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Delitto della Magliana: indifferenza o incapacità?

L'auto accanto a cui è stato trovato il corpo di Sara Di Pietrantonio in via della Magliana a Roma.

La polizia scientifica sul luogo del ritrovamento del cadavere di una giovane donna a Via della Magliana.

Il delitto della Magliana ha visto per protagonista Sara Di Pietrantonio uccisa dal suo ex fidanzato Vincenzo Paduano. Prima l’ha strangolata e poi ha dato fuoco al cadavere. Per peggiorare la situazione è riuscito anche a dire che la sua unica colpa è stata quella di essersi acceso una sigaretta e la ragazza ha preso fuoco.

Naturalmente sono frasi che qualcuno gli ha suggerito di dire, forse con la vaga illusione di alleggerire la sua posizione penale. Ma andiamo oltre.

Da giorni i titoli si rincorrono sui giornali e tutti puntano sull’indifferenza di chi, testimone del delitto della Magliana, non ha fatto nulla per impedirlo. Tanto è vero che alcuni giornalisti hanno pensato di titolare “Sara uccisa dall’indifferenza”.

Ma anche no. Sara è stata uccisa dal suo ex. Lui e solo lui è il responsabile dell’omicidio. Sara è morta perché il suo ex ha agito da omicida. E questo deve essere chiaro come il sole. Se il suo ex si fosse comportato da essere umano, allora sì che Sara non sarebbe morta.

E veniamo a chi passava di lì. E alla presunta indifferenza. Parlo di “presunta” perché non c’ero. Non c’ero io, come non c’erano quelli che hanno scritto i titoli dei giornali, come non c’erano quelli che sui social network lanciano strali e addossano colpe.

E il non esserci è un dato di fatto. E pesa parecchio. Perché, appunto, non dà accesso all’informazione di prima mano. Dobbiamo, tutti noi che non eravamo lì, basarci su ciò che ha detto chi c’era e su ciò che è stato riportato (da chi non c’era).

Delitto della Magliana: in attesa di certezze

Non ho tutte queste certezze matematiche su cosa avrei fatto, dato che in molti hanno commentato “Io io io”. Chi può dirlo? Una volta sono stata coinvolta in una rapina a mano armata al supermercato, ma ero così affascinata dal reparto surgelati che non me ne sono accorta.

Arrivata alla cassa ho anche chiesto perché tutti fossero muti e immobili. Il rapinatore se n’era appena andato con l’incasso. E mi hanno detto che aveva urlato alla cassiera e aveva puntato l’arma alla testa di una donna. 

All’epoca, una ventina di anni fa, mi sono sentita morire. Non di paura. Ma di vergogna. Ero lontana abbastanza per dare l’allarme. Ma non ho visto e non ho sentito niente. Come nella migliore tradizione dei testimoni. Non so, non ho visto, non ricordo.

Siamo abituati, da anni, a guardare in tv cosa accade durante fatti tragici, come le rapine o come gli omicidi, vediamo che c’è sempre quello che si fa prendere dalla crisi di nervi (e di base gli diamo del coglione) e poi ci sono quelli (in cui di solito ci immedesimiamo) che fanno i fighi.

Sara e l'ex fidanzato Vincenzo.

Sara di Pietrantonio e Vincenzo Paduano.

Intervengono, chiamano le forze dell’ordine, salvano il salvabile. La verità vera è che non siamo preparati a situazioni di estremo pericolo. In Italia, fortunatamente, stiamo vivendo il tempo di pace più lungo a memoria d’uomo. Da 80 anni non ci sono guerre (se escludiamo Br et similia).

Nessuno deve stare attento alle bombe che arrivano dal cielo o che gli scoppiano sotto i piedi. Nessuno deve evitare i colpi dei cecchini mentre passeggia la domenica pomeriggio in centro città. Nessuno deve preoccuparsi del cibo o dell’acqua razionati.

E, tra l’altro, la maggior parte di noi non ha nemmeno mai provato tutto quello che ho appena scritto. Solo una parte della popolazione ha conosciuto la guerra. E infatti, quella parte di popolazione ha una sensibilità del tutto diversa: se vede un bambino che cade al parco difficile che chiami l’ambulanza.

Sa che quella caduta non è niente di grave. Magari il bambino si è anche sbucciato le ginocchia o ha sbattuto la faccia per terra. Ma certo non è in pericolo di vita. Ergo, non gli serve un’ambulanza.

La stessa situazione potrebbe avere esito diverso se ad assistere all’infortunio del bambino è un gruppo di giovani madri. La valutazione di quella caduta, soprattutto se tra loro non c’è un’infermiera o un medico, o se nessuna di loro ha mai provato prima quell’esperienza, potrebbe far scattare l’allarme.

E la conseguente chiamata dell’ambulanza (per inciso: se vedete un bambino cadere e battere la testa, l’ambulanza chiamatela, eh, che non si sa mai). Storie diverse, percorsi diversi, vite diverse. Questo non significa che chi non ha fatto niente per Sara sia scusato. Ma nemmeno che sia un mostro.

