Della polizia che aspetta il dramma invece di intervenire

Tackleberry - Scuola di polizia. Pareva appropriato.
Tackleberry – Scuola di polizia. Pareva appropriato.

Cari amici delle forze dell’ordine premetto che vi stimo. Quasi tutti. Uno sicuramente, no, non lo stimo.

Oggi ho chiamato la polizia per segnalare che un paio di ubriachi stazionavano da ore davanti al supermercato su cui affaccia il mio studio.

A parte urlare come degli ossessi per buona parte della (altrimenti silenziosa) giornata, a un certo punto hanno praticamente preso possesso del supermercato.

All’interno, vista la giornata di Ferragosto, c’erano solo due commesse sui trent’anni.

Così ho chiamato dicendo che la situazione, a giudicare da quello che vedevo dalla finestra di casa, pareva un attimo fuori controllo.

Ho dovuto sollecitare.

Anche le commesse hanno chiamato la polizia.

E alla fine, dopo quarantacinque minuti sono arrivate quattro pattuglie per un totale di otto sbirri.

Invece di restare a casa, ho deciso di scendere per spiegare la situazione. Perché stare dietro le tendine a guardare fuori non mi appartiene.

La situazione è questa: da otto o nove mesi due individui si tirano attorno una selva di gente ubriaca, tossica e senza fissa dimora. A tutti quelli che pensano che siano invisibili, dico che no, si vedono benissimo. Impossibile non notarli. A volte è stato necessario schivarli. Schivare le manate e le pedate. Le risse. Schivare i loro rifiuti. I loro sputi. I loro residui di vomito. E molto altro che, per non tediare, evito di scrivere.

Uno dei poliziotti mi ha avvicinato nel supermercato e gli ho detto che no, non ero una cliente, ma la persona che ha chiamato per segnalare la situazione.

Mi ha detto che ho fatto male. Che non stava succedendo niente. E che loro avevano molto molto di meglio da fare. Siccome ha detto “di meglio” mi si è parata in mente la griglia accesa con le costine sopra. Avesse detto “di peggio” avrei pensato al lavoro.

Gli ho spiegato, con parole semplici, che prima del loro arrivo uno degli ubriachi  (un metro e novanta di cristiano per più di un centinaio di chili di peso, a occhio e croce) ha scavalcato i tornelli dopo aver dato i numeri perché non si aprivano. Non si aprivano perché pretendeva di uscire dall’entrata, con la merce. Un paio di clienti, a quel punto, sono usciti di corsa forse sentendosi in pericolo (sempre per la cosa che questi sono antisociali e pericolosi, non poveri invisibili).

Mi ha detto che dovevo fare un esposto. E non chiamare la polizia. Che la polizia si chiama solo se la situazione è urgente.

Ho provato a dirgli che la situazione, quarantacinque minuti prima, grave lo era. Ma che naturalmente niente è eterno.

Mi ha ripetuto che, però, in quel momento non era urgente. Bravo. Sei bravo, eh.

Avendo il vago sentore che non avesse voglia di fare un cazzo, ho provato a tastare il terreno suggerendo che l’ubriachezza è un reato. Depenalizzato. Quindi è illecito amministrativo. Ma c’è nel codice penale, tipo. E che i tizi fuori erano ubriachi. Molesti. Potenzialmente pericolosi.

Mi ha risposto, stizzito, che non sapevo di cosa stessi parlando.

Così mi ha chiesto, modello interrogazione della prima media, se sapessi dirgli cosa fosse l’ubriachezza.

Gli ho, ancora una volta, suggerito di non percorrere fino in fondo la strada che aveva imboccato: non ero io il problema. Bensì gli ubriachi molesti.

Quando ha detto che “l’ubriachezza molesta non è un reato” mi sono girati i coglioni. E gli ho fatto notare che, pur non prevedendo la pena di morte per nessuno dei reati, il nostro codice, in fatto di ubriachezza, prevede, per l’illecito, una multa o sanzione amministrativa (art. 688 cp).

Si è un po’ incazzato e mi ha detto che tanto gli ubriachi non pagano.

Bravo il nostro poliziotto! In sostanza si è messo il cappello da giudice ed è già saltato alle conclusioni: il codice non gli piace e quindi che fa? Non lo applica. Non lavora.

