Amanda e Raffaele assolti. Imparare a raccogliere le prove

Il gancetto del reggiseno su cui si è basato l'intero processo.
Il gancetto del reggiseno su cui si è basato l’intero processo.

Amanda e Raffaele assolti. Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano imputati per l’omicidio di Meredith Kercher avvenuto a Perugia il primo novembre del 2007, sono stati assolti, senza rinvio, dalla Corte di Cassazione per non aver commesso il fatto.

Anni e anni di processi per poi arrivare alla soluzione del primo grado: perché il primo grado aveva già stabilito che no, loro, con l’omicidio non c’entravano. Poi in appello si era ribaltato il tutto: colpevoli, molto colpevoli.

E ormai sembra che sia la norma: uno dice una roba? Perfetto, l‘altro allora dice il contrario. Non c’è via di mezzo, non c’è sfumatura di grigio: solo bianco o nero. Solo sì o no. Ed è strano, perché il nostro codice penale offre parecchia scelta.

Comunque.

La Cassazione li ha assolti. E finalmente. E per fortuna. Perché il problema che sta alla base di tutta la storia, e l’avvocato di Raffaele Sollecito, Giulia Bongiorno, lo dice da sempre, è stata la mancanza di prove. Prove provate. Prove reali. Prove con la P maiuscola.

La raccolta delle prove nella casa di via della Pergola dove fu trovata morta Meredith ha praticamente fatto il giro del mondo: gli americani e gli inglesi ci hanno preso per il culo apertamente per l’incapacità di tirar su due reperti utili.

La stanza di Meredith.
La stanza di Meredith.

No, ma fai con calma, eh…

Uno che con i guanti sporchi tocca ovunque e poi, uh! Ma guarda! Ho trovato questo! Ho trovato questo! E voilà, prende da terra il gancetto del reggiseno. Poi se lo rigira nelle mani guantate per tipo quattordici volte (son quattordici davvero) e poi lo mette via.

C’era anche un sasso che era stato lanciato in casa, infrangendo una finestra, di cui nessuno, coordinatore dell’indagine in testa, si era preoccupato. E’ stato repertato con un ritardo di sei settimane. Sei settimane.

Chiunque abbia guardato una puntata di CSI, non tutta la serie, non un sacco di stagioni, no, una puntata, sa che la velocità e il tempismo sono tutto. Sei settimane dopo sono un insulto ai cittadini di uno Stato. Tutti quanti, dal primo all’ultimo.

Quando non si ha idea e non si ha l’umiltà di chiedere

Il problema evidente di questo modo di lavorare è l’incapacità di comprendere l’importanza della prova. Che deve essere repertata con tutti i crismi (e ci sono protocolli scientifici per farlo, non si tratta di stregoneria o di bacchette magiche).

Deve poi essere conservata bene. Magari senza rompere quella che si chiama catena delle prove o di custodia: mica che lascio in giro le buste con i reperti e poi non so a chi li ho dati, mi pareva di averli messi lì, cazzo, li ho persi.

Una volta che abbiamo il reperto andrà dato a chi farà gli esami di laboratorio. Un altro problema sembra essere l’assenza di collaborazione tra chi fa l’indagine e chi poi dovrà occuparsi del processo. Se la prova viene raccolta in malo modo, al processo non ci arriva.

Poi i poliziotti (anche quelli che conosco) si incazzano perché “i giudici liberano tutti”. Certo. Se raccogli le prove a culo, coi guanti sporchi, senza pensare, quelli, poveretti non possono mica condannarli perché glielo stai chiedendo per piacere, eh.

Il reggiseno di Meredith.
Il reggiseno di Meredith.

Il criminologo, questo sconosciuto…

Pare quindi evidente che una collaborazione tra criminologi (e assicuro che ce ne sono in giro parecchi, molto bravi, molto capaci) e forze dell’ordine in sede di raccolta di prove sia auspicabile.

