I Black bloc non esistono. Esistono i vandali autorizzati

Tre in tenuta black bloc. Di nero, e con le Nike (quello dietro, si vede bene). Nike che notoriamente è no global, eh...
Tre in tenuta black bloc. Di nero, e con le Nike (quello dietro). Che Nike notoriamente è no global. E forse anche no Expo. E pare sia un ente benefico, addirittura…

Il primo maggio, in occasione dell’apertura di Expo 2015, Milano è stata preda, per qualche ora, della guerriglia urbana portata avanti da vandali e delinquenti autorizzati dalle autorità a entrare in città e a “manifestare”.

Manifestare è tra virgolette perché non si è trattato di una manifestazione. Chi manifesta di solito tende a farlo in modo pacifico. Mentre chi è arrivato già pronto a uno scontro che non c’è stato, non manifesta.

La storia della tattica black bloc

Innanzitutto “bloc” si scrive senza “k” perché si intende, dall’inglese, una massa vitale e non un blocco inanimato, di cemento per esempio (che si scrive “block”). I black bloc non esistono perché black bloc è una tattica di guerriglia urbana.

Quindi non è un movimento, non è un’organizzazione, non è un’associazione. E, per tanto, non c’è dietro alcuna ideologia. E nemmeno alcuna idea. La tattica black bloc è nata in Germania sul finire degli anni 70 quando la polizia menava forte.

Manifestanti tedeschi in assetto Schwarzer block.
Manifestanti tedeschi in assetto Schwarzer block.

Der Schwarze Block

Menava tutti e menava male. Così chi voleva manifestare pacificamente il suo pensiero ha dovuto farlo mettendosi qualcosa sulla testa per evitare che le manganellate facessero troppo male.

Mano a mano la tattica black bloc si è perfezionata: caschi sulla testa, maschere sul volto, spranghe per combattere i manganelli. I vestiti neri servono per dare omogeneità alla massa che, a quel punto, diventa nera.

Non solo. Maschere e vestiti neri servono per rendere difficile l’ideficazione. Perché se da noi, oggi, rischi poco e un cazzo, all’epoca rischiavi altre manganellate prima, e altre dopo, in carcere. Era meglio, quindi, non farsi prendere.

E, soprattutto, la marcia compatta per fronteggiare la carica della polizia (che non era in forse, era la norma). Una massa di gente di questo tipo è più efficace e non si rischia che qualcuno resti isolato e risulti, ovviamente, debole.

Il vandalo no global, no Expo e probabilmente no Tav che per tornare a casa ha usato il Freccia Rossa. Applauso.
Il vandalo no global, no Expo e probabilmente no Tav che per tornare a casa ha usato il Frecciarossa. Applauso.

La tattica prevedeva di proteggersi a vicenda contro le cariche della polizia: se uno rimaneva a terra, gli altri lo aiutavano ad alzarsi, se uno veniva aggredito dalle forze dell’ordine, gli altri lo aiutavano e lo liberavano.

Dalla tattica al delinquente comune

Va da sé che un conto era provare a fare una manifestazione negli anni 70 in Germania, un conto è farla oggi a questa latitudine. La tattica black bloc è nata come reazione alle azioni davvero repressive della polizia tedesca di quel periodo.

Naturalmente se, come è successo a Milano, la polizia sta a guardare (perché il governo ha dato l’ordine di stare a guardare), non è che serva a moltissimo mettersi i caschi sulla testa e armarsi di spranghe.

Tra l’altro, è un reato andare in giro a volto coperto: bisogna essere riconscibili. Mettersi il casco per andare in moto, sì. Metterselo per andare a fare la spesa, no. Stessa cosa per la mazza da baseball: se la si usa al parco di Trenno, sì. Se no, no.

Quella chic. No global, no Expo, ma col Rolex. Che stasera apericena sul Naviglio.
Quella chic. No global, no Expo, ma col Rolex. Che stasera apericena sul Naviglio.

Anti, contro e no

Quelli organizzati sono pochi. Anche se a organizzarsi per combattere una guerra che non esiste non ci vuole certo un genio. E quindi allegramente, tutti insieme, destra, sinistra, anarchici e per la maggior parte bimbiminkia si son trovati a spaccare.

La tattica black bloc è stata usata anche in America ed è lì che è stata riconosciuta (sarà che in Germania non amavano molto raccontare i fatti loro a tutto il mondo) e poi utilizzata un po’ ovunque. Di solito in occasioni di grandi eventi.

