Processo Bossetti: Dna e indagine tradizionale

Indumenti di Yara Gambirasio.
Indumenti di Yara Gambirasio.

Il processo Bossetti inizia oggi, 3 luglio, a Bergamo e probabilmente continuerà per parecchio tempo. Massimo Bossetti è l’unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa da casa il 26 novembre 2010 e ritrovata in un campo a Chignolo d’Isola tre mesi dopo.

Bossetti è difeso dall’avvocato Claudio Salvagni che ha dichiarato che con lui lavorano, gratis, esperti di parecchie materie. Nel contempo Salvagni ha aperto una pagina Facebook per permettere a tutti di seguire “in diretta” le varie fasi del processo.

Per l’accusa c’è il pm Letizia Ruggeri che è convinta della colpevolezza di Bossetti. Dopo un’indagine colossale (per risorse, soldi e numeri) gli esperti dell’accusa sono arrivati all’identificazione, tramite Dna, di Massimo Bossetti.

Ma ‘sto Dna è valido?

Il processo Bossetti non è il primo in Italia a coinvolgere indagini forensi e indagini tradizionali. La differenza, volendo, stavolta sta tutta nel fatto che il Dna trovato sul corpo di Yara appartiene a un estraneo (sempre che Yara e Massimo non si conoscessero).

Non appartiene, cioè, a uno di famiglia. E ha un senso. Il delitto di Garlasco ha portato sì all’identificazione del Dna, ma era pur sempre vero che Alberto Stasi era il fidanzato di Chiara Poggi, la vittima, per cui che ci fosse Dna di entrambi, ovunque, era piuttosto normale.

La strada sterrata tra il campo e un capannone a Chignolo d'Isola (foto Cristina Brondoni).
La strada sterrata tra il campo e un capannone a Chignolo d’Isola (foto Cristina Brondoni).

In questo caso la notiziona sta nel fatto che il Dna di una persona, Massimo Bossetti, che dichiara di non aver mai conosciuto un’altra persona, Yara Gambirasio, è proprio sull’altra persona, Yara Gambirasio, che per di più è morta.

Coincidenze, probabilità e pianeti allineati

Per l’accusa, quindi, si è arrivati al colpevole. In sostanza il pm Letizia Ruggeri accoglie in toto la tesi scientifica: se il Dna di Bossetti è sul corpo della vittima, allora il colpevole non può che essere Bossetti. Lo dice la scienza.

Per la difesa invece Massimo è innocente. Solo che per dimostrarlo l’avvocato Salvagni si è aggrappato al fatto che la perizia fatta dagli esperti sul Dna ritrovato su Yara non sia stata condotta a dovere. In sostanza mette in dubbio che quel test del Dna sia valido.

Che il Dna di uno sconosciuto ci si appiccichi addosso non è strano. Se prendiamo un mezzo pubblico avremo addosso, che ci piaccia o no, il Dna di più di uno sconosciuto (e naturalmente avremo “contaminato” gli altri con il nostro, di Dna).

Un filino più improbabile, forse, che se non entriamo mai mai mai in contatto con qualcuno il suo Dna resti su di noi. Certo, può essere frutto di un trasferimento (lui tocca una persona che poi ci tocca), ma gli esperti dicono che quello su Yara non era Dna trasferito, ma da contatto.

Tamponi per il Dna.
Tamponi per il Dna.

Si fa presto a dire scienza!

Tutti presi da CSI, dalle indagini forensi e dalla scienza e poi, alla resa dei conti, tutti impreparati a gestire quel birbante del Dna. E c’è quello mitocondriale, e allora non è il suo, e allora è figlio di Guerinoni, per la mamma è figlio dell’altro. Un gran casino.

Innanzitutto il Dna non mente. E sarebbe un punto da tenere ben presente. Lo diceva Grissom in CSI e conviene ricordarlo: le persone mentono, le prove no. Per cui il Dna, non mente. Sul fatto che il test non sia stato condotto bene… beh, è la strategia dei perdenti.

Mi spiace, ma non c’è altra spiegazione. Ed è una spiegazione tutta italiana: mai riconoscere i meriti e lavorare con ciò che si ha. La strategia è sempre quella di buttare palate di merda su qualsiasi cosa per prendere tempo, per vincere facile, per far casino.