Peccato che gli ubriachi, anche da ubriachi, si preoccupino quando qualcuno gli mette i bastoni tra le ruote (o, se gli va male, tra l’orecchio e la tempia).

Il poliziotto, tra l’altro, invece di proteggere i testimoni, come dovrebbe essere sua primaria preoccupazione, ha pensato bene di farmi tirare fuori i documenti per l’identificazione davanti agli ubriachi. Mi ha chiesto altresì di indicare dove abitassi, cioè da dove avessi potuto vedere all’interno del supermercato, per accertarsi che non mentissi.

Ho dato le coordinate visive, tipo prima finestra partendo dal basso qui di fronte, tende bianche. E lui, ovviamente, ha indicato chiedendo se aveva capito bene. Bravo! Un orsacchiotto di peluche al signore in divisa!

Il fenomeno poi, quando gli ho fatto notare che l’avrei ritenuto responsabile di qualsiasi cosa fosse capitata a me o alla mia proprietà, ha detto che non credeva che gli ubriachi fossero pericolosi, ma per sicurezza ha urlato al collega che era con gli ubriachi di accompagnarmi a casa. Ovviamente dando la via e il numero civico. E nel contempo aggiudicandosi il premio di idiota dell’anno 2015. E siamo solo ad agosto.

A momenti mi scappava di dargli una sberla. Gli ho chiesto se fosse sempre così o se lo stesse facendo apposta. Ho declinato l’invito di essere scortata a casa.

Ore dopo mi sto ancora chiedendo per quale motivo questo pagliaccio sia pagato.

Cioè, davvero amico, se non hai voglia di fare il poliziotto, dai le dimissioni e vai a fare altro. Non te l’ha prescritto il medico di indossare una divisa (che tra l’altro non onori). Non devi odiare il cittadino perché ti ha distolto dai cazzi tuoi. A me, dei cazzi tuoi, frega niente. Ma, davvero, pagarti lo stipendio e saperti così stupido, mi indispone.

Davvero non sai che l’ubriachezza molesta rientra nel codice penale può essere punita? O non hai voglia di rimpiere scartoffie perché, secondo te, è una roba da poco? Pensi davvero che la gente sia al mondo per darti fastidio? Credi proprio che la polizia debba intervenire solo in casi di strage, ché se è solo omicidio ti gira il culo? Lunedì quando passo dal tuo superiore con l’esposto per gli ubriachi, glielo chiedo. Gli chiedo se lavori sempre di merda o è stato un caso oggi.

Così, giusto per sapere.

14 pensieri su “Della polizia che aspetta il dramma invece di intervenire”

  1. La realtà supera spesso la fantasia. Nella P.A. si da caccia ai nullafacenti, ma scansafatiche e nullafacenti si annidano anche tra le FF.OO. Recentissimo è l’esempio di quella persona soffocata in ambulanza da Vigili Urbani che lo avevano in custodia, ammanettato e lo stavano trasportando per un TSO…

  2. A causa di questi incapaci succede poi che ti viene voglia di girarti dall’altra parte; invece, oltre al degrado, occorre combattere anche contro costoro che dovrebbero proteggerci.
    Brava Cristina, coraggio ne hai da vendere!

  3. Caro Archivista,

    difficile mi venga voglia di girarmi dall’altra parte. Fortunatamente ho avuto un’educazione e un esempio che mi impediscono di lasciare perdere. Se una cosa è sbagliata, si cambia.

    Il poliziotto è sicuramente un caso isolato. O almeno me lo auguro. Ma ho deciso di condividere il pensiero.

    Grazie e a presto,

    Cristina

  4. La questione di fondo sta nel fatto che l’ordine e la sicurezza pubblica si mantengono a partire dalle piccole cose, quindi mi aspetto che la Polizia innanzitutto non debba essere sollecitata, che intervenga in tempi ragionevoli (45 minuti non lo sono), e che una volta arrivata faccia il suo dovere (magari con una punta di burocrazia in meno e un accenno di fermezza in più).
    E ciò non mi sembra che sia accaduto. Sull’educazione e le capacità poi di alcuni operatori….disonorano non solo la divisa, ma anche il lavoro dei colleghi che operano con coscienza e professionalità (sono convinto che ce ne siano).
    Per un brevissimo tempo ho operato anch’io nell’ordine pubblico e gli istruttori, prima ancora che su argomenti tecnico-operativi, ricordo che hanno insistito fino all’esaurimento su tre parole sulle quali improntare i rapporti con i cittadini: CORTESIA, FERMEZZA, PROFESSIONALITA’. Qui mi sembra che qualcuno dovrebbe tornare a scuola.