Anche la polizia americana non si fa certo pregare e se deve piantare un colpo in fronte a un facinoroso: lo fa e basta. E nessuno si incazza e si mette a far processi. La polizia è la polizia. Per cui, per evitare pallottole in testa, è meglio non fare gli splendidi.

"Se non do fuoco a una banca sono un coglione". Tranquillo, Mattia, non serva che tu dia fuoco a una banca. Sei bravissimo anche così.
“Se non do fuoco a una banca sono un coglione”.
Tranquillo, Mattia, non serve che tu dia fuoco a una banca. Sei bravissimo anche così.

Lo scemo del villaggio globale

Ai microfoni di Enrico Fedocci di TgCom24, Mattia Sangermano, 21 anni, hinterland milanese, ha risposto a qualche domanda sul perché fosse a Milano a spaccar vetrine il primo maggio.

Le risposte, piuttosto distanti dall’essere un capolavoro di arte oratoria ed eloquenza, fanno venire il sospetto che sia una parodia, invece disgraziatamente, è tutto vero.

Domanda: “Aderisci a qualche gruppo di contestazione?”

Risposta: “Boh, non lo so, cioè mi diverto”

In un altro passaggio, quando Fedocci gli chiede perché prendersela con le banche, Sangermano risponde:

” Se non do fuoco a una banca sono un coglione”

Tranquillo, Mattia, non serve affatto che tu dia fuoco a una banca.

Nessuna ideologia, molti danni

A dimostrazione che nessuna ideologia e nessuna idea stanno dietro alla distruzione e alla violenza, è il fatto che molti indossavano scarpe firmate, una un Rolex (magari era finto, il che sarebbe anche peggio) e che hanno acquistato prodotti tossici.

E, fossero davvero no global (che racchiude l’anti consumismo e l’anti capitalismo), non avrebbero lasciato la loro pattumiera sparsa ovunque. Se vuoi salvare il pianeta, di solito eviti gli sprechi. E fai la differenziata.

Come ti salvo il pianeta. Togliersi tutto e disperdersi tra la folla: regola di guerriglia urbana.
Come ti salvo il pianeta. Togliersi tutto e disperdersi tra la folla: regola di guerriglia urbana.

E la polizia?! Qualcuno chiami la polizia!

In Italia, grazie a quelli che pensano a sinistra e vivono a destra (con la vespetta d’epoca, l’attico di proprietà in centro e uno stipendio da 6mila euro al mese), la polizia ne è uscita come brutta e cattiva e soprattutto inutile.

Poi, però, se gli spaccano la città allora si incazzano e, ancora una volta, stolti e ottusi, se la prendono con la polizia. Come se il poliziotto della celere (che guadagna poco più di mille euro al mese) non prendesse ordini da nessuno. Fosse lì a caso.

La polizia non è intervenuta perché prende ordine dal ministero. Il ministero, che è politico e in strada non ci sta, tasta il polso dell’opinione pubblica e decide di conseguenza per garantirsi la poltrona.

Per cui, niente, hanno fatto melina come dei veri perdenti, perché è più facile dare del martire a un morto ammazzato piuttosto che ammettere che, ci spiace che sei morto, eh, ma se stavi a casa o evitavi di aggredire gli altri tirando estintori a volto coperto, non ti succedeva.

E comunque, nessuno tocchi Milano.

10 pensieri su “I Black bloc non esistono. Esistono i vandali autorizzati”

  1. All’EXPO pioveva, e gli organizzatori, hanno pensato di distribuire tuniche impermeabili, bianco-latte, in pratica avevamo profilattuci vaganti. A Milano, i Black Bloc hanno indossato il nero. Si sa che il nero “sfila”…. Ogni riferimento al film di Woody Allan è puramente voluto!

  2. Adesso i politici cavalcheranno l’onda sulle varie televisioni per prendere consensi quando potevano tranquillamente prevenire ma si sa come “senza il cattivo il buono non risalta”,si sa che ai regazzini si possono inculcare scemenze ma i genitori che fanno?
    Viva l’Italia il paese del calcio e f… e scemi globali

  3. Si leggono i primi stralci degli interrogatori dei fermati: “avevo la maschera causa smog”, “idem ma per proteggermi dal fumo”, “sì, ho raccolto un bullone ma per l’ho gettato a terra subito”, “signor giudice delle indagini preliminari, hanno sbagliato persona io passavo lì per caso”…peccato che ci siano i filmati, a quanto si legge….ma nemmeno la decenza di non negare l’evidenza!

