Home > consulenze > Condotte moleste in ufficio: una riflessione

Condotte moleste in ufficio: una riflessione

Sul tram noto che chi parla di aver subito condotte moleste, di solito è aggressivo. [foto da Internet]

Sul tram noto che chi parla di aver subito condotte moleste, di solito è aggressivo. [foto da Internet]

Mi sto chiedendo, ormai da qualche tempo, chi siano le vittime di condotte moleste in ufficio. Per condotte moleste intendo quei comportamenti messi in atto da qualcuno al fine di disturbare qualcun altro.

Mi sono anche chiesta se alcune persone attirino su di sé le condotte moleste messe in atto da altri o se invece siamo tutti indistintamente potenziali vittime.

A Milano mi sposto con i mezzi pubblici di superficie oppure a piedi. Faccio chilometri e chilometri a piedi e, quasi sempre, dimentico a casa l’iPod. E spesso anche lo smartphone.

Gli spostamenti diventano quindi una fonte inesauribile di informazioni offerte da altri in modo involontario durante chilometriche telefonate oppure in occasione di confessioni fiume su tragitti piuttosto lunghi.

Identikit della vittima di condotte moleste

Il più delle volte a parlare di condotte moleste subite sono le donne. Attenzione: questo non significa che le donne siano più vittime degli uomini. Significa che, sui mezzi di pubblici di superficie di Milano ho sentito parlare di condotte moleste subite più spesso donne rispetto agli uomini.

Ovviamente non pretendo di farne una statistica. Mi baso su anno di trasporto pubblico con almeno dieci chilometri al giorno per una media di tre giorni la settimana.

Le presunte vittime condotte moleste sono persone per lo più normali. Dove per normali voglio intendere persone che non presentano, alla vista e all’ascolto, segni di condotte abnormi, poi magari sono serial killer per hobby, ma davvero sembrano normali.

Aggiungo anzi, che sembrano tremendamente normali. In inverno indossano giacconi pesanti un po’ goffi di solito di colori scuri ma con particolari sgargianti: lustrini, fregi, cose così. In primavera indossano invece spolverini beige o comunque di colori tenui, pastello.

Le scarpe in genere sono scarpe comode. Raramente indossano scarpe con i tacchi e se hanno il tacco si tratta di un tacco non superiore ai tre, quattro centimetri. In ogni caso anche le scarpe hanno accessori: lustrini, fibbie, laccetti. Fronzoli, insomma.

La caratteristica che le accomuna (sempre secondo la mia osservazione e il mio ascolto che sono tutto, tranne che scientifici) sembra essere rappresentata dalla scarsissima cura dei capelli. Sembrano sempre un po’ scarmigliati, non lavati di recente, con tagli e tinte che risalgono a troppo tempo prima.

La seconda caratteristica è sicuramente la scarsa efficacia della loro comunicazione. Sia che stiano parlando di persona, sia che siano al telefono con qualcuno, la formulazione delle frasi è ripetitiva e spesso ridondante, gli avvenimenti vengono descritti in modo caotico e l’interlocutore (e anche gli ascoltatori occasionali) rischia di perdersi.

Less is better. [foto da Internet]

Less is better. [foto da Internet]

Condotte moleste e comunicazione efficace

Ci sono studi e articoli in merito all’abbigliamento e al successo personale: in genere questi studi suggeriscono di evitare il beige, per esempio.

Un altro dato di fatto è che le persone pulite e profumate hanno più possibilità di essere ascoltate e accolte: non ci vuole un genio del marketing per capirlo, ecco. Per cui presentarsi in ordine non può che essere un vantaggio.

Non si sta parlando di sottoporsi a chirurgia estetica e di frequentare saloni di bellezza, eh. Si sta semplicemente parlando di farsi una doccia con shampoo prima di uscire di casa. Tutto qui. Facile. Veloce. Indolore (soprattutto per gli altri).

La comunicazione efficace avviene anche grazie ai primi due punti, soprattutto il secondo. Come detto siamo più disposti ad ascoltare chi non puzza e ha i vestiti puliti.

