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Due parole sul terrorismo

Terrorismo Berlino

Il Tir che a Berlino ha investito le persone al mercatino di Natale.

Ho aperto Facebook stamattina e, come a ogni strage, attentato, attacco, gli analfabeti funzionali pullulano con i loro irrefrenabili commenti idioti sul terrorismo.

Che poi è un po’ il motivo per cui ho smesso di scrivere. Ma alla fine, smettere di scrivere sul blog non è la soluzione. La soluzione, più pragmaticamente, è provare a contrastare i maanchisti e i benaltristi e le scie kimike.

Terrorismo

Lo dice la parola stessa: terrorismo. Da terrore. Paura. Paura allo stato brado. Quelli che stamattina imperversano chiedendosi perché i terroristi colpiscano le persone comuni e non i centri del potere probabilmente è necessario si soffermino su questo punto: il terrore.

Il terrorismo è subdolo proprio perché semina il panico tra la popolazione e fa sì che la paura condizioni la vita di chiunque. Che si smetta di essere uniti e si arrivi allo sbando. Ognuno per sé e dio per tutti, nel tentativo di salvarsi la pelle. Devo andare in centro a fare i regali di Natale, ma sarà una buona idea? Rischio qualcosa a entrare alla Rinascente di Milano?

Atti deliberati ed eclatanti

Far saltare in aria il Parlamento sarebbe un gesto non indifferente (per voi analfabeti funzionali: è una frase che ne introduce un’altra, è ipotetica, non esultate come cretini) e, molto probabilmente, se i terroristi riuscissero ad aggirare la sicurezza, lo farebbero anche. Ma non è quello il loro obiettivo.

L’obiettivo è, come detto, seminare il panico. Far sì che la gente viva male, viva nel terrore. Motivo per cui gli obiettivi sono i luoghi affollati in cui le persone stanno vivendo un momento sereno, piacevole, distensivo.

Il mercatino di Natale di Berlino ne è un esempio (sempre che si sia davvero trattato di un atto terroristico). Difficile che in ogni secondo della nostra esistenza si pensi: “Oddio, rischio qualcosa!”. A meno che non si sia particolarmente ansiosi, certo. In quel caso si evita quasi sicuramente di frequentare luoghi affollati, a prescindere che ci sia una minaccia terroristica.

Berlino il Tir mentre viene spostato.

Il Tir mentre viene portato via.

Affinché tutti ne parlino

Gli attacchi, come quello di Nizza del 14 luglio scorso durante le celebrazioni della Festa Nazionale, devono essere incredibili, da film, così che non passino inosservati. E non serve guardare i telegiornali, è sufficiente un social network o l’andare a prendere il caffè al bar.

Tutti ne parlano, tutti commentano, dall’ultimo che passa per strada ai capi di governo. E l’idea è proprio questa: che se ne parli. Che tutti ne parlino. Che tutti temano. E, tra l’altro, che non si sappia cosa fare, come reagire.

Terrorismo e controlli

La risposta a questi attacchi, la risposta immediata, è l’innalzamento della sicurezza che si traduce con più controlli nei luoghi strategici, tipo gli aeroporti, le frontiere, i luoghi di culto. Questo per evitare che i terroristi scorrazzino avanti e indietro per l’Europa.

Il problema vero è che, ci piaccia o no, sui documenti non c’è scritto “terrorista” alla voce “occupazione”. E molto spesso la rete del terrorismo riesce a eludere qualsiasi controllo.

E chi si lamenta dei controlli è sciocco. I controlli servono. Perché non è umanamente possibile fermare tutti, ma si può fare molto.

Ciò che resta dopo il sospetto atto di terrorismo a Berlino.

Un’altra immagine della strage al mercato di Natale a Berlino.

Non festeggiare fa brutto

Sia a Nizza, sia a Berlino, la domanda che sorge spontanea è: “Cosa ci faceva un mezzo pesante proprio lì?”.