Pare anche evidente che lo Stato dovrebbe investire in formazione. E non solo fatta dagli interni. Senza questa resistenza ridicola e un po’ fascista che indica i “civili” come fossero dei poveri stronzi incapaci.

I criminologi che ci sono in giro non provengono dalle forze dell’ordine: sono cittadini che hanno deciso di studiare la materia. Di specializzarsi. Di ricercare un modo ottimale per non inquinare la scena e per arrivare in tribunale con prove provate.

Alieni scesi da Marte (che magari ci portano via la scena, eh)…

Perché i criminologi, quelli bravi, sanno di evidenze forensi, sanno almeno che ci si può rivolgere, secondo necessità, ad altri professionisti, sanno di legge e processi. Hanno chiaro, insomma, come funziona un’indagine dalla notizia di reato alla sentenza.

Il sito dell'Examiner: che fa notare che le prove sono state repertate con sei settimane di ritardo...
Il sito dell’Examiner: che fa notare che le prove sono state repertate con sei settimane di ritardo…

E magari fanno notare, prima che sia troppo tardi, che basare un intero castello accusatorio su una quantità infinitesima di Dna, tra l’altro quasi sicuramente proveniente da un campione contaminato, non è una buona idea.

Ovvio che c’era del Dna di tutti e tre in casa: Amanda viveva con Meredith ed era fidanzata con Raffaele. Basta sfiorarsi e il Dna resta qui e là. Un contatto, lo dice Locard nel principio di interscambio, è sufficiente per lasciare reciprocamente tracce. Non è difficile.

I criminologi, anche se non hanno (ancora) un albo, sono previsti dal codice penale, solo che nessuno riesce a capire cosa fargli fare. Oppure è più comodo andare avanti così: facendo figure di merda colossali anche oltre confine.

Tanto non ci sono sanzioni, non ci sono pegni, non ci sono licenziamenti. Per vivere allegramente senza vergogna.

7 pensieri su “Amanda e Raffaele assolti. Imparare a raccogliere le prove”

  1. Una cosa che non capisco di questo Paese e di alcune sue amministrazioni. Ok, per una serie di motivi non ho professionalità adatte o sufficientemente specializzate in un dato campo (per es. la criminologia, oppure la biologia forense). Ok, mentre formo il personale del futuro in un percorso accademico adatto (credo almeno 5 anni), perché non coopto “i civili”, cioè quei cittadini che per loro scelta si sono specializzati in questi campi? Non è fantascienza, la Legge Marconi c’è dal 1932 (perfezionata nel 1997) e la applicano tutte le Forze Armate (ops…tranne l’Arma dei Carabinieri a quel che risulta) e al momento non può essere applicata ai corpi armati ad ordinamento civile (la Polizia di Stato per esempio, ma si può sempre migliorare modificando in senso estensivo la legge).

    Insomma…se io non sono capace immetto nel mio organico “cittadini in possesso di competenze particolari, generalmente lauree o alte specializzazioni specifiche unite a documentate e solide esperienze professionali” (lo recita la legge stessa, non io).

    Buon lavoro ai professionisti capaci.

  2. Ciao JTK,

    in effetti in alcuni campi, quelli che proprio non si può farne a meno, i civili ci sono: per esempio nell’audizione dei minori c’è la presenza di uno psicologo adatto a quel tipo di lavoro.

    Ho la sensazione che il problema non stia nella possibilità o meno di coopatere o di collaborare con i civili. Credo invece ci sia il desiderio, nemmeno celato, di tenerli al di fuori dell’indagine.

    La polizia e i carabinieri, che già tra di loro si odiano e non collaborano e si fanno le ripicche come i bambini di terza elementare, non vogliono occhi e orecchie di altri.

    Non vogliono ingerenze che, naturalmente, rivelerebbero incapacità, errori e omissioni. Che, chiaro, non riguardano solo il loro ambiente, ma tutti gli ambienti dell’universo creato.

