Della prepotenza: come buttare la comunicazione nel cesso

La meravigliosa targhetta sulla porta da uno dei film di Fantozzi.
La meravigliosa targhetta sulla porta da uno dei film di Fantozzi.

Il titolo mi è uscito male e mi scuso per la parola “cesso”. Una prece, invece, va alla comunicazione.

E’ successo, giorni fa, che una segretaria con cui mi è capitato di avere a che fare abbia avuto un problema con una mia fattura. Lo ammetto: sono una totale incapace a fare le fatture. So fare le equazioni di secondo grado, ma calcolare l’Iva al 22% e la ritenuta d’acconto al 20% sono scogli insuperabili.

La mia commercialista, la paziente e sempre presente Gabriella, ormai è rassegnata. Sorride benevola, ma solo perché è una brava persona, tanto che vorrei portarle tipo dei pasticcini o la colazione, solo per farmi perdonare gli errori.

Comunque. La mia incapacità è venuta fuori e, come di consueto, ho sbagliato un’altra fattura. Vengo contattata dalla segretaria che mi fa notare che la fattura è sbagliata e poi vengo subito dopo contattata, via mail, da una tizia, immagino su richiesta della segretaria, che mi fa una lezione e mi dice di non far perdere tempo agli altri.

In sostanza mi mette articoli di legge, parole in maiuscolo, copia&incolla di testi giuridici e stralci di diritto amministrativo. Ci ho messo tre minuti a leggere la sua mail e due ore per capirla. Cioè, in sostanza era un corso di economia sintetizzato. Giusto per dirmi quanto ignorante fossi.

Poveretta, lei aveva anche ragione a dirmi che davvero sono ignorante in materia di fatturazione. Difatti non faccio la commercialista. Solo che nel comunicarmi quanto fossi ignorante ha pisciato un po’ fuori dal vaso, per dirla come una signora.

Inizia con:

Gentile dott.ssa Rondoni, buongiorno.

Chi sbaglia il cognome del suo destinatario è già uno che dimostra che del destinatario gli frega un cazzo. Scusate, oggi è martedì e il martedì è la mia giornata più scurrile delle altre. Il mio cognome è, tra l’altro, contenuto nel mio indirizzo mail, quindi non ci vuole una laurea in lettere per scrivere il cognome in modo corretto.

E poi c’è quel punto dopo il buongiorno che vale come un vaffanculo. Scrivere è come parlare e i punti fermi si sentono e come. I punti fermi, dopo il buongiorno, sono gli occhi alzati al cielo, sono gli sbuffi dal naso e le espressioni di disprezzo. Dei sonori vaffanculo, insomma.

La signorina Rottermeier!

Uh! La signorina Rottermeier!
Uh! La signorina Rottermeier!

Chi vi scrive così, ce l’ha con voi. E non è paranoia. E’ profiling. Non si scrive “buongiorno.” si scrive “buongiorno,”. Un po’ di buona creanza è sempre consigliata.

Diciamo che a quella mail da signorina Rottermeier che le ha fatto guadagnare di diritto il titolo di “donna più stronza del mondo 2015” già a fine gennaio ho risposto con un mail in cui la invitavo a esternare le sue considerazioni senza diventare prepotente e sgradevole.

Non solo. Nella mail, facendo scorrere il testo, c’erano altre comunicazioni intercorse tra lei e la segretaria: “c’è un’altra fattura, la 488, che ti pago con carta di credito, sono 3.450 euro, ma poi cambiamo la data…” insomma, robe che non mi riguardavano.

E lì ho iniziato ad avere qualche dubbio sulle effettive doti delle due allegre comari: a parte la buona creanza che non tutti hanno in dono alla nascita, è buona norma evitare mail con informazioni riservate che riguardino altri clienti.

Di pesanti candelabri e altre armi

Così le scrivo nuovamente per dirle che trovo piuttosto sconveniente che ci siano informazioni riservate trattate come se si stesse parlando della lista della spesa dei detersivi. Poi decido anche di farle una telefonata per chiarire il punto.