  4. Buongiorno Denis,

    credo che la tua analisi sia decisamente corretta… purtroppo. Nel senso che già il sindaco di Milano, domenica, si è preso applausi e fischi, ma alla fine è uscito vincente da una situazione che ha creato (anche) lui.

    E, tra l’altro, si è preso il merito di aver organizzato i milanesi a pulire. Quando la manifestazione è nata sui social network ed era spontanea, senza bandiera, senza colore, senza partito. Dei milanesi. Dei cittadini.

    Ma tant’è…

    A presto e buon martedì 🙂

    Cristina

  5. Ciao JTK,

    che si comportino da vigliacchi non stupisce: chi va in giro incappucciato, armato e pronto a colpire solo se in gruppo, da solo vale niente.

    E difatti questi valgono niente.

    Hai ragione: ci sono i filmati. E se siamo abbastanza intelligenti e capaci, c’è il Dna. Perché se mi giustifichi che a Milano c’è smog e ti metti la maschera antigas, come mi giustifichi la spranga che avevi in mano.

    Resta comunque il fatto che, anche se a Milano notoriamente c’è smog, la legge dice che non si può andare in giro a volto coperto. E questo, almeno questo, lo hanno ammesso… Poi il motivo nemmeno glielo avrei chiesto, ecco… 🙂

    A presto,

    Cristina

  6. Infatti leggo sui giornali che useranno giacche e indumenti neri abbandonati per strada per cercare di risalire ai presenti…W il dna!

  7. Mi chiedo, visti i danni, la nostra magistratura non potrebbe condannare i colpevoli a pulire, riparare, rimettere in ordine quello che hanno danneggiato sotto controllo dei disgraziati volenterosi che riparano i danni altrui? Non penso che una pacca sulla spalla e il rimbotto ” non farlo più” siano particolarmente utili.
    Sfasciare tutto è veloce e faticoso forse , ma riparare lo è altrettanto, anzi molto di più.

  8. Ciao Gio,

    non posso che essere completametne d’accordo con te. Vista anche la fatica, domenica, di provare a ripulire una delle tante scritte sui muri di Milano. Fatica mia e di altri 20 mila cittadini.

    Che dire? Se invece di fare chissà che, come tu suggerisci, si costringessero gli stessi devastatori a riparare i danni forse avremmo più risultati.

    Speriamo almeno che non ci siano pacche sulle spalle, bensì sanzioni di un certo spessore. 🙂

    A presto,

    Cristina

  9. Ho sempre pensato (e qualche volta, ai miei tempi, lo ho anche fatto) che gli organizzatori delle manifestazioni, se fossero davvero così “estranei” come si dichiarano, avrebbero un semplicissimo (e potentissimo) modo per isolare davvero i black bloc: quando i vandali in nero (quindi riconoscibilissimi) si mettono davanti al corteo per spaccare vetrine, fermare il corteo (preferibilmente nel momento in cui più oltre c’è anche la polizia) e invitare tutti i manifestanti “puliti” a fare barriera, prendendosi a braccetto l’un l’altro. In questo modo (poichè un serpentone di gente abbracciata ha una forza incredibile) si impedirebbe ai black di rientrare nel corteo e disperdersi, e anzi li si potrebbe anche agevolmente spingerli verso la polizia, senza nemmeno dargli il tempo di cambiare abito.
    Ma di solito, purtroppo, ne’ gli organizzatori ne’ i manifestanti sedicenti “puliti” fanno nulla, anzi: questi ultimi, addirittura, quando la polizia carica si aprono per far passare i black bloc in fuga, e poi restano lì a prendersi le manganellate, salvo poi lamentarsi della “polizia ingiusta”. Tantoda far dubitare della loro “buona fede”.

  10. Ciao Giuda,

    come ben dici tu, forse in questo caso non c’era alcuna volontà di essere “puliti” e di far fronte a chi pulito non è. Anche perché la manifestazione era stata annunciata come un qualcosa di piuttosto violento… nel senso che il sindaco, per stua stessa ammissione, sapeva che sarebbero arrivati a spaccare tutto. Lo avevano avvisato.

    Meglio, forse, sarebbe stato impedire la manifestazione. Democraticamente. Dato che i milanesi hanno tutto il diritto di tenersi la città e di non essere assediati. 🙂

    Grazie per essere passato e aver trovato la voglia e il tempo di dire la tua.

    A presto,

    Cristina

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