidità altrui

Disse ad amici e parenti di dargli i soldi per acquistare i buoni di risposta internazionali e promise loro di raddoppiare i loro investimenti nel giro di tre mesi. Meraviglioso no? Dipende. Se uno è avido sicuramente ci si butta a capofitto in un’operazione del genere. E difatti parecchia gente ci si buttò.

Perché lo schema Ponzi contava proprio sull’avidità altrui. Con i soldi che gli arrivano impianta una società. E, sempre con i soldi dei primi investitori (che ha ottenuto di prima mano e con i quali ha effettivamente comprato e rivenduto francobolli) liquida i guadagni promessi.

Non a tutti, ovvio. Solo ai primi investitori. Che, a quel punto, come è naturale pensare da un lato reinvestono il loro denaro e dall’altro invitano altre persone a fare altrettanto. Con la conseguenza che nel giro di pochi mesi Charles Ponzi ha un capitale di 20 milioni di dollari. E siamo a metà degli anni Dieci del Novecento.

Multilevel marketing dite? Vero. Praticamente lo schema è quello: ma non ditelo troppo forte perché chi fa multilevel marketing si incazza di brutto e vi dice che non capite niente e che se non volete fare affari d’oro, allora cazzi vostri. Però, sshhh, lo schema è quello.

Charles Ponzi e il suo schema Ponzi da mettere sulla scrivania, volendo.
Charles Ponzi e il suo schema Ponzi da mettere sulla

Tutto mio!

Naturalmente ha milioni di dollari, ma mai potrebbe liquidare a tutti gli investitori quanto promesso: impossibile. Perché la sua società, in realtà, non fa niente. E ha smesso di acquistare buoni e rivendere francobolli. Anche perché nonostante i tassi di cambio, non sarebbe stato possibile raddoppiare il capitale iniziale.

Nel senso che se a uno che mi dà 10 prometto 20 nel giro di tre mesi e a uno che mi dà 5 prometto 10 e a uno che mi dà 50 prometto 100 in tutto, quando questi tre mi avranno dato i loro soldi, avrò 65. Mettiamo che i francobolli mi rendano il 50% in più, arrivo a 65 + 32,50. In tutto ho 97,50.

Mai abbastanza per ridare indietro 125 (i 10 + 20 + 100 che ho promesso come guadagno). Ma, perché c’è sempre un ma, sufficienti a liquidare il doppio a quelli che mi hanno dato 10 e 5, quindi 30. Certo, loro due saranno ben felici e vorrano gudagnare ancora. Mi servono.

Devono parlare di me. In modo che arrivino altri investitori. La truffa di Ponzi è epocale. Ma tutto quel denaro, tutte quelle promesse e il tutto in così breve tempo non possono non far sorgere qualche sospetto. E difatti i sospetti sorgono. Anche perché a fianco agli entusiasti investitori c’è chi non ha ancora visto un soldo.

L'ex presidente di Nasdaq, il truffatore Bernie Madoff che usò, per truffare, lo schema Ponzi.
L’ex presidente di Nasdaq, il truffatore Bernie Madoff che usò, per truffare, lo schema Ponzi.

Tutti giù per terra

Un’indagine fa luce sullo schema Ponzi: la società di Charles, la Security Exchange Company, ha solo passività. Non produce niente. Ponzi avrebbe potuto fuggire all’estero con i soldi, ma non lo ha fatto. Ha vissuto due anni di gloria, nel lusso più sfrenato e con la stima di chi gli affidava i suoi denari.

Secondo quanto disse in seguito era convinto che con quei soldi avrebbe potuto impiantare una vera azienda, onesta, che producesse davvero utili. Ma non ebbe il tempo di farlo. Dato che la polizia arrivò prima. Dal 1920 Charles Ponzi smette di essere un uomo libero: vivrà ancora altri 29 anni di cui parecchi in prigione.

I fasti della sua colossale truffa non torneranno più. Charles Ponzi ha fatto anche il traduttore, ma gli era praticamente impossibile stare lontano dai guai. Morirà il 18 gennaio 1949 in miseria a Rio de Janeiro.

La sua truffa, il suo schema Ponzi, è rimasta negli annali della storia (tanto che è la stessa che usò Bernie Madoff). Erano tutti arrabbiati con lui, ma c’è ancora chi lo stima profondamente. Forse perché la truffa aveva fatto presa solo sulla gente avida. E la gente avida non piace a nessuno.

2 pensieri su “Lo schema Ponzi, Charles e l’avidità dei truffati”

  1. Devo dire la verità, io sono appassionato di film di truffa e altre storie del genere. Quella di Ponzi la conoscevo e, anche se i multilevel tasker si offendono, è una genialata… almeno finché non ti beccano.

    Detto questo, per essere truffatori bisogna avere un bel cervello e tanto tanto tanto pelo sullo stomaco. Io non riuscirei mai, però i meccanismi che mettono su i truffatori sono affascinanti.

    Uno dei miei film preferiti è Nove Regine, proprio sulla storia di due truffatori da marciapiede che si trovano tra le mani l’affare del secolo.

  2. Ciao MrChreddy,

    lo so che i fan del multilevel marketing si arrabbiano se gli dici che hanno qualcosa in comune con lo schema Ponzi. E’ anche vero che, senza truffa, il multilevel marketing funziona con lo stesso spirito: far trovare ad altri nuovi clienti. Altrimenti il gioco si inceppa.

    Di solito i grandi truffatori come quelli dello scandalo Enron (Jeffrey Skilling e Kenneth Lay), Bernie Madoff, Charles Ponzi e parecchi altri hanno intelligenze superiori alla norma e sono persone brillanti. Skilling, Lay e Madoff hanno fatto grandi carriere. Avrebbero potuto vivere alla grande anche restando nella legalità. Ma immagino che per loro sia troppo poco… 🙂

    Il film Nove Regine lo guardo! 🙂

    A presto,

    Cristina

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