Al telefono risulta una di quelle persone da “e quindi?”. Quelle di cui uno non si stupisce se finiscono tramortite da un pesante candelabro calato sul cranio da qualcuno un po’ meno paziente degli altri. E infine, dopo meno di due minuti, la donna più stronza del mondo chiude la conversazione.

Il candelabro. Pesante. Lo voglio.
Il candelabro. Pesante. Lo voglio.

Non è caduta linea. Ha chiuso lei dicendo: “ma che cazzo, ma va va”. Al momento mi ha fatto sorridere. Poi ho cercato per casa il candelabro e, non trovandolo, l’ho segnato tra i desiderata per il prossimo Natale e infine mi sono rassegnata.

No, ma continuate pure…

Ricevo poi un’altra mail, mentre sono in tram, dalla donna più stronza del mondo, un’altra comunicazione di servizio in cui sono diventata la “Gent.ssima dott.ssa Brondoni” (vi fanno male le dita a scrivere tutta la fottuta parola?) e con un altro destinatario in copia. Ci faccio caso fino a un certo punto, leggo la mail, invento una nuova bestemmia e torno alla lettura del romanzo di Luca Bianchini “Io che amo solo te”.

Ieri ricevo una mail dall’uomo più sgradevole dell’universo. Il tizio in copia. Si tratta di una persona che non conosco, che non so perché sia stato messo in copia per conoscenza dalla donna più stronza del mondo (forse semplicemente perché è una povera stronza) e di cui mi frega niente.

Del pensare di essere forti (con chi si pensa sia debole, ovvio)

La mail è una di quelle che contengono una minaccia strisciante. La minaccia è tutta in questa frase: “Con un po’ più di tolleranza tutto si sarebbe potuto risolvere “de plano”, ad ogni buon conto la vicenda, come da questo studio consigliato, può essere considerata tecnicamente conclusa”. Capito?

In sostanza mi sta dicendo di smetterla, perché il suo studio, uno studio importante, di uno importante, che fa robe importanti, lo consiglia. E quella è la minaccia. Qualcuno che si intromette, senza averne titolo, tirando in ballo il suo studio e il suo consiglio è qualcuno che crede di avere in mano gli altri.

Ancora Fantozzi.
Ancora Fantozzi.

E un prepotente. Non mette gli apostrofi e si firma dottore, esordisce con un: “dal momento che mi coinvolge mi corre l’obbligo di dire la mia, non fosse altro che per desiderio di verità”. Non sapendo chi sia, non l’ho coinvolto. Ed è evidente che è stato coinvolto dalla donna più stronza del mondo.

Uh, brrrr! Eh, che paura!

Ma la consuetudine a cui è ormai assuefatto di manipolare la verità per piegarla, prepotentemente, a suo favore non gli fa nemmeno vedere quando si renda ridicolo: mente sapendo di mentire. Si tratta di uno talmente abituato a fare il bullo, il gradasso, lo stronzo che non è neppure in grado di rendere la sua comunicazione vagamente reale. “Dato che mi coinvolge”, no, ma davvero, ma chi cazzo sei? Ma chi ti conosce?

La morte della comunicazione è questa: i bulli che non sanno l’italiano, i prepotenti che si trincerano dietro ai soldi, e solo a quelli, convinti, gretti materialisti, che comanda chi ne ha di più. I gradassi che urlano in maiuscolo perché non hanno argomenti. Gli stronzi che fanno finta di rispettare la cortesia con un gent.ssima dott.ssa.

E alla donna più stronza del mondo e all’uomo più sgradevole dell’universo abituati a vedere negli altri la rabbia che scambiano per rispetto un po’ sorrido.