  5. Caro JTK,

    45 minuti sono davvero troppi. Considerando che Milano ieri era deserta e che ho avuto modo di appurare che non c’erano altri rocamboleschi fatti su cui intervenire.

    La maggior parte dei tutori dell’ordine è professionale e cortese e fa il suo lavoro. Difatti fa notizia, purtroppo, la mela marcia.

    Sarà mia premura, domani, andare a fare l’esposto diligentemente così come mi è stato detto dal poliziotto (che ha aggiunto che “i cittadini devono attivarsi”), ma nel contempo non mancherò di chiedere lumi sul suo operato.

    So già che sarà la sua parola contro la mia e che nessuno farà niente. Il problema è che non c’è alcun controllo. E che, di base, resta tutto nella loro grande famiglia…

    Grazie per essere passato,

    Cristina

  6. Capisco e condivido: occupandomi di maltrattamento sugli animali capita che io abbia bosogno dell’intervento dell’autorità costituita. Beh, una volta non solo sono stata redarguita perchè stavano facendo dell’altro, ma hanno chiesto A ME i documenti , anzichè al tizio che stavo incastrando per il maltrattamento di un cane. Poi per stanchezza non son andata al comando a raccontare la cosa ad unsuperiore, ma ancora me ne pento: avrei dovuto segnalare la cosa al capitano della stazione…

  7. Ciao Marina,

    innanzittutto complimenti per il tuo lavoro. Trovo che ci voglia grande coraggio e determinazione per occuparsi di animali maltrattati. Per cui, solo per quello, un abbraccio.

    Posso capire la stanchezza. Ha colto anche me ieri. Ma faccio tesoro di quello che dici e andrò a segnalare la cosa.

    Grazie ancora per essere passata e per aver avuto la voglia e il tempo di lasciare il tuo pensiero.

    A presto,

    Cristina

  8. Un mio amico aveva comprato un xbox 360 per 150 euro mai arrivato tramite sito di annunci fa la denuncia dai carabinieri ,dopo un’anno l’avvocato di quello dell’annuncio gli offre 500 euro per chiudere possiamo dai carabinieri per chiudere la denuncia e prendere il pagametto,il maresciallo si incazza come una bestia e gli dice che doveva portarlo in tribunale e quasi lo insulta.
    Ma dico ci vuole un’anno per risolvere una cosa del genere e se mi ripagano più di 3 volte l’investimento , e quanto altro tempo doveva passare se ci mettiamo il tribunale?

  9. Condoglianze sincere. Dove abito io gli ubriachi / campeggiatori / senza fissa dimora sono circa una 40ina; si danno i turni (mai meno di una dozzina per volta) e usano i dintorni del supermercato (sotto ci sono dei parcheggi del piccolo centro commerciale allegato) come albergo, sala da gioco, latrina. Percentuale di italiani nella folla: 30% circa. Occupazione: taglieggiare a colpi di monetine i clienti del supermercato, da due ingressi pedonali. La security interna è passata da 2 a 4 elementi fissi. Il piacere di andare a fare la spesa notevolmente ridotto.
    Per ora, salvo odore di escrementi ed esseri umani che non si lavano da settimane (loro diritto, ovviamente) non è successo niente. Ma come nella teoria della finestra rotta, basta attendere.
    Il poliziotto del racconto è sicuramente un caso isolato. Uno delle poche migliaia di casi isolati presenti sul territorio nazionale.

  10. SoloUnaTraccia,

    riesci a scrivere cose che, in una frase, racchiudono l’essenza del tutto. “Uno delle poche migliaia di casi isolati”…

    By the way, se c’è, nel tuo comune, l’ordinanza del divieto di campeggiare, allora forse può intervenire il sindaco… Forse, eh…

    A presto,

    Cristina

  11. Non tutti coloro che si vestono della divisa hanno la stoffa per poter esser definiti poliziotti etc. Purtroppo, anche dalle mie parti, c’è il classico poliziotto che ha il distintivo ma solo perché “lo ha vinto coi punti del latte”. L’erba cattiva è dappertutto.

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