Omicidio di Pordenone: sicario da film o killer per caso?

Il luogo dell'omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza.
Il luogo dell’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza.

Il 17 marzo nel parcheggio di una palestra di Pordenone due giovani sono stati uccisi a colpi di pistola. Lui si chiamava Trifone Ragone e lei Teresa Costanza. Erano fidanzati, frequentavano assiduamente la palestra e spesso capitava loro di prestarsi come ragazzi immagine.

La loro, secondo gli investigatori, è stata una sorta di esecuzione in stile mafioso o, quanto meno, da criminalità organizzata. Secondo il comandante dei Ris, Giampietro Lago, vi è una “sproporzione tra il profilo normale delle due vittime e la modalità di esecuzione che fanno pensare alla criminalità più spietata”.

In effetti non sembra, a un primo sguardo, che le vite di Trifone e di Teresa fossero così normali. Certo, bisognerebbe iniziare il discorso cercando di capire in quale accezione viene usato il termine “normale”.

I Ris al lavoro sulla scena del crimine.
I Ris al lavoro sulla scena del crimine.

Avevano entrambi lavori che, però, sembrano passare in secondo piano rispetto al lato “hobbistico”, ovvero la palestra, fare la hostess alle serate, o la cubista in discoteca. Niente di male, ovvio. Ma la maggior parte della gente non è parte attiva della movida, loro sì.

E già questo è un fatto che in qualche modo li fa uscire dalla normalità (intesa, se capisco bene le parole del comandante dei Ris, come casa-lavoro, lavoro-casa). C’è poi la questione della palestra e del body building: non è un segreto in questo ambiente il traffico illecito di anabolizzanti.

Questo ovviamente non significa necessariamente che le vittime fossero coinvolte in questo tipo di traffico, ma sicuramente è un fatto, anche questo, da tenere presente. E il traffico di anabolizzanti fa girare una certa quantità di denaro.

Professionista o uno con un movente?

Sempre secondo Lago si nota la “mano professionista” che ha “una straordinaria dimestichezza con le armi” dato che ha usato un’arma calibro “7.65, strumento poco efficace e impreciso”.

A segno sono andati cinque colpi su sei, chi ha sparato lo ha fatto da distanza ravvicinata, meno di mezzo metro e “quasi a bruciapelo”. Forse “si trovava nell’abitacolo dell’auto”, una Suzuki Alto con quattro porte, o “ha messo la mano armata nell’abitacolo”.

Una scatola di cartucce in calibro 7.65 o .32 ACP.
Una scatola di cartucce in calibro 7.65 o .32 ACP.

Il calibro 7.65 è un calibro vecchio. Fino a metà degli anni Cinquanta del Novecento veniva usato dalle polizie di mezza Europa e quasi tutti i fabbricanti di armi producevano modelli in calibro 7.65 (che gli americani hanno ribattezzato .32 ACP).

Vecchia. Non imprecisa

Dagli anni Ottanta praticamente nessuno fabbrica più pistole in questo calibro (a meno che non vengano richieste da qualche ente). Questo significa quindi che chi ha sparato ha in mano un’arma vecchia. Non è nemmeno tanto pacifico reperire le munizioni in questo calibro.

Il calibro 7.65 in sé non è affatto né “poco efficace” né tanto meno “impreciso”. Infatti le due vittime, purtroppo, sono decedute. Uno che è bravo a sparare e che è dotato di una pistola vecchia, ma in condizioni decenti, può fare centro sparando da 20 metri con un calibro 7.65.

Che poi chi ha sparato sia un professionista è quanto meno prematuro affermarlo. Uno che a distanza di 50 centimetri manda a segno cinque colpi su sei sicuramente non è poi così bravo. E se ha sparato stando nell’abitacolo probabilmente rischia qualche danno all’udito (magari temporaneo).

Un buon movente, un’arma e la rabbia

L’abitacolo di una Suzuki Alto non è una piazza d’armi e il rischio di restare assordati dal rumore dei colpi c’è. Più verosimile che abbia fatto fuoco stando fuori e mettendo dentro la mano: i bossoli sono stati trovati all’interno del veicolo.

L’estrattore, ovvero nelle pistole semiautomatiche il punto da cui vengono espulsi i bossoli, di solito è a destra: se si è affiancato alla parte sinistra del veicolo, mettendo la mano all’interno dell’abitacolo, i bossoli per forza di cose si troveranno all’interno dell’auto.

Questo calibro fa pensare a qualcuno che sia entrato in possesso dell’arma illegalmente: ha lasciato i bossoli (per cui forse sa che non si può risalire all’arma usata), non si è proccupato di nulla, il che non fa di lui necessariamente un sicario.

Per uccidere in questo modo è sufficiente un movente (anche banale). La differenza tra uccidere o meno la fa la determinazione. E questo, sicuramente, era un omicida determinato.

5 pensieri su “Omicidio di Pordenone: sicario da film o killer per caso?”

  1. ” L’estrattore, ovvero nelle pistole semiautomatiche il punto da cui vengono espulsi i bossoli, di solito è a destra: se si è affiancato alla parte sinistra del veicolo, mettendo la mano all’interno dell’abitacolo, i bossoli per forza di cose si troveranno all’interno dell’auto.”
    Scusami ma non capisco la deduzione che ne deriva. A parte che se alla guida c’era la ragazza, e il proiettile che le ha sfiorato il labbro ha rotto il finestrino, mi sa che il killer ha sparato da destra.
    E credo che chiunque avrebbe sparato prima a lui, che ovviamente avrebbe potuto reagire, e visto il fisico che aveva suppongo che l’assassino in caso di colluttazione avrebbe avuto la peggio.

  2. Francesca, innanzitutto buongiorno e buon lunedì. 🙂
    La polizia scientifica ha stabilito che il killer ha fatto fuoco avvicinandosi dalla parte sinistra del veicolo, quindi vicino a chi era alla guida, ma probabilmente puntando prima verso il sedile del passeggero.
    I bossoli cadono a destra, per cui se come supponi tu, il killer avesse sparato stando alla destra del veicolo, i bossoli sarebbero stati trovati in strada. E non nell’abitacolo del veicolo.
    Per cui faccio l’unica deduzione logica: se i bossoli sono all’interno del veicolo non può che aver sparato stando a sinistra.
    Se vieni minacciato con un’arma da fuoco difficilmente fai l’eroe. Soprattutto se sei colto alla sprovvista, di sorpresa, magari da qualcuno che conosci e da cui non ti aspetti un attacco. Per cui la tua idea di lui che “avrebbe potuto reagire” funziona bene solo nei film.
    A presto,
    Cristina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.