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Archivio per luglio 2015

Ignoranti da social: non ne so niente, ma ascolta me

Fiammiferi, colori e Dna. Eh, se togli la striscia e metti la striscia, combacia.

Fiammiferi, colori e Dna. Eh, se togli la striscia e metti la striscia, combacia. E la risposta alla domanda sull’affidabilità del Dna in ambito forense è: “Sì”.

Ieri sera è uscita la notizia che Massimo Bossetti, unico imputato per la morte di Yara Gambirasio, ha tentato il suicidio in carcere. Ancora non è chiaro come sia successo e il motivo per cui è stato tentato il gesto (e se il gesto fosse dimostrativo o meno).

Ma la notizia, anche se par strano, non è questa. Non qui, almeno. La notizia è che mi sono soffermata a leggere, da circa tre ore, i commenti e gli status in alcuni gruppi e di singoli su Facebook in merito al tentato suicidio.

Leggo e leggo e leggo e non riesco a staccarmi dalle puttanate galattiche che vengono scritte. Sono affascinata dal modo di scriverle, dall’originalità degli insulti (ce n’è per tutti) e dalla costruzione delle frasi oltre che dall’abuso di maiuscole.

In particolare le pagine e i gruppi dedicati a Bossetti da torme di donne che sembrano conoscerlo fin da quando era bambino (MASSY SIAMO CON TEEEEE!!!, MASSY RESISTI!) e c’è da credere che, a dispetto di quanto millantano, non l’abbiano nemmeno mai visto dal vero.

Paiono delle groupie tanto quanto quelle che seguono i cantanti e gli attori convinte che, quella volta che lui dal palco ha guardato i 50mila di San Siro, stesse guardando proprio loro e solo loro, dev’essere così: perché hanno incrociato lo sguardo. Lo sanno. Lo sentono. Prosegui la lettura…

Strage per il parcheggio: davvero era per il parcheggio?

13 luglio 2015 5 commenti
Trentola Ducenta: il luogo della strage.

Trentola Ducenta: il luogo della strage.

E’ successo ieri, domenica 12 luglio, a Trentola Ducenta un paese in provincia di Caserta: un uomo, Luciano Pezzella, agente della polizia penitenziaria, ha ucciso quattro persone con la pistola d’ordinanza. I suoi tre vicini di casa (padre, madre e figlio) e un loro operaio.

I titoli dei giornali hanno riportato quello che sembra essere il movente: “Strage per il parcheggio”. Il furgone della famiglia Verde, le vittime, veniva parcheggiato nella via di transito su cui affacciano sia casa Verde che casa Pezzella.

Pezzella, 50 anni, aveva in passato mostrato insoddisfazione per quel parcheggio. E ai carabinieri ha detto “il furgone faceva rumore”. Il parcheggio serviva alla famiglia Verde e al loro operaio (morto anch’egli nella strage) per caricare e scaricare le cassette della frutta.

Ma davvero Pezzella ha impugnato l’arma di ordinanza e ha fatto fuoco uccidendo quattro persone per via di un parcheggio? Per il codice penale si tratta di strage per futili motivi: c’era l’intenzione di uccidere e il movente è da ricercarsi in qualcosa di poco conto.

Futile o non futile?

Detta così, il passo a definire l’azione omicidaria come “raptus” o “gesto folle” il passo è breve. Brevissimo. Un po’ contribuiscono anche i giornalisti che invece di parlare di furgone, parlano di “furgoncino”.

Come a dire che il posto occupato in strada dal veicolo, potendo, era ancora meno rispetto a quello occupato da un furgone. Ma quel furgone lì ci poteva stare? Ovvio che se non ci poteva stare uno non fa una strage. Ma certamente si incazza. Prosegui la lettura…

Processo Bossetti: Dna e indagine tradizionale

Indumenti di Yara Gambirasio.

Indumenti di Yara Gambirasio.

Il processo Bossetti inizia oggi, 3 luglio, a Bergamo e probabilmente continuerà per parecchio tempo. Massimo Bossetti è l’unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa da casa il 26 novembre 2010 e ritrovata in un campo a Chignolo d’Isola tre mesi dopo.

Bossetti è difeso dall’avvocato Claudio Salvagni che ha dichiarato che con lui lavorano, gratis, esperti di parecchie materie. Nel contempo Salvagni ha aperto una pagina Facebook per permettere a tutti di seguire “in diretta” le varie fasi del processo.

Per l’accusa c’è il pm Letizia Ruggeri che è convinta della colpevolezza di Bossetti. Dopo un’indagine colossale (per risorse, soldi e numeri) gli esperti dell’accusa sono arrivati all’identificazione, tramite Dna, di Massimo Bossetti.

Ma ‘sto Dna è valido?

Il processo Bossetti non è il primo in Italia a coinvolgere indagini forensi e indagini tradizionali. La differenza, volendo, stavolta sta tutta nel fatto che il Dna trovato sul corpo di Yara appartiene a un estraneo (sempre che Yara e Massimo non si conoscessero).

Non appartiene, cioè, a uno di famiglia. E ha un senso. Il delitto di Garlasco ha portato sì all’identificazione del Dna, ma era pur sempre vero che Alberto Stasi era il fidanzato di Chiara Poggi, la vittima, per cui che ci fosse Dna di entrambi, ovunque, era piuttosto normale. Prosegui la lettura…