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Archivio per marzo 2016

The Mob Museum, la mafia a Las Vegas

Al Capone, The Mob Museum, Las Vegas.

Al Capone, The Mob Museum, Las Vegas.

Ero a Las Vegas per altro e non ho potuto fare a meno di andare a visitare The Mob Museum il museo dedicato alla mafia. Non avevo idea di come fosse, ma niente, è fighissimo, se passate da Las Vegas e vi interessa l’argomento, fateci un giro.

Non dico fateci un salto, perché ci ho messo tre ore e mezza a girarlo tutto e alcune cose le ho viste solo di sfuggita. Per cui non è una tappa da fare al volo. Richiede tempo e una buona dose di concentrazione. Se parlate bene l’inglese, no problem.

Se invece il vostro inglese non è un granché, beh, ci sono un sacco, ma proprio un sacco di fotografie e tanti reperti, tipo le armi appartenute ai mafiosi, i loro vestiti e, udite udite, un pezzo del muro del massacro di San Valentino. Fori di proiettile inclusi.

Mob Museum e Las Vegas

Las Vegas, come probabilmente sapete già, è stata praticamente fondata dal mafioso Bugsy Siegel e per anni è stata una roccaforte della mafia. Lì il denaro veniva riciclato con una certa facilità: i casino fungevano da lavanderie. Prosegui la lettura…

Cos’è una prova e quando e come è importante

Il gancetto del reggiseno, una prova di un processo che è durato parecchio.

Il gancetto del reggiseno, una prova, di un processo che è durato parecchio.

Mi capita di leggere qui e là titoli sensazionali su vecchi processi che potrebbero essere riaperti perché, oibò, è stata trovata una nuova prova. La parola chiave lungi dall’essere “prova” è il condizionale “potrebbero”.

Quando facevo solo la giornalista e sapevo niente di scienze forensi se non le cose che vedevo in tv o che avevo letto nei libri di Agatha Christie subivo il fascino di quella “nuova” prova. Quella prova piccola e tralasciata che, da sola, avrebbe ribaltato le sorti di colpevoli e vittime.

La prova, tornando al titolo poco sensazionale del post, non nasce come prova. Nasce come qualsiasi cosa. Un pelo di cane, un tappetino del bagno, un bicchiere. Qualsiasi cosa abbiate sotto mano e davanti agli occhi può essere una prova.

Anche il pesante candelabro che vi ha lasciato in eredità vostra zia Pina. Anche il computer su cui ci sono quantità invereconde del vostro Dna (oltre che le vostre ricerche e no, non sempre cancellare la cronologia dà risultati definitivi).

L’oggetto di uso comune diventa un’evidenza forense se si trova sulla scena di un crimine. C’è stato un omicidio, il corpo giace a pochi passi di distanza da un bicchiere di vetro, e quel bicchiere diventa una prova. E il bravo investigatore lo nota. Prosegui la lettura…

Mormoni di Colorado City, vite recluse e poligamia

Colorado City: barricate ai lati della strada. Dietro ci sono le case dei Mormoni più fondamentalisti.

Colorado City: barricate ai lati della strada. Dietro ci sono le case dei Mormoni più fondamentalisti.

Ero a Las Vegas per il meeting annuale dell’American Academy of Forensic Sciences e già che c’ero ho fatto un giro tra Arizona e Utah e mi è capitato di parlare con i Mormoni.

La giornalista che è in me, infatti, ha pensato che essere nello Utah e non soffermarsi a fare quattro chiacchiere con i Mormoni sarebbe stato deprecabile.

Così, con marito, abbiamo fatto una tappa a St. George che sta nell’estremo sud dello Utah al confine tra Arizona e Nevada. Si tratta di una cittadina molto carina in cui i Mormoni arrivarono tempo fa. Poi elessero la loro base a Salt Lake City (nel nord dello Stato).

Mormoni, tavole d’oro e pianeti lontani

Ma a St. George hanno costruito uno dei templi più importanti. Tutto bianco, molto bello, si staglia tra le rocce rosse dei canyon. Uno spettacolo. Accanto al tempio c’è un visitor centre in cui siamo stati accolti da un uomo che, dopo averci chiesto da dove venissimo, ci ha presentato Sister G.

Una ragazza italiana che da 15 mesi presta la sua opera nella comunità di St. George. Ha un lavoro e nel tempo libero racconta ai pellegrini le basi del Libro di Mormon e la struttura dei Mormoni. Ci ha raccontato in un italiano con un magnifico accento americano un po’ tutto.

Come vivono i Mormoni, il fatto che debbano dare la decima, che ci sia un Profeta e dodici apostoli (che sembravano più che altro vestiti da consiglio di amministrazione di una grande azienda, non me ne voglia Sister G.) e poi ci ha raccontato degli “Altri”. Prosegui la lettura…