La scienza è scienza, eh…

Mettere in dubbio che il test del Dna sia stato fatto in malo modo è offensivo, oltre che sciocco. Significa non avere alcun rispetto del lavoro degli altri. Significa essere arroganti. E costi quel che costi. A prescindere dall’imputato. A prescindere dalla vittima.

Se si mette in dubbio un risultato, uno solo, su 18 mila allora c’è qualcosa che non va. E si vede a occhio. Non serve il microscopio. Perché se non vale quel risultato, allora non valgono gli altri 18 mila.

E se invece valgono quei 18 mila, per converso, deve valere anche il risultato che indica che il Dna trovato su Yara è di Bossetti. La scienza o la si prende tutta o non la si prende affatto.  Se si gioca pulito non si mette in dubbio un risultato, ma 18 mila. Eh.

L'affollatissimo luogo del ritrovamento del corpo di Yara.
L’affollatissimo luogo del ritrovamento del corpo di Yara.

Ma, e quindi, il Dna mitocondriale? Vale o no?

No. Non vale. E qualsiasi genetista lo può dire. Prima di tutto, cos’è il Dna mitocondriale o mDna? E’ quello che prendiamo dalla nostra mamma. E, semplificando, è una sorta di carbunarante per le cellule.

In alcuni casi l’mDna è quello che troviamo a distanza di anni e anni se facciamo ricerche sulle mummie, per dire, perché resta conservato all’interno dei denti. Attenzione: resta conservato perché protetto dai denti, che sono duri.

Se invece ritroviamo una traccia talmente piccola e degradata da non riuscire a capire se si tratta di sangue, saliva o liquido seminale, allora tutto cambia. Perché il Dna mitocondriale si deteriora più velocemente e facilmente del Dna nucleare.

Per cui: su Yara è stato trovato il Dna nucleare che appartiene senza ombra di dubbio (a meno che non si voglia avanzare l’ipotesi del complotto, dei servizi segreti deviati o di un analista cinquenne che ha fatto il test mentre era all’asilo) a Massimo Bossetti.

L’mDna è deteriorato e il fatto che quello di Bossetti non sia stato trovato non è un dato che va a inficiare il risultato del test sul Dna nucleare: nello sperma, per esempio, l’mDna è presente ma in misura minore e, se passa tempo cronologico e atmosferico, non ne resta.

E quindi?

E quindi, secondo il genetista Giuseppe Novelli rettore dell’università Tor Vergata intervistato tempo fa da Adn Kronos “non ci sono anomalie: il Dna nucleare è l’unico che permette di identificare con certezza un soggetto”.

La strategia difensiva avrebbe, magari, potuto riguardare un altro punto importante. Il fatto che un conto è trovare il Dna di Bossetti su Yara, un altro conto è collocare Bossetti sulla scena del crimine. Allora sì, che ci sarebbe stata storia.

Perché se davvero si crede all’innocenza del proprio cliente allora è opportuno ragionare su come sia finito il suo Dna sulla vittima. E ci sono molti modi. Il più evidente è che Massimo e Yara in qualche modo siano entrati in contatto diretto.

Chignolo d'Isola. Il campo dove è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio. (foto Cristina Brondoni).
Chignolo d’Isola. Il campo dove è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio. (foto Cristina Brondoni).

Per cui?

Per cui sarebbe utile capire come. Non significa addossare colpe e urlare al mostro all’indirizzo di Bossetti. E non si tratta nemmeno di proclamarne a spada tratta l’innocenza mettendo in dubbio la certezza della prova.

Si tratta di prendere tutte le prove e di ascoltarle. Si tratta di chiedersi chi fosse la vittima. Bisognorebbe fermarsi ad ascoltare anche lei. E in tutto questo casino non è stato fatto. O i giornali non ne hanno parlato (ma propendo più per la prima ipotesi).

Poi ci si organizza per ragionare sul movente. Perché Yara è stata uccisa? Perché lei e non un’altra bambina di 13 anni? Ed è importante un’altra cosa. Le ferite di Yara non erano mortali. Non sono quelle che l’hanno uccisa. A ucciderla sono stati freddo e fame.

E’ morta da sola, di freddo e di stenti in un campo. E dovrebbe essere questa immagine, di una bambina sola e ferita che muore lentamente, a campeggiare nell’aula di tribunale. Perché se uno tiene presente questo, allora forse è più portato alla riflessione e al rispetto.