Scrivete e comunicate davvero di merda. E non mi fate paura. 🙂

7 pensieri su “Della prepotenza: come buttare la comunicazione nel cesso”

  1. A me sta capitando di peggio! Io sono disoccupato e partecipo ad un concorso della Pubblica Amministrazione, per un lavoro impiegatizio e part-time. Sono stato giudicato “non adeguato”.
    Ma il problema è che hanno compilato la lettera piena di strafalcioni, per rendersi irrangiungibili ed altri errori. Secondo la lettera, la prova scritta si teneva in un edificio al civico 91, però quella via termina al numero 85. Prima scrematura: su 56 convocati, solo una decina sono presenti. Prova orale da svolgersi al civico 55, invece era al 53. Sempre 56 convocati, ma eravamo presenti 5/6…
    Altri strafalcioni in parole che iniziavano con minuscole mentre dovevano usare le maiuscole quotando prodotti registrati e di marca. Inoltre facevano confusione tra sistema operativo e software applicativo. Completata la documentazione, verrà inviata alla Procura della Corte dei Conti regionale affinché valutino come vengono sperperati i soldi pubblici….

  2. Cioè, prima ti viene a fare la lezione di economia e poi divulga informazioni riservate? Mettendo per altro una persona in copia senza dirti chi è?
    Saranno pure dottori e professionisti dello studio GranCeppa, ma si sono dimenticati di fare un corso di Educazione Base.
    Poi ci si lamenta che i ragazzini sono maleducati. Ma gli adulti cosa sono?

  3. Kafkiano, ma attualmente normale. Non ricordo dove l’ho letto o sentito dire: il ridicolo lo/li seppellirà, ma certo ne occorrerebbe un’immensa e veloce colata. Nel frattempo il turpiloquio è ampiamente giustificato, direi quasi necessario.

  4. Gentile Giovanni,

    hai tutta la mia comprensione e credo sia terribile quanto successo: eliminare qualcuno evitando le regole del gioco è davvero assurdo.

    Ti auguro di trovare al più presto il lavoro che cerchi.

    Grazie per essere passato,

    Cristina

  5. Ciao Carlotta,

    guarda… sono senza parole. Nel senso che le ho infilate nel post (parole e parolacce). Avrei voluto pubblicare anche le altre cinque o sei mail, compresa l’ultima a cui ho deciso di non rispondere, in cui si è arrivati all’insulto… Nel senso che loro mi hanno insultato.

    Ma non importa. Alla fine il post mi ha dato modo di sorridere mentre scrivevo e il resto pazienza. L’importante è non diventare come loro, ecco.

    Ah, e in privato posso dire in quale studio di commercialisti/fiscalisti/avvocati di Milano non andare 🙂

    A presto,

    Cristina

  6. Ciao Giovanna,

    il turpiloquio mi è uscito un po’ in malo modo… Ma era un’occasione speciale! 🙂 La risata che li seppellirà secondo me è dietro l’angolo.

    Una conoscenza comune (mia e loro) mi ha suggerito di inviare loro una mail con l’oggetto “Complimenti! Sei stato eletto idiota del vilaggio globale edizione 2015!” e il link del post nella mail…

    Ho risposto che no, non l’avrei fatto. Non era il caso. Stamattina la conoscenza comune mi ha fatto sapere che qualcuno ci ha pensato al posto mio… 🙂

    A presto!

    Cristina

  7. @cristina brondoni
    Gentile Cristina, oramai abbiamo raggiunto un livello di tassazione molto alto, ma pochissimi sono i cittadini che si lamentano col proprio Comune o altre PA sul “come” vengano sperperati i soldi pubblici. Ad esempio il colore di evidenziazione dei passaggi pedonali. Solo il giallo è consentito dal Codice della Strada, ma ne trovo evidenziasioni delle strisce zebrate fatte col blu, rosso, verde e nero. Quest’ultimo colore, un po’ più scuro dell’asfalto. Avrei molti esempi da citare sul come vengono sperperati i soldi pubblici, tanto sono nostri e quadagnati col nostro lavoro….

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