    Nessuno è infallibile. E, come diceva un mio caporedattore, “chi fa sbaglia, chi non fa critica”. Solo che le nostre forze dell’ordine non hanno l’umiltà di ammettere gli errori.

    E solo chi ammette i propri errori è sulla via giusta per migliorare. In primis, chi ammette gli errori, viene di solito perdonato: o quanto meno viene visto come qualcuno che non nasconde malafede.

    E poi chi ammette gli errori è pronto per capire dove ha sbagliato e per organizzarsi per non fare di nuovo lo stesso errore. Poi ne farà altri, perché è umano, perché siamo fatti così, è la nostra storia.

    Ma almeno quell’errore lì, non lo farà più. E qui siamo ben lontani dall’ammettere che “usti, non siam capaci, dateci una mano”. Siamo più nell’ambito del: “fatevi i cazzi vostri che noi ci facciamo i nostri”.

    E, va da sé, non è un buon inizio. Soprattutto per le vittime. E per gli imputati. Che non c’è scritto da nessuna parte in nessun codice che, oltre a essere imputati, debbano sopportare la tortura di processi infiniti.

    Grazie per aver detto la tua. E avermi permesso di dire la mia.

    Cristina

  3. Premesso che a mia memoria nessuno, da Chiatti in giù (lo cito perchè se non ricordo male è a spasso, ora), è stato mai condannato in i-Taglia senza essere negro (termine tecnico) o aver confessato. Arrestato sì, ma condannato mai. Basta tacere (non è semplice, ovviamente) e con la giusta dose di pazienza l’assoluzione è garantita. Ops, dimenticavo il caso Cogne. Ottimo lavoro anche allora. Caso Gambirasio, idem. Ultimo il bimbo siciliano (se non ho sbagliato regione, non ho voglia di tornare su gugol). Pare che le madri godano di un trattamento speciale: quello della logica. Un figlio è vivo, insieme a loro, il momento dopo è morto, sempre con loro nei dintorni (e nessun altro): allora sono colpevoli.

    A parte questa via i-tagliana, ma sospetto mediterranea, nelle indagini, ho un tremendo pre-post-giudizio sulle procedure di pubblica sicurezza. Un’eccessiva trasparenza, consequenzialità, attenzione al dettaglio, un rigore formale per lo meno nella metodologia avrebbe una terribile controindicazione: metterebbe alle strette i colpevoli. Tutti i colpevoli, non so se mi spiego. E resto appositamente, simulatamente, ambiguo.

    Frallaltramente le competenze all’interno delle so-called forze dell’ordine ci sarebbero pure (in maniera evidentemente limitata, ma è il minore dei problemi): il guaio è che il pessimo rapporto che lo Stato i-Tagliano ha con la verità pone un insopprimibile freno al loro sfruttamento.
    Dopodichè il Codice Penoso e la lobby avvocatizia aggiungono la zavorra finale.

  4. Il dramma è in che sia che sono innocenti o colpevoli l’errore è in entrambi i casi 8 anni sono troppi per un innocente ,e se sono colpevoli non potranno essere più processati,ma perchè la non professsionalità non viene punita?
    Cominciano a essere troppi a essere gli errori e i costi.

  5. Ciao SoloUnaTraccia,

    Chiatti è in carcere e non uscirà per un bel po’. Il suo caso è diverso da molti: è un malato psichiatrico e, purtroppo, per la sua malattia non c’è guarigione.

    I casi risolti con una condanna, in Italia, sono la quasi totalità, basta leggere le statistiche (consiglio il rapporto sull’omicidio volontario edito da Eures-Ansa acquistabile sul sito di Eures).

    I casi che invece arrivano alla ribalta delle cronache, come quello del delitto di Perugia, di Cogne o di Garlasco, ci arrivano per una peculiarità: per via della giovane età della vittima, dell’efferatezza del crimine…

    Una metodologia attenta al dettaglio e al rigore formale non garantisce il “mettere alle strette il colpevole”. In molti casi le prove mancano davvero e in molti altri si ha a che fare con psicopatici, bugiardi patologici.