I fiumi di parole vomitati addosso all’interlocutore, a prescindere dallo stato psicologico in cui versiamo, non sono mai una buona idea. O meglio. Magari il nostro interlocutore è paziente, ma resta il fatto che i fiumi di parole, no, non vanno bene.

Chi ha comunicazioni non efficaci con amici e parenti, quasi sicuramente ha comunicazioni altrettanto non efficaci con il resto del mondo, colleghi e capi inclusi.

Le regole di una comunicazione efficace potrebbero essere queste:

  1. non abusare del tempo altrui
  2. utilizzare la forma grammaticale italiana: soggetto + verbo + complemento oggetto
  3. evitare parentesi e relative
  4. raccontare separando i fatti dalle opinioni
  5. non alzare la voce

Un esempio pratico [contiene parolacce]:

Oh ma sai cosa mi ha detto ancora quello stronzo del mio capo? Cioè, davvero, da non credere, io proprio non lo reggo più, se lo conoscessi lo odieresti anche tu. L’altro giorno mi fa’ (voce del capo scimmiottata): “Scusi, ma la pratica Rossi ce l’ha lei?”. Cioè, ho dovuto trattenermi dal mandarlo a fare in culo, perché davvero, cazzo, la pratica Rossi che poi è una pratica di quelle pazzesche, che ci vuole due ore per recuperare tutti i moduli B16 e H19 che in genere ti rilascia l’ufficio del terzo piano solo se hanno tempo, quelli, che sono oberatati ma secondo me non sono nemmeno troppo capaci, comunque, niente, viene e mi fa’ (voce del capo scimmiottata): “Scusi, ma la pratica Rossi ce l’ha lei?”. E io: “No, scusi, secondo lei dovrei avercela io?!”. Cioè, gliene ho dette quattro, ma minchia, ma tu non puoi, il venerdì pomeriggio alle cinque venire a rompermi i coglioni sulla pratica Rossi, insomma, ma ti pare?!

Ok, potete prendere fiato. Ho messo parecchie virgole in più rispetto alla conversazione originale e ho sostituito i nomi delle persone e dei misteriosi moduli.

L’enfasi, quando raccontiamo una storia, va bene, ma senza esagerare. Anche le parolacce che tanto servono a sottolineare i nostri stati d’animo e a essere tranchant di fronte a un evento, se ripetute troppo spesso rischiano di svilire e banalizzare il nostro racconto.

Vittime di condotte moleste e mancanza di ironia auto ed etero diretta

Un’altra caratteristica macroscopica che ho notato in quello che non è affatto uno studio ma una mera osservazione, è la totale mancanza di ironia e auto ironia delle presunte vittime di condotte moleste. Nella maggior parte dei casi, purtroppo, sembrano invece persone permalose.

Sono aggressive con il loro interlocutore, più se sono al telefono che di persona, alzano la voce, hanno un ritmo forsennato quando raccontano, non fanno pause, gli elementi emotivi sono più presenti rispetto ai fatti (ovvero alle condotte moleste subite di cui stanno raccontando).

Si può obiettare che tutto questo potrebbe essere l’effetto, e non la causa, delle condotte moleste. Ma come detto, questo non è uno studio scientifico. Le persone che ho ascoltato, e che ascolto involontariamente sui mezzi pubblici, sembrano arrabbiate, grintose. Prepotenti, direi.

Chi ha subito o subisce mobbing è stanco, svogliato, incapace di discutere, spossato. Vinto.

Sicuramente un capo che sul filo di lana della settimana lavorativa chiede di aprire un nuovo lavoro rischia di non essere un campione di capacità organizzativa. Ma magari il suo lavoro gli piace così tanto che non pone l’occhio costantemente all’orologio. Oppure qualcuno sopra di lui, un altro capo, gli ha fatto quella stessa richiesta e lui è un semplice messaggero.