Il codice penale parla chiaro: “Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2500 euro. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente e di darne immediato avviso all’autorità”. Questa è parte dell’art. 593, omissione di soccorso.

Delitto della Magliana e omissione di soccorso

Immagino saranno le forze dell’ordine ad accertare se qualcuno che ha assistito al delitto della Magliana, all’omicidio di Sara, ha commesso il reato di omissione di soccorso. Pare anche chiaro che un conto è ammazzare qualcuno (pena non inferiore ai 21 anni di carcere) altro conto è omettere il soccorso. Che resta comunque una cosa grave. Da non fare.

Per ora è importante non cadere nelle trappole degli ignoranti da social o meglio degli analfabeti funzionali (colgo l’occasione per dire che il post è scaturito grazie alle riflessioni di un gruppo di pazzi amici Uncensurati) che sparano a zero su chiunque!!1!

Meglio di no. Più che altro perché il rischio è quello di addossare colpe senza nemmeno conoscere la situazione. Nel delitto della Magliana è morta una ragazza, una persona. E avere fretta di impiccare sul palo più alto tutti quanti, è stupido. Oltre che inutile.

Non solo. Prima di fare qualsiasi riflessione forse è necessario soffermarsi anche sul luogo in cui è avvenuto l’omicidio. Non abito a Roma, non sono di Roma. Ma alcuni amici romani hanno fatto notare che via della Magliana non è proprio un posto ameno.

Qualcuno ha anche detto: “Passo di lì e cerco di evitare di fermarmi”. Il delitto della Magliana fa venire in mente altri delitti e la famigerata banda. Direi che posso fidarmi degli amici di Roma. Significa, questo, che forse non è inusuale, per chi transita di lì, vedere situazioni poco chiare.

Si tratta di darle per scontate. Un po’ come i vicini di casa che son dieci anni che litigano (non i miei, era per dire) e la volta che uno dei due finisce morto non resta che dire: “Litigavano, ma erano due brave persone”. Già. Fino a che non si sono ammazzati. Il problema è dare per abituale qualcosa che abituale non è. O non dovrebbe esserlo.

Se passando per via della Magliana è la norma vedere gente che si accapiglia, che urla, che fa schiamazzi, allora forse sarebbe più giusto dire che dovrebbe essere la polizia a passare più spesso. Perché poi i cittadini si abituano. E la volta che succede qualcosa, fanno niente.

Come ha fatto notare un amico (Uncensurato) citando Le armi della persuasione di Robert Cialdini (che resta un caposaldo a cui fare riferimento in situazione del genere) quando accade un fatto tragico e si è in molti, il rischio è che qualcuno pensi: “Ma sicuramente hanno già chiamato i soccorsi!” o ancora “Oddio! Che paura! Non so cosa fare”. E via di questo passo.

Studi sul campo hanno dimostrato che se una persona che sembra più capace o più acculturata di noi (anche a vista, senza conoscerla) non muove un dito, allora ci sentiamo autorizzati a fare altrettanto. Cioè niente. Magari quella non è affatto più brava di noi.  Ma noi l’abbiamo percepita così.

Via della Magliana, l'ultima prima delle campagne a sud. Google Maps.

Via della Magliana, l’ultima prima delle campagne a sud. Google Maps.

Situazioni fiction e situazioni reali

Nei film siamo più o meno allo stesso livello, avete presente? Folla, casino, fumo, e il più genio di tutti: “Chiamate un’ambulanzaaaaa!”. In strada grosso modo succede la stessa cosa: “Qualcuno chiami un’ambulanza”. Perché qualcuno? Perché non tu che stai urlando?

Perché la maggior parte di noi non è abituata alle situazioni di emergenza. Non ha dimestichezza coi mezzi soccorso. Non sa cosa dire al telefono. A monte: molto spesso non sa che numero chiamare. Forse, qualche lezione a scuola, per esempio, potrebbe essere utile. Ma è solo un’idea, eh.

E poi c’è la situazione più assurda. Noi chiameremmo anche un’ambulanza. Ma la situazione è  talmente dichiaratamente di emergenza, che siamo convinti che qualcuno abbia già provveduto. Non può che essere così. Quindi non chiamiamo l’ambulanza se ci sono già altre persone. Perché noi l’avremmo già fatto. E spesso, invece, nessuno ha chiamato nessuno.

Vuoi perché uno non sa il numero (non ci sono campagne di questo tipo e il nostro Stato è molto, ma molto colpevole per tutto ciò che riguarda il mondo del soccorso extra ospedaliero), vuoi perché non sa cosa dire, gli mancano le parole, è ignorante (non da social). Vuoi perché non ha capito la situazione (non siamo nati tutti dannatamente intelligenti, purtroppo).

Resta il fatto che Sara non è stata ammazzata dall’indifferenza. E chiunque si barrichi dietro frasi del genere lo fa per vendere più giornali. E se invece ci crede davvero significa che deve assolutamente leggere Le armi della persuasione di Cialdini. Giusto per evitare di scrivere altre cretinate.

