The Mob Museum, la mafia a Las Vegas

Al Capone, The Mob Museum, Las Vegas.
Al Capone, The Mob Museum, Las Vegas.

Ero a Las Vegas per altro e non ho potuto fare a meno di andare a visitare The Mob Museum il museo dedicato alla mafia. Non avevo idea di come fosse, ma niente, è fighissimo, se passate da Las Vegas e vi interessa l’argomento, fateci un giro.

Non dico fateci un salto, perché ci ho messo tre ore e mezza a girarlo tutto e alcune cose le ho viste solo di sfuggita. Per cui non è una tappa da fare al volo. Richiede tempo e una buona dose di concentrazione. Se parlate bene l’inglese, no problem.

Se invece il vostro inglese non è un granché, beh, ci sono un sacco, ma proprio un sacco di fotografie e tanti reperti, tipo le armi appartenute ai mafiosi, i loro vestiti e, udite udite, un pezzo del muro del massacro di San Valentino. Fori di proiettile inclusi.

Mob Museum e Las Vegas

Las Vegas, come probabilmente sapete già, è stata praticamente fondata dal mafioso Bugsy Siegel e per anni è stata una roccaforte della mafia. Lì il denaro veniva riciclato con una certa facilità: i casino fungevano da lavanderie.

Un pezzo di muro del Massacro di San Valentino.
Un pezzo di muro del Massacro di San Valentino.

Las Vegas, o Vegas come la chiama la gente del posto, sembra un miraggio che all’improvviso appare nel deserto. E infatti fuori da Las Vegas c’è il nulla, yucche che crescono selvagge in the middle of the fucking nowhere, mucche e tori al pascolo selvaggio, Valle della Morte a due passi.

Las Vegas sembra una sfida a tutto questo. Luci, colori, suoni, giochi d’acqua, lusso, lusso sfrenato, lusso dirompente, lusso ovunque, esagerazione, stranezza, ancora lusso e qualche morto ammazzato. Parecchi, a dire il vero, nel corso degli anni.

Non è strano che in questa città ci sia il Mob Museum, non poteva che essere qui. Si parte dai primordi, dalla fondazione di Las Vegas, quattro capanne per tre miniere e si arriva ai primi casino, al gioco d’azzardo legalizzato, ai personaggi di spicco.

Il Flamingo. Di Bugsy Siegel. Per la sua ballerina preferita, Flamingo.
Il Flamingo. Di Bugsy Siegel. Per la sua ballerina preferita, Flamingo.

Mob Museum e spettacolo

La città di Las Vegas, la mafia e lo spettacolo sono legati in modo indissolubile. Chiunque sia transitato dai palchi dei casino di questa città in qualche modo, nel passato, era legato ai mafiosi. Magari non lo era, ma non poteva non sapere che aveva a che fare con mafiosi.

Che sono più o meno come i mafiosi nostrani. Ma più goderecci. O almeno così vengono dipinti nelle sequenza di foto e reperti che si trovano al Mob Museum. Ci sono gli abiti di Al Capone e quelli di Bugsy Siegel. C’è la storia del Flamingo che Bugsy costruì per la sua adorata ballerina.

Flamingo, ovvero Fenicottero che era il suo nome di scena, dato che era alta e vestiva di rosa. Ci sono le armi, tante, tantissime, di tutti i tipi. Armi vere e finte. Quelle finte sono a disposizione dei visitatori che, volendo, possono cimentarsi nel fermare un sospetto. E se lui reagisce possono sparare.

A uno schermo. Ma il tutto è molto molto reale. C’è la replica di una sedia elettrica. Mi ci sono seduta perché lo facevano tutti e ridevano di brutto. Non ho riso per un cazzo. Non è stata una bella sensazione. Anzi, è stato orribile. Ho già detto che sono contro la pena di morte? No? Sono contro la pena di morte.

L’ultima parte è dedicata alla fiction: film, libri e serie tv dedicati alla mafia. Prima fra tutti I Soprano. Ma ci sono memorabilia di Breaking Bad (tipo la tuta gialla) e di tantissimi altri film. E poi, ovviamente, c’è l’immancabile e fornitissimo store.

Un’esperienza.

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