Disordine e sporcizia fanno allontanare gli altri. [foto da Internet]

Disordine e sporcizia fanno allontanare gli altri. [foto da Internet]

Keep calm and carry on

Se siamo puliti e profumati (anche il venerdì sera alle cinque) e se siamo sorridenti (attenzione: sorridenti, non sghignazzanti o ghignanti) potrebbe essere che i nostri colleghi e i nostri capi ci degnino della loro attenzione.

Se poi il nostro eloquio è anche decente, tanto meglio.

Spesso si è vittima (o si pensa di essere vittima) di condotte moleste perché gli altri stanno reagendo a un nostro comportamento. O alla nostra persona.

Gli altri (che poi siamo anche noi, eh) reagiscono ai capelli sporchi, ai vestiti stazzonati, all’odore di fumo, di cibo, di sudore.

Se anche avessimo un eloquio che nemmeno Dante, ma il nostro aspetto fosse tale per cui gli altri preferiscono evitarci, il bell’italiano andrebbe a quel paese. E addio comunicazione efficace. Addio comunicazione, in effetti.

Se vi sentite vittime di condotte moleste in ufficio, provate a cambiare il vostro abbigliamento: a volte è sufficiente guardare come si veste chi viene tenuto in considerazione dal capo e provare a fare altrettanto (non presentatevi con lo stesso identico vestito, è sufficiente prendere in prestito lo stile).

Se vi rendete conto che siete così ruspanti da risultare vittima di una pulizia personale sommaria, provvedete, almeno per andare in ufficio. Per le vostre arti ludiche, il giardinaggio e tutto il resto, siate voi stessi.

Se i vostri conoscenti non vi telefonano mai, siete sempre voi a chiamare, se le persone vi dicono frasi come: “Oddio, si è fatto tardi, scusa, ma devo proprio scappare! Ma ci sentiamo presto, eh?” e poi fuggono e vi lasciano lì come degli stoccafissi, allora forse è il caso che analizziate la vostra comunicazione.

Provate a comporre le frasi con soggetto, verbo, complemento (io vado al mare), moderate il volume della voce così da essere sentiti senza che gli altri facciano fatica né debbano allontanarsi storditi, date ritmo a quello che dite, senza bersagliare il vostro interlocutore con frasi troppo veloci e nemmeno con frasi eccessivamente lente.

Se siete soliti intercalare i normali silenzi della frase con “eeeee”, “aaaaa”, “mmmm”: evitate. Al limite fate frasi più brevi, più sobrie.

Fuori fate quello che volete, ma in ufficio evitate di usare parolacce ed evitate di parlare male di chiunque con chiunque: se parlate male con me di un’altra persona, tenderò a pensare che con l’altra persona facciate altrettanto, quindi che abbiate parlato male di me.

In ufficio è meglio essere sorridenti. Il lavoro non vi piace? Mi dispiace davvero che non vi piaccia. E mi dispiace anche che non possiate trovarne un altro nonostante i cv che avete inviato (immagino lo abbiate fatto, se il lavoro che avete non vi piace).

Se siete pagati con denaro vero e non con i soldi del Monopoli, allora dovete ricambiare con lavoro vero. Se non siete soddisfatti di quanto vi pagano, mi dispiace. Vi capisco, anche io a volte non sono soddisfatta di quanto mi pagano. Ma tant’è.

Per prevenire la possibilità di cadere vittima di condotte moleste è opportuno presentarsi al meglio. Puliti, in ordine e con un eloquio normale, misurato e moderato. Significa non esprimere sempre quello che si pensa, nel modo in cui lo si è pensato e nell’esatto momento in cui il pensiero si è affacciato alla mente. Meglio essere possibilisti, auto ironici.

In questo post non ho parlato di mobbing perché dall’osservazione e dall’ascolto di decine di persone sui mezzi pubblici di superficie di Milano nessuna mi è sembrata mostrare i segni tipici del mobbing. Questo non significa che chi subisce mobbing non prenda i mezzi a Milano: semplicemente ha un visto caduto, rassegnato, triste. Non sbraita al telefono. E nemmeno di persona. Come detto: è vinto. Purtroppo.

Buona vita e buon lavoro 🙂

 

 

 

Categorie:consulenze
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti