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Il Giglio Nero e i bambini psicopatici

bambini psicopatici e abbracci indimenticabili

Un abbraccio indimenticabile. Un incubo, praticamente.

Sì, sì, lo so… I bambini sono tutti buoni, guarda come sono belli, guarda come sono bravi i bambini. Vero. Nel 99,9% dei casi i bambini sono belli, buoni, bravi. E innocenti. Ma qui, su questo blog, del 99,9% ce ne freghiamo. A noi piace l’eccezione che conferma la regola. A noi interessa lo 0,1%. A noi interessano i bambini psicopatici.

Ieri sera ho visto il film Il Giglio Nero del 1956. A direi il vero l’ho visto in lingua originale. Il titolo è The Bad Seed, tratto dall’omonimo romanzo di William March. In italiano il libro ha due titoli: Il seme cattivo e I semi del male, tanto giusto per creare confusione.

Il film è un capolavoro. Soprattutto perché parla di bambini psicopatici. Non è un argomento che va per la maggiore. Proprio perché, giustamente, si cerca di evitare simili definizioni quando si parla di minori. Ma che ci siano in giro ragazzi piuttosto cattivi, è noto.

Comunque.

Avete presente? La pioggia che cade incessante, l’alba di un nuovo giorno, il sole che torna a splendere, la melodia di Au Clair de la lune al pianoforte e una via ordinata fatta di case belle, staccionate bianche e vialetti puliti. Ed eccola che arriva. Una bimba bionda con le treccine.

Il demonio. Lo si capisce già dalle prime inquadrature. Eppure la bambina è davvero bella. Rhoda, questo il suo nome, è interpretata dall’allora undicenne Patty McCormack che per quel ruolo ottenne una candidatura agli Oscar e ai Golden Globe come attrice non protagonista (anche se la protagonista indiscussa è lei).

Patty McCormack a proposito di bambini psicopatici

Patty McCormack nei panni di Rhoda, bambina psicopatica del film Il Giglio Nero.

Bambini psicopatici, che paura!

Rhoda fa tutto come si deve. Suona il piano, si rivolge con rispetto agli adulti, è ordinata, coscienziosa ed educata. Praticamente è perfetta. Ed è lì che il demonio strizza l’occhio. Perché i bambini (come gli adulti) non sono perfetti. Non possono e non devono esserlo.

I bambini si impiastricciano le mani, rompono per sbaglio o per scelta oggetti e giocattoli, piangono, si ammaccano e si azzuffano. Invece Rhoda non gioca, non si azzuffa e tanto meno si sporca. O si spettina. Inquietante il suo lento cambiarsi le scarpe o accarezzarsi le trecce.

A un certo punto Rhoda viene portata a un pic nic sul prato dalla mamma, Christine, sposata con un militare che, per una settimana, sarà lontano da casa. Christine lascia Rhoda alle maestre e torna a casa. Le piace chiacchierare con l’amica Monica e con il criminologo Reginald.

Il pic nic viene funestato da una tragedia. Il piccolo Claude annega. E, secondo le maestre, Rhoda è stata l’ultima persona a vederlo vivo. Christine è preoccupata che Rhoda sia rimasta traumatizzata, ma la figlia sorride e le chiede un sandwich prima di uscire felice con i pattini.

Bambini psicopatici e liti: un cattivo presagio

Il tuttofare LeRoy che ha la disgraziata idea di litigare con Rhoda.

Madre, mamma, mammina!

Christine ha un’espressione più WTF! che altro. E ci mancherebbe. Nei suoi pensieri sarebbe stato forse più normale trovarsi di fronte una figlia sconvolta e piangente. Non un mostro di sorrisi a tutta gengiva. Come si conviene ai bambini psicopatici.

Il film prende, se possibile, una piega ancora più inquietante di prima. Christine trova in camera di quel demonio di sua figlia la medaglia che la mamma di Claude disperata rivendica. Chiede spiegazioni a Rhoda, probabilmente nella speranza che una spiegazione ci sia. Ma no.

titoli di coda de il giglio nero

I titoli di coda de Il Giglio Nero sono fighissimi!

E non solo. Christine viene messa a parte da Reginald della storia di Bessie Denker che a dieci anni iniziò a uccidere. Una serial killer (che ricorda molto Belle Gunness) che lasciò sulla sua strada morti ammazzati e una figlia. Christine si convince di essere la figlia di Bessie.

Ed eccolo il seme cattivo, quel seme cattivo che non ha colpito lei, ma Rhoda. Mentre ancora sta facendo congetture, muore anche il tuttofare che, combinazione, aveva litigato con Rhoda. E a Christine viene in mente che forse è morta anche una vicina di casa, quando abitavano altrove.

Il film è un capolavoro (i titoli di coda sono memorabili), ma forse l’ho già detto, ed è un modo come un altro per raccontare quello 0,1% che non si vede, ma c’è. E che dipenda da questioni di Dna o dall’ambiente o da chissà che altro, è ottimo conoscerlo, quello 0,1%. Non si sa mai.

  1. ismaele rossi
    12 dicembre 2016 a 2:33 | #1

    Sostanzialmente mi pare di capire che la tesi del film, che non ho visto, ma piacevolmente immaginato attraverso la sua lettura, corrisponda alla teoria genetica del crimine, quasi a voler suggerire che certe tesi, scientificamente pur smentite, continuano ad avere un fascino innegabile sulla psiche umana.
    O, per dirla in altro modo, che la scienza non potrá sconfiggere mai l’idea dell’atavismo

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