    E metterli alle strette non è possibile: è nella loro natura l’essere sfuggenti.

    Lo Stato italiano ha sicuramente parecchi problemi. Ma il codice penale, basta leggerlo e studiarlo, è ottimo. E il caso del delitto di Perugia, forse dal mio post non si è evinto, è un momento alto della giustizia: nessuno, ma proprio nessuno, può essere condannato senza una prova in questo Stato, che è uno Stato garantista, uno Stato di diritto.

    A presto,

    Cristina

  6. 1) Su Chiatti: http://www.lanazione.it/cronaca/2014/06/08/1075906-luigi_chiatti_libero_anno.shtml

    2) Sottoscrivo l’intervento di Denis. I processi costano. Se si sa che in primo grado si decide una cosa, in secondo grado si decreta l’opposto (con le stesse prove: bizzarro) e in cassazione tirano i dadi, tanto varrebbe saltare un grado, no? Caso, per esempio, dei collaboratori di giustizia: come fa uno a testimoniare tranquillamente contro un criminale che potrebbe finire in galera 10 anni dopo? Il tizio che ha ammazzato il tassista a Milano: servono davvero le prove per rinchiudere il colpevole e buttare via la chiave, dopo che mezzo quartiere ha confermato (salvo ritrattare in parte causa minacce e intimidazioni da parte dei parenti/compari della bestia, naturalmente impuniti)?

    3) Se il codice è ottimo dev’essere allora applicato veramente a piacere: 65mila detenuti circa con tutti i malavitosi censiti che ci sono in giro (e non mi si venga a dire che i domiciliari sono una pena rieducativa o protettiva della società) sembrano un po’ pochetti, considerando che la maggior parte sono dentro per negritudine o consumo di sostanze stupefacenti; aggiungiamoci la somma di qualche indulto/sconto e la statistica fa alzare il sopracciglio.

    4) In provincia capitano cosette come carbonizzazione (previo stupro e/o tortura) di: prostitute, basiste/basisti/teste di legno, spacciatori ambiziosi, pornomaniaci fuori controllo, ladri del bene sbagliato. Raggiungono al massimo il livello mediatico del TG regionale perchè la vittima non ha appeal, oppure data la natura del caso (affaracci fra extracomunitari, mafie russa/rumena cui è meglio non dare troppo fastidio) gli investigatori sanno che sarà un lavoro inutile e non vogliono pubblicizzare (giustamente) l’ennesimo insuccesso (in quel caso non è colpa loro, certe volte è difficile beccare un italiano, figurarsi l’albanese di origine croata coi parenti in Bulgaria e il passaporto moldavo che siccome è musulmano traffica pure coi tunisini)… ogni tanto (una decina di volte l’anno) salta fuori il cadavere nella valigia, nell’armadio, nel bagagliaio, nella garage.

    5) http://archiviostorico.corriere.it/2002/aprile/14/omicidio_due_resta_impunito_co_0_0204144425.shtml
    l’articolo non è recente, ma dato che servono anni per arrivare alla condanna definitiva, può risultare ancora di una certa attualità.

  7. Ciao SoloUnaTraccia,

    rispondo esclusivamente al primo quesito: hai postato un articolo del 2014. Nel 2015, proprio poche settimane fa, il giudice ha sentenziato che Luigi Chiatti resterà ancora in carcere. E la sua possibilità di uscire sarà, vita natural durante, sottoposto a un giudice in modo che Luigi Chiatti non possa nuocere ad altri.

    Questo per dire che, prima di venire a farmi la lezione, meglio informarsi. Questo blog nasce da studio ed esperienza e tutto quello che c’è scritto è provato e verificato.

    Approvo tutti i commenti, anche quelli qualunquisti, ma non sono tenuta a perdere tempo a rispondere a tutto. 🙂

    A presto,

    Cristina

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