Perché fare controlli è utile, ma vietare senza eccezioni è meglio. E l’Italia, l’Europa e l’Occidente in generale, sono luoghi di pace in cui le eccezioni confermano le regole. I Tir non possono viaggiare, ma se portano merci deperibili, sì. Qui non si può entrare, ma se hai il permesso, sì.

La deroga e l’eccezione funzionano perché siamo in luoghi liberi. Come si fa a bloccare tutto per festeggiare serenamente il Natale? Non si può. I camion devono portare le merci (soprattutto in questo periodo) e le persone devono circolare.

E se anche venissero bloccati i camion, la possibilità per i terroristi di mischiarsi tra la folla e farsi esplodere in un centro commerciale è sempre contemplata. Ma questo non significa che non si possa andare a fare acquisti e non si possa vivere serenamente il Natale.

Sicuri per sé, sicuri per tutti

La polizia non può proteggere ogni singolo cittadino. Forse è necessario iniziare a pensare che ognuno di noi ha il dovere di sorvegliare il suo spazio: se vede qualcosa di strano (un Tir in pieno centro alle 9 di sera, per esempio) è necessario che lo segnali.

Il terrorismo prospera sul buonismo. Vedo qualcosa che non mi piace? Qualcosa che mi fa sospettare? Qualcosa che non mi torna? Lo dico. Lo dico alle forze dell’ordine. Non semino il panico (perché rischio di fare più morti del Tir sulla folla). Ma ho il dovere di segnalarlo.

Tre semplici regole:

  1. Sono in mezzo gli altri, ma non sono folla. RAGIONO, penso, mi guardo intorno.
  2. Cammino ai lati della folla, individuo le vie di fuga PRIMA che accada qualcosa.
  3. Se ho bambini al seguito devo essere conscio del fatto che la folla, anche pacifica, non pensa ed è SEMPRE potenzialmente pericolosa.

Non è detto che queste regole funzionino. Ma possono aiutare.

Ogni tanto alle conferenze quando parlo di sicurezza personale mi viene fatto notare, di solito da donne, che “ognuna è libera di andare in giro vestita come vuole, all’ora che vuole”. E perbacco se è vero. “E se voglio mettermi la minigonna inguinale e andare in stazione di notte, lo faccio, è la mia libertà”. Giusto. Molto giusto. Ma la mia domanda è: “Uscendo di casa hai chiuso a chiave la porta?“. La risposta in genere è “Sì”. E di conseguenza: “E perché? Avresti dovuto esercitare la tua libertà e lasciare aperta la porta. Nessuno deve entrare in casa tua. Non serve che la chiudi a chiave, o no?”.

E lì di solito c’è un momento di imbarazzo. L’imbarazzo dettato dal sopravvento del buonsenso.

Meglio seguire il buonsenso (e il sesto senso, che non sembra ma c’è: se sentite un pizzicore alla base della nuca, non fate finta di niente, è il sesto senso che vi sta avvisando che siete in pericolo). Se avete bambini piccoli non andate in mezzo alla folla. A prescindere che ci sia una minaccia reale. La folla non pensa.

Ma meglio evitare di arrendersi alla paura. La paura rende schiavi. Meglio continuare a festeggiare, a guardare i gatti che rompono l’albero di Natale, i bambini incantati dalle lucine colorate. Con un occhio a quello che accade intorno. Per non farci sorprendere. Per proteggere chi amiamo.

 

Categorie:crimini
  1. Enrico Brondoni
    20 dicembre 2016 a 13:07 | #1

    Sempre puntuale, sempre lucida per dire cose di cui fare tesoro: ma ci vuole qualcuno che le dica come un pugno nello stomaco, perché si rifletta e se na faccia tesoro. Brava e professionale.

  2. Denis
    21 dicembre 2016 a 19:16 | #2

    Parole sante,infatti si dice anche che bisognerebbe sempre vivere come fosse l’ultimo giorno in pratica senza paura

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