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Astronauti e violenza. Un protocollo italiano

Samantha Cristoforetti astronauta e trekker

L’astronauta Samantha Cristoforetti e il saluto vulcaniano.

Gli astronauti possono diventare violenti? E come? L’avvocato (e antropologo e criminologo) Vincenzo Lusa e l’antropologa Annarita Franza hanno presentato al 68° congresso dell’American Academy of Forensic Sciences di Las Vegas (21-27 febbraio 2016) il loro lavoro.

Uno studio su polimorfismi e anomalie del cervello in grado di predisporre alla devianza applicato all’esplorazione dello spazio. Ovvero: se siamo predisposti a esplosioni di violenza, cosa potrebbe accadere se fossimo anche intrappolati su una navicella spaziale?

La Nasa non ha un protocollo in questo senso e il lavoro di Lusa e Franza ha avuto una vasta eco sulle riviste specializzate e sulla stampa estera. Qui un po’ meno. Ma si sa, no? Nessuno è profeta in patria. E la cosa è un po’ irritante. Ma Vincenzo e Annarita sembrano non badarci.

Proseguono dritti per la loro strada. Li ho incontrati al  meeting di Las Vegas e il loro lavoro mi ha affascinato. Mi sono venuti in mente film su film. Oltre alle meravigliose foto scattate nello spazio da Samantha Cristoforetti (che tra l’altro oggi compie gli anni, auguri Samantha!).

Si legge nell’abstract di Lusa e Franza dal titolo Dalle scienze forensi alle stelle: “Questo lavoro consentirà di far scoprire ai giuristi e scienziati forensi quali sono i vantaggi connessi alla creazione di un protocollo di sicurezza, ideato a salvaguardia dell’impiego di uomini in missioni ove si trovino isolati e in luoghi ristretti per lungo tempo, in grado di individuare sia le tipologie di biomarcatori predittivi del comportamento umano, nonché le anomalie strutturali e funzionali dei distretti cerebrali tali da favorire atti criminali”.

Vincenzo Lusa e Annarita Franza: astronauti e violenza. Un protocollo

Vincenzo Lusa e Annarita Franza durante la presentazione del loro studio su violenza e astronauti.

Violenza e predizione, il sogno di Lombroso

Anche se si parla di astronauti, Cesare Lombroso mi è venuto subito in mente. Non era forse il sogno di zio Cesare quello di predire la violenza in base a fossette occipitali o segni evidenti o nascosti? Fosse qui oggi forse darebbe una pacca sulla spalla a Vincenzo e Annarita.

Perché il loro lavoro è davvero fighissimo. Si legge sempre nell’abstract che in Italia, dal 2009 sono stati sottoposti a procedimento penale alcuni soggetti anche incensurati che, pure se condannati per omicidio, hanno goduto di una riduzione della pena in virtù dell’accertamento di alcuni polimorfismi genetici e dell’espletamento di TAC e PET e fMRI che hanno evidenziato malformazioni del cervello in grado di generare manifestazioni di violenza.

Capito? Lombroso aveva ragione. O comunque aveva capito parecchie cose.

Violenza, processi e anomalie

I processi sono i seguenti: Bayout, (Tribunale di Trieste, 2010), Albertani, (Tribunale di Cremona, 2012), Mattielo (Tribunale di Venezia, 2013) e Gatto (Tribunale di Catanzaro, 2013).

Nel primo l’offender ha reagito sotto forte stress ambientale, nel secondo e nel terzo gli imputati incensurati hanno inaspettatamente ucciso familiari, nell’ultimo l’offender ha agito per cause emotive e passionali.

In tutti i casi è stata accertala la presenza di biomarcatori predittivi alla devianza del comportamento umano e di significative anomalie anatomiche del cervello. Gli omicidi sono stati commessi sia per improvvisa manifestazione di stress negli imputati nonché per gli effetti dell’ambiente che ha influito sulla capacità di intendere e di volere degli offenders.

E gli astronauti? Gli astronauti c’entrano. Perché se si è predisposti alla violenza e magari si vive in un ambiente particolarmente ostile, allora forse è necessario una buona selezione del personale. Lusa e Franza hanno pensato allo spazio.

Astronauti: una selezione spaziale

I processi e gli studi comprovano l’importanza di allestire un protocollo conoscitivo del background genetico dell’aspirante astronauta in rapporto all’ambiente nel quale opererà. Infatti, il comportamento delle persone che operano lontano dalla Terra è di solito influenzato da un elevato tasso di stress come quello al quale gli astronauti sono spesso sottoposti.