9 pensieri su “Processo Bossetti: Dna e indagine tradizionale”

  1. Ammirevole analisi, come sempre, e pregevole perché rispettosa di una bambina di 13 anni la riflessione finale.
    Ti vedremo volentieri oggi al tgcom24.
    Complimenti e buon lavoro!

  2. Quindi Bossetti potrebbe aver dato un passaggio a Yara,mi chiedo se le sue campagne di scuola o palestra abbiano visto un qualcosa,a parte che nei paesini nessuno “vede”

  3. QUESTO SCRITTO NON E’ UN GRANCHE’. ANALISI MIOPE, E SEMBRA ANCHE ABBASTANZA IPOCRITA, NON TIEN CONTO DI NESSUNA DELLE 1000 INCONGRUENZE. SOLO PROPAGANDA !

  4. Massimo,

    anche lei, come molti, sta confermando con il suo meraviglioso maiuscolo tutto ciò che ho scritto nel post.

    Grazie! 🙂

    Care cose,

    Cristina

  5. Gigi,

    grazie per averci tutti illuminati, neh. 🙂

    Senza il tuo apporto probabilmente saremmo rimasti nell’oscurità.

    Grazie. Grazie davvero.

    Cristina

  6. DNA Mitocondriale: Ci sono migliaia di mitocondri presenti in ogni cellula umana e la loro struttura è forte. La loro funzione principale e quella di fornire la cellula con l’energia necessaria per poter attuare le proprie funzioni. Ogni mitocondrio contiene anch’esso del DNA. Dato che ci sono migliaia di mitocondri in ogni cellula umana, il DNA mitocondriale può essere estratto da campioni molto piccoli contenente solo poche cellule. Inoltre, il fatto che la struttura del mitocondrio è forte, con il DNA è molto ben protetto, e spesso riesce a resistere a fattori ambientali come, ad esempio, la presenza di alcune sostanze chimiche e altre condizioni ambientali che spesso distruggono il DNA nucleare.

    Volevo chiederti Cristina quindi le informazioni che ho trovato qui e su wikipedia sul dna sarebbero errate.

  7. Ciao Dany,
    il test del Dna mitocondriale, in questo caso, è stato fatto poiché non si riusciva a risalire a Ignoto 1 che, come ben sai, è figlio non del signor Bossetti, ma del defunto signor Guerinoni.

    Non uso, di solito Wikipedia. Forse, se hai tutti questi dubbi e vuoi saperne di più, puoi interpellare un genetista (meglio se forense) oppure puoi consultare testi di biologia e di genetica forense.

    Le informazioni che scrivo su questo blog sono corrette, perché verificate. Se hai avuto occasione di leggere tutto il post che stai commentando noterai che c’è il nome del genetista Novelli e le sue parole sono tra virgolette: significa che è esattamente quanto da lui detto.

    Il testo che stai citando (non so se sia da Wikipedia, non so se tu l’abbia riportato in tutto o in parte) ti sta dicendo che il Dna mitocondriale “è molto ben protetto” e infatti l’ho scritto nell’articolo: di solito lo trovi nei denti, che, appunto, come già scritto nel posto, sono duri e quindi proteggono ciò che sta al loro interno.

    Chiaro che se trovi un dente e cerchi il Dna mitocondriale lo trovi intatto: anche se il dente è stato esposto alle intemperie. Se magari hai tempo di rileggere il post, noterai che parlo, a questo proposito, di mummie. Per dire quanto tempo può resistere il Dna mitocondriale.

    Se invece il Dna mitocondriale resta esposto, come nel caso in oggetto (e se leggi o rileggi il post te ne accorgi) va da sé che tutta la protezione di cui ho appena parlato viene a mancare. Il Dna mitocondriale trovato su Yara era di altra natura. Non stiamo parlando di un dente perso dal suo aggressore.

    Detto questo se hai la passione della genetica forense posso consigliare questo testo di genetica:
    https://www.amazon.it/Principi-di-genetica-Peter-Snustad/dp/8879598392/ref=sr_1_5?ie=UTF8&qid=1467814894&sr=8-5&keywords=genetica

    A presto,

    Cristina

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