 

Categorie:crimini
  1. gbravin
    3 giugno 2016 a 15:20 | #1

    “…Giusto per evitare di scrivere altre cretinate.”
    Magari se uno grida “Chiamate un’ambulanza” potrebbe NON avere un telefono cellulare…
    Troppe discrepanze sono state riportate sul delitto della Magliana, che non si può dissertare a casaccio come certi giornalisti. Le autorità, medico legale e periti vari sono li per fare chiarezza e mettere nel giusto ordine gli avvenimenti.

  2. JTK
    4 giugno 2016 a 13:52 | #2

    Che ci debba essere maggiore educazione sul “quando, chi e come chiamare” in presenza di un’emergenza è fuori discussione (essendo un operatore del settore credo di parlare con cognizione di causa), ma nel caso della morte di Sara sembra stiano emergendo molti particolari che conducono ad una storia di stalking e molti hanno già detto/scritto “ecco, un delitto annunciato…si poteva fare questo, si poteva fare quello”.
    Un commento?

    • 4 giugno 2016 a 13:55 | #3

      Caro JTK,

      ho letto ciò che dici. E sì, resta questo dubbio sul perché si arrivi sempre troppo tardi. Non si capisca la situazione. Non si arrivi a proteggere chi è in pericolo.
      Molto triste. E molto frustrante.

      Cristina

  3. gbravin
    4 giugno 2016 a 15:09 | #4

    @JTK
    Un commento ed una considerazione. TUTTI i media danno troppo spazio ad epiisodi di cronaca locale, diffondendoli a livello nazionale. Ora l’episodio della Magliana, NORMALMENTE troverebbe spazio sulla cronaca nera locale e TG Regionale. Invece, da anni, ci parlano delle Gambirasio, Ceste, Kercher, Scazzi, Claps etc.
    Questa attitudine sottrae spazio e risorse a notizie che potrebbero essere di rilevanza nazionale.
    Infatti, se voglio qualche notizia che riguardi l’Italia, devo consultare i siti internet della stampa e giornali esteri…

    • 12 giugno 2016 a 13:18 | #5

      gbravin,

      in questo blog abbiamo rispetto per le vittime. Per tutte le vittime. E il tuo modo di scrivere “delle Gambirasio, Ceste…” è davvero irrispettoso.

      In più denota la tua ignoranza in fatto di giornalismo. E non starò qui a darti lezione su cosa è di rilevanza nazionale e cosa non lo è.

      Non ti sentire in dovere di commentare qualsiasi cosa.

      Grazie.

      Cristina

  4. gbravin
    12 giugno 2016 a 15:22 | #6

    @cristina brondoni
    Quoto e ripeto: “… Giusto per evitare di scrivere altre cretinate.” (finale dell’articolo).
    Sono ignorante sul “giornalismo” italiano, ma non quello britannico e tedesco.
    In UK o D, A, CH sanno distinguere la cronaca locale dalla nazionale soprattutto se stanno scrivendo per un giornale a diffusione nazionale. Il fatto è che scrivendo delle vittime già citate, non si rischiano querele, mentre alluvioni e frane, che hanno provocato più danni e vittime non se ne parla più dopo uno/due giorni, anche se i responsabili, politici, sono facilmente identificabili anche a distanza di lustri o decenni, per via delle firme e permessi o mancati controlli.
    Lo stesso sta capitando alla famiglia Regeni, coinvolti loro malgrado, tra intrighi geopolitici tra Italia ed Egitto, ma i “giornalisti” glissano su queste notizie per non disturbare il manovratore.
    Ormai preferisco la stampa estera perché più veritiera sull’Italia, a parte qualche testata che usa ancora stereotipi tipo “mafia-pizza-mandolino”….

  5. gbravin
    12 giugno 2016 a 15:59 | #8

    @cristina brondoni
    Grazie!
    Consiglio di leggere:
    Il giorno della civetta, di Leonardo Sciascia…

    • 12 giugno 2016 a 16:43 | #9

      gbravin,

      come detto. Non si senta in dovere di commentare per forza. E nemmeno si senta in obbligo di dispensare consigli letterari.

  6. gbravin
    12 giugno 2016 a 17:00 | #10

    @cristina brondoni
    ….Giusto per evitare di scrivere altre cretinate.
    La mia maestra, alle elementari mi diceva: “MAI iniziare una frase con una congiunzione”
    E nemmeno…?

    • 12 giugno 2016 a 17:14 | #11

      Alle elementari. Per spiegare le regole basi ai bambini. Poi c’è tutta un’evoluzione che lei ha mancato. Ed è successo che intere biblioteche ci separano. E lei non ci può fare niente. Proprio niente.

  7. gbravin
    12 giugno 2016 a 17:19 | #12

    @cristina brondoni
    Giusto per evitare di RISPONDERE ad altre cretinate, termino con un no comment.

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