La Nasa, tra i parametri di rischio valutati nei viaggi spaziali, ha incluso danni al metabolismo osseo. Problemi con la nutrizione, disturbi cardiaci e polmonari, intossicazione per le radiazioni presenti nello spazio.

Inoltre la Nasa ha identificato tre categorie di rischi per la salute e le prestazioni comportamentali associati alla lunga durata dell’esplorazione spaziale: le condizioni comportamentali negative come la mancanza di adattamento psicosociale all’interno di un team e disturbi psichiatrici di varia natura; gli errori di prestazione dovuti alla stanchezza derivante dalla perdita di sonno, veglia continuata, e sovraccarico di lavoro; decrementi di prestazione a causa di insufficiente collaborazione nonché coordinamento. Uno studio sugli astronauti ha fatto emergere che i sintomi comportamentali più comuni riportati da membri dell’equipaggio erano ansia e irritabilità.

Star Trek e gli episodi con astronauti violenti

Un fermo immagine dell’episodio della prima stagione della serie classica di Star Trek, Al di là del tempo. Sulu in versione spadaccino sul ponte di comando.

C’è chi si irrita per fare cinque piani in ascensore. Figuriamoci restare mesi nello spazio! A questo proposito, avendo il marito un po’ trekker, mi viene in mente l’episodio Al di là del tempo, serie classica di Star Trek, in cui l’equipaggio, dopo aver fatto una tappa su un pianeta alieno, torna a bordo dell’Enterprise e inizia a dare evidenti segni di squilibrio.

Là dove nessuno è mai giunto prima

In virtù dei dati forniti si evince che la Nasa non include nella propria valutazione dei neo astronauti né l’analisi biologiche dei polimorfismi predittivi del comportamento criminale, i quali potrebbero rivelarsi sotto un forte carico emotivo o dovuto ad eventi stressori di vario genere nonché la valutazione delle eventuali anomalie strutturali e funzionali dei distretti cerebrali che sono deputati al controllo delle emozioni tali da favorire atti criminali.

Vincenzo Lusa e Annarita Franza hanno illustrato con quali modalità si potrà attuare il protocollo di sicurezza a salvaguardia degli astronauti, e quali dovranno essere i test genetici e diagnostici atti a ricercare i parametri essenziali in virtù dei quali saranno compiute anche le analisi biologiche sui candidati in modo da individuare alcuni polimorfismi.

In sostanza Vincenzo e Annarita hanno trovato il modo di valutare se gli astronauti sono o meno idonei ad andare nello spazio, ma soprattutto, a restarci per il tempo della missione senza diventare violenti. Così che la missione possa essere compiuta e nuovi mondi esplorati.

Lunga vita e prosperità.

  1. Carlotta
    26 aprile 2016 a 16:33 | #1

    Sì, è parecchio interessante come tema, e dal punto di vista della narrativa offre parecchi spunti. Ci starebbe un’enigma della camera chiusa. Oh, almeno non può essere stato il maggiordomo.

  2. cristina brondoni
    26 aprile 2016 a 16:36 | #2

    Ciao Carlotta!
    Alla narrativa e alla camera chiusa non avevo pensato. E sì, il maggiordomo, non è stato sicuramente. A meno che… Metti un astronauta divenuto astronauta perché molto molto ricco… che nello spazio si porta ogni sorta di comodità. Compreso un astronauta-maggiordomo. Una moglie-astronauta. E amici-astronauti.
    Molto fantasy. Torno a scrivere di morti ammazzati sulla terra. 🙂
    Abbracci!
    Cris

  3. JTK
    26 aprile 2016 a 19:33 | #3

    Interessante e sorprendente. Mi sarei aspettato, anzi lo davo per scontato, che la Nasa avesse già valutato questa tipologia di rischi nello studio in corso da anni della 1^ missione su Marte.
    Complimenti a Vincenzo e Annarita e grazie a Cristina per aver contribuito a divulgare anche questa eccellenza italiana.

  4. cristina brondoni
    26 aprile 2016 a 19:35 | #4

    Ciao JTK,

    la Nasa pare non l’abbia valutata. E sono stati Vincenzo e Annarita a farlo notare. Ed è incredibile che la comunità scientifica mondiale e non abbia accolto con entusiasmo il loro studio, mentre in Italia… beh, molto meno.

    Grazie per essere passato!